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Canale Mussolini

I Capolavori del Premio Strega - 42

Di

Editore: Il Sole 24 Ore su licenza Mondadori

4.1
(2773)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 460 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese , Olandese , Danese

Data di pubblicazione: 

Prefazione: Antonio Pennacchi

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
" Fu un esodo. Trentamila persone nello spazio di tre anni - diecimila all'anno - venimmo portati quaggiù dal Nord. Dal Veneto, da Friuli, dal Ferrarese. Portati alla ventura in mezzo a gente straniera che parlava un'altra lingua. Ci chiamavano "polentoni" o peggio ancora "cispadani". Ci guardavano storto. E pregavano Dio che ci facesse fuori la malaria. "
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  • 5

    Catturata.

    C'è una leggerezza che permea tutto il libro che mi ha completamente affascinata e rapita. Attraverso un'intervista di cui non leggiamo che le risposte, Pennacchi mette una luce nuova sul periodo ...continua

    C'è una leggerezza che permea tutto il libro che mi ha completamente affascinata e rapita. Attraverso un'intervista di cui non leggiamo che le risposte, Pennacchi mette una luce nuova sul periodo più buio della storia italiana del XX secolo, in modo onesto, con un linguaggio semplice e diretto. A voler dire che alla fin fine, le cose sono andate così e pace, che ci vuoi fare. Questi Peruzzi non fanno altro che tentare di sopravvivere e sembrano trasportati attraverso gli eventi da un qualcosa che a loro non è dato di controllare. Il bisogno, forse, l'istinto di sopravvivenza. Ci troviamo ad ammirarne l'audacia, la determinazione, a piangere le loro perdite, ad amare il loro volersi bene, e infine, ad accettare in loro, quel fascismo che non siamo disposti a perdonare all'Italia. Ci si rende conto, alla fine, che dietro gli stendardi politici, dietro ogni standardo politico, c'è un Uomo che è tutti gli uomini e le donne dell'universo, ognuno stretto dentro confini politici e morali diversi, sospinto da ragioni diverse ma tutti allo stesso modo volenti o nolenti, artefici della Storia.

    ha scritto il 

  • 2

    Sarò come Nanni Moretti in Caro Diario che è sempre d’accordo con una sparuta minoranza, ma questo qui non è un gran libro. Innanzitutto, tre capitoli per 460 pagine fiaccherebbero i marroni al ...continua

    Sarò come Nanni Moretti in Caro Diario che è sempre d’accordo con una sparuta minoranza, ma questo qui non è un gran libro. Innanzitutto, tre capitoli per 460 pagine fiaccherebbero i marroni al più stakanovista dei bibliotecari. Ma al di là della maratona di lettura è proprio lo stile di Pennacchi che non mi convince, questo continuo rivolgersi al lettore ipotetico intervistatore , manco fosse Dostojevsky, questa continua narrazione a elastico dal punto di vista temporale condita con il contrappunto impietoso del paragone della stessa situazione narrata rispetto a quella dei giorni nostri, l’eccesso di venetismi, la sterminata nomenclatura dei membri della famiglia per cui ogni tanto ne ho confuso qualcuno, mi hanno reso abbastanza pesante la lettura. Peccato, perché con cotanto materiale narrativo si era buoni di far uscire un “Furore” tutto italiano, invece ci si perde in mille episodi, si vorrebbe strizzare l’occhio a una Latina (Littoria) che potrebbe essere una Macondo italiana e si finisce per ereditare i peggiori vezzi della Allende, tipo Armida che parla con le api accoppiata alla nonna che sogna il manto nero per annunciare la morte di chiunque sia registrato nel parentado dei Peruzzi. L’unico bel messaggio che viene fuori prorompente, e sinceramente sentito dall’autore, è che “la storia siamo noi”, non la pomposa strategia politica. Italiani brava gente ma sempre pronti a macchiarsi per il loro meschino tornaconto personale. Sulla mini sorpresina del finale…si era capita ben qualche pagina prima. Comunque se questo è il meglio della narrativa italiana contemporanea, meglio giocare alla play station che dedicarsi alla lettura…e dire che a giudicare da Anoobi mi sembra uno dei libri più letti in assoluto!

    ha scritto il 

  • 5

    Una magistrale saldatura tra gli eventi della Storia e gli eventi familiari della dinastia dei Peruzzi, e ciò aldilà delle convinzioni politiche di ciascuno di noi, che, nel caso siano diverse da ...continua

    Una magistrale saldatura tra gli eventi della Storia e gli eventi familiari della dinastia dei Peruzzi, e ciò aldilà delle convinzioni politiche di ciascuno di noi, che, nel caso siano diverse da quelle dell'autore, non devono comunque inficiare il giudizio sul valore letterario dell'opera!

    ha scritto il 

  • 5

    Frasi dal libro

    “A parte che adesso non ci vanno neanche più a fare i comizi in mezzo alla gente. Nelle piazze ti interrompevano, ti interrogavano, ti contrastavano. e tu dovevi sapergli rispondere e insultarli ...continua

    “A parte che adesso non ci vanno neanche più a fare i comizi in mezzo alla gente. Nelle piazze ti interrompevano, ti interrogavano, ti contrastavano. e tu dovevi sapergli rispondere e insultarli per bene lì sul posto, sopra il muso. Adesso vanno in televisione, con quella che ti mette la cipria e fa le domandine preparate.”

