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Canale Mussolini

I Capolavori del Premio Strega - 42

Di

Editore: Il Sole 24 Ore su licenza Mondadori

4.1
(2808)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 460 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese , Olandese , Danese

Data di pubblicazione: 

Prefazione: Stefano Salis

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
" Fu un esodo. Trentamila persone nello spazio di tre anni - diecimila all'anno - venimmo portati quaggiù dal Nord. Dal Veneto, da Friuli, dal Ferrarese. Portati alla ventura in mezzo a gente straniera che parlava un'altra lingua. Ci chiamavano "polentoni" o peggio ancora "cispadani". Ci guardavano storto. E pregavano Dio che ci facesse fuori la malaria. "
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  • 5

    Firmato Peruzzi

    Per decenni la visione del fascio e di mussolini non è stata altra se non quella dell'antifascismo. Che è giusta e va divulgata, ma è limitata ad una sola sfaccettatura. L'amministrazione Mussolini, pur se forse per motivi non strettamente di giustizia sociale, si è comunque prodigata a riorganiz ...continua

    Per decenni la visione del fascio e di mussolini non è stata altra se non quella dell'antifascismo. Che è giusta e va divulgata, ma è limitata ad una sola sfaccettatura. L'amministrazione Mussolini, pur se forse per motivi non strettamente di giustizia sociale, si è comunque prodigata a riorganizzare campagne, costruire città, portare la tecnologia nelle aree rurali e cercare di uniformare la cultura e le tradizioni del paese. Non è inverosimile quindi immaginare come una famiglia contadina possa aver amato, almeno per larga parte, le imposizioni e le leggi del fascismo, oltre che essersi innamorata di una figura che, indubbiamente, aveva un fascino all'epoca raro. Inoltre tutto il libro è ricco di cenni storici reali, ricostruzioni temporali, aneddoti e particolarità (oltre che fantasie, ovviamente). La strutturazione della trama è non lineare, ed estremamente avvincente. Un libro che ha vinto secondo me, meritatamente, il Premio Strega 2010

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro molto bello e interessante dal punto di vista storico e sociologico. Il racconto della storia di una famiglia di contadini veneti, dai primi del '900 fino alla fine della seconda guerra mondiale. Le condizioni di vita estrema, il comunismo, poi il fascismo, la fiducia di questa gente nel ...continua

    Un libro molto bello e interessante dal punto di vista storico e sociologico. Il racconto della storia di una famiglia di contadini veneti, dai primi del '900 fino alla fine della seconda guerra mondiale. Le condizioni di vita estrema, il comunismo, poi il fascismo, la fiducia di questa gente nel comunismo prima e nel fascismo poi. La figura di Mussolini vista dal popolo, la bonifica dell'agro pontino, l'abbrutimento e la fatica di tutti i giorni e la fiducia nell'impero. La brutalità, la violenza, gli omicidi, la condizione della donna, la sopraffazione visti con occhi innocenti di chi non e' intrinsecamente cattivo ma neanche ha gli strumenti culturali per riconoscere quello che e' sbagliato. "Ognuno ga le su razon" capiranno, in parte, poi. Il tutto raccontato da un personaggio vecchio, non molto colto che filtra le storie attraverso l'affetto per la sua famiglia. Bellissima la lingua, questo veneto un po' imbastardito dal friulano da dialetti laziali e chissà che altro. Un libro che serve a capire anche perché agli italiani una dittatura come il fascismo andava molto bene. Un libro che serve a capire perché, tutto sommato, potrebbe stare bene a molta gente anche oggi.

    ha scritto il 

  • 3

    Sono un po' perplessa. Ho alcune osservazioni da fare su questo romanzo: prima di tutto è eccessivamente prolisso. L'autore ripete certe cose due, tre, quattro volte e questo alla lunga risulta un po' fastidioso. Ci sono poi alcune precisazioni e osservazioni piuttosto banali, come il continuo ri ...continua

    Sono un po' perplessa. Ho alcune osservazioni da fare su questo romanzo: prima di tutto è eccessivamente prolisso. L'autore ripete certe cose due, tre, quattro volte e questo alla lunga risulta un po' fastidioso. Ci sono poi alcune precisazioni e osservazioni piuttosto banali, come il continuo ripetere "A quel tempo non c'era questo... a quel tempo non c'era quello..." che nulla aggiungono se non l'impressione che Pennacchi pensi che siamo tutti un po' stupidi e non sappiamo nulla di come era la vita nei primi 40 anni del '900.
    D'altra parte la storia che viene raccontata è davvero originale e scritta con uno stile particolarissimo. Praticamente è una lunga intervista al nipote del nonno Peruzzi che, insieme alla numerosissima famiglia, nel 1932, si è trasferito dalla campagna veneta all'Agro Pontino di recente bonifica.
    Tutto sommato un piacevole ripasso della nostra storia recente vista dalla parte di chi al Duce e all'Italia fascista ha creduto profondamente.
    Sarebbe un bel libro se avesse circa 200 pagine in meno e anche meno banalità.

    ha scritto il 

  • 4

    Alla fine coinvolge

    La voce narrante è perfetta, sembra di sentir parlare i nostri nonni contadini. Interessante e non faziosa la ricostruzione degli eventi storici. Forse è più aneddotica che letteratura ma alla fine coinvolge. Noi italiani di oggi riusciamo a fare poesia solo se parliamo del passato...

    ha scritto il 

  • 5

    Firmato Peruzzi!

