Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

C'è silenzio lassù

Di

Editore: Iperborea

3.8
(55)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 312 | Formato: Paperback

Isbn-10: 887091173X | Isbn-13: 9788870911732 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elisabetta Svaluto Moreolo

Genere: Fiction & Literature

Ti piace C'è silenzio lassù?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Attraverso il minimalismo poetico di una prosa lenta e inesorabile, Gerbrand Bakker ci conduce, in punta di piedi, al cuore di una felicità minima. Un romanzo sulla possibilità o sull’impossibilità di prendere la vita tra le mani e cambiarla. Una storia dolce e suggestiva su un mondo che ancora resiste alla modernità.
Accolto dalla critica internazionale come un miracolo di understatement e di laconico umorismo, C’è silenzio lassù è un romanzo minimale che brucia lentamente: nei suoi campi umidi, nei suoi cieli tersi dove volano stormi di uccelli inquieti aleggiano echi delle strade riarse di Cormac McCarthy.
Ordina per
  • 4

    Pur nella sua lentezza, ti coinvolge la storia di Helmer, di quello che è, di quello che sarebbe potuto essere. Bellissimo, a mio avviso, il rapporto con il gemello che via via esce fuori dal racconto ...continua

    Pur nella sua lentezza, ti coinvolge la storia di Helmer, di quello che è, di quello che sarebbe potuto essere. Bellissimo, a mio avviso, il rapporto con il gemello che via via esce fuori dal racconto. Durissimo il suo atteggiamento col padre.
    Non so perché ma alla fine mi è rimasta addosso una sensazione di amarezza, di mancanza di speranza.
    Romanzo da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Le brume del Nord

    Romanzo d'esordio, nel quale Bakker sceglie la narrazione in prima persona per raccontarci la storia di Helmer, contadino olandese che ha sacrificato sogni ed ambizioni per sottostare ai voleri di un ...continua

    Romanzo d'esordio, nel quale Bakker sceglie la narrazione in prima persona per raccontarci la storia di Helmer, contadino olandese che ha sacrificato sogni ed ambizioni per sottostare ai voleri di un padre-padrone del quale ora attende la morte per sentirsi finalmente sciolto dal vincolo dell'obbedienza.
    L'autore cerca di descriverci il protagonista nella maniera più verosimile possibile (magari "schiacciando" un po' troppo il racconto su di lui e non sviluppando pienamente gli altri personaggi), rifuggendo la scorciatoia del buonismo, senza doverlo rendere per forza simpatico. Helmer ci viene descritto a un punto della vita in cui è necessario cominciare a fare dei bilanci e frugando nelle tasche trova solo sabbia. Ha sempre abbassato la testa, accettando che il padre decidesse per lui senza provare a far valere il suo punto di vista. Se poi lo aveva un punto di vista.
    La sua figura sembra quella di un ignavo, uno per cui questo o quello è indifferente, che preferisce accettare piuttosto che discutere. Ha un rapporto conflittuale con il padre, che tratta male per l'indifferenza e l'anaffettività con cui è stato ripagato negli anni passati, ma nello stesso tempo lo compatisce. Il cambiamento sembra sempre rimandato, allo stato potenziale, immaginato ma mai realizzato completamente per colpa di qualche curva del destino che interviene a mutare il corso delle cose e che il protagonista si limita ad assecondare senza opporsi. I sogni e i desideri non sono sconosciuti ad Helmer, ma sembrano sentimenti tiepidi, come se le brume del Nord li filtrassero, impedendo alla passione di esplodere.
    Un romanzo di piccole cose, di sentimenti trattenuti, di occasioni perse, di rimpianti, di cambiamenti minimi, di decisioni lente, di sogni interrotti e di sogni che riaffiorano, fiammelle che si accendono e bruciano per poco tempo.
    Bakker sceglie una prosa lenta, senza strappi, che scorre piana, proponendosi volutamente di non graffiare troppo la superficie. Una scelta meditata, che restituisce al meglio lo "spazio" che vuole raccontare, intendendo con ciò sia l'ambiente, il paesaggio, che fa da sfondo alla storia, la distesa aperta della campagna olandese, sia lo spazio interiore della voce narrante, fatto di pause, silenzi, pensieri.
    P.S.: nella lettura del libro mi è sfuggita completamente la similitudine con McCarthy cui fa riferimento l'Editore nel commento.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro convincente. Vita di un contadino, il rapporto con gli animali e la natura. Stile essenziale, asciutto, senza troppi monologhi interiori.
    Impietoso nel raccontare il rapporto con il padre – a ...continua

