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Cacao

Di

Editore: Mondadori

3.7
(697)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 131 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Portoghese , Inglese , Olandese , Ceco

Isbn-10: A000028801 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 3

    L'autore lo definisce un "romanzo proletario". E', tutto sommato, una cronaca. La cronaca, cruda, delle vite che i braccianti di fazende, negli anni '30 del secolo scorso, trascorrono nelle piantagion ...continua

    L'autore lo definisce un "romanzo proletario". E', tutto sommato, una cronaca. La cronaca, cruda, delle vite che i braccianti di fazende, negli anni '30 del secolo scorso, trascorrono nelle piantagioni di cacao di Bahia, tra amicizie, amori vissuti ed infranti, sogni di ricchezza, lotte di classe e pessimisti aneliti di riscatto sociale ("nasciamo già vinti").
    La struttura non mi ha entusiasmata. I contenuti però segnano, tra fatti tragici ed episodi divertenti (come dimenticare l'asciutta lettera di Zefa ad Honorio?)

    ha scritto il 

  • 4

    Terribile e crudo constatare le misere condizioni di vita e lo sfruttamento che avviene nelle piantagioni di cacao brasiliane da parte dei "signorotti" locali, latifondisti senza cuore.
    E' un romanzo ...continua

    Terribile e crudo constatare le misere condizioni di vita e lo sfruttamento che avviene nelle piantagioni di cacao brasiliane da parte dei "signorotti" locali, latifondisti senza cuore.
    E' un romanzo proletario, così come lo definisce lo stesso autore, alcuni passaggi chiariscono bene il concetto della differenza sociale, della lotta di classe:
    "Dona Arlinda si guardava le mani piccole con le unghe smaltate, molto eleganti:
    - Dai che il lavoro non è così duro....
    La donna si guardava le mani grandi e callose con le unghe sporche e sorrideva il sorriso più triste del mondo......ma stava imparando a odiare."

    ha scritto il 

  • 4

    Il Sergipe è un piccolo stato costiero del Brasile importante soprattutto per la produzione di canna da zucchero e di cacao: all'epopea dei braccianti diseredati, che hanno lavorato come schiavi nelle ...continua

    Il Sergipe è un piccolo stato costiero del Brasile importante soprattutto per la produzione di canna da zucchero e di cacao: all'epopea dei braccianti diseredati, che hanno lavorato come schiavi nelle piantagioni di queste piante esotiche tra Sergipe e Bahia, Amado ha dedicato il suo secondo libro, Cacao, pubblicato nel 1933, quasi un diario collettivo delle condizioni di vita dei lavoratori sottoposti al regime dei coroneis, i proprietari terrieri, che basano la loro ricchezza sulle quotazioni delle fave del "cibo degli dei", com'era chiamato il cacao, e sullo sfruttamento disumano dei raccoglitori.
    L'opera appartiene al primo periodo dello scrittore brasiliano, quello più vicino alle lotte dei lavoratori -agricoli e non- per condizioni di vita accettabili, e in effetti si presenta con un lato militante molto più forte ed esplicito che nelle sue opere successive. Non che manchi anche in quelle la volontà di creare un ritratto del folklore nel melting pot brasiliano di razze e culture, ma in Cacao la dimensione sociale, quasi di lotta di classe, è l'elemento centrale del racconto.

    Continua su:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2015/03/speciale-letteratura-latinoamericana_20.html

    ha scritto il 

  • 3

    La classe si vede

    Certo, è ancora un po' nascosta, ma è un libro che si legge bene, la storia attrae e ha i voglia di leggerlo fino in fondo. Poi. sicuramente. non è un libro he riprenderei in mano o che ricordo per fi ...continua

    Certo, è ancora un po' nascosta, ma è un libro che si legge bene, la storia attrae e ha i voglia di leggerlo fino in fondo. Poi. sicuramente. non è un libro he riprenderei in mano o che ricordo per filo e per segno.

    ha scritto il 

  • 3

    Il libricino ha un centinaio di pagine e si legge in una giornata. Il problema è che, ad un esile formato corrisponde anche un esile impatto sul lettore. L'ho finito qualche giorno fa e già sta sfuman ...continua