    Finito di leggere da pochi giorni, ho deciso di recensire questa vera e propria meraviglia.

    L’arco di tempo narrato parte dai primi del Novecento fino alla Seconda Guerra Mondiale e la famiglia protagonista del racconto è la Peruzzi la quale viveva tra Rovigo e Ferrara.
    Non erano sic ...continua

    Finito di leggere da pochi giorni, ho deciso di recensire questa vera e propria meraviglia.

    L’arco di tempo narrato parte dai primi del Novecento fino alla Seconda Guerra Mondiale e la famiglia protagonista del racconto è la Peruzzi la quale viveva tra Rovigo e Ferrara.
    Non erano sicuramente anni facili per diversi fattori tra i quali la povertà e le guerre che hanno segnato molto l’Italia.
    Lo scrittore ha deciso di raccontarci questo frammento di storia attraverso gli occhi di questa famiglia di mezzadri talvolta utilizzando il loro linguaggio ed i loro modi di dire per far entrare meglio il lettore nella storia.
    L’autore ha partorito un vero e proprio capolavoro intriso di storia e di vita contadina.
    È il racconto di un “pezzo” di Italia strappato dalla propria terra natia e fatto emigrare quasi in un “paese straniero” dove le vacche non erano le stesse, la lingua era diversa e la gente li disprezzava per i loro modi di fare.

    Uno dei pezzi che più mi ha colpito è stata la nonna di Zero Branco che si è messa ad urlare perché voleva ritornare alle sue terre che anche se povere erano a lei care e conosciute.

    Molto scorrevole nella lettura e per nulla noioso anche se le pagine non sono poche l’autore è riuscito a catturare l’attenzione del lettore dall’inizio alla fine. I protagonisti sono stati descritti dettagliatamente ed ognuno di loro ha un carattere forte e deciso.

    Sinceramente se non intraprendevo questa lettura non avrei mai scoperto dell’esistenza di questo canale e di questo spaccato di storia che ha colpito anche parte del territorio dove abito.

    Naturalmente consiglio a tutti di leggerlo perché è un libro davvero interessante che talvolta sa anche divertire ed inoltre penso che il premio “Strega” è stato davvero meritato!

    ha scritto il 

  • 0

    tra storia famiglia e fascismo

    un romanzo sulla storia epica della famiglia dei Peruzzi grazie a cui si scopre in modo migliore una versione sulla storia d'Italia e del fascismo. Dopo averlo sottovalutato questo lbiro mi ha convinto molto, mi ha fatto capire molte cose su un periodo storico molto importante del mio Paese e po ...continua

    un romanzo sulla storia epica della famiglia dei Peruzzi grazie a cui si scopre in modo migliore una versione sulla storia d'Italia e del fascismo. Dopo averlo sottovalutato questo lbiro mi ha convinto molto, mi ha fatto capire molte cose su un periodo storico molto importante del mio Paese e poi il dialetto di Pennacchi mi piace proprio

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Malèdeti Zorzi-Vila!

    Per la fame. Siamo venuti giù per la fame. E perché se no? Se non era per la fame restavamo là.
    In poche frasi brevi e secche, pragmatiche, il riassunto di una tragedia che ha travolto generazioni di italiani. Che ci travolge ancora, perchè ora migriamo in modo diverso, e votiamo in ...continua

