Camera con vista

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 25

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

3.8
(3461)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 223 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese , Catalano , Chi semplificata , Portoghese , Polacco , Ceco

Isbn-10: 8481304867 | Isbn-13: 9788481304862 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Marisa Caramella

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Rilegato in pelle

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 3

    É il terzo libro di Forster che leggo e l'ho trovato piuttosto ripetitivo (nonostante in effetti abbia iniziato la stesura di questo romanzo prima degli altri), non mi ha coinvolta particolarmente. Ho ...continua

    É il terzo libro di Forster che leggo e l'ho trovato piuttosto ripetitivo (nonostante in effetti abbia iniziato la stesura di questo romanzo prima degli altri), non mi ha coinvolta particolarmente. Ho trovato troppo similitudini con "Passaggio in India" e "Casa Howard", tanto che a tratti quasi mi annoiava. Per fortuna non é molto lungo cosí sono riuscita a terminarlo senza troppi problemi.

    ha scritto il 

  • 3

    Spinta dal ricordo del film che ha consacrato Helena Boham Carter, ho voluto leggere il romanzo che ha dato spunto ad esso e devo dire che la trasposizione cinematografica, per quanto possa ricordare, ...continua

    Spinta dal ricordo del film che ha consacrato Helena Boham Carter, ho voluto leggere il romanzo che ha dato spunto ad esso e devo dire che la trasposizione cinematografica, per quanto possa ricordare, è abbastanza fedele al libro.
    Del resto Forster è uno scrittore poetico che scrive proprio come se stesse allestendo lui stesso una sceneggiatura; egli infatti riesce con le sue descrizioni bucoliche a farci immergere nelle meravigliose ambientazioni della Toscana dei primi anni del Ventesimo secolo e nella lussureggiante campagna inglese, focalizzando la nostra attenzione su particolari tagli di inquadratura: una distesa di viole, una selva verdeggiante che nasconde uno stagno, un libro lasciato sull'erba... tutti pretesti per creare lo scenario entro cui si sublimano i conflitti dell'animo umano, l'eterna dicotomia tra ragione e sentimento, tra moralismo e manierismi di facciata della vecchia borghesia e le emozioni fresche e spontanee dei giovani anticonformisti.
    Molto originale e piacevolmente malinconica l'appendice di fine romanzo che ci informa del probabile destino dei protagonisti, ipotizzato dall'autore a distanza di una cinquantina d'anni... una malinconia suggestiva, degno epilogo di un'opera altrettanto suggestiva e a tratti struggente.

    ha scritto il 

  • 4

    George e Lucy. Lui capace di vedere e percepire la realtà nascosta dietro le apparenze, lei attenta alle convenzioni sociali della borghesia vittoriana ma costretta a fare i conti con i propri sentime ...continua

    George e Lucy. Lui capace di vedere e percepire la realtà nascosta dietro le apparenze, lei attenta alle convenzioni sociali della borghesia vittoriana ma costretta a fare i conti con i propri sentimenti. Forster affronta la contrastata vicenda sentimentale con sottile ironia e umana simpatia: quello del cuore non ancora sviluppato e della lacerazione tra perbenismo ed emotività. Lo fa con maestria e linguaggio ricco di periodi poetici cogliendo un'Inghilterra gotica puritana, provocatoriamente opposta allo spirito mediterraneo, gioioso, pagano e "rinascimentale".

    ha scritto il 

  • 4

    Di fanciulle che si credono moderne e indipendenti e finiscono invece per combinare un gran casino..
    di uomini che si sforzano di stare dietro alle intraprendenze delle loro signore e finiscono per ri ...continua

    Di fanciulle che si credono moderne e indipendenti e finiscono invece per combinare un gran casino..
    di uomini che si sforzano di stare dietro alle intraprendenze delle loro signore e finiscono per rimanere a bocca aperta e magari anche asciutta..
    di amici e parenti che, nonostante il loro atteggiamento libertario, finiscono per ricadere nei soliti, meschini pregiudizi..
    e dell'insospettabile, ma rassicurante saggezza della vecchiaia che finisce per aggiustare ogni cosa..
    scritto con garbo, freschezza e una ironica bonomia per quei difetti che, bene o male, sono inevitabili per noi poveri mortali.
    I fulminanti scambi di opinione rimandano continuamente al film omonimo(bellissimo!!! Ho avuto Helena Bonham Carter e la sua trecciona davanti agli occhi per tuta la lettura..) e rivelano una finezza psicologica non indifferente.
    Peccato solo per quel finale, così prosaico: sì, non bisogna fidarsi di nessuno, neppure(tanto meno!!!) degli scrittori quando ci spacciano per buono un idilliaco modello di felicità altrui :(

    ha scritto il 

  • 2

    Il libro non è scritto in modo noioso, alla fine è scorrevole e si lascia leggere senza difficoltà, però la storia in sè lascia parecchio a desiderare e in più c'è qualcosa che la rende molto irritant ...continua

