Canale Mussolini

I Capolavori del Premio Strega - 42

Di

Editore: Il Sole 24 Ore su licenza Mondadori

4.0
(2957)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 460 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese , Olandese , Danese

Data di pubblicazione: 

Prefazione: Stefano Salis

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
" Fu un esodo. Trentamila persone nello spazio di tre anni - diecimila all'anno - venimmo portati quaggiù dal Nord. Dal Veneto, da Friuli, dal Ferrarese. Portati alla ventura in mezzo a gente straniera che parlava un'altra lingua. Ci chiamavano "polentoni" o peggio ancora "cispadani". Ci guardavano storto. E pregavano Dio che ci facesse fuori la malaria. "
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    Grande romanzo storico. E' la saga della famiglia Peruzzi, scesi dal Polesine per insediarsi nell'Agro Pontino per la bonifica delle paludi e più in generale è la storia dell'Italia dall'avvento del f ...continua

    Grande romanzo storico. E' la saga della famiglia Peruzzi, scesi dal Polesine per insediarsi nell'Agro Pontino per la bonifica delle paludi e più in generale è la storia dell'Italia dall'avvento del fascismo alla fine della seconda guerra mondiale. Ben scritto e di facile lettura. Il linguaggio semplice della voce narrante mi ha ricordato mia nonna quando mi raccontava come si viveva quando lei era piccola (tutti insieme, ai nonni, genitori, fratelli, sorelle e zii e ci si trovava in stalla la sera a raccontarsi le storie...)
    I personaggi sono carismatici e ben delineati : Pericle, L'Armida, Temistocle, La Nonna, Paride, forti e tenaci vanno avanti nonostante tutto e non si arrendono mai.
    Un romanzo che mi ha appassionato alla storia nonostante non sia mai stata la mia materia preferita. Consigliatissimo anche a chi non ama questo genere.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro interessante, ben scritto. La storia di una famiglia contadina che dal nord scende all'Agro Pontino portata dal fascismo, imperante in quegli anni. Un affresco anche della mentalità fascista ...continua

    Un libro interessante, ben scritto. La storia di una famiglia contadina che dal nord scende all'Agro Pontino portata dal fascismo, imperante in quegli anni. Un affresco anche della mentalità fascista ai bassi livelli, quelli della manovalanza pronta a combattere per l'Uomo Mussolini. Non credo che l'autore voglia giustificare le azioni del singolo, ma sicuramente ripara i protagonisti con un manto di bonarietà e simpatia.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Fascino del Fascismo, ovvero del revisionismo inconsapevole e della nostalgia per l'ignoto

    Premessa: il libro è bello, è scritto bene, è interessante, non è banale e mi ha sinceramente intrattenuto. Bravo, voglio leggere presto la seconda parte.

    Detto ciò: fascismo.
    Non ce la faccio proprio ...continua

    Premessa: il libro è bello, è scritto bene, è interessante, non è banale e mi ha sinceramente intrattenuto. Bravo, voglio leggere presto la seconda parte.

    Detto ciò: fascismo.
    Non ce la faccio proprio, non ci riesco. Sentire i discorsi sempre sulla difensiva di chi vuole giustificare il comportamento di chi ha creduto, di chi ha seguito, di chi ha commesso mi indispone rapidamente. Se il tuo personaggio è fascista - e va bene che il personaggio sia fascista, il libro vive in quei giorni lì - deve essere fascista e, passato il fascismo può prendere una di due posizioni: continuare ad appoggiare quello che ha fatto oppure rinnegare, dire che sbagliava, dire che non capiva.
    I personaggi di questo libro sono fascisti che poi però alla fine era così che andavano le cose e se non giocavi al gioco poi ti mangiavano gli altri e non è che mio zio abbia proprio ammazzato un prete, quasi diciamo però ecco capisci che le cose... e questa ignavia, questo lassismo non mi basta, non ci credo.
    Affrontando la questione in questo modo il romanzo scivola dal suo binario, smette di essere romanzo storico e diventa romanzo revisionista, epopea fascista. Certo, fascista di sinistra - fascio-comunista direbbe Pennacchi - fascista di San Sepolcro e non della persecuzione razziale, però fascista.

    Appunto finale: spezzettare? Davvero? Ora, non ho ancora letto la seconda parte quindi questa è una specie di opinione sospesa, però non è una cosa un po' troppo hollywoodiana rompere un libro in due? C'è un motivo artistico-narrativo in questa suddivisione o nasce solo da una scelta commerciale o da una imposizione editoriale? Cos'è successo all'integrità dell'opera, al romanzo come corpo unico?

    ha scritto il 

  • 4

    Il filò di Periclino Peruzzi, il don, il figlio dell'Armida per intenderci, continua ....

    Qui si narra delle gesta del Diomede, il costruttore. Aspettando che chiuda il cerchio di Mammut parlandoci di se in Brasile, del vescovo , che ga tentà de copar, e....

    ha scritto il 

  • 3

    Revisionismo all'italiana

    Pennacchi è un "fascio-comunista" per sua stessa definizione. Un tempo lo avremmo chiamato con il termine storico un "fascista di sinistra", facendo riferimento a una corrente del movimento fascista, ...continua

    Pennacchi è un "fascio-comunista" per sua stessa definizione. Un tempo lo avremmo chiamato con il termine storico un "fascista di sinistra", facendo riferimento a una corrente del movimento fascista, peraltro minoritaria e perdente già dopo le "leggi fascistissime" del 1925 quando il fascismo si trasformò in regime - dixit perfino De Felice.
    Forse per questo la parte più riuscita è la narrazione degli anni della bonifica vera e propria dell'Agro Pontino.
    Un po' meno convincente il racconto della grande storia da parte del punto di vista del narratore "veneto-pontino", nel suo dialetto che risulta tanto efficace sl piano linguistico quanto poco credibile quando apre le virgolette per dare la parola ai grandi della storia.
    Narratore intradiegetico - come si apprende precipitato finale,

    ha scritto il 

  • 2

    La notte in cui tutte le vacche sono nere.

