Canale Mussolini

I Capolavori del Premio Strega - 42

Di

Editore: Il Sole 24 Ore su licenza Mondadori

4.0
(2991)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 460 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese , Olandese , Danese

Data di pubblicazione: 

Prefazione: Stefano Salis

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
" Fu un esodo. Trentamila persone nello spazio di tre anni - diecimila all'anno - venimmo portati quaggiù dal Nord. Dal Veneto, da Friuli, dal Ferrarese. Portati alla ventura in mezzo a gente straniera che parlava un'altra lingua. Ci chiamavano "polentoni" o peggio ancora "cispadani". Ci guardavano storto. E pregavano Dio che ci facesse fuori la malaria. "
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    Sapore Epico

    Come dice, scusi? Non ci crede? Io non c'ero, così me l'hanno raccontata e io così gliela racconto.

    Procede più o meno così il narratore di Pennacchi: fino alla fine non capiremo chi è né che ruolo ab ...continua

    Come dice, scusi? Non ci crede? Io non c'ero, così me l'hanno raccontata e io così gliela racconto.

    Procede più o meno così il narratore di Pennacchi: fino alla fine non capiremo chi è né che ruolo abbia avuto nella storia che racconta; sappiamo solo che si rivolge a un interlocutore, come in una sorta d'intervista, e che questo gli muova dei dubbi, delle questioni. E lui, puntualmente, gli dice: se non ci vuol credere, cazzi suoi, io la so così e gliela racconto così. Se vuol sapere le ragioni degli altri, vada a chiederle a loro.

    Può sembrare una cazzata, ma è un espediente narrativo originale quanto semplice, nonché molto efficace, essenziale per rendere epica questa narrazione.
    Come dite? non è una narrazione epica? E come lo chiamate allora un testo che racconta la fondazione di un territorio, la costruzione di una città, la migrazione di un popolo? Io non saprei in che altro modo chiamarlo, dunque per me si tratta di un racconto epico; o meglio ancora, di un romanzo storico dal sapore epico. Punto.

    La bonifica dell'Agro Pontino, Latina, il Fascismo, il Duce, ecc sono elementi che stanno in tutti i romanzi di Pennacchi. Anche quando vorrebbe parlare d'altro, lui sempre lì ritorna. Canale Mussolini, però, queste cose le condensa tutte e le fa fluire come un fiume in piena: come dice egli stesso, lui questa storia ce l'aveva dentro e sentiva l'urgenza di raccontarla. È nato per scrivere questo libro, dice. E quando lo dice, io gli credo. Quando vi capiterà di sentir parlare dal vivo Antonio Pennacchi, allora ci crederete anche voi. Se poi la cosa non v'intaccherà, io davvero non posso farci nulla.

    L'autore voleva raccontare la storia della sua gente, della sua famiglia. Che è poi la storia di un popolo intero: 30.000 persone nell'arco di pochi anni migrarono dal nord-est per andare nell'Agro Pontino. La bonifica di quelle terre non era riuscita mai a nessuno prima di allora, e questo è un dato di fatto.
    Questa cosa Pennacchi la racconta con trasporto e con un certo moto d'orgoglio, poiché è vero che la bonifica fu opera del Duce, ma fu soprattutto merito delle migliaia di braccianti, mezzadri e operai che vi lavorarono e fecero sì, anche a costo delle loro vite, che ciò avvenisse. Alcuni di questi mezzadri erano i nonni e gli zii dell'autore: Canale Mussolini è la loro storia, e al contempo è anche quella di tutti coloro che erano lì.

    E dunque com'è questo romanzo? è bello. Si legge d'un fiato, è coinvolgente, ti fa ridere, piangere e riflettere su un fatto storico importante spesso trattato come nota a margine; ti fa capire le ragioni di un popolo, del perché una certa parte d'Italia all'epoca fosse convintamente fascista, senza condannare questa adesione, poiché sarebbe stato strano fosse accaduto il contrario.
    In fondo, quelle terre furono date in mano a braccianti a mezzadri; e questi che dovevano fare, essere antifascisti?

    Si potrebbe parlare per ore di Canale Mussolini, e non solo da un punto di vista storico o narrativo, ma anche linguistico. Ad esempio: i dialoghi in veneto, tutta la ricerca fatta sul dialetto e sulla lingua dei coloni. E tutte le espressioni, gli intercalare, le onomatopee usate per descrivere il rumore degli attrezzi da lavoro, delle armi, dei veicoli.

    Oppure: i personaggi fantastici, gli aneddoti divertenti, tragicomici e commoventi che popolano il romanzo. Ti verrebbe voglia di abbracciarlo, Zio Pericle, ti sembra proprio di averlo lì accanto a te. E la zia Bissolata, il can del Turati, Temistocle, il Nonno, la Nonna, Treves, Adelchi, l'Armida... una galleria di figure indimenticabili che Pennacchi tratta come figli: non se ne dimentica mai uno per strada, non ce n'è uno che non abbia la sua storia, il suo ruolo, la sua importanza.

