Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Camminare, una rivoluzione

Di

Editore: Donzelli

3.7
(27)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 149 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8860366283 | Isbn-13: 9788860366283 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Health, Mind & Body , Religion & Spirituality , Social Science

Ti piace Camminare, una rivoluzione?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
"Avviso ai lettori. Lasciate stare. Se cercate insegnamenti sul camminare all'ultima moda, con tanto di lezioni, corsi universitari e relativi professori, oppure sul camminare come cura di sé, o infine pagine e pagine di resoconti di camminate che si perdono invariabilmente tra il noioso, l'elegiaco o il paranoico, ripeto a scanso di equivoci: lasciate stare. Questo libro non fa per voi." Inizia così l'itinerario che Adriano Labbucci suggerisce al lettore e che del camminare si serve come di una bussola per percorrere un paesaggio insieme geografico e mentale, alla ricerca di punti di riferimento, alla scoperta di un modo diverso per impostare il nostro rapporto con gli altri e con il mondo che ci circonda. Al punto che camminare non solo è un'attività ormai poco praticata, ma spesso è anche guardata con sospetto e fastidio; un atteggiamento che può sfociare in frasi paradossali come questa: "Il pedone rimane il più grande ostacolo al libero fluire del traffico". Potrebbe sembrare una battuta di Woody Alien, ma in realtà è stata pronunciata da un gruppo di urbanisti consulenti del sindaco di Los Angeles: si tratta, scrive l'autore, dell'"espressione tragica e surreale di quel mondo capovolto che è il nostro."
Ordina per
  • 3

    Più che un libro sul camminare è un'analisi della società odierna. Su questo versante poi insieme a certe idee e osservazioni condivisibili, ce ne sono alcuni decisamente 'luoghi comuni'.


    Niente di nuovo, sembra tanto un copia-incolla di altri libri e altri articoli di giornale. (e non so ...continua

    Più che un libro sul camminare è un'analisi della società odierna. Su questo versante poi insieme a certe idee e osservazioni condivisibili, ce ne sono alcuni decisamente 'luoghi comuni'.

    Niente di nuovo, sembra tanto un copia-incolla di altri libri e altri articoli di giornale. (e non solo perché ricco di citazioni, cosa che non guasta mai)

    ha scritto il 

  • 4

    Adriano Labbucci pubblica in questo piccolo saggio una serie di riflessioni su un’attività quotidiana e quasi scontata della nostra vita: camminare. L’autore, attraverso un testo di piacevole lettura, evidenzia l’importanza, la profondità e il potenziale di questo gesto umano, avvalendosi di molt ...continua

    Adriano Labbucci pubblica in questo piccolo saggio una serie di riflessioni su un’attività quotidiana e quasi scontata della nostra vita: camminare. L’autore, attraverso un testo di piacevole lettura, evidenzia l’importanza, la profondità e il potenziale di questo gesto umano, avvalendosi di molti riferimenti a filosofi, scrittori,…che hanno dedicato parole al significato del camminare. Camminare e pensare sono due azioni che ben convivono e tra le quali si instaura “un magico accordo”. Come il titolo ci fa subito comprendere, Labbucci considera il camminare una scelta controcorrente nella nostra attuale società sovrastata dal dominio della tecnica, del profitto e della velocità necessaria al rendimento economico. Leggiamo qualche riga del libro: “Non c’è nulla di più sovversivo, di più alternativo al modo di pensare oggi dominante. Camminare è una modalità del pensiero. È un pensiero pratico. È un triplo movimento: non farci mettere fretta; accogliere il mondo; non dimenticarci di noi, strada facendo”.

    ha scritto il 

  • 4

    E' in lettura, mi pare molto molto bello (tra l'altro, io sono una camminatrice).
    Cita una delle mie poesie predilette, di Kavafis, Itaca; e vorrei allora ricordare che si può camminare in due, assieme a chi ci è caro, che magari non ama o non può camminare; ma si cammina assieme lo stesso, ...continua

    E' in lettura, mi pare molto molto bello (tra l'altro, io sono una camminatrice).
    Cita una delle mie poesie predilette, di Kavafis, Itaca; e vorrei allora ricordare che si può camminare in due, assieme a chi ci è caro, che magari non ama o non può camminare; ma si cammina assieme lo stesso, ci si parla, si dialoga camminando. Camminare significa talora anche viaggiare assieme, da soli, ma assieme, e condividere visioni.
    Finito! Il contenuto del libro va oltre la mia riflessione "intimistica"; suggerisce una propria idea del mondo e del futuro, prende le distanze dagli eccessi dello sviluppo forzato e dell'ipertecnologia incombenti sul pianeta e in questo senso denuncia gli errori compiuti in passato e che rischiamo di ripetere.
    Di tutto ciò la passione per il camminare è perfetto elemento simbolico.
    Confermo: è un bel libro, colto e stimolante.

    ha scritto il 

  • 4

    Pubblicata sull'Ippogrifo

    Dovrei scrivere queste note camminando, o almeno pensarle, spostandomi da un luogo ad un altro. Avrei dovuto leggere Camminare, una rivoluzione deambulando e non seduto in poltrona come ho fatto.
    La prima domanda è: Camminare è spostarsi da A a B, raggiungere una meta, arrivare ad un(a) fin ...continua

