Canale Mussolini

I Capolavori del Premio Strega - 42

Di

Editore: Il Sole 24 Ore su licenza Mondadori

4.1
(3288)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 460 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese , Olandese , Danese

Data di pubblicazione: 

Prefazione: Stefano Salis

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
" Fu un esodo. Trentamila persone nello spazio di tre anni - diecimila all'anno - venimmo portati quaggiù dal Nord. Dal Veneto, da Friuli, dal Ferrarese. Portati alla ventura in mezzo a gente straniera che parlava un'altra lingua. Ci chiamavano "polentoni" o peggio ancora "cispadani". Ci guardavano storto. E pregavano Dio che ci facesse fuori la malaria. "
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  • 1

    Darwinismo sociale e Familismo morale lo avvelenano

    Pennacchi scrive un romanzo "maledetto". Bello. Scritto in modo semplice e accessibile diventa occasione per la divulgazione storica attraverso vicende umane sapientemente intrecciate lungo più gene ...continua

    Pennacchi scrive un romanzo "maledetto". Bello. Scritto in modo semplice e accessibile diventa occasione per la divulgazione storica attraverso vicende umane sapientemente intrecciate lungo più generazioni. In un immaginario racconto-dialogo con un "ingenuo" ascoltatore , come fosse una delle tradizionali veglie rurali accanto al fuoco, la narrazione rilascia, lento e inesorabile, il proprio veleno...
    Raccontando una famiglia che dal socialismo di fine ottocento passerà nel campo fascista per restarvi convintamente fino a liberazione avvenuta Pennacchi prova a volare "aldilà del bene e del male" ed ha bisogno di un impianto filosofico che metta i suoi personaggi al riparo da ogni giudizio morale.
    E' in questo senso che usa il Darwinismo Sociale come scudo e il Familimso Morale come spada. Nell'universo del romanzo ognuno agisce per sopravvivere e far sopravvivere la sua specie (darwinsimo sociale), ogni azione umana è giudicabile solo in relazione al vantaggio o al danno portato alla propria famiglia (familismo morale). Si arriva, pian piano, non tanto alla ripetizione di frasi assolutorie (l'< < ognuno ha le sue ragioni>> dello zio Adelchi) ma all'appiattimento dei personaggi le cui scelte perdono di vita e intensità nascoste dietro un' idea di uomo che non è altro che < < fuscello nel vento del destino>>. Questo, a mio avviso, è il limite massimo ed estremo del libro che sfugge, forse, alle stesse intenzioni dell'autore. Pennacchi non mi risulta essere un "epigono del revisionismo" e usa addirittura i lavori di storici come Del Boca e Rochat (anti-colonialisti, anti-fascisti) per ricostruire la barbarie italiana in Africa. Eppure la potente e ricca macchina narrativa del romanzo rischia di risolversi in una subdola operazione di "riabilitazione" e "deresponsabilizzazione" del fascismo e dei suoi "corollari storici"; sessimo-patriarcato-obbedienza all'autorità-razzismo-militarismo-ecc... .
    Occhio quindi; una stella come segnale di pericolo affinchè in nessuna osteria, neanche quella in cui si racconta questo romanzo, sia "vietato parlare di politica".

    ha scritto il 

  • 5

    Un buon libro per la scuola

    Io consiglio questo libro ad uso anche scolastico.
    Ho rivisto la storia d'Italia. Ho visto le strade d'Italia. Ho rivisto i racconti di mio padre.
    Ben scritto, pieno di osservazioni sincere che posson ...continua

    Io consiglio questo libro ad uso anche scolastico.
    Ho rivisto la storia d'Italia. Ho visto le strade d'Italia. Ho rivisto i racconti di mio padre.
    Ben scritto, pieno di osservazioni sincere che possono educare l'italiano a capire da dove si viene, cosa si è sbagliato e cosa si può rifare.

    ha scritto il 

  • 3

    Bel romanzo, nonostante una prospettiva discutibile.

    Narrazione molto ricca ed articolata, capace di coinvolgere profondamente il lettore nel contesto sociale e nei risvolti familiari dei protagonisti, anche grazie all'uso di uno stile colloquiale che p ...continua

    Narrazione molto ricca ed articolata, capace di coinvolgere profondamente il lettore nel contesto sociale e nei risvolti familiari dei protagonisti, anche grazie all'uso di uno stile colloquiale che punta, con successo, più all'efficacia che all'eleganza.
    L'aspetto più discutibile però riguarda il fatto che al ritmo del ritornello «Ognuno gà le só razón» si nasconde uno sguardo davvero troppo indulgente nei confronti del fascismo, tutto sommato una dittatura buona se guardato attraverso gli occhi della famiglia Peruzzi.

    ha scritto il 

  • 4

    Maladeti Zorzi Vila!