    Un romanzo epico, appunto. A cui non si può non voler bene. Uno degli esempi migliori di narrativa italiana negli ultimi anni. E non si può essere che felici per il suo successo, per la larga diffusione e, perché no, pure dello Strega, malgrado non ce ne possa importare di meno. Ma, direbbe Pennacchi, me l'hanno dato e io me lo piglio.

    ha scritto il 

  • 4

    "Il dramma della condizione umana è proprio questo:
    sei quasi perennemente condannato a vivere nel torto,
    pensando peraltro d'avere pure ragione."
    (Pennacchi Antonio, "Canale Mussolini") ...continua

    "Il dramma della condizione umana è proprio questo:
    sei quasi perennemente condannato a vivere nel torto,
    pensando peraltro d'avere pure ragione."
    (Pennacchi Antonio, "Canale Mussolini")

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere espressioni come macaco, canchero, etc. mi ha fatto ridere molto. Questo libro sarebbe piaciuto al mio papà; non era fascista e non è andato in Agro Pontino, però da friulano classe 34 alcune ...continua

    Leggere espressioni come macaco, canchero, etc. mi ha fatto ridere molto. Questo libro sarebbe piaciuto al mio papà; non era fascista e non è andato in Agro Pontino, però da friulano classe 34 alcune storie simili le ha in un qualche modo vissute o sentite raccontare.

    ha scritto il 

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    Grande romanzo storico. E' la saga della famiglia Peruzzi, scesi dal Polesine per insediarsi nell'Agro Pontino per la bonifica delle paludi e più in generale è la storia dell'Italia dall'avvento del f ...continua

    Grande romanzo storico. E' la saga della famiglia Peruzzi, scesi dal Polesine per insediarsi nell'Agro Pontino per la bonifica delle paludi e più in generale è la storia dell'Italia dall'avvento del fascismo alla fine della seconda guerra mondiale. Ben scritto e di facile lettura. Il linguaggio semplice della voce narrante mi ha ricordato mia nonna quando mi raccontava come si viveva quando lei era piccola (tutti insieme, ai nonni, genitori, fratelli, sorelle e zii e ci si trovava in stalla la sera a raccontarsi le storie...)
    I personaggi sono carismatici e ben delineati : Pericle, L'Armida, Temistocle, La Nonna, Paride, forti e tenaci vanno avanti nonostante tutto e non si arrendono mai.
    Un romanzo che mi ha appassionato alla storia nonostante non sia mai stata la mia materia preferita. Consigliatissimo anche a chi non ama questo genere.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro interessante, ben scritto. La storia di una famiglia contadina che dal nord scende all'Agro Pontino portata dal fascismo, imperante in quegli anni. Un affresco anche della mentalità fascista ...continua

    Un libro interessante, ben scritto. La storia di una famiglia contadina che dal nord scende all'Agro Pontino portata dal fascismo, imperante in quegli anni. Un affresco anche della mentalità fascista ai bassi livelli, quelli della manovalanza pronta a combattere per l'Uomo Mussolini. Non credo che l'autore voglia giustificare le azioni del singolo, ma sicuramente ripara i protagonisti con un manto di bonarietà e simpatia.

    ha scritto il 

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    Il Fascino del Fascismo, ovvero del revisionismo inconsapevole e della nostalgia per l'ignoto

    Premessa: il libro è bello, è scritto bene, è interessante, non è banale e mi ha sinceramente intrattenuto. Bravo, voglio leggere presto la seconda parte.

    Detto ciò: fascismo.
    Non ce la faccio proprio ...continua

    Premessa: il libro è bello, è scritto bene, è interessante, non è banale e mi ha sinceramente intrattenuto. Bravo, voglio leggere presto la seconda parte.

    Detto ciò: fascismo.
    Non ce la faccio proprio, non ci riesco. Sentire i discorsi sempre sulla difensiva di chi vuole giustificare il comportamento di chi ha creduto, di chi ha seguito, di chi ha commesso mi indispone rapidamente. Se il tuo personaggio è fascista - e va bene che il personaggio sia fascista, il libro vive in quei giorni lì - deve essere fascista e, passato il fascismo può prendere una di due posizioni: continuare ad appoggiare quello che ha fatto oppure rinnegare, dire che sbagliava, dire che non capiva.
    I personaggi di questo libro sono fascisti che poi però alla fine era così che andavano le cose e se non giocavi al gioco poi ti mangiavano gli altri e non è che mio zio abbia proprio ammazzato un prete, quasi diciamo però ecco capisci che le cose... e questa ignavia, questo lassismo non mi basta, non ci credo.
    Affrontando la questione in questo modo il romanzo scivola dal suo binario, smette di essere romanzo storico e diventa romanzo revisionista, epopea fascista. Certo, fascista di sinistra - fascio-comunista direbbe Pennacchi - fascista di San Sepolcro e non della persecuzione razziale, però fascista.

    Appunto finale: spezzettare? Davvero? Ora, non ho ancora letto la seconda parte quindi questa è una specie di opinione sospesa, però non è una cosa un po' troppo hollywoodiana rompere un libro in due? C'è un motivo artistico-narrativo in questa suddivisione o nasce solo da una scelta commerciale o da una imposizione editoriale? Cos'è successo all'integrità dell'opera, al romanzo come corpo unico?

    ha scritto il 

  • 4

    Il filò di Periclino Peruzzi, il don, il figlio dell'Armida per intenderci, continua ....

    Qui si narra delle gesta del Diomede, il costruttore. Aspettando che chiuda il cerchio di Mammut parlandoci di se in Brasile, del vescovo , che ga tentà de copar, e....

    ha scritto il 

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