    Dovrei scrivere queste note camminando, o almeno pensarle, spostandomi da un luogo ad un altro. Avrei dovuto leggere Camminare, una rivoluzione deambulando e non seduto in poltrona come ho fatto.
    La prima domanda è: Camminare è spostarsi da A a B, raggiungere una meta, arrivare ad un(a) fine? O camminare è indeterminato, è senza tempo, senza motivo, senza distanza?
    "Camminare è contemporaneamente mezzo e fine, attraverso e meta, in cui è predominante la dimensione del piacere e della curiosità come fine in sé, non strumento per qualche altra cosa." (p.18)
    In questo è rivoluzionario, pretende di cambiare non solo la realtà ma anche l'immaginazione, i camminatori, racconta Labbucci, non contano i passi, ma contano i luoghi, archiviano emozioni e non battiti del cuore.
    Chi cammina lo fa comodamente, è leggero ma non nudo, è costante ma non inflessibile, si ferma quando vuole e riprende con la stessa noncuranza, è irrequieto ma non inquieto.
    Andare a passeggio è una cosa che i bambini sanno fare, a modo loro, curiosi, attivi, ricettivi, trasformano ogni attività in un gioco segreto di cui raramente cogliamo le regole (conta i passi, stacca le gomme, scalcia i sassi, scrosta i muri, cammina sui bordi). Per loro, come per noi inconsapevolmente:
    "Camminare è libertà. Libertà è autonomia. Autonomia è rischio. Camminare è rischioso "(p.63)
    Oggi non passeggiamo più, non corriamo pericolo. Andiamo sempre da qualche parte a fare qualche cosa: comprare, lavorare, bere, mangiare, apprendere, curarsi. Non passeggiamo più, e non stiamo neanche più fermi.
    Se passeggi sei un anormale: devi camminare in montagna, devi fare trekking, o fare un pellegrinaggio devozionale, camminare è troppo poco e, soprattutto, non produce nulla.
    "Se si è umili si cammina, con Dio o senza Dio; se si è superbi non si cammina si striscia.
    L'umiltà è l'anima del camminare"
    Ricordo da ragazzo le infinite passeggiate circolari, una sorta di pratica sufi rallentata, un deambulare frenetico, a passi lenti e spavaldi, attento alle facce, ai vestiti, ai corpi dell'altro. Accadeva di scoprire angoli, altezze e vie di fuga inaspettate. La città, la piccola città della mia adolescenza, era il luogo della wilderness urbana inconsapevole.
    Passeggiare permette questo: l'osservazione distratta.
    Permette di vedere, guardare, osservare o studiare a seconda della curiosità, della casualità. Nel camminare non c'è nulla di trascendente, non si aspira ad una vetta ne si rischia di cadere in un baratro.
    Solo camminare ci fa ritrovare, ci permette di passare decine di volte per la stessa strada e vederla sempre nuova: luminosa, oscura, fredda, calda, profumata o pestilenziale. Ogni particolare può cambiare, come naturalisti osserviamo le incrostazioni dei muri allo stesso modo dello sbocciare dei fiori. Labbucci ci racconta dei molti flâneur, dell'arte di andare a passeggio per le strade come se si fosse in collina fra filari di cipressi. Oggi che è tutto telecamere e sicurezza, che senso ha passeggiare in città? Oggi che persino le campagne sono ciclovie, ippovie, sentieri letterari, oggi che le piazze sono o parchi a tema aperitivo, o sono deserte senza bar e negozi, oggi che le piazze sono quelle dei centri commerciali con tanto di bancarelle e giocolieri che senso ha passeggiare?
    "Solo camminando si può scoprire quante persone e quante porte possono ancora aprirsi sull'onda di un «Buongiorno» e portando con sé il sorriso migliore, quante riserve di umanità e gentilezza si possono ancora trovare se si esce e si riesce a parlare." (p.144)
    Camminare, una rivoluzione rende omaggio a Bruce Chatwin, al suo nomadismo intellettuale, ci ricorda che camminare ci permette di passare sulla terra leggeri, di incidere sulla storia con la nostra vita, con la nostra singola diversità, di transitare dalla normalità, sempre banale, alla alterità, sempre unica e pericolosa.
    "È una verità storica che nei regimi dittatoriali il movimento, in ogni sua forma, è guardato con sospetto, elemento di disturbo da tenere a freno poiché rompe l'ordine imposto." (p.48)
    Camminare è politico, è comunità. Si cammina da soli, sempre, perchè camminare è anarchico , è individualista, è democratico.
    Le dittature marciano, fanno adunate, schierano masse e non individui. Per muoversi, nelle dittature, servono timbri, documenti, autorizzazioni, motivi validi. Non ci si muove da soli ma in modo coatto, prestabilito o accompagnati.
    Camminare permette di pensare, di parlare e di stare zitti. Di riposare e di fermarsi, di stancarsi e di rinfrancarsi.
    La politica dovrebbe essere la stessa cosa: pensare, parlare, rinfrancarsi, fermarsi a riposare. Far riposare la comunità, farla godere di ciò che il pensiero e la parola hanno trasformato in politica e la politica in azione e Labbucci ci ricorda che si può, ancora, fare.

    ha scritto il 

  • 3

    3 stelle solo per il groviglio di citazioni notevoli, tra le quali sicuramente pescherò per le mie prossime letture.Per il resto pochi spunti personali e un divagare quasi fastidioso in argomenti che con il camminare c'entrano ben poco..

    ha scritto il 

  • 3

    L'andamento del libro è simile a un camminare senza meta, un camminare che divaga qua e là. Molte citazioni interessanti, ma anche molte osservazioni che con il camminare hanno poco a che vedere. E non basta camminare per essere di sinistra.

    ha scritto il