    http://frasiarzianti.wordpress.com/2014/10/08/canale-mussolini-a-pennacchi/

    ha scritto il 

  • 5

    Un discendente diretto racconta oggi le travagliate vicende, nella prima metà del ‘900, della famiglia contadina Peruzzi, vicende che si incrociano con quelle della Storia d’Italia - guerre, ...continua

    Un discendente diretto racconta oggi le travagliate vicende, nella prima metà del ‘900, della famiglia contadina Peruzzi, vicende che si incrociano con quelle della Storia d’Italia - guerre, ventennio fascista e tutto il resto. Racconta, il narratore, dei Peruzzi rossi socialisti che, legati al rosso socialista Mussolini e a certi suoi fedelissimi anche da conoscenza personale, diventarono neri agli albori del fascismo, un po’ per credenza e un po’ per convenienza, come tanti; e dei Peruzzi che nel 1932 migrarono “per fame” - una di tremila famiglie - dalla pianura veneto-romagnola all’Agro Pontino, territorio laziale già paludoso in corso di imponente bonifica; e dei Peruzzi che rimasero riconoscenti per quella Terra Promessa da coltivare per vivere; e di quelli tra loro che diedero in cambio la vita, e degli altri che in qualche modo sopravvissero… Racconta, il narratore, “la verità dei Peruzzi”: la loro visione dei fatti, ovviamente di parte. Quello che si legge è un romanzo ottimamente scritto, molto coinvolgente - cioè capace di indurre reazioni forti, di segno vario - e storicamente ben documentato: un romanzo (non un libro di storia!) nel quale io non ho trovato quella “esaltazione del fascismo” di cui ha parlato qualcuno - magari ricordando anche il Pennacchi di destra, prima che di sinistra e infine forse di centro… No, il senso critico storico non difetta, nel fondo di queste pagine. Ma forse occorre ripetere: “Canale Mussolini” (titolo che fa riferimento all’opera chiave per la bonifica dell’Agro Pontino, un canale che nel 1944 vide anche fronteggiarsi sui due argini i tedeschi-repubblichini e gli anglo-americani) è il bellissimo romanzo, premiato con lo Strega 2010, che racconta i Peruzzi, la loro storia, la loro “verità”.

    ha scritto il 

  • 5

    Solitamente non presto grossa attenzione alle recensioni, soprattutto per quanto riguarda autori "impegnati" e politici. Ancor più in questo periodo di falso ideologismo in salsa ...continua

    Solitamente non presto grossa attenzione alle recensioni, soprattutto per quanto riguarda autori "impegnati" e politici. Ancor più in questo periodo di falso ideologismo in salsa romano-brianzola. Ebbene, per una volta, la critica ha fatto centro. Sarà che dopo un tot di interviste, "di va a morì ammazzato te e Berluscone", di insulti misti a grandi analisi, anche i circoli "bene" si sono accorti che sotto la coppola non esiste solo il personggio Pennachi, ma, anche, un gigantesco contemporaneo. Inseme a De luca, Nesi e pochi altri il meglio che l'Italia attuale possa sfornare in letteratura e, per fortuna, non è poca cosa, anzi. Il romanzo è un'epopea meravigliosa, contadina e sentimentale di una famiglia, o di migliaia di famiglie, lontana anni luce dalle retoriche ideologiche prefasciste, fasciste e della Liberazione. Uno dei motivi del ritardo, ingiustificabile, della ribalta per un autore di simili capacità, è certo imputabile all'analisi profonda, ustionante, precisa del fenomeno storico del fascismo, sia nella fase preparatoria, che in quella successiva, fino alla sua rovina. Andare contro certe incrostazioni di potere, sia politico, che economico, che culturale è davvero difficile; in questo specifico caso i tempi mutati e la capacità eccelsa hanno dato un aiuto. Tornando al testo, non posso che dare un consiglio: leggetelo! Raramente mi sono commosso su un libro, raramente mi sono trovato catapultato con simile passione in un mondo che fu centro d'esistenza per gran parte del Paese, raramente ho letto di personaggi coì vividi, veri, coriacei. Bellissimo e struggente come solo Pennacchi sa essere quando "sente" l'argomento. C'è solo da sperare che, visto il successo, non venga tratto il solito pessimo film. Certo,come direbbe un personaggio: "ognuno gà le su razon", ognuno ha le sue ragioni. Ps:sono da manuale l'incipit e la fine; questa, in particolare, è sorprendente per bellezza , poesia e significato, innestandosi perfettamente nel significato complessivo del'epopoea. A prova di critici che leggono le prime cinquanta e le ultime cinquanta, come ha fatto notare qualcuno.

    Aggiornamento 2014:la critica da salotto continua bellamente ad ignorare lo Strega in questione, nel frattempo sta sfondando all'estero in lingua inglese, con giudizi spesso esaltanti. In un sondaggio online ha vinto i mondiali dello Strega tra i lettori, classificandosi come miglior vincitore di sempre, superando operucce come "Il nome della rosa" e altre sciocchezze simili. Così, tanto per scrivere.

    ha scritto il 

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