Caim

Por

Editor: Caminho

4.0
(2422)

Language: Português | Number of Páginas: 185 | Format: Mass Market Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) Spanish , Catalan , Italian , Greek , English , German

Isbn-10: 972212076X | Isbn-13: 9789722120760 | Data de publicação: 

Também disponível como: Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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  • 4

    Europa: N vs O - 18 mar 17

    Fatto salvo che ne riparleremo prima o poi per le cure librarie (ovviamente nell’ambito della rivalità tra fratelli, ma non ne sono rimasto troppo sorpreso), andando avanti con l’età, la scrittura del ...continuar

    Fatto salvo che ne riparleremo prima o poi per le cure librarie (ovviamente nell’ambito della rivalità tra fratelli, ma non ne sono rimasto troppo sorpreso), andando avanti con l’età, la scrittura del grande portoghese mi rimane meno ostica del solito. Quando dicevo età, ovvio, che mi riferivo a José (non alla mia), ed al fatto che, per l’appunto, rispetto ai primi romanzi, quasi senza punteggiatura ed altre interpunzioni, quasi come fosse un unico lungo pensiero, da seguire con lui, le ultime prove (e questo che poi è proprio l’ultimo romanzo da lui scritto prima di morire) mi sono arse più leggibili. Ricordo ancora che non sono mai riuscito a terminare “L'anno della morte di Ricardo Reis”. Qui invece si legge, ed anche con discreta velocità, pur soppesando le parole come macigni. Certo, sono parole di un ateo che utilizza il Vecchio Testamento per i suoi scopi personali di lotta verso tutte le istituzioni, passate, presenti e future. Saramago discende da Omero e non dalla Bibbia, cristiana o ebrea che sia. Quindi sfida l’universalità che il primo omicida incarna nella sua (a meno come tramandataci) fosca figura, sfida la difficoltà che in molti si è avuta nell’affrontare caino e la sua storia, e le utilizza per il suo scopo preciso. Non tanto e solo per mostrarci un Dio irascibile e geloso, quanto (almeno questo è quello che mi arriva dalla pagina) per dire agli uomini: attenti a voi stessi, a quello che fate, siate coscienti dei vostri passi. La fine, altrimenti, sarà irreversibile. Anzi, visto che tutti sono malvagi, visto che non c’è speranza, come diceva il biblico giudice: “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Peccato però che Caino non possa morire, quindi la sua vendetta sarà la più atroce. Tutti moriranno per le loro colpe, rimarranno solo Dio e Caino a ragionare su questo per l’eternità. Questo il terribile messaggio di Saramago, che tuttavia ci permette, in queste men che 150 pagine di afre una cavalcata nei massimi “topoi” biblici. A partire proprio dalla storia di Caino e Abele, almeno di quella cristiana. Dove si vede Abele il pastore rendere grazie a Dio con i migliori capi del suo gregge e Caino l’agricoltore utilizzare solo alimenti di seconda fascia. Dio gradisce solo Abele, e Caino ci rimane male. Da qui, interviene la potente penna del Premio Nobel. Dove Abele prende in giro Caino perché solo le offerte di Abele sono ben accette. Caino cui sale la mosca al naso, e uccide Abele. Dio che ne chiede conto. Caino che rifiuta di essere messo alla prova. Da