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Canale Mussolini

I Capolavori del Premio Strega - 42

By Antonio Pennacchi

(22)

| Hardcover

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Book Description

" Fu un esodo. Trentamila persone nello spazio di tre anni - diecimila all'anno - venimmo portati quaggiù dal Nord. Dal Veneto, da Friuli, dal Ferrarese. Portati alla ventura in mezzo a gente straniera che parlava un'altra lingua. Ci chiamavano "po Continue

" Fu un esodo. Trentamila persone nello spazio di tre anni - diecimila all'anno - venimmo portati quaggiù dal Nord. Dal Veneto, da Friuli, dal Ferrarese. Portati alla ventura in mezzo a gente straniera che parlava un'altra lingua. Ci chiamavano "polentoni" o peggio ancora "cispadani". Ci guardavano storto. E pregavano Dio che ci facesse fuori la malaria. "

717 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Faticoso

    Perchè stressarsi? Abbandonato a pagina180 .

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    Rock1 said on Jun 13, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    che delusione....

    pensavo decisamente meglio....di una lentezza e noia esagerata.....alla fine diventa un po' più "mosso"....per fortuna.
    Unico personaggio da ammirare è l' Armida, benché un po' "allegra" ma molto vera.....

    mi devo ricordare di non comprare più un li ...(continue)

    pensavo decisamente meglio....di una lentezza e noia esagerata.....alla fine diventa un po' più "mosso"....per fortuna.
    Unico personaggio da ammirare è l' Armida, benché un po' "allegra" ma molto vera.....

    mi devo ricordare di non comprare più un libro che ha vinto un premio "Strega", è già il secondo che mi delude.....

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    Jejeljilla said on Jun 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E invece lui piangeva di contentezza: «Come te sì bèa» le diceva, «come te sì bèa». Mio nonno piangeva perché la moglie era bella.
    Tutto qua. Sì, certo, s’era pure sentito sollevato, placato oramai d’ogni ansia e disavventura; ma lui piangeva perché ...(continue)

    E invece lui piangeva di contentezza: «Come te sì bèa» le diceva, «come te sì bèa». Mio nonno piangeva perché la moglie era bella.
    Tutto qua. Sì, certo, s’era pure sentito sollevato, placato oramai d’ogni ansia e disavventura; ma lui piangeva perché quella era bella, e non solo era bella,
    gli voleva anche bene. Lei non piange per queste cose qui?

    [...] il dramma della condizione umana è proprio questo: sei quasi perennemente condannato a vivere nel torto, pensando peraltro d'avere pure ragione.

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    Carmilla {scambio cartacei & tag e-book scambiabili} said on Jun 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La vita è breve e ci sono così tanti capolavori da leggere...perchè punirmi leggendo un libro tanto brutto?Insopportabile la voce narrante.

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    Manuela said on May 30, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    ✰✰✰ buono - Terra promessa ... e ottenuta.

    Eravamo a pranzo in un trattoria sulle colline intorno alla mia cittadina; si chiacchierava di frane, canali, sorgenti (da noi c’è tutto questo, anche una sorgente di acqua dolce in mare). Uno dei due amici ha lavorato nella Protezione civile. Non s ...(continue)

    Eravamo a pranzo in un trattoria sulle colline intorno alla mia cittadina; si chiacchierava di frane, canali, sorgenti (da noi c’è tutto questo, anche una sorgente di acqua dolce in mare). Uno dei due amici ha lavorato nella Protezione civile. Non so come siamo finiti a parlare di qualcosa che richiamava questo libro. Non l’hai letto? Leggilo. E’ bello. Penso che prima o poi mi interrogheranno.

    Non l’avevo comperato, confesso, per una reazione del tutto uterina: solo il titolo mi dava fastidio.

    Allora eccolo qui il Canale Mussolini, che 5055 persone hanno avuto in mano e che hanno commentato in 711.
    Ho notato che alcuni non l’hanno apprezzato.
    Basta raccontare di una famiglia laboriosa, senza istruzione, piena di figli, che vive di bracciantato e viaggia senza neppure capire cosa ci sta dietro e intorno, da un vago socialismo all’apprezzamento del fascismo, portatore di terra, per farne l’apologia del fascismo?

    Chi lavora la terra si divide in due tipologie: la terra è di altri o la terra è di proprietà. Nel primo caso, leghe e associazionismo di più orientamenti, nel secondo, tutto va più o meno bene, basta che non sia socialismo (e poi comunismo).
    Ieri e oggi. La storia degli ultimi trent’anni ha dimostrato che “grattando il bianco, sotto spunta il nero”: crollata la Dc, la destra è rifiorita in tutte le sue sfumature.
    Non abbiamo importato il fascismo, l’abbiamo inventato noi. Poi ce l’hanno copiato.

    La regola è “guarda chi fa i tuoi interessi, quelli della tua azienda e della tua famiglia”.
    Cosa che, come concetto, c’è anche nel libro, ma che a me è stata detta da una veronese pochi anni fa. Allora era la miseria, oggi la convinzione di avere qualcosa da difendere dal pericolo rosso.

    La famiglia Peruzzi è talmente immersa nel suo mondo fatto di una caterva di figli e di vocazione per la terra e le bestie, da non sapere quello che avviene al di fuori e quello che sa è filtrato dall’informazione di regime. Non hanno neppure gli strumenti, se va bene qualche anno di elementari e poi i fascisti di oggi sono quelli che loro hanno conosciuto socialisti ieri. Diciamo che per loro sono i socialisti che hanno vinto.
    Dopo lo sfratto forzoso subito dai conti Zorzi Vila, con la requisizione di tutte le bestie, per tutta la baracca la sola possibilità è di ricorrere ad un personaggio potente, Rossoni, da loro conosciuto, anni prima, come socialista perseguitato. Ora è a Roma, potente. E’ lui che li fa venire nelle paludi Pontine.
    Ci sono anche momenti sgradevoli (il prete, la guerra in Africa), i Peruzzi non sono “santini”.
    Come non lo è lo storpio di Arrivederci ragazzi, mosso però dalla vendetta, o il Lucien Lacombe del film di Malle, mosso però dalle proprie frustrazioni e dal lusso esibito dai vincitori.
    Per i coloni emigrati nell’Agro Pontino c’è la terra, ad aspettarli, una promessa concreta, che si può arare e coltivare.
    A tutti i cambiamenti del mondo, le imprecazioni si perdono per strada; ne sopravvive una sola Maledetti i Zorzi Vila.

    Il racconto è fatto da qualcuno che narra ad un ascoltatore. Il linguaggio è colloquiale, le frasi riportate sono in un dialetto misto di veneto/romagnolo/friulano italianizzato. La descrizione della bonifica è accurata (i tecnici che ci lavorarono erano competenti).

    Non credo stimoli nessuna nostalgia fascista (anzi, tra lo scherzoso e il tragico, se ne rivela tutta la costruzione fasulla), non è un saggio di storia. E’ solo un romanzo.

    Finito. Adesso, se mi interrogano, potrò rispondere. Magari in dialetto. Così li frego.

    22.05.2014

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    Anina e "gambette di pollo" said on May 22, 2014 | 11 feedbacks

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