Caim

Por

Editor: Caminho

4.0
(2449)

Language: Português | Number of Páginas: 185 | Format: Mass Market Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) Spanish , Catalan , Italian , Greek , English , German

Isbn-10: 972212076X | Isbn-13: 9789722120760 | Data de publicação: 

Também disponível como: Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrição do livro
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  • 1

    Insostenibile - ma non nel senso glorioso d'una prosa, o epistemologia, rivelatoria, e perciò squassante. Il nulla, su Dio, sull'essere umano, sull'autoriale prevedibilissimo (dopo Vagelo) loro confli ...continuar

    Insostenibile - ma non nel senso glorioso d'una prosa, o epistemologia, rivelatoria, e perciò squassante. Il nulla, su Dio, sull'essere umano, sull'autoriale prevedibilissimo (dopo Vagelo) loro conflitto - una caduta che irrita. [E le pagine sulle "tette" (sì) di Eva: da lacerare, senza (com)passione].

    dito em 

  • 3

    22° lettura condivisa di SALERNO CHE LEGGE

    Forse il Saramago meno Saramago di tutti i Saramago, appaiono talvolta anche le virgolette, e la punteggiatura sembra quasi appartenere al pianeta terra. Non va bene, diciamo. La verità è che è sempre ...continuar

    Forse il Saramago meno Saramago di tutti i Saramago, appaiono talvolta anche le virgolette, e la punteggiatura sembra quasi appartenere al pianeta terra. Non va bene, diciamo. La verità è che è sempre una grande avventura leggere Saramago, ma ho avuto l'impressione di prevedere le intenzioni dell'autore ancora prima di leggere, forse il meccanismo del suo pensiero è fin troppo collaudato, e in qualche modo ne è rimasto vittima illustre. Non vedo l'ora di leggere gli altri suoi libri, ma voglio centellinare.

    dito em 

  • 5

    Inchioda alle pagine Saramago il pirotecnico, il preparatore di fuochi d’artificio.
    Adoro il ritmo spiraliforme della sua prosa, ho gustato la storia leggendo molto velocemente, immaginando Josè soggh ...continuar

    Inchioda alle pagine Saramago il pirotecnico, il preparatore di fuochi d’artificio.
    Adoro il ritmo spiraliforme della sua prosa, ho gustato la storia leggendo molto velocemente, immaginando Josè sogghignare sotto i baffi.

    dito em 

  • 3

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    Secondo mio tentativo con Saramago e, ancora, non riesco a trovare una sintonia con lo scrittore. Così come era accaduto in precedenza per Il Vangelo secondo Gesù Cristo, a fine lettura ho trovato che ...continuar