qui la punizione: andar vagando per tutta la vita, senza che nessuno possa ucciderlo. Perché avrà il marchio sulla fronte. Questa bella idea, permette quindi a Saramago di far spostare nel tempo e nello spazio l’errante Caino, così che possa assistere a tutte le prove cui viene sottoposta l’umanità. Vediamo allora, con gli occhi di Caino la distruzione di Sodoma, la costruzione della Torre di Babele, i massacri dell‘esercito di Giosuè, le pene inflitte a Giobbe, il sacrificio di Isacco, fino alla costruzione dell’Arca ed al Diluvio Universale. Dove appunto si svolgerà il dialogo finale tra le due anime del libro: il Dio vendicativo del Vecchio Testamento ed il caino irriverente. Perché è proprio Caino che chiede conto di tutte le prove cui sono sottoposti gli uomini. Che chiede conto degli innocenti uccisi, ad esempio, nella distruzione di Sodoma e Gomorra. O in quelli che moriranno in seguito al Diluvio. Insoddisfatto delle spiegazioni divine (sempre sulla falsariga della messa in prova della fiducia umana verso il divino), Caino darà vita ad un finale senza appello: imbarcato sull’Arca, visto che ormai è segnato, uccide Noè e tutta la sua famiglia. Così che non rimarrà più nessuno. Quindi è proprio Saramago che, per la sua scelta personale, ripassa tutta la Bibbia, scegliendo le scene fondamentali dell’Antico Testamento tra quelle in cui Dio si manifesta direttamente agli uomini. Scene da cui sembra discendere un Dio collerico, ingiusto e, soprattutto, illogico del quale. Ma qui c’è la grande vendetta della parola: che per ribaltarne la figura (almeno nella sua immaginazione) deve comunque presupporne la presenza, l’esistenza, e soprattutto il Verbo, quello che venne detto in principio dei secoli e rimarrà iscritto per sempre. Non entro certo nel merito della discussione tra Caino e Dio, né tra quella dei lettori del grande scrittore portoghese, tra i fautori del Santo ed i sostenitori del Diavolo. A me, molto modestamente, interessa mostrare la grande capacità inventiva che ha uno scrittore puro anche quando raggiunge la soglia dei novanta anni. La grande capacità di coinvolgerci, di farci ragionare, anche di trovare le ragioni contrarie alle sue. Spero un giorno tornare su altri suoi scritti, vincendo la difficoltà (o forse la pigrizia) che mi hanno sino ad ora impedito di apprezzarli. Finisco anche con il dubbio se Saramago avesse avuto anche il tempo di affrontare, oltre il Caino cristiano anche quello ebraico e islamico. Laddove la storia è leggermente diversa. Che i primi due “nati da donna”, erano in realtà dei parti gemellari. Il primo diede vita a Caino ed Aclima. Il secondo ad Abele e Jumelia. Onde per generare figli e popolare la razza umana, Adamo decide che Abele sposi Aclima e Caino Jumelia. Ma Aclima è più bella, e Caino, incesti a parte (che ancora non erano previsti, visto che la razza umana era composta solo da 6 persone) la vuole per sé. Poiché invece, attraverso il rifiuto del sacrificio, Dio decide in accordanza con Adamo, Caino l’invidioso piglia ed uccide il fratello. Dove si capisce allora che è tutta una questione di donne. Come sempre. Sarebbe interessante, ma non è di queste righe. Allora ve la lascio solo come provocazione.

