Canale Mussolini

I Capolavori del Premio Strega - 42

Di

Editore: Il Sole 24 Ore su licenza Mondadori

4.0
(3026)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 460 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese , Olandese , Danese

Data di pubblicazione: 

Prefazione: Stefano Salis

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
" Fu un esodo. Trentamila persone nello spazio di tre anni - diecimila all'anno - venimmo portati quaggiù dal Nord. Dal Veneto, da Friuli, dal Ferrarese. Portati alla ventura in mezzo a gente straniera che parlava un'altra lingua. Ci chiamavano "polentoni" o peggio ancora "cispadani". Ci guardavano storto. E pregavano Dio che ci facesse fuori la malaria. "
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  • 3

    E' interessante leggere di un pezzo di storia così poco noto e mi è piaciuto anche l'intreccio di personaggi più o meno storici. L'unico problema è la narrazione che è davvero troppo pesante e intrecc ...continua

    E' interessante leggere di un pezzo di storia così poco noto e mi è piaciuto anche l'intreccio di personaggi più o meno storici. L'unico problema è la narrazione che è davvero troppo pesante e intreccia i piani temporali creando un sacco di confusione.

    ha scritto il 

  • 5

    Un pezzo di storia familiare che è storia personale

    L'ho sentito un libro personale, anche se la storia raccontata è quella di una famiglia. Ma le abitudini, il dialetto, l'attaccamento alla terra: era tutto anche parte di me, e della mia storia famigl ...continua

    L'ho sentito un libro personale, anche se la storia raccontata è quella di una famiglia. Ma le abitudini, il dialetto, l'attaccamento alla terra: era tutto anche parte di me, e della mia storia famigliare. Ho pianto e ho riso. Finirlo è stato un momento catartico: ero triste perché non avrei mai voluto separarmene.

    ha scritto il 

  • 4

    Adolfo parla veneto...

    Un continuo susseguirsi di imprecazioni venete in un racconto senza respiro. Lettura piacevolissima, per non parlare delle numerose risate che mi ha provocato sentire i discorsi tra Mussolini e Hitler ...continua

    Un continuo susseguirsi di imprecazioni venete in un racconto senza respiro. Lettura piacevolissima, per non parlare delle numerose risate che mi ha provocato sentire i discorsi tra Mussolini e Hitler, parodizzati, in veneto. La storia di una normale famiglia tra le due guerre, e che vive essa stessa le guerre, con una narrazione dissacrante ma seria dei disastri passati.

    ha scritto il 

  • 4

    L'inizio un pò lento e noioso, prende poi ritmo e finisce in gloria.
    Uno spaccato genuino e vissuto dell'Italia del ventennio e della II^ guerra mondiale.
    Ho scoperto un autore che non conoscevo come ...continua

    L'inizio un pò lento e noioso, prende poi ritmo e finisce in gloria.
    Uno spaccato genuino e vissuto dell'Italia del ventennio e della II^ guerra mondiale.
    Ho scoperto un autore che non conoscevo come tale, avendolo sempre solo visto intervenire a varie trasmissioni televisive o radiofoniche, che devo dire, dopo averlo letto, non gli rendono merito. Molto, molto meglio come scrittore che come oratore.

    ha scritto il 

  • 5

    Una Saga familiare

    Se vi piacciono le storie delle famiglie, dei personaggi che crescono, che si intersecano, di uomini che mentre leggi riesci ad immaginare perfettamente, luoghi in cui poi ti viene voglia di andare pe ...continua

    Se vi piacciono le storie delle famiglie, dei personaggi che crescono, che si intersecano, di uomini che mentre leggi riesci ad immaginare perfettamente, luoghi in cui poi ti viene voglia di andare per vedere com'è adesso, che ne è stato..leggete questo libro. Narra della famiglia Peruzzi che nei primi anni del secolo scorso si sono trasferiti, inzieme a centinaia di alte famiglie, dal nord italia, dalla pianura padana, all'agro pontino, zona di bonifiche , poi da sempre associate a Mussolini.
    i Peruzzi sono fascisti, ma più agricoltori che fascisti, più morti di fame che fascisti, e forse poi tanto fascisti nemmeno erano.
    Ci mette un bel po'di pagine a farsi prendere questo libro, ma poi è tutto in discesa. Mi è piaciuto molto lo stile di Pennacchi, apprezzato anche ne Il fasciocomunista. Credo oserò anche il seguito di questo libro, sperando di non pentirmene.

    ha scritto il 

  • 4

    Si, siamo noi

    Non mi vergogno di paragonare l'Autore a Verga, un Verga contemporaneo che narra con il metodo di padron N'toni le vicende di qualche generazione di italiani. Il romanzo ha la capacità di radunare i n ...continua

    Non mi vergogno di paragonare l'Autore a Verga, un Verga contemporaneo che narra con il metodo di padron N'toni le vicende di qualche generazione di italiani. Il romanzo ha la capacità di radunare i nostri pensieri sparsi e di concentrarli sulla vicenda e sui personaggi, come fanno solo le grandi opere. Non ti smarrisci quando la famiglia Peruzzi e le famiglie protagoniste s'ammassano e si smistano per i poderi dell'Agro Pontino, non senti forse gli odori e i suoni della campagna ma senti fortissima la loro vita, i suoni e gli odori delle loro anime semplici, trastullo di un destino cattivo. Una vera storia di italiani, riassunto di un momento storico in cui forse tutti o tanti sono stati interpreti di una tragedia scritta altrove, attori mai ripagati abbastanza per il tributo di morte e sofferenza versato in anticipo. Ma non basta, non è un romanzo storico ma un romanzo di vita e d'amore, dove anche il piccolo personaggio si esalta quando la luce del racconto lo colpisce. E poi i giganti, Armida, Pericle, Paride, Bissolata: un mondo di semplici che diventa una ribalta per le loro storie, una vita spesa a camminare su di un campo minato evitando, alcuni, al momento giusto, di saltare per aria, e lasciando ad altri il compito di morire per farci campare. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 0

    Sapore Epico

    Come dice, scusi? Non ci crede? Io non c'ero, così me l'hanno raccontata e io così gliela racconto.

