By Night in Chile

By

Publisher: New Directions Publishing Corporation

4.0
(300)

Language: English | Number of Pages: 144 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Portuguese , Spanish , Swedish , German

Isbn-10: 0811215474 | Isbn-13: 9780811215473 | Publish date: 

Translator: Chris Andrews

Also available as: Softcover and Stapled , Others

Category: Fiction & Literature , History , Romance

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Book Description
A deathbed confession revolving around Opus Dei and Pinochet, By Night in Chile pours out the self-justifying dark memories of the Jesuit priest Father Urrutia.

As through a crack in the wall, By Night in Chile's single night-long rant provides a terrifying, clandestine view of the strange bedfellows of Church and State in Chile. This wild, eerily compact novel—Roberto Bolaño's first work available in English—recounts the tale of a poor boy who wanted to be a poet, but ends up a half-hearted Jesuit priest and a conservative literary critic, a sort of lap dog to the rich and powerful cultural elite, in whose villas he encounters Pablo Neruda and Ernst Jünger. Father Urrutia is offered a tour of Europe by agents of Opus Dei (to study "the disintegration of the churches," a journey into realms of the surreal); and ensnared by this plum, he is next assigned—after the destruction of Allende—the secret, never-to-be-disclosed job of teaching Pinochet, at night, all about Marxism, so the junta generals can know their enemy. Soon, searingly, his memories go from bad to worse. Heart-stopping and hypnotic, By Night in Chile marks the American debut of an astonishing writer.

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  • 4

    L’anno scorso lessi una notizia sul giornale.
    In un condominio abitava una donna di mezza età, un po’ solitaria, che salutava a malapena i condomini e ogni tanto metteva santini nelle cassette della p ...continue

    L’anno scorso lessi una notizia sul giornale.
    In un condominio abitava una donna di mezza età, un po’ solitaria, che salutava a malapena i condomini e ogni tanto metteva santini nelle cassette della posta.
    Non ricordo perché intervennero i VVFF, ma quando arrivarono ad aprire la porta dell’appartamento trovarono la donna a terra, morta già da un bel po’.
    Notizie come molte direte. Vero. Ma la cosa insolita era che tutte le fessure della porta d’ingresso erano state sigillate con il nastro adesivo. Dall’esterno.

    Il narratore è un prete (dell’Opus Dei del Santo Subito Escrivá de Balaguer) e sta per morire.
    Sul suo letto naviga nei ricordi e ogni tanto si materializza l’immagine di un giovane invecchiato che lo insulta, lo rimprovera o tace: lui stesso? la sua coscienza? Bolano stesso, fantasmatico testimone?

    Dagli incontri con un tizio che si chiama Farewell (addio) rappresentante di un mondo intellettuale sempre più popolato di vecchie seguaci, ad un viaggio per le chiese europee dove i sacerdoti allevano falchi per uccidere colombe colpevoli di ricoprire i luoghi di culto di escrementi (solo il vecchio, morente, don Antonio gli chiederà di uccidere il suo falco).

    Questo prete interessato alla letteratura si trova ad essere guidato dai Signori Odio e Paura, spinto ad insegnare il marxismo ai padroni del Cile, preoccupati di non apparire meno intellettuali delle loro vittime e curiosi di avere notizie su Marta Harnecker piuttosto che su Marx.
    Frequenta il salotto letterario di Maria Canales mentre nei sotterranei si commina il dolore degli interrogatori.
    Sia la tenuta di Farewell che la casa di Maria Canales si chiamano Là-bas, entrambi luoghi dove si celebra la letteratura: del vecchio e del nuovo Cile.

    Bolano non sceglie una vittima e neppure uno dell’altra parte, ma uno di quelli che hanno attraversato la paura nella convinzione di non sporcarsi, di non essere coinvolti. Uno che non ha voluto vedere, che si è girato dall'altra parte.
    Un ignavo per Dante, non degno neppure dell’Inferno, ma solo dell’antinferno:
    Lui era uomo abituato a schierarsi: inconcepibile la mancanza di una scelta.
    Ma i martiri e gli eroi sono pochi di numero e in genere morti, mentre gli ignavi sono milioni
    Meglio che non ci sia l’occasione di mettersi alla prova.

    31.03.2016

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  • 5

    un discorso, un bel discorso

    Questo libro è il discorso, forse l'ultimo, di un personaggio in punto di morte. E' anche il discorso, forse l'ultimo, di uno scrittore. Ma questa è solo la situazione. Non è la sua natura: non è un e ...continue

    Questo libro è il discorso, forse l'ultimo, di un personaggio in punto di morte. E' anche il discorso, forse l'ultimo, di uno scrittore. Ma questa è solo la situazione. Non è la sua natura: non è un epitaffio, non è la "summa filosofica", non è la tesi definitiva, non sono le "ultime parole famose". Chi si aspetta questo resterà deluso. Si alzerà scontento pure chi si aspetta una sorta di saggio sugli orrori della dittatura. Questo è solo un lungo, appassionato, incerto, reticente, disperato discorso. Un bel discorso.