    Per la fame. Siamo venuti giù per la fame. E perché se no? Se non era per la fame restavamo là.
    In poche frasi brevi e secche, pragmatiche, il riassunto di una tragedia che ha travolto generazioni di italiani. Che ci travolge ancora, perchè ora migriamo in modo diverso, e votiamo in modo diverso, ma le scelte che facciamo, i percorsi che seguiamo, non sono poi così dissimili.
    Nella saga della famiglia Peruzzi, mezzadri padani migrati in Lazio per fame, c'è riassunta una bella fetta della nostra storia recente, sul trentennio fascista in particolare, ma non mancano riferimenti ai primi anni del secolo e al nostro presente.
    Partiamo subito con il dire che io, di questo periodo, non sapevo niente. Ma niente proprio, eh. Beh, tranne il minimo sindacale, e poco anche di quello. Ne so un poco di più del periodo dopo, che ha visto migrare i miei nonni dal Veneto al Friuli per cause più o meno simili. Non che qui ci fossero grandi possibilità, ma il nonno - mezzadro pure lui - era stato sfrattato e qui ha tentato la fortuna. Molte delle mie zie friulane, invece, sono migrate in Canada e in Svizzera. Come detto, non è che qui i contadini stessero poi tanto tanto meglio, ma si era nel dopoguerra, le cose stavano migliorando, stavamo per svoltare e svoltato abbiamo. Ora no, ora ricominciamo a emigrare, ma questa, come direbbe la voce narrante di Canale Mussolini, è un altra storia e non interessa a nessuno.
    La storia della famiglia Peruzzi è narrata da uno di loro, che resta anonimo fino alla fine del libro. Attraverso le sue parole rivive la storia dell'intera famiglia, raccontata con piglio e ironia, tanto che le molte pagine scorrono veloci, e non si può fare a meno di amarli, questi Peruzzi, anche quando le decisioni che prendono sono quantomeno discutibili, e portano al disastro. Ma è un disastro affrontato sempre di petto, e con coerenza verso se stessi, se non verso la storia.
    Ecco, la storia, e la politica, che in questo racconto hanno molto peso. Forse dovrebbero pesare anche sulla valutazione del libro perchè Pennacchi, di suo, non ha (o io non ho percepito) uno sguardo particolarmente equanime e critico. Però sarò sincera: in questo caso ME NE FREGO!
    Diciamo che della politica non mi importa, perchè le scelte che i Peruzzi fanno sono motivate tutte dalla stessa cosa, dalla fame. E dalla speranza di un futuro migliore. Sbagliano? Eh, pazienza, lo stomaco ha ragioni che la ragione non conosce, che ci possiamo fare.
    Un bel libro, insomma, con bei personaggi, sempre in bilico tra una modernità che sta arrivando e le tradizioni popolari. Uomini grandi grossi e eroici e donne belle, forti e coraggiose. Una descrizione forse un poco troppo "eroica" che non va a braccetto con la realtà dei tempi, ma che si lascia leggere: e sinceramente, tutti preferiremmo avere avi in gamba, da mitizzare, no? Qui la mitizzazione è forse un poco troppa: la nonna che predice la sfiga in famiglia, le api senzienti di Armida, Pericle coraggioso fino al midollo, Paride che è bello ma porta la vergogna sulla famiglia, ma hanno una loro radice epica giustificabile.
    Due soli appunti che abbassano la piacevolezza della lettura: a un certo punto l'autore perde il senso della misura e racconta per filo e per segno come erano le strade dell'Agro Pontino, con dovizia di particolari interessanti solo per un ingegnere stradale, ma forse nemmeno per lui; L'identità del narratore, e la storia che ha portato al suo concepimento: forse sono solo io, ma mi sembra una virata inutile, tutto sommato una "storia nella storia" che non serve poi a tanto, ma sono piccolezze.

    ha scritto il 

  • 5

    Premio Strega meritatissimo

    Che dire??? Non ci sono parole per descrivere questo bellissimo e divertentissimo romanzo. Il Pennacchi racconta la storia e la nascita del fascismo, e anche le conseguenze che essa ha provocato tramite le vicessitudini della famiglia Peruzzi. Lo fa con ironia e leggerezza ma al contempo si riesc ...continua

    Che dire??? Non ci sono parole per descrivere questo bellissimo e divertentissimo romanzo. Il Pennacchi racconta la storia e la nascita del fascismo, e anche le conseguenze che essa ha provocato tramite le vicessitudini della famiglia Peruzzi. Lo fa con ironia e leggerezza ma al contempo si riesce ad apprendere piú di quanto si possa apprendere sui libri di storia: il dolore e la sofferenza delle famiglie che hanno vissuto in quel periodo. Non posso fare altro che consigliarvelo

    ha scritto il 

  • 5

    Catturata.

    C'è una leggerezza che permea tutto il libro che mi ha completamente affascinata e rapita. Attraverso un'intervista di cui non leggiamo che le risposte, Pennacchi mette una luce nuova sul periodo più buio della storia italiana del XX secolo, in modo onesto, con un linguaggio semplice e diretto. A ...continua

    C'è una leggerezza che permea tutto il libro che mi ha completamente affascinata e rapita. Attraverso un'intervista di cui non leggiamo che le risposte, Pennacchi mette una luce nuova sul periodo più buio della storia italiana del XX secolo, in modo onesto, con un linguaggio semplice e diretto. A voler dire che alla fin fine, le cose sono andate così e pace, che ci vuoi fare. Questi Peruzzi non fanno altro che tentare di sopravvivere e sembrano trasportati attraverso gli eventi da un qualcosa che a loro non è dato di controllare. Il bisogno, forse, l'istinto di sopravvivenza. Ci troviamo ad ammirarne l'audacia, la determinazione, a piangere le loro perdite, ad amare il loro volersi bene, e infine, ad accettare in loro, quel fascismo che non siamo disposti a perdonare all'Italia. Ci si rende conto, alla fine, che dietro gli stendardi politici, dietro ogni standardo politico, c'è un Uomo che è tutti gli uomini e le donne dell'universo, ognuno stretto dentro confini politici e morali diversi, sospinto da ragioni diverse ma tutti allo stesso modo volenti o nolenti, artefici della Storia.

    ha scritto il 

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