    dito em 

  • 5

    Ingredienti: un omicida quasi involontario costretto ad una vita errante, un viaggio attraverso tutti gli episodi più celebri del vecchio testamento, un dio rancoroso, invidioso e vendicativo che inte ...continuar

    Ingredienti: un omicida quasi involontario costretto ad una vita errante, un viaggio attraverso tutti gli episodi più celebri del vecchio testamento, un dio rancoroso, invidioso e vendicativo che interviene nelle vicende umane, un esercizio letterario su temi noti traboccante di stile, profondità, ironia e lucidità.
    Consigliato: a chi vuol rileggersi la Bibbia da una prospettiva poco divina ma molto umana, a chi vuol trovare un finale diverso (e più originale) al diluvio universale.

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  • 5

    "La storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con Dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui".

    È stupendo questo libro, forse quello che mi è piaciuto di più tra quelli che ho letto d ...continuar

    "La storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con Dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui".

    È stupendo questo libro, forse quello che mi è piaciuto di più tra quelli che ho letto di Saramago. Qui accompagniamo Caino, dopo il suo orrendo crimine, in un viaggio, tra diversi presenti, nei vari episodi più cruenti del Vecchio Testamento. Assistiamo all'eterna contrapposizione tra dio e l'uomo. Come essere umana, non posso fare a meno di parteggiare per l'uomo, che sarà pure debole, crudele e vigliacco, ma poco può di fronte a un dio meschino, vendicativo e suscettibile, che pure avrà donato alla sua creatura il libero arbitro, ma reagisce con una rabbia feroce ogni volta che viene usato.
    Buona lettura.

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  • 4

    Un dio sfrontato e malvagio, ingiusto, quello che esce dalle pagine di Saramago. Un dio che, in definitiva, viene descritto come una qualsiasi persona che agisca in modo arbitrario. Il signore chiede ...continuar

    Un dio sfrontato e malvagio, ingiusto, quello che esce dalle pagine di Saramago. Un dio che, in definitiva, viene descritto come una qualsiasi persona che agisca in modo arbitrario. Il signore chiede anche ad Abramo di sacrificare suo figlio, "e il tutto con la massima semplicità, come chi chiede un bicchiere d'acqua quando ha sete, il che significa che era una sua abitudine, e ben radicata. La cosa logica, la cosa naturale, la cosa semplicemente umana sarebbe stata che abramo avesse mandato il signore a cagare, ma non è andata così".

    dito em 

  • 5

    L’assassinio di Abele è lo spunto iniziale per un pellegrinaggio infinito in cui Caino rivisita gli episodi principali del Vecchio Testamento, mettendo sempre in discussione l’operato di Dio: i silenz ...continuar

    L’assassinio di Abele è lo spunto iniziale per un pellegrinaggio infinito in cui Caino rivisita gli episodi principali del Vecchio Testamento, mettendo sempre in discussione l’operato di Dio: i silenzi, gli ordini, il cieco ubbidire, il fare di tutta l’erba un fascio.
    Lo stile di Saramago è un flusso che mischia sapientemente il serio e il faceto. La natura episodica mi è piaciuta e mi ha fatto riscoprire passi della Bibbia dimenticati, ma il finale è stato proprio tutto. Fino a prova contraria trovo che Saramago sia l’unico autore a saper rivisitare la Bibbia alla perfezione.

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  • 3

    Saramago è sempre Saramago; rimango affascinata dalla sua scrittura che ti prende e non ti lascia; fuggito dopo aver ucciso Abele, nel suo girovagare incontra i vari protagonisti del Vecchio Testament ...continuar

    Saramago è sempre Saramago; rimango affascinata dalla sua scrittura che ti prende e non ti lascia; fuggito dopo aver ucciso Abele, nel suo girovagare incontra i vari protagonisti del Vecchio Testamento come Noè, Abramo, l'annientamento di Sodoma e Gomorra ma soprattutto incontro Dio e ne diventa il suo più grande critico.

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  • 4

    "Meglio tardi che mai, rispose l'angelo con prosopopea, come se avesse appena enunciato una verità elementare, Ti sbagli, mai non è il contrario di tardi, il contrario di tardi è troppo tardi, gli ris ...continuar

    "Meglio tardi che mai, rispose l'angelo con prosopopea, come se avesse appena enunciato una verità elementare, Ti sbagli, mai non è il contrario di tardi, il contrario di tardi è troppo tardi, gli rispose caino."

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  • 3

    Il cattivo Caino visse a lungo - scrive Saramago: tanto da poter raccontare "l'episodio di un uomo di nome Abramo a cui il Signore aveva ordinato di sacrificargli il proprio figlio, poi quello di una ...continuar