    Il libricino ha un centinaio di pagine e si legge in una giornata. Il problema è che, ad un esile formato corrisponde anche un esile impatto sul lettore. L'ho finito qualche giorno fa e già sta sfumando nell'oblio..
    Me lo hanno consigliato come lettura "leggera" e "allegra", ma non credo di essere d'accordo: è una storia amara, triste e di profonda ingiustizia. D'altronde racconta dei poveri disgraziati che lavorano (come schiavi) nelle piantagioni di cacao in Brasile per una miseria, del modo in cui i padroni li trattano e li considerano (una rabbia che non vi dico.. Altro che bestie!!). Insomma, a me ha messo un magone!!!!
    Il romanzo non è altro che una serie di episodi sparsi, che sembra di vedere a sprazzi come richiamati alla memoria del protagonista: non una scelta che mi dispiace al cento per cento, per carità.. Però non l'ho trovato incisivo ma anzi, piuttosto dispersivo!
    Forse se l'autore avesse sviluppato di più la storia, dando qualche altro dettaglio, qualche caratterizzazione maggiore.. Peccato!

    E' pur vero però che è una delle prime opere che ha scritto e aveva 20 anni e questa è la prima opera che leggo di suo..Senza dubbio devo recuperare altro e farmi un'idea più precisa!

    ha scritto il 

  • 4

    Storia di una fazenda

    Il libro all’inizio ha una struttura quasi episodica, ci vuole qualche capitolo per entrare nel dipanarsi della storia e delle relazioni tra i personaggi. Si racconta la vita di una fazenda dedicata a ...continua

    Il libro all’inizio ha una struttura quasi episodica, ci vuole qualche capitolo per entrare nel dipanarsi della storia e delle relazioni tra i personaggi. Si racconta la vita di una fazenda dedicata alla produzione di cacao con una particolare attenzione alle differenze tra i ricchi padroni, i braccianti poveri e la vita della piccola città vicina con il suo bordello e le sue feste locali. Ci vuole qualche pagina per entrare nel clima, ma il libro si rivela piacevolissimo e con un finale positivo che lascia nel lettore la speranza che qualche cambiamento sia possibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Una buona descrizione di ciò che è accaduto, con un punto di vista interno, quello di chi ha vissuto quell'esperienza. Però manca qualcosa, non saprei dire cosa ma il racconto non è completo... ...continua

    Una buona descrizione di ciò che è accaduto, con un punto di vista interno, quello di chi ha vissuto quell'esperienza. Però manca qualcosa, non saprei dire cosa ma il racconto non è completo...

    ha scritto il 

  • 1

    Piatto... (servito freddo)

    Come da Amado esplicitano, Cacao non vuole essere né un romanzo e né qualsiasi genere possa essergli attribuito. L'intento era quello di raccontare, semplicemente raccontare. Oggetto di questa fotogra ...continua

    Come da Amado esplicitano, Cacao non vuole essere né un romanzo e né qualsiasi genere possa essergli attribuito. L'intento era quello di raccontare, semplicemente raccontare. Oggetto di questa fotografia doveva essere la vita dei braccianti dell'America del Sud, sporchi di cacao, di mais e con i piedi gonfi e scorticati. La dura legge del più forte che schiavizza il più debole, dove è normale “affittare” non soltanto oggetti, ma persone, senza neppure sentirsi in colpa di farlo. Il rispetto tra i braccianti, la loro umiltà, accompagnata però da una grande rabbia per la loro precarietà fanno da sfondo a questo racconto di vita quotidiana. Braccianti, lavoratori, prostitute: il duro lavoro predomina e diventa il vero protagonista della storia.

    Per quanto riguarda la narrazione non posso biasimare l'autore per questa piattezza del racconto: il suo non vuole essere né un romanzo e né altro, e lo stesso Amado si rende conto di aver creato un libro ben diverso dagli altri, a tratti piatto, a tratti inconcludente e senza un punto d'arrivo. Di fatto non abbiamo una reale storia, una di quelle che ti prende e ti trasporta. Abbiamo tanti personaggi, a volte accennati, a volte lievemente descritti, ma ciò che sappiamo di loro è quanto basta ( e a volte nemmeno) per capire ciò di cui si sta parlando.
    Per me non è sufficiente: voglio qualcosa di più dalle storie, sì sì, mi aspetto decisamente altro.

    ha scritto il 

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