    Un libro convincente. Vita di un contadino, il rapporto con gli animali e la natura. Stile essenziale, asciutto, senza troppi monologhi interiori.
    Impietoso nel raccontare il rapporto con il padre – anche cinico e questo disturba un po’, perché nella lettura abbiamo bisogno di consolazione, di personaggi buoni.
    Sicuramente un libro da leggere.
    Ha vinto il premio IMPAC 2010.

    ha scritto il 

  • 5

    Storia di un'esistenza

    Semplice, minimalista, reale, attuale, graffiante e spietato. I silenzi, i pensieri, le azioni e i ricordi di Helmer, il protagonista, hanno più peso rispetto ai dialoghi.
    Storia di una vita mai viss
    ...continua

    Semplice, minimalista, reale, attuale, graffiante e spietato. I silenzi, i pensieri, le azioni e i ricordi di Helmer, il protagonista, hanno più peso rispetto ai dialoghi.
    Storia di una vita mai vissuta ma subita, di un'esistenza “doppia” fin dalla nascita, inizialmente a causa della presenza del fratello gemello, successivamente a causa di scelte di vita mai accettate, ma imposte e portate avanti con uno strano e inquietante senso di rassegnazione. L’apatia e la mancanza di personalità sembrano farla da padrone, è la storia della contrapposizione del voler essere e fare contro il dover essere e fare senza capacità di accettare o ribellarsi all’esistenza, è la narrazione della ricerca di una via di fuga, della libertà personale e dei sentimenti.
    In questo quadro personale, socialmente e psicologicamente instabile, matura la figura del protagonista che arde di insoddisfazione e delusione, che si trascina senza possibilità e grossa volontà di ribellarsi, ma che dentro cova rabbia e delusione, con l’unico desiderio di restituire alla principale fonte dei suoi mali l’agognata vendetta. Vendetta che si realizza e viene attuata in maniera psicologicamente cruenta, perpetrata in forma di lento e costante stillicidio, nel disperato e comunque vano tentativo di non fare trapelare le emozioni e la rabbia provata dentro. Un passato importante, soffocato ma mai dimenticato, ritorna improvvisamente ma da ciò ne scaturisce l'inadeguatezza e la capacità di affrontare la situazione, ormai si è tagliati fuori dalla vita reale e il proprio mondo è solo un piccolo guscio dove nascondersi, credersi invulnerabili e da cui farsi proteggere. Tutto sembra segnato, ma quando l’ultimo legame con il passato si spezza avviene la svolta e finalmente si intravede un filo di luce verso la speranza di una vita nuova e diversa.
    Attuale e per nulla banale. C’è silenzio lassù, nella testa e nel cuore…

    ha scritto il 

  • 4

    sottovalutazione.
    Sostantivo femminile usato per indicare una inadeguata considerazione di persone, cose o situazioni, inferiore all'effettivo merito, valore, importanza.
    Sottovalutazione.
    Secondo me ...continua

    sottovalutazione.
    Sostantivo femminile usato per indicare una inadeguata considerazione di persone, cose o situazioni, inferiore all'effettivo merito, valore, importanza.
    Sottovalutazione.
    Secondo me la parola chiave per questo libro.
    Fatto di e con le cose minime. Cose comuni,quotidiane, talmente ovvie che spesso non conquistando la ribalta 'dell'essere raccontate' non esistono. Eppure, le cose che capitano a questo protagonista potrebbero capitare a chiunque. Ma anche no. Perchè poi è l'ambiente, e il background culturale a far la differenza.

    ha scritto il 

  • 4

    Quattro motivi mi hanno portato a questo libro: l’immagine di cielo, il titolo, il fatto che fosse pubblicato da Iperborea (che si occupa di letteratura del Nord), e la quarta di copertina, che riport ...continua

    Quattro motivi mi hanno portato a questo libro: l’immagine di cielo, il titolo, il fatto che fosse pubblicato da Iperborea (che si occupa di letteratura del Nord), e la quarta di copertina, che riporta una specie di riassunto e la similitudine della scrittura dell’autore con quella di Cormac McCarthy. Non è proprio quello che ho trovato, o sentito, però, o forse proprio per questo, è un libro meraviglioso. Perché parla di paesaggi: di orizzonti olandesi, di acqua, di animali, di alberi e foglie, di passato, di ricordi, di persone, di silenzi e solitudini, di anima. E lo fa con una delicatezza che racchiude tutta la dignità di una profonda e malinconica dolente dolcezza.