    Secondo mio tentativo con Saramago e, ancora, non riesco a trovare una sintonia con lo scrittore. Così come era accaduto in precedenza per Il Vangelo secondo Gesù Cristo, a fine lettura ho trovato che il libro mi abbia lasciato molto poco - oltre a un'insofferenza data dallo stile quasi privo di punteggiatura -, ma, al contempo, non posso neanche stroncarlo perché non rientra nella mia sezione personale delle brutte letture.
    Saramago, per quel che mi riguarda, sta in un limbo indefinito, con un indice di gradimento sufficiente o appena sufficiente (cosa che fa molto ridere, essendo io una comune mortale che parla di un premio Nobel, ma tant'è): non è carne e non è pesce, né mi piace né non mi piace, attendo ogni volta la folgorazione (sia essa in positivo o negativo). Darò una terza possibilità allo scrittore in futuro, leggendo qualcosa che sia "invenzione" e non "rivisitazione" (la curiosità di leggere Cecità, nonostante tutto, ancora la ho!), perché forse il problema è dato dal fatto che io in generale non sia amante delle riscritture di personaggi già esistenti o trattati.
    Sono passati diciotto anni dalla pubblicazione de Il Vangelo secondo Gesù Cristo e Saramago torna con quello che a me è parso un divertissement di un anziano scrittore che mira più a un sollazzo personale, stavolta giocando non più col Nuovo Testamento, ma con l'Antico. Protagonista principale sarà, come da titolo, Caino il fratricida.
    Il libro si apre nel luogo in cui "tutto ebbe inizio": nell'Eden, il paradiso terrestre, Adamo ed Eva sono appena stati creati e vivono la loro vita nella tranquillità e in una sorta di noia. Arriva quasi subito il fatidico momento: i due mangiano il frutto dell'albero della conoscenza, andando contro l'ordine perentorio di Dio e divenendo consapevoli del bene e del bene. Vengono, perciò, scacciati dall'Eden con tanto di maledizioni sulle loro teste, ma il cherubino a guardia del Giardino rivela loro che esistono altri uomini sulla Terra e consiglia ai due peccatori un modo per unirsi a loro.
    Adamo ed Eva, una volta ambientati, avranno tre figli: Abele, Caino e Set. Quest'ultimo viene messo da parte da Saramago, che invece fa una riscrittura di uno dei più famosi eventi biblici: Abele, divenuto pastore, decide di onorare Dio sacrificando i suoi agnelli, laddove Caino, divenuto agricoltore, offre i più frugali prodotti provenienti dalla terra. Dio accetta i doni di Abele, ma non quelli di Caino, motivo per cui Abele tormenterà il fratello - sbeffeggiandolo malignamente per giorni. L'avvenimento culminerà - trovando una prima conclusione - nell'assassinio di Abele da parte di Caino, ma questo in verità è solo l'inizio: Dio, infatti, infuriandosi con Caino, lo condannerà, marchiandolo in fronte, a vagare con difficoltà per il tempo e per lo spazio sulla terra, senza meta e senza scopo. Caino, però, ribatte al suo Dio affermando che, se la Sua volontà fosse stata diversa e, quindi, Egli si fosse adoperato per salvaguardare la vita di Abele, le cose sarebbero andate diversamente e Abele sarebbe ancora vivo; se Caino ha la colpa "fisica", Dio ha quella "spirituale". Per rimediare parzialmente a ciò, Dio marchia, sì, Caino, ma fa anche in modo che nessun uomo possa ucciderlo.