    Procede più o meno così il narratore di Pennacchi: fino alla fine non capiremo chi è né che ruolo ab ...continua

    Come dice, scusi? Non ci crede? Io non c'ero, così me l'hanno raccontata e io così gliela racconto.

    Procede più o meno così il narratore di Pennacchi: fino alla fine non capiremo chi è né che ruolo abbia avuto nella storia che racconta; sappiamo solo che si rivolge a un interlocutore, come in una sorta d'intervista, e che questo gli muova dei dubbi, delle questioni. E lui, puntualmente, gli dice: se non ci vuol credere, cazzi suoi, io la so così e gliela racconto così. Se vuol sapere le ragioni degli altri, vada a chiederle a loro.

    Può sembrare una cazzata, ma è un espediente narrativo originale quanto semplice, nonché molto efficace, essenziale per rendere epica questa narrazione.
    Come dite? non è una narrazione epica? E come lo chiamate allora un testo che racconta la fondazione di un territorio, la costruzione di una città, la migrazione di un popolo? Io non saprei in che altro modo chiamarlo, dunque per me si tratta di un racconto epico; o meglio ancora, di un romanzo storico dal sapore epico. Punto.

    La bonifica dell'Agro Pontino, Latina, il Fascismo, il Duce, ecc sono elementi che stanno in tutti i romanzi di Pennacchi. Anche quando vorrebbe parlare d'altro, lui sempre lì ritorna. Canale Mussolini, però, queste cose le condensa tutte e le fa fluire come un fiume in piena: come dice egli stesso, lui questa storia ce l'aveva dentro e sentiva l'urgenza di raccontarla. È nato per scrivere questo libro, dice. E quando lo dice, io gli credo. Quando vi capiterà di sentir parlare dal vivo Antonio Pennacchi, allora ci crederete anche voi. Se poi la cosa non v'intaccherà, io davvero non posso farci nulla.

    L'autore voleva raccontare la storia della sua gente, della sua famiglia. Che è poi la storia di un popolo intero: 30.000 persone nell'arco di pochi anni migrarono dal nord-est per andare nell'Agro Pontino. La bonifica di quelle terre non era riuscita mai a nessuno prima di allora, e questo è un dato di fatto.
    Questa cosa Pennacchi la racconta con trasporto e con un certo moto d'orgoglio, poiché è vero che la bonifica fu opera del Duce, ma fu soprattutto merito delle migliaia di braccianti, mezzadri e operai che vi lavorarono e fecero sì, anche a costo delle loro vite, che ciò avvenisse. Alcuni di questi mezzadri erano i nonni e gli zii dell'autore: Canale Mussolini è la loro storia, e al contempo è anche quella di tutti coloro che erano lì.

    E dunque com'è questo romanzo? è bello. Si legge d'un fiato, è coinvolgente, ti fa ridere, piangere e riflettere su un fatto storico importante spesso trattato come nota a margine; ti fa capire le ragioni di un popolo, del perché una certa parte d'Italia all'epoca fosse convintamente fascista, senza condannare questa adesione, poiché sarebbe stato strano fosse accaduto il contrario.
    In fondo, quelle terre furono date in mano a braccianti a mezzadri; e questi che dovevano fare, essere antifascisti?

    Si potrebbe parlare per ore di Canale Mussolini, e non solo da un punto di vista storico o narrativo, ma anche linguistico. Ad esempio: i dialoghi in veneto, tutta la ricerca fatta sul dialetto e sulla lingua dei coloni. E tutte le espressioni, gli intercalare, le onomatopee usate per descrivere il rumore degli attrezzi da lavoro, delle armi, dei veicoli.

    Oppure: i personaggi fantastici, gli aneddoti divertenti, tragicomici e commoventi che popolano il romanzo. Ti verrebbe voglia di abbracciarlo, Zio Pericle, ti sembra proprio di averlo lì accanto a te. E la zia Bissolata, il can del Turati, Temistocle, il Nonno, la Nonna, Treves, Adelchi, l'Armida... una galleria di figure indimenticabili che Pennacchi tratta come figli: non se ne dimentica mai uno per strada, non ce n'è uno che non abbia la sua storia, il suo ruolo, la sua importanza.

    Un romanzo epico, appunto. A cui non si può non voler bene. Uno degli esempi migliori di narrativa italiana negli ultimi anni. E non si può essere che felici per il suo successo, per la larga diffusione e, perché no, pure dello Strega, malgrado non ce ne possa importare di meno. Ma, direbbe Pennacchi, me l'hanno dato e io me lo piglio.

    ha scritto il 

  • 4

    "Il dramma della condizione umana è proprio questo:
    sei quasi perennemente condannato a vivere nel torto,
    pensando peraltro d'avere pure ragione."
    (Pennacchi Antonio, "Canale Mussolini") ...continua

    "Il dramma della condizione umana è proprio questo:
    sei quasi perennemente condannato a vivere nel torto,
    pensando peraltro d'avere pure ragione."
    (Pennacchi Antonio, "Canale Mussolini")

    ha scritto il 

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