Canale Mussolini

Di

Editore: Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)

4.1
(3315)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 460 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese , Olandese , Danese

Isbn-10: 8804546751 | Isbn-13: 9788804546757 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Canale Mussolini è l'asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. I suoi argini sono scanditi da eucalypti immensi che assorbono l'acqua e prosciugano i campi, alle sue cascatelle i ragazzini fanno il bagno e aironi bianchissimi trovano rifugio. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile nello stabilire le regole di casa cui i figli obbediscono senza fiatare. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare, il cocco di mamma. Iseo e Temistocle, Treves e Turati, fratelli legati da un affetto profondo fatto di poche parole e gesti assoluti, promesse dette a voce strozzata sui campi di lavoro o nelle trincee sanguinanti della guerra. E una schiera di sorelle, a volte buone e compassionevoli, a volte perfide e velenose come serpenti. E poi c'è lei, l'Armida, la moglie di Pericle, la più bella, andata in sposa al più valoroso. La più generosa, capace di amare senza riserve e senza paura anche il più tragico degli amori. E Paride, il nipote prediletto, buono e giusto, ma destinato, come l'eroe di cui porta il nome, a essere causa della sfortuna che colpirà i Peruzzi e li travolgerà.
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  • 3

    la prospettiva, assolutoria verso il fascismo 'popolare' dei protagonisti, non mi trova per niente d'accordo. Si rischia di fare passare un messaggio storico in parte deformato. Ma la seconda parte d ...continua

    la prospettiva, assolutoria verso il fascismo 'popolare' dei protagonisti, non mi trova per niente d'accordo. Si rischia di fare passare un messaggio storico in parte deformato. Ma la seconda parte del romanzo, dallo scoppio della guerra in poi, ha toni epici emozionanti (ancorchè facilmente sollecitati) che ne giustificano la lettura

    [audiolibro]

    ha scritto il 

  • 2

    Ad inizio lettura ho dato tre stelle al romanzo di Pennacchi, poi sono passato a due stelle e mi sembra che due siano un giudizio corretto, perché il libro non è male, ma neppure strabiliante; ci sono ...continua

    Ad inizio lettura ho dato tre stelle al romanzo di Pennacchi, poi sono passato a due stelle e mi sembra che due siano un giudizio corretto, perché il libro non è male, ma neppure strabiliante; ci sono infatti elementi che mi sono piaciuti e elementi che non ho affatto apprezzato.
    Partiamo dalle cose che mi sono piaciute; per prima cosa, l’ambientazione, perché la famiglia protagonista del romanzo è viene dalla stessa zona della provincia di Ferrara in cui io sono nato; poi ci sono alcune azioni, molto di campagna, che mi hanno fatto pensare ai racconti di mia nonna, quando ero bambino. In ultimo l’ambientazione storica in sé è molto coinvolgente.
    Gli elementi invece poco apprezzati sono la struttura del racconto, la tendenza a non dare torto a nessuno e l’so del dialetto. Il racconto è una lunga chiacchierata fra il narratore e un giornalista che non apre mai la bocca, ma questo narratore è un uomo anziano che quindi parla a ruota libera e apre mille parentesi, per cui a volte ho fatto fatica a seguire la narrazione.
    Nel racconto ricorre spesso la frase “Ognuno ha le sue ragioni” che serve a giustificare qualunque azione e di chiunque, quindi ogni azione risulta, in qualche modo, corretta solo perché qualcuno pensava di essere nel giusto mentre la compiva…ora, la cosa che mi ha colpito è che, seguendo questa logica, finiamo per giustificare ogni violenza.
    Ultimo elemento da me poco apprezzato: il dialetto, perché, mi domando, se i protagonisti sono ferraresi, per quale ragione usano il dialetto veneto?
    So che esiste un secondo volume della saga, ma al momento so che non lo leggerò.

    ha scritto il 

  • 1

    Darwinismo sociale e Familismo morale lo avvelenano

    Pennacchi scrive un romanzo "maledetto". Bello. Scritto in modo semplice e accessibile diventa occasione per la divulgazione storica attraverso vicende umane sapientemente intrecciate lungo più gene ...continua