    Comincia, in tal modo, il peregrinaggio di Caino, che, abbandonata la terra d'origine senza neanche salutare i genitori, finirà nelle terre di Nod, governate dalla disinibita Lilith (qui moglie adultera di Noah), di cui diventerà l'amante mettendola incinta; si passerà poi al sacrificio di Isacco da parte di Abramo, alla costruzione della Torre di Babele, all'annientamento di Sodoma e Gomorra, alla venerazione blasfema del vitello d'oro cominciata con Aronne mentre Mosè stava riportando le tavole con le leggi, alla narrazione delle pene inflitte a Giobbe onde dimostrare la sua fede incrollabile, alle guerre di Giosuè e, poi, infine, al racconto della vicenda dell'arca di Noè. Tutti questi episodi sono collegati tra loro tramite un comun denominatore: un Dio impietoso, rancoroso e vendicativo, dagli atteggiamenti immaturi, che ha un'errata concezione di sé (e, quindi, di cui non fidarsi), un'entità crudele, incostante e ingiusta a cui, se paragonata, anche la figura del diavolo impallidisce.
    Alla figura di questa divinità poco tradizionale, si contrappone quella altrettanto "inaspettata" di Caino, non più visto come uno dei più malvagi criminali della storia, ma come una semplice persona coi suoi pregi e i suoi difetti, né migliore ma neanche così peggiore degli altri: i comportamenti rimangono quelli di una canaglia dalla mente sveglia, ma egli non è più l'incarnazione del male, quanto più un avventuriero che si ritrova (non per sua volontà) protagonista nei più importanti eventi biblici.
    L'ironia saramaghiana in Caino è palpabile, così come anche il cinismo e lo scetticismo da ateo che contraddistinguono lo scrittore, il quale riscrive in chiave personale la Bibbia narrando gli episodi da una prospettiva controversa, opinabile e atipica, tentando di far risaltare più il coefficiente umano che non quello divino: non vi sono eroi, ma personalità imperfette.
    Se visto come la rappresentazione di una "allegoria dell'assurdo" e come un romanzo "di riscatto" della figura dell'Uomo (che si ribella, tramite l'uso di una ragione critica, ai dettami di illogica ubbidienza, liberandosi da un'ignorante sottomissione), Caino è un libro che, allora, vale. Tuttavia a me non ha fatto proprio impazzire in quanto esso non aggiunge niente di rilevante a una storia già esistente (a differenza de Il Vangelo secondo Gesù Cristo, che mi aveva lasciato comunque tiepida ma che ha sicuramente più meriti di questo), né, credo, all'opera saramaghiana - e infatti, come già detto, mi piace più pensarlo come un divertissement letterario.
    Ho trovato, inoltre, che la voce di Saramago si percepisse troppo all'interno del racconto, fin quasi a diventare egli stesso il protagonista, lasciando così poco spazio ai suoi personaggi; a ciò si aggiunge il fatto che trovi Saramago uno scrittore un po' sleale, poiché va a modificare a proprio piacimento storie tramandate ormai famose (siano esse fiction o meno).
    Ho preferito personalmente più la prima parte rispetto alla seconda (che mi ha un po' annoiato), promuovo l'ironia, ma, in generale, un libro che non reputo assolutamente imperdibile.

    dito em 

  • 4

    Europa: N vs O - 18 mar 17

    Fatto salvo che ne riparleremo prima o poi per le cure librarie (ovviamente nell’ambito della rivalità tra fratelli, ma non ne sono rimasto troppo sorpreso), andando avanti con l’età, la scrittura del ...continuar

    Fatto salvo che ne riparleremo prima o poi per le cure librarie (ovviamente nell’ambito della rivalità tra fratelli, ma non ne sono rimasto troppo sorpreso), andando avanti con l’età, la scrittura del grande portoghese mi rimane meno ostica del solito. Quando dicevo età, ovvio, che mi riferivo a José (non alla mia), ed al fatto che, per l’appunto, rispetto ai primi romanzi, quasi senza punteggiatura ed altre interpunzioni, quasi come fosse un unico lungo pensiero, da seguire con lui, le ultime prove (e questo che poi è proprio l’ultimo romanzo da lui scritto prima di morire) mi sono arse più leggibili. Ricordo ancora che non sono mai riuscito a terminare “L'anno della morte di Ricardo Reis”. Qui invece si legge, ed anche con discreta velocità, pur soppesando le parole come macigni. Certo, sono parole di un ateo che utilizza il Vecchio Testamento per i suoi scopi personali di lotta verso tutte le istituzioni, passate, presenti e future. Saramago discende da Omero e non dalla Bibbia, cristiana o ebrea che sia. Quindi sfida l’universalità che il primo omicida incarna nella sua (a meno come tramandataci) fosca figura, sfida la difficoltà che in molti si è avuta nell’affrontare caino e la sua storia, e le utilizza per il suo scopo preciso. Non tanto e solo per mostrarci un Dio irascibile e geloso, quanto (almeno questo è quello che mi arriva dalla pagina) per dire agli uomini: attenti a voi stessi, a quello che fate, siate coscienti dei vostri passi. La fine, altrimenti, sarà irreversibile. Anzi, visto che tutti sono malvagi, visto che non c’è speranza, come diceva il biblico giudice: “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Peccato però che Caino non possa morire, quindi la sua vendetta sarà la più atroce. Tutti moriranno per le loro colpe, rimarranno solo Dio e Caino a ragionare su questo per l’eternità. Questo il terribile messaggio di Saramago, che tuttavia ci permette, in queste men che 150 pagine di afre una cavalcata nei massimi “topoi” biblici. A partire proprio dalla storia di Caino e Abele, almeno di quella cristiana. Dove si vede Abele il pastore rendere grazie a Dio con i migliori capi del suo gregge e Caino l’agricoltore utilizzare solo alimenti di seconda fascia. Dio gradisce solo Abele, e Caino ci rimane male. Da qui, interviene la potente penna del Premio Nobel. Dove Abele prende in giro Caino perché solo le offerte di Abele sono ben accette. Caino cui sale la mosca al naso, e uccide Abele. Dio che ne chiede conto. Caino che rifiuta di essere messo alla prova. Da qui la punizione: andar vagando per tutta la vita, senza che nessuno possa ucciderlo. Perché avrà il marchio sulla fronte. Questa bella idea, permette quindi a Saramago di far spostare nel tempo e nello spazio l’errante Caino, così che possa assistere a tutte le prove cui viene sottoposta l’umanità. Vediamo allora, con gli occhi di Caino la distruzione di Sodoma, la costruzione della Torre di Babele, i massacri dell‘esercito di Giosuè, le pene inflitte a Giobbe, il sacrificio di Isacco, fino alla costruzione dell’Arca ed al Diluvio Universale. Dove appunto si svolgerà il dialogo finale tra le due anime del libro: il Dio vendicativo del Vecchio Testamento ed il caino irriverente. Perché è proprio Caino che chiede conto di tutte le prove cui sono sottoposti gli uomini. Che chiede conto degli innocenti uccisi, ad esempio, nella distruzione di Sodoma e Gomorra. O in quelli che moriranno in seguito al Diluvio. Insoddisfatto delle spiegazioni divine (sempre sulla falsariga della messa in prova della fiducia umana verso il divino), Caino darà vita ad un finale senza appello: imbarcato sull’Arca, visto che ormai è segnato, uccide Noè e tutta la sua famiglia. Così che non rimarrà più nessuno. Quindi è proprio Saramago che, per la sua scelta personale, ripassa tutta la Bibbia, scegliendo le scene fondamentali dell’Antico Testamento tra quelle in cui Dio si manifesta direttamente agli uomini. Scene da cui sembra discendere un Dio collerico, ingiusto e, soprattutto, illogico del quale. Ma qui c’è la grande vendetta della parola: che per ribaltarne la figura (almeno nella sua immaginazione) deve comunque presupporne la presenza, l’esistenza, e soprattutto il Verbo, quello che venne detto in principio dei secoli e rimarrà iscritto per sempre. Non entro certo nel merito della discussione tra Caino e Dio, né tra quella dei lettori del grande scrittore portoghese, tra i fautori del Santo ed i sostenitori del Diavolo. A me, molto modestamente, interessa mostrare la grande capacità inventiva che ha uno scrittore puro anche quando raggiunge la soglia dei novanta anni. La grande capacità di coinvolgerci, di farci ragionare, anche di trovare le ragioni contrarie alle sue. Spero un giorno tornare su altri suoi scritti, vincendo la difficoltà (o forse la pigrizia) che mi hanno sino ad ora impedito di apprezzarli. Finisco anche con il dubbio se Saramago avesse avuto anche il tempo di affrontare, oltre il Caino cristiano anche quello ebraico e islamico. Laddove la storia è leggermente diversa. Che i primi due “nati da donna”, erano in realtà dei parti gemellari. Il primo diede vita a Caino ed Aclima. Il secondo ad Abele e Jumelia. Onde per generare figli e popolare la razza umana, Adamo decide che Abele sposi Aclima e Caino Jumelia. Ma Aclima è più bella, e Caino, incesti a parte (che ancora non erano previsti, visto che la razza umana era composta solo da 6 persone) la vuole per sé. Poiché invece, attraverso il rifiuto del sacrificio, Dio decide in accordanza con Adamo, Caino l’invidioso piglia ed uccide il fratello. Dove si capisce allora che è tutta una questione di donne. Come sempre. Sarebbe interessante, ma non è di queste righe. Allora ve la lascio solo come provocazione.

    dito em 

  • 5

    Ingredienti: un omicida quasi involontario costretto ad una vita errante, un viaggio attraverso tutti gli episodi più celebri del vecchio testamento, un dio rancoroso, invidioso e vendicativo che inte ...continuar

    Ingredienti: un omicida quasi involontario costretto ad una vita errante, un viaggio attraverso tutti gli episodi più celebri del vecchio testamento, un dio rancoroso, invidioso e vendicativo che interviene nelle vicende umane, un esercizio letterario su temi noti traboccante di stile, profondità, ironia e lucidità.
    Consigliato: a chi vuol rileggersi la Bibbia da una prospettiva poco divina ma molto umana, a chi vuol trovare un finale diverso (e più originale) al diluvio universale.

    dito em 

  • 5

    "La storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con Dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui".

    È stupendo questo libro, forse quello che mi è piaciuto di più tra quelli che ho letto d ...continuar

    "La storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con Dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui".

    È stupendo questo libro, forse quello che mi è piaciuto di più tra quelli che ho letto di Saramago. Qui accompagniamo Caino, dopo il suo orrendo crimine, in un viaggio, tra diversi presenti, nei vari episodi più cruenti del Vecchio Testamento. Assistiamo all'eterna contrapposizione tra dio e l'uomo. Come essere umana, non posso fare a meno di parteggiare per l'uomo, che sarà pure debole, crudele e vigliacco, ma poco può di fronte a un dio meschino, vendicativo e suscettibile, che pure avrà donato alla sua creatura il libero arbitro, ma reagisce con una rabbia feroce ogni volta che viene usato.
    Buona lettura.

    dito em 

  • 4

    Un dio sfrontato e malvagio, ingiusto, quello che esce dalle pagine di Saramago. Un dio che, in definitiva, viene descritto come una qualsiasi persona che agisca in modo arbitrario. Il signore chiede ...continuar

    Un dio sfrontato e malvagio, ingiusto, quello che esce dalle pagine di Saramago. Un dio che, in definitiva, viene descritto come una qualsiasi persona che agisca in modo arbitrario. Il signore chiede anche ad Abramo di sacrificare suo figlio, "e il tutto con la massima semplicità, come chi chiede un bicchiere d'acqua quando ha sete, il che significa che era una sua abitudine, e ben radicata. La cosa logica, la cosa naturale, la cosa semplicemente umana sarebbe stata che abramo avesse mandato il signore a cagare, ma non è andata così".

    dito em 

  • 5

    L’assassinio di Abele è lo spunto iniziale per un pellegrinaggio infinito in cui Caino rivisita gli episodi principali del Vecchio Testamento, mettendo sempre in discussione l’operato di Dio: i silenz ...continuar

    L’assassinio di Abele è lo spunto iniziale per un pellegrinaggio infinito in cui Caino rivisita gli episodi principali del Vecchio Testamento, mettendo sempre in discussione l’operato di Dio: i silenzi, gli ordini, il cieco ubbidire, il fare di tutta l’erba un fascio.
    Lo stile di Saramago è un flusso che mischia sapientemente il serio e il faceto. La natura episodica mi è piaciuta e mi ha fatto riscoprire passi della Bibbia dimenticati, ma il finale è stato proprio tutto. Fino a prova contraria trovo che Saramago sia l’unico autore a saper rivisitare la Bibbia alla perfezione.

    dito em 

  • 3

    Saramago è sempre Saramago; rimango affascinata dalla sua scrittura che ti prende e non ti lascia; fuggito dopo aver ucciso Abele, nel suo girovagare incontra i vari protagonisti del Vecchio Testament ...continuar

    Saramago è sempre Saramago; rimango affascinata dalla sua scrittura che ti prende e non ti lascia; fuggito dopo aver ucciso Abele, nel suo girovagare incontra i vari protagonisti del Vecchio Testamento come Noè, Abramo, l'annientamento di Sodoma e Gomorra ma soprattutto incontro Dio e ne diventa il suo più grande critico.

    dito em 

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