    Uno scrittore, che Bolano conosceva assai bene, affermò: "descrivere gli uomini significa esercitare la compassione. In pari misura, con tutti. Le lettere non tollerano la giustizia". Ecco, lo strano personaggio morente che conoscerete leggendo "Notturno Cileno", questo lontano parente di Bolano, questo suo alter ego, è un uomo sbagliato, anzi, un uomo che ha sbagliato. Ma nonostante questo, o forse proprio per questo, lo troverete familiare, vicino. E il tempo che dedicherete ad ascoltarlo, se avete tempo da perdere, non vi sembrerà sprecato.

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  • 4

    Non so se sia il libro migliore per iniziare a leggere Bolaño. Fatto sta che questo l'ho preso d'istinto ed ora che l'ho letto, non riesco a capire quanto mi sia piaciuto. Non credo che Bolaño si foss ...continue

    Non so se sia il libro migliore per iniziare a leggere Bolaño. Fatto sta che questo l'ho preso d'istinto ed ora che l'ho letto, non riesco a capire quanto mi sia piaciuto. Non credo che Bolaño si fosse prefisso di ricostruire il periodo senz'altro più buoi della storia cilena ( 1973 -1990, il periodo di Pinochet) ma la vita del protagonista, un sacerdote studioso, scrittore e critico letterario, in realtà si snoda proprio in quel periodo fino alla notte insonne che dà il titolo a questo breve romanzo, in cui i conti devono essere fatti e l'anima deve essere pronta per passare dalla porta stretta, quella del pentimento e della penitenza verso la salvezza. Padre Ibacache sembra svolgere più il mestiere dell'intellettuale che quello del prete e sembra trovare maggior conforto leggendo i classici latini e greci che la Bibbia. "Io non avevo paura. Io avrei potuto dire qualcosa, ma non avevo visto nulla, non avevo saputo nulla finché non era stato troppo tardi." Verità o menzogna? "Da soli si può far poco contro la storia". Forse si, ma è più probabile che non abbia voluto vedere, come tanti cileni asserviti al potere, né capire ma abbia preferito fare come le scimmie che non vedono, non sentono e non parlano.

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  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/03/17/notturno-cileno-roberto-bolano/

    “C’è soluzione a questo? A volte incontro dei contadini che parlano un’altra lingua. Li fermo, chiedo dei campi. Loro mi ...continue

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/03/17/notturno-cileno-roberto-bolano/

    “C’è soluzione a questo? A volte incontro dei contadini che parlano un’altra lingua. Li fermo, chiedo dei campi. Loro mi dicono che non lavorano nei campi. Mi dicono che sono operai, di Santiago o dei sobborghi di Santiago, e che non hanno mai lavorato nei campi. C’è soluzione a questo? A volte la terra trema. L’epicentro del sisma è a nord o a sud, ma io sento la terra tremare. A volte ho le vertigini. A volte il terremoto dura più del normale e la gente si mette sotto le porte o sotto le scale o esce di corsa in strada. C’è soluzione a questo? Vedo la gente correre per le strade. Vedo la gente entrare nella metropolitana e nei cinema. Vedo la gente comprare il giornale. E a volte tutto trema e per un attimo si ferma ogni cosa. E allora mi domando: dov’è il giovane invecchiato?, perché se n’è andato via?, e a poco a poco la verità comincia a venire a galla come un cadavere. Un cadavere che sale dal fondo del mare o dal fondo di un burrone. Vedo la sua ombra che sale. La sua ombra vacillante. La sua ombra che sale come se risalisse la collina di un pianeta fossilizzato. E allora, nella penombra della mia malattia, vedo il suo volto feroce, il suo dolce volte, e mi domando: sono io il giovane invecchiato? È questo il vero, il grande terrore, essere io il giovane invecchiato che grida senza che nessuno lo ascolti? E se il povero giovane invecchiato fossi io? E allora passano a una velocità vertiginosa i volti che ho ammirato, i volti che ho amato, odiato, invidiato, disprezzato. I volti che ho protetto, quelli che ho attaccato, i volti da cui mi sono difeso, quelli che ho cercato invano.
    E poi si scatena la tempesta di merda.”
    (Roberto Bolaño, “Notturno cileno”, ed. Adelphi)

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  • 5

    Bolano si mette dall'altra parte della staccionata e riesce a darci la dimensione del conflitto interiore che vivono molti cileni una volta che il ritorno alla democrazia ha tolto loro la benda dagli ...continue

    Bolano si mette dall'altra parte della staccionata e riesce a darci la dimensione del conflitto interiore che vivono molti cileni una volta che il ritorno alla democrazia ha tolto loro la benda dagli occhi. Quello che non poteva la paura ha potuto la grettezza e l'ignavia

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  • 5

    Bolano si mette dall'altra parte della staccionata e riesce a darci la dimensione del conflitto interiore che vivono molti cileni una volta che il ritorno alla democrazia ha tolto loro la benda dagli ...continue

    Bolano si mette dall'altra parte della staccionata e riesce a darci la dimensione del conflitto interiore che vivono molti cileni una volta che il ritorno alla democrazia ha tolto loro la benda dagli occhi. Quello che non poteva la paura ha potuto la grettezza e l'ignavia

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  • 5

    E così l'infatuazione, letteraria, giunge al culmine. La straordinaria ricchezza di artifici, l'implacabile punteggiatura, il rimescolìo cerebrale, i vaneggiamenti e le reiterazioni lessicali: finalm ...continue

    E così l'infatuazione, letteraria, giunge al culmine. La straordinaria ricchezza di artifici, l'implacabile punteggiatura, il rimescolìo cerebrale, i vaneggiamenti e le reiterazioni lessicali: finalmente un'opera sperimentale ed appassionante.

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    "Nei sogni può succedere di tutto e uno accetta che succeda di tutto. I movimenti sono diversi. Ci muoviamo come gazzelle o come la tigre sogna le gazzelle. Ci muoviamo come in un quadro di Vasarely. ...continue

    "Nei sogni può succedere di tutto e uno accetta che succeda di tutto. I movimenti sono diversi. Ci muoviamo come gazzelle o come la tigre sogna le gazzelle. Ci muoviamo come in un quadro di Vasarely. Ci muoviamo come se non avessimo ombra e come se questo fatto atroce non avesse importanza".

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    Un io narrante tragico e orrorifico è quello che produce il flusso di coscienza agghiacciante di questo romanzo disumano. Disumano nella misura in cui è disumana la tranquilla banalità del male, l’ord ...continue

    Un io narrante tragico e orrorifico è quello che produce il flusso di coscienza agghiacciante di questo romanzo disumano. Disumano nella misura in cui è disumana la tranquilla banalità del male, l’ordinata disarticolazione dei corpi effettuata come lavoro ragionieristico da mediocri impiegati della sopraffazione e della violenza. In questo ultimo romanzo pubblicato in vita Roberto Bolaňo mette in scena gli incubi e le ossessioni che ne hanno declinato la sua immortale via crucis narrativa, via crucis di un popolo che assurge a via crucis di tutte le sataniche maledizioni del potere. Avvezzo con sprezzo di tutto a guardare in quell’abisso di orrore che, se osservato a lungo, guarderà prima o poi nell’animo dell’osservatore, Roberto Bolaňo, mitridatizzato dalla sua esperienza di vita e per questo in grado genialmente di rendere analisi asettiche delle più verminose pieghe dell’animo degli umani, si incarna qui, assumendosi la difficile responsabilità narrativa della prima persona singolare, nella figura di un sacerdote dall’anima combusta da orrori che sono dei singoli e della collettività, assiso in un letto di probabile morte come un Malone beckettiano mentre rimembra terribili errori e attenuative giustificazioni nell’atto di giungere a un improbabile armistizio con la propria vita, la vita di un essere costretto a fuggire il male fino a rendersene inconsapevolmente forzoso collaboratore. Roberto Bolaňo arriva ai limiti della sua stessa storia personale mostrando qui le figure definitive di Pinochet, di Leigh, di Merino, di Mendoza, i quattro componenti della bestiale giunta militare cilena, strappando così il velo narrativo dietro il quale nelle sue opere si intuiva sempre la presenza dei quattro demiurghi del male che ora si appalesano in un’epifania di marziale orrore. Orrore che dal potere discende sino allo scantinato di quell’orrida villetta in cui una tragica scrittrice tenta di dissimulare il demoniaco raccapriccio che invece ha scelto in prima persona e consapevolmente, credendo di poterne sfuggire attraverso una condivisa vita coniugale con un impiegato del male. Sguardi di sofferenza celata, mezze parole e parole non dette, tutti gli indizi che i personaggi di Bolaňo seminavano sul cammino dei loro lettori, da Stella distante in poi, partoriscono qui il loro frutto di morte. Libro estremo e definitivo Notturno cileno è esempio geniale e mirabile di quello che Bolaňo è riuscito a disvelare dell’animo degli umani. Da Notturno cileno non si può più tornare indietro.
    http://nottedinebbiainpianura.blogspot.it/2016/02/notturno-cileno-di-roberto-bolano.html