    I temi sfiorati sono normali, volutamente normali: la perdita del fratello gemello (dapprima per amore, poi per dolore), l’abbandono dell’università per gestire l’azienda di famiglia, la malattia del padre, una strana vendetta per ritrovare se stessi, il ritorno della ragazza del fratello, il rapporto con un ragazzino problematico, la mezza età, la solitudine della campagna, una nuova vita cercata. E un filo sottile, di ambiguità, di baci sulle labbra, acqua e ghiacci.

    Sì, forse i temi sono normali, ma due cose fondamentali restano dentro: atmosfera, umidità, cornacchie grigie, pecore dal fiato caldo che si lasciano annegare nel canale, binocoli per vedere il mondo (no, non sto parlando del mondo esteriore, ma di quello che ognuno ha dentro sé); e poi i personaggi, quelli di contorno, come il padre che vuole vedere un'altra primavera e poi decide di morire, o come i bambini, figli della vicina di casa che fanno scappare gli asini e prestano il poster di Britney Spears, o il trasportatore di latte che partecipa ai funerali per solidarietà. L’autore li descrive come se si vedessero da dentro. E un fondo di omosessualità che oscilla tra la ricerca del tutto, la paura della solitudine e un amore vero e proprio.

    Insomma, non è facile parlarne, o descriverlo, se non che questo libro tocca, tocca molti punti, ma, come tutti, se lo si legge in un certo modo. E io credo di farmi toccare perché cerco un po’ di me, nei libri e dappertutto. E mi ritrovo in quel paesaggio d’anima che ha le radici in una delicata solitudine. Lui ha saputo scriverlo, io, forse, leggerlo. Per questo l’ho trovato splendido.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno stile essenziale ma estremamente efficace, l'autore descrive il viaggio, lungo una vita, del protagonista Helmer che riscopre lentamente la propria individualità. Asciutto, senza tanti monologhi i ...continua

    Uno stile essenziale ma estremamente efficace, l'autore descrive il viaggio, lungo una vita, del protagonista Helmer che riscopre lentamente la propria individualità. Asciutto, senza tanti monologhi interiori, il racconto si sviluppo nella descrizione di un giorno dopo l'altro attraverso il quotidiano della vita di un contadino. Grande capacità di comunicare la solitudine, l'annullamento, la quotidianità senza mai annoiare.

    ha scritto il 

  • 4

    Si può apprezzare molto questo libro se si cercano: pochi personaggi; stile di scrittura semplice ed essenziale; la natura vista anche nel lavoro del contadino; silenzi che portano a dialoghi essenzia ...continua

    Si può apprezzare molto questo libro se si cercano: pochi personaggi; stile di scrittura semplice ed essenziale; la natura vista anche nel lavoro del contadino; silenzi che portano a dialoghi essenziali; ritmi che sono quelli del quotidiano. Personalmente è stato come gustare un bicchiere di acqua fresca in montagna dopo una passeggiata tranquilla: lo scrittore non vuole stupire; non ha cose "importanti" da "discutere" con il lettore: racconta il pezzettino di vita di un agricoltore con le sue poche mucche, capre, asini e di un rapporto con il padre non facile. Alla fine un respiro lieve mi è rimasto.

    ha scritto il 

  • 1

    C'e' tristezza quaggiu'

    Volendo essere cattivo, e oggi voglio essere cattivo, dico che C'e' silenzio lassu' non e' un libro brutto...e' un libro inutile. Ha il limite di non aggiungere niente: e' sterile nella concezione; e' ...continua

    Volendo essere cattivo, e oggi voglio essere cattivo, dico che C'e' silenzio lassu' non e' un libro brutto...e' un libro inutile. Ha il limite di non aggiungere niente: e' sterile nella concezione; e' un libro che vive e si sviluppa in un circuito fine a se' stesso, che non offre visioni e che ha la caratteristica di non aspirare a voler essere null'altro che un libro scadente. Forse sara' perche' ne ho letti un po' troppi ma di questi autori scandinavi o olandesi ripiegati su se' stessi, su una dimensione talmente privata da essere autocentrata, ne ho veramente abbastanza. E in questo libro i requisiti del 'self-centrismo' ci sono tutti: la tragedia personale, l'abbandono della dimensione pubblica, il riemergere del passato e via dicendo...Ah, per farmi incazzare, questa volta, presentando il libro, hanno messo anche un riferimento a Cormac McCarthy !!!

    ha scritto il 

Ordina per