    Il libro non è scritto in modo noioso, alla fine è scorrevole e si lascia leggere senza difficoltà, però la storia in sè lascia parecchio a desiderare e in più c'è qualcosa che la rende molto irritante. Praticamente tutti i personaggi sono odiosi e insopportabili, a partire dalla giovane protagonista Lucy, bigotta, sciocca, superficiale e incredibilmente influenzabile (la scelta finale di "decidere di amare" George dopo una chiacchierata con suo padre è obiettivamente inverosimile). Ho sinceramente maltollerato la bigotteria di cui è intriso questo romanzo: va bene che è stato scritto all'inizio del 1900, ma sinceramente ho letto libri più vecchi dove non si facevano tutti questi problemi! E' snervante leggere come un casto bacio possa essere la rovina per una ragazza e altre simili sciocchezze.

    ha scritto il 

  • 2

    Deludente, molto deludente! E diciamo pure che sono stata proprio contenta che sia stato deludente.
    Noiosi questi ricchi borghesi inglesi che alla fine dell’’800 potevano permettersi un viaggio in Ita ...continua

    Deludente, molto deludente! E diciamo pure che sono stata proprio contenta che sia stato deludente.
    Noiosi questi ricchi borghesi inglesi che alla fine dell’’800 potevano permettersi un viaggio in Italia nella bellissima Firenze. Tema ormai troppo sfruttato questo del bel paese, e a cui manca la meraviglia della scoperta dei viaggiatori del ‘700, in cui i nordici sfuggendo al perbenismo borghese ritrovano la genuinità dei sentimenti più veri e seguono l’istinto vitale dell’attrazione fatale. La timorata signorina Lucy Honeychurch riesce a rompere il fidanzamento con Cecil per seguire George giovane schietto ed anticonformista.
    Un libro di cui avevo sentito parlare e decantarne le lodi e che mi era balzato agli occhi e avevo acquistato ad una bancarella davanti a Palazzo Strozzi a Firenze. Mi era sembrato un segno. Il segno rimane per capire come ormai lontana sia quell’immagine del mondo. Troppo semplice.

    ha scritto il 

  • 1

    Frustrante

    Questo libro è stato per me molto frustrante. Al punto che non sono nemmeno riuscita a finirlo. I personaggi sono bidimensionali, le vicende narrate non sono incisive. Per me leggere il libro o legger ...continua

    Questo libro è stato per me molto frustrante. Al punto che non sono nemmeno riuscita a finirlo. I personaggi sono bidimensionali, le vicende narrate non sono incisive. Per me leggere il libro o leggerne la definizione su wikipedia è stato quasi equivalente.

    ha scritto il 

  • 5

    "La vita, ha scritto un mio amico, è un concerto di violino suonato in pubblico, e si impara a conoscere lo strumento solo suonando"

    Ho trovato in questo libro un po' dei Buddenbrooks di Thomas Mann i ...continua

    "La vita, ha scritto un mio amico, è un concerto di violino suonato in pubblico, e si impara a conoscere lo strumento solo suonando"

    Ho trovato in questo libro un po' dei Buddenbrooks di Thomas Mann in versione inglese. Mi ha ricordato il dualismo tra natura e finzione, tra convenzione e necessità.

    Si percepisce in Forster il desiderio di rimanere ancorato alla tradizione del romanzo, ma allo stesso tempo anche la spinta proveniente dal contesto letterario e filosofico in cui operava verso il cambiamento.

    Come scrive Isherwood, Forster dà l'idea di distendersi a proprio agio nel romanzo, senza essere bloccato da una struttura convenzionale (pur non raggiungendo i livelli di introspezione modernisti di Bloomsbury).

    Bellissimi sono ad esempio i passaggi asciutti e gli scavallamenti che avvengono su momenti chiave e che si contrappongono invece a descrizioni più piane e allungate dei paesaggi e degli stati emotivi dei personaggi.

    Un grande talento nell'esprimere in poche parole i pensieri ed i ragionamenti sulla vita e sul desiderio che tutti abbiamo provato, in maniera più o meno inconscia.

    ha scritto il 

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