    Il cattivo Caino visse a lungo - scrive Saramago: tanto da poter raccontare "l'episodio di un uomo di nome Abramo a cui il Signore aveva ordinato di sacrificargli il proprio figlio, poi quello di una grande torre con cui gli uomini volevano arrivare al cielo e che il Signore abbattè con un soffio, subito dopo quello di una città dove gli uomini preferivano andare a letto con altri uomini e del castigo di fuoco e zolfo che il Signore aveva fatto cadere su di loro senza risparmiare i bambini, che non sapevano ancora ciò che avrebbero voluto nel futuro, successivamente quello di un enorme assembramento di gente alle pendici di un monte che chiamavano Sinai e la fattura di un vitello d'oro che adorarono e perciò morirono in tanti, quello della città di Madian che osò uccidere trentasei soldati di un esercito denominato israelita e la cui popolazione fu sterminata fino all'ultimo bambino, quello di un'altra città, chiamata Gerico, le cui mura furono abbattute dal clamore di trombe fatte con corni d'ariete e poi la distruzione di tutto quanto vi era all'interno, compresi, oltre a uomini e donne, giovani e vecchi, anche i buoi, le pecore e i giumenti". Eccetera, eccetera.
    Il cattivo Caino visse a lungo - scrive Saramago: tanto da toccare con mano la cattiveria di Dio.

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  • 4

    Leggere Caino in metropolitana e non accorgersi del tempo che passa, per lo più ridendo: perché l'opera di Saramago ha, nel dissacrare la materia biblica delle origini, un che di esilarante. Caino, a ...continuar

    Leggere Caino in metropolitana e non accorgersi del tempo che passa, per lo più ridendo: perché l'opera di Saramago ha, nel dissacrare la materia biblica delle origini, un che di esilarante. Caino, a parte la "piccola" parentesi rabbiosa del fratricidio, è un saggio umile e contrito che si muove tra vari spazi temporali non sempre consecutivi, incontrando personaggi monumentali come Noè, Giobbe, Giosuè, Lot, Isacco, Abramo, che, spesso, il suo buon senso banalizza e ridicolizza, come dire che il Cattivo non è (quasi) mai più negativo degli altri. Ma il peggior personaggio che Caino incontra sulla sua strada è Dio: scaltro, vendicativo, paranoico, suscettibile, anaffettivo, antipatico, borioso. Se non ci si scandalizza di questo, l'opera si legge bene e con piacere fino al geniale ed imprevedibile finale.
    Inoltre, se non fosse stata scritta senza punteggiatura (che viziaccio...), avrei dato un punteggio più alto; ma la mancanza degli ordinari riferimenti visivi mi hanno un po' affaticato.

    dito em 

  • 1

    Pessimo libro, scritto male, ripetitivo, populista e demagogico nella continua ripetizione dell'"orrore per i bambini morti bruciati a Sodoma" (sic).
    Tanto ho amato il Vangelo, opera sublime, di immen ...continuar

    Pessimo libro, scritto male, ripetitivo, populista e demagogico nella continua ripetizione dell'"orrore per i bambini morti bruciati a Sodoma" (sic).
    Tanto ho amato il Vangelo, opera sublime, di immensa forza, inno supremo alla primazia dell'Uomo sul dio, invidioso, megalomane, sanguinario, assetato di potenza, tanto mi ha irritato Caino. Ancor di più, poi, dacché, prima di leggerlo, amando Saramago e conoscendolo bene, avevo immaginato cosa questi avrebbe potuto fare con una materia narrativa di tale potenza.
    Ecco ha fatto una lista della spesa che a un bambino veniva meglio. I personaggi sono abbozzati, la storia inconcludente, impalpabile, inutile. Non aggiunge nulla, non intrattiene nemmeno. Pure la scrittura, di solito in Saramago eccelsa, con il lungo periodare musicale, qui è spezzettata, quasi affaticata. Tutti si invecchia dopotutto e ci sta.
    I libri sono scritti bene o sono scritti male. Quando un autore ha un obiettivo differente, dimostrare qualcosa, sbaglia. Non dovrebbe scrivere un romanzo ma un manifesto politico o culturale, cose bellissime certo, importanti, ma non arte. E qui Saramago ha sbagliato.
    Succede.

    dito em 

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