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  • 4

    Un altro uomo travolto dalla storia - non da assolvere, ma da condannare con clemenza

    Sebastián Urrutia Lacroix, prete, membro dell’Opus Dei, poeta e apprezzato critico letterario con lo pseudonimo di H. Ibacache è ormai un uomo anziano quando, una notte, si trova a ripercorrere le fas ...continue

    Sebastián Urrutia Lacroix, prete, membro dell’Opus Dei, poeta e apprezzato critico letterario con lo pseudonimo di H. Ibacache è ormai un uomo anziano quando, una notte, si trova a ripercorrere le fasi salienti della propria esistenza come in delirio. Spinto dal «giovane invecchiato» - che non si sa bene chi sia, tranne che incarni una vera e propria spina nel fianco morale, dell’anziano padre - Urrutia/Ibacache, dal suo letto che sembra vorticare come una barca in mezzo alla rapida corrente di un fiume in piena, racconta, a tratti con rabbia, a momenti con rassegnazione, e talvolta con sarcasmo, gli incontri e le vicende che più hanno caratterizzato la sua vita in Cile. Nel Cile di Pinochet, del coprifuoco, della paura, dei silenzi volontari o imposti. Lui, padre Urrutia/Ibacache fu microscopico granello in quella storia, ebbe modo di parlare qualche volta con il generale e con i massimi esponenti della giunta al potere, ebbe modo di conoscere - a sua insaputa - un boia e la sua bella e affabile moglie appassionata di arte e di artisti e con ambizioni letterarie; ebbe modo di sperimentare la logica del “meglio non parlare”, il vantaggio vigliacco di un’ipocrisia di sopravvivenza. Adesso, punzecchiato - perfino insultato - dal giovane invecchiato, padre Urrutia/Ibacache tira fuori tutto, dice la sua, si auto analizza e, facendolo, finisce inevitabilmente per analizzare l’intera intellighenzia cilena di quegli anni. «Può un uomo sapere, sempre, quello che è bene e quello che è male?» - si domanda disperatamente a un certo punto del suo delirio. Ognuno di noi, credo, vorrebbe poter rispondere: sì, certo; ma la realtà della vita è che no, proprio non si può.

    Nel suo ultimo romanzo pubblicato in vita, Roberto Bolaño torna nel suo amato/odiato Cile, e lo fa per mezzo di un uomo meschino ed enigmatico, con un personaggio che è facile prendere in antipatia ma che, forse, alla fine della sua vaneggiante confessione notturna, finisce per aprirsi un varco di pietà nei nostri cuori. La Storia è troppo grande per un uomo solo. Padre Urrutia/Ibacache non si è opposto, è vero, i suoi silenzi furono vigliacchi e colpevoli, il suo camaleontismo troppo comodo ma, in fondo, egli non era altro che un piccolo uomo di fronte a un gigante; se anche avesse fatto scelte più radicali e coraggiose - probabilmente suicide - nulla, nella storia del Cile, sarebbe cambiato. Il giovane invecchiato ha ragione, ma è giovane, assoluto, avventato, puro come tutti giovani.

    «Ma quindi lei sapeva tutto quello che faceva Jimmy? Sì, padre. E si è pentita? Come tutti, padre. Sentii che mi mancava l’aria.» - e manca anche al lettore, l’aria. Notturno cileno, squarcia il velo delle nostre certezze troppo semplicistiche su cosa sia bene e cosa male, su chi sia buono e chi cattivo, su chi sia nel giusto e chi no. Per quanto possa apparire avvilente, abbiamo qualcosa dentro - forse è umanità, forse debolezza, o forse banale paura - che, alla fine, ci porta a rivalutare un uomo che avevamo precedentemente giudicato senza appello. Padre Urrutia/Ibacache ci era parso un essere spregevole, adesso, dopo averlo ascoltato per una notte intera, la sua versione dei fatti, benché non abbia fatto altro che confermare ciò che già sapevamo, ce lo fa guardare con occhio più benevolo; egli continua a essere un uomo spregevole, ma di una spregevolezza in qualche modo perdonabile, naturale, innata, colpevole sì, ma con delle attenuanti.

    In appena 123 pagine, Roberto Bolaño ha saputo costruire la storia di un uomo debole come tutti gli uomini comuni, all’interno della Storia di Paese gravemente ferito ma non perito; ha saputo costruire il lungo monologo di un uomo pentito e in lotta con se stesso e un romanzo pregno di spunti di riflessione e che si legge tutto d’un fiato.

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