    Il problema fondamentale di questo libro è che è una lunghissima ed ininterrotta excusatio non petita . Sembra che la preoccupazione fondamentale di Pennacchi sia quella di giustificare ad ogni piè s ...continua

    Il problema fondamentale di questo libro è che è una lunghissima ed ininterrotta excusatio non petita . Sembra che la preoccupazione fondamentale di Pennacchi sia quella di giustificare ad ogni piè sospinto i fatti e i misfatti della propria famiglia e questo finisce per rovinare ciò che c'è di buono nell'intenzione e nella narrazione: la Storia resa vicina e popolare e le vicende della famiglia Peruzzi come simbolo del popolo italico, con le sue virtù e soprattutto i suoi difetti. Le parti migliori credo siano le vive descrizioni della vita nel podere, della relazioni famigliari così strane ora per noi e, soprattutto, le figure storiche che agiscono, parlano e pensano come uomini comuni: così Rossoni, Cencelli, Balbo, Mussolini assumono vita vera e appassionano anche dopo tanti anni.
    Ma purtroppo, tutto si perde nella giustificazione continua con la quale il narratore interloquisce con il lettore andando ad indovinare le sue domande (ma che non sono proprio le mie!), con interventi inutilmente polemici e a volte aggressivi nel comparare i fatti di 70 anni fa con quelli di oggi, in una bonaccia qualunquista e vagamente assolutoria che si condensa nella famosa frase "Ognuno aveva la sue ragioni". Può darsi, ma questo non significa che la ragioni dell'uno e dell'altro siano equivalenti e , più di tutto, la storia personale e famigliare e fatta di scelte, scelte in ogni giorno - no, la storia dei Peruzzi non è stata una fatalità, non siamo fuscelli nel vento del destino….. Troppo facile, ma anche poco rispettoso per la vita e le scelte di chiunque, anche di un fascista dell'Agro Pontino….

    ha scritto il 

  • 3

    Il tema è quello della saga della famiglia Peruzzi e delle bonifiche pontine; l'A. in questo modo ripercorre la storia dell’Italia dai primi del 1900 sino alla secondo dopoguerra. Romanzo storico, qui ...continua

    Il tema è quello della saga della famiglia Peruzzi e delle bonifiche pontine; l'A. in questo modo ripercorre la storia dell’Italia dai primi del 1900 sino alla secondo dopoguerra. Romanzo storico, quindi, che Pennacchi affronta con lucidità, ironia e obiettività, con tono colloquiale nel vero senso del termine. La voce narrante che ci racconta la vicenda, intrattenendoci con continue e un po’ pedanti spiegazioni e digressioni, che spaziano dall’agronomia alla storia non è tenero col fascismo, ma lo narra dall'interno mostrandoci una sola faccia della stessa medaglia.

    ha scritto il 

  • 4

    ...ma mica erano i tempi di adesso. Lei ci doveva stare allora e ci doveva stare nella parte dei poveri però, mica in quella dei ricchi. Lei se era povero non aveva nessun diritto. Solo lavorare e rin ...continua

    ...ma mica erano i tempi di adesso. Lei ci doveva stare allora e ci doveva stare nella parte dei poveri però, mica in quella dei ricchi. Lei se era povero non aveva nessun diritto. Solo lavorare e ringraziare Dio, se glielo davano da lavorare; perché era difficile pure quello...

    ha scritto il 

  • 4

    Avrei voluto dare meno di quattro stelle ma, dopo qualche giorno, visto che i personaggi, le vicende, i dialoghi, continuavano a galleggiare nella mia mente e a farmi ripensare a ciò che avevo letto, ...continua

    Avrei voluto dare meno di quattro stelle ma, dopo qualche giorno, visto che i personaggi, le vicende, i dialoghi, continuavano a galleggiare nella mia mente e a farmi ripensare a ciò che avevo letto, ho capito che il libro mi era piaciuto.
    Mi è piaciuto contro la mia volontà, perché in diversi punti mi ha fatto entrare in stati di irritazione, senza capire se questi fossero dovuti dal linguaggio o dai fatti stessi che venivano narrati.
    Una saga familiare, quella dei Peruzzi, che racconta l'esodo dei veneti in Agro Pontino per la bonifica delle paludi e più in generale la storia dell'Italia dall'avvento del fascismo alla fine della seconda guerra mondiale.
    La cosa più interessante, secondo me, è che questi fatti vengono esposti da una voce narrante fascista o simpatizzante tale, mentre di solito si trovano raccontati da posizioni diametralmente opposte.
    Questa è una delle cose che spesso mi ha irritato, ma devo dire che alla fine è l'ingrediente che dà il sale al romanzo insieme ai dialoghi dialettali che spesso vengono allargati anche a chi il dialetto veneto non sa nemmeno cosa sia.

    ha scritto il 

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