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Cambiare regime

La sinistra e gli ultimi 45 dittatori

By Christian Rocca

(42)

| Others | 9788806182915

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Book Description

Qual è una politica estera di sinistra? Un interrogativo antico ma ancoraprivo di risposta. Dinanzi alle decine di regimi dittatoriali del pianeta, iprogressisti possono accontentarsi di difendere lo status quo e la stabilità?Non &egrav Continue

Qual è una politica estera di sinistra? Un interrogativo antico ma ancoraprivo di risposta. Dinanzi alle decine di regimi dittatoriali del pianeta, iprogressisti possono accontentarsi di difendere lo status quo e la stabilità?Non è, invece, più coerente con la missione di una sinistra delle libertàpromuovere la democrazia in tutte le sue forme e, dunque, lottare contro letirannie? Da Carlo Rosselli ad Amartya Sen, da Arthur Koestler a John F.Kennedy, da Bill Clinton a Tony Blair, nel corso del Novecento la sinistra hafatto dell'espansione della democrazia la sua migliore bandiera. In un mondonon meno tormentato, quella bandiera non deve essere abbandonata, a costo disfidare le convenzioni del pacifismo e dell'antiamericanismo. Un libro nonconformista che interroga la coscienza civile della sinistra italiana.

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    Il libro di Christian Rocca vuole essere uno stimolo, intellettuale e politico, all’attuale governo di centrosinistra che più o meno è così sintetizzabile: “Mettete la promozione della democrazia al centro della politica estera”.
    La diagnosi da ...(continue)

    Il libro di Christian Rocca vuole essere uno stimolo, intellettuale e politico, all’attuale governo di centrosinistra che più o meno è così sintetizzabile: “Mettete la promozione della democrazia al centro della politica estera”.
    La diagnosi da cui muove il libro è anche largamente condivisibile: il legame ombelicale che, di fatto, legava buona parte della sinistra all’Unione Sovietica ha fatto sì che la politica estera della sinistra sia stata spesso troppo attenta alle ragioni geopolitiche dell’ex Unione Sovietica e troppo poco alle ragioni della democrazia e della decenza morale.
    Da queste premesse, con qualche passaggio logico, si arriva alla legittimazione dell’intervento militare.
    E a questo punto, può essere interessante indagare un po’ più a fondo i principi generali che, ad esempio in Blair, hanno costituito le linee di indirizzo volte a determinare in che condizioni specifiche è giusto e legittimo intervenire fissando criteri e limiti all’uso della forza: a) Siamo sicuri fino in fondo della nostra causa? b) Abbiamo davvero esaurito tutte le opzioni diplomatiche a disposizione? c) Esistono chance sicure che un intervento militare produca le conseguenze desiderate? d) Siamo preparati a restare sul terreno a lungo? e) E infine: abbiamo interessi nazionali in gioco?
    Ed è significativo che proprio Blair includa fra i criteri gli interessi nazionali in gioco: anche per il più interventista e idealista dei leader europei, ha riconosciuto che una dose di realismo è inevitabile e sana in politica estera.
    Proprio su quest’ultimo punto, forse, Rocca commette un errore: il suo ragionamento, infatti, non tiene conto dei rapporti di forza esistenti.
    La politica di “esportazione della democrazia” attraverso atti di forza intrapresa dall’amministrazione Bush ha, in questo senso, alcuni punti di contatto con la dottrina (che credo sia di Trotzkji) dell’esportazione della rivoluzione bolscevica. Sembra essere animata dallo stesso volontarismo ed essere imbevuta dello stesso disprezzo per i rapporti di forza esistenti sul terreno. E non è affatto un paradosso, dato che il retroterra culturale di molti intellettuali “neocon” trova proprio lì le sue origini.
    Se poi pensiamo che il libro è rivolto prioritariamente alla politica estera italiana, si può evidenziare anche un altro elemento di debolezza nella tesi del libro.
    Qualunque politica estera ha infatti bisogno di fondarsi su specifiche priorità e su un rapporto razionale fra obiettivi e mezzi: in sostanza, sul senso dei limiti. Di conseguenza, una media potenza europea come l’Italia non ha quale obiettivo l’esportazione della democrazia in tutto il mondo ma invece può avere due missioni specifiche: la Turchia e i Balcani. È su questi fronti che, chi crede nella diffusione della democrazia come obiettivo serio della politica europea, deve lavorare in una prospettiva di allargamento dell’Europa.

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    lucioms said on Jan 3, 2008 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Autore: Christian Rocca
    Argomento: Saggio Politico
    Voto: 7.5

    L'ultimo libro di Christian Rocca, inviato speciale del "Foglio" e attento conoscitore della politica americana e della geo-politica, risponde principalmente ad una domanda: ...(continue)

    Autore: Christian Rocca
    Argomento: Saggio Politico
    Voto: 7.5

    L'ultimo libro di Christian Rocca, inviato speciale del "Foglio" e attento conoscitore della politica americana e della geo-politica, risponde principalmente ad una domanda: qual'è una politica estera di sinistra?

    Rocca si chiede infatti perchè i partiti della sinistra italiana si ostinino a difendere dei regimi dittatoriali (Castro, Saddam, il governo palestinese e tanti altri) che non mettono al primo posto il benessere delle persone da loro governate, ma che invece le usano per i loro interessi e le sfruttano per i loro fini.

    La sinistra, che si propone di difendere i ceti più deboli, dovrebbe fare l'esatto contrario e dovrebbe battersi per promuovere la democrazia ed il rispetto dei diritti umani in tutti i paesi del mondo.

    Essa invece si trincera ancora dietro le bandiere del pacifismo e dell'anti-americanismo non capendo che non sono gli USA i colpevoli di tutti i mali del mondo e che essere "pacifisti senza se e senza ma" serve solo a mantenere lo status quo di quei paesi in cui prosperano i dittatori più sanguinari.

    Un serio esame di coscienza sarebbe necessario alla sinistra italiana che è rimasta attaccata a ideali e pregiudizi della guerra fredda senza notare che la guerra fredda è finita da quasi 20 anni e che nel frattempo il mondo è cambiato.

    Un unico appunto che si può fare a Rocca è che lui, al contrario della sinistra, è anche troppo ingenuamente filo-americano e sposa anche delle posizioni sbagliate dell'amministrazione attuale e dei neo-con.

    Ad esempio la situazione attuale in Iraq ci dimostra come intraprendere questa guerra sia stato sbagliato non per motivi ideologici, ma perchè in pratica il popolo iracheno (o i vari popoli che abitano all'interno dei confini di questo stato) sono passati dalla padella alla brace e gli americani non sanno più che pesci pigliare.

    Un pò ingenua è anche la visione che ha Rocca dei neo-con che avrebbero il solo scopo di portare la democrazia, con le buone o con le cattive, in tutti quei paesi in cui ancora non c'è.

    Questo però non è propriamente esatto, infatti gli USA, da stato pragmatico quale sono, agiscono solo dove hanno degli interessi da difendere (diciamo che il medio oriente gli sta a cuore molto più dell'Africa ad es.).

    Cambiare regime è comunque un libro interessante e ricco di spunti e ringrazio Gianluigi di avermelo regalato!

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    Gaspa said on Aug 27, 2007 | Add your feedback

Book Details

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  • Others 254 Pages
  • ISBN-10: 8806182919
  • ISBN-13: 9788806182915
  • Publisher: Einaudi
  • Publish date: 2006-01-01
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