    Un libro da leggere. Grandioso, mi verrebbe da dire. Ci sono alcune parti molto lente e anche molto noiose: parlano di storia del fascismo e di tecnica delle colture e di nomi e date eccetera. Però, p ...continua

    Un libro da leggere. Grandioso, mi verrebbe da dire. Ci sono alcune parti molto lente e anche molto noiose: parlano di storia del fascismo e di tecnica delle colture e di nomi e date eccetera. Però, poi ci sono passi che sconfinano nel sublime, nel tragico, nel comico. Una saga epica, quella dei Peruzzi. Con un'impostazione realistica e storica, ma con personaggi che sembrano usciti dai libri di Jodorosky o da Cent'anni di solitudine di Marquez, al quale, secondo me, non è blasfemo avvicinare Canale Mussolini.
    Ed è un vero spasso sentire litigare Mussolini e Hitler in dialetto veneto, o leggere le vicende delle api dell'Armida che sempre in veneto la rimproverano o la coccolano.
    Perché non 5 stellette allora? Perché molte pagine sono pesanti e perché il finale è troppo oltre tutto quello che è stato fin lì narrato.
    Comunque, da leggerlo e goderselo, maladeti Zorzi Vila!

    ha scritto il 

  • 5

    eccezionale

    Libro, quasi geniale, per trama e scrittura. L'autore con un linguaggio colloquiale e popolare, a volte colorito, ha raccontato la bonifica dell'agro pontino e le vicende di una famiglia di coloni ven ...continua

    Libro, quasi geniale, per trama e scrittura. L'autore con un linguaggio colloquiale e popolare, a volte colorito, ha raccontato la bonifica dell'agro pontino e le vicende di una famiglia di coloni veneti dai primi anni del 900 alle seconda guerra mondiale, intrecciando episodi storico politici con le avventure dei protagonisti in maniera magistrale.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo "nazionale"

    Un romanzo che finalmente cerca di riconciliare il paese con la sua storia.
    Una storia forse non del tutto "vera" fino all´ultimo dettaglio ma frutto di un compromesso che vuole guardare avanti, super ...continua

    Un romanzo che finalmente cerca di riconciliare il paese con la sua storia.
    Una storia forse non del tutto "vera" fino all´ultimo dettaglio ma frutto di un compromesso che vuole guardare avanti, superando la guerra di posizione e i revisionismi che ci logorano da troppi decenni.
    Un romanzo anche privo delle consuete condanne morali pronunciate da ciascuna parte contro l´altra ma che conosce e riconosce il confine tra Bene e Male che durante quegli anni e' stato piu' volte attraversato. Una storia italiana possibile, da condividere, che non dimentica nulla, tantomeno le aberrazioni del fascismo ma che può essere adottata da tutti perche' in essa tutti possono riconoscersi con l'intero carico di cose "buone" e "meno buone" che ci tiriamo da decenni dietro.
    Struttura coinvolgente e narrazione molto vivace, con le accelerazioni in avanti ben dosate e amalgamate al plot principale, lingua assolutamente interessante.
    Spunti divertenti e ironici, se non esplicitamente comici, che rendono la lettura ancora più godibile e serena. Non di rado la drammaticita' del racconto si stempera e si dissolve grazie a delle belle e liberatorie risate.
    Insomma ... veramente qualcosa di buono.

    ha scritto il 

  • 1

    Didascalico, nell'accezione negativa del termine; scritto male; ammiccante. L'ho abbandonato, indignata, dopo una trentina di pagine e, cosa che non faccio mai, me ne sono addirittura liberata regalan ...continua

    Didascalico, nell'accezione negativa del termine; scritto male; ammiccante. L'ho abbandonato, indignata, dopo una trentina di pagine e, cosa che non faccio mai, me ne sono addirittura liberata regalandolo ad un'amica. Inoltre, "La storia siamo noi" non l'ha inventata Pennacchi (personaggio oltremodo sgradevole): è, a mio parere, una delle più belle canzoni di De Gregori.

    ha scritto il 

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