    Pennacchi scrive un romanzo "maledetto". Bello. Scritto in modo semplice e accessibile diventa occasione per la divulgazione storica attraverso vicende umane sapientemente intrecciate lungo più generazioni. In un immaginario racconto-dialogo con un "ingenuo" ascoltatore , come fosse una delle tradizionali veglie rurali accanto al fuoco, la narrazione rilascia, lento e inesorabile, il proprio veleno...
    Raccontando una famiglia che dal socialismo di fine ottocento passerà nel campo fascista per restarvi convintamente fino a liberazione avvenuta Pennacchi prova a volare "aldilà del bene e del male" ed ha bisogno di un impianto filosofico che metta i suoi personaggi al riparo da ogni giudizio morale.
    E' in questo senso che usa il Darwinismo Sociale come scudo e il Familimso Morale come spada. Nell'universo del romanzo ognuno agisce per sopravvivere e far sopravvivere la sua specie (darwinsimo sociale), ogni azione umana è giudicabile solo in relazione al vantaggio o al danno portato alla propria famiglia (familismo morale). Si arriva, pian piano, non tanto alla ripetizione di frasi assolutorie (l'< < ognuno ha le sue ragioni>> dello zio Adelchi) ma all'appiattimento dei personaggi le cui scelte perdono di vita e intensità nascoste dietro un' idea di uomo che non è altro che < < fuscello nel vento del destino>>. Questo, a mio avviso, è il limite massimo ed estremo del libro che sfugge, forse, alle stesse intenzioni dell'autore. Pennacchi non mi risulta essere un "epigono del revisionismo" e usa addirittura i lavori di storici come Del Boca e Rochat (anti-colonialisti, anti-fascisti) per ricostruire la barbarie italiana in Africa. Eppure la potente e ricca macchina narrativa del romanzo rischia di risolversi in una subdola operazione di "riabilitazione" e "deresponsabilizzazione" del fascismo e dei suoi "corollari storici"; sessimo-patriarcato-obbedienza all'autorità-razzismo-militarismo-ecc... .
    Occhio quindi; una stella come segnale di pericolo affinchè in nessuna osteria, neanche quella in cui si racconta questo romanzo, sia "vietato parlare di politica".

    ha scritto il 

  • 5

    Un buon libro per la scuola

    Io consiglio questo libro ad uso anche scolastico.
    Ho rivisto la storia d'Italia. Ho visto le strade d'Italia. Ho rivisto i racconti di mio padre.
    Ben scritto, pieno di osservazioni sincere che posson ...continua

    Io consiglio questo libro ad uso anche scolastico.
    Ho rivisto la storia d'Italia. Ho visto le strade d'Italia. Ho rivisto i racconti di mio padre.
    Ben scritto, pieno di osservazioni sincere che possono educare l'italiano a capire da dove si viene, cosa si è sbagliato e cosa si può rifare.

    ha scritto il 

  • 3

    Bel romanzo, nonostante una prospettiva discutibile.

    Narrazione molto ricca ed articolata, capace di coinvolgere profondamente il lettore nel contesto sociale e nei risvolti familiari dei protagonisti, anche grazie all'uso di uno stile colloquiale che p ...continua

    Narrazione molto ricca ed articolata, capace di coinvolgere profondamente il lettore nel contesto sociale e nei risvolti familiari dei protagonisti, anche grazie all'uso di uno stile colloquiale che punta, con successo, più all'efficacia che all'eleganza.
    L'aspetto più discutibile però riguarda il fatto che al ritmo del ritornello «Ognuno gà le só razón» si nasconde uno sguardo davvero troppo indulgente nei confronti del fascismo, tutto sommato una dittatura buona se guardato attraverso gli occhi della famiglia Peruzzi.

    ha scritto il 

  • 4

    Maladeti Zorzi Vila!

    Un libro da leggere. Grandioso, mi verrebbe da dire. Ci sono alcune parti molto lente e anche molto noiose: parlano di storia del fascismo e di tecnica delle colture e di nomi e date eccetera. Però, p ...continua

    Un libro da leggere. Grandioso, mi verrebbe da dire. Ci sono alcune parti molto lente e anche molto noiose: parlano di storia del fascismo e di tecnica delle colture e di nomi e date eccetera. Però, poi ci sono passi che sconfinano nel sublime, nel tragico, nel comico. Una saga epica, quella dei Peruzzi. Con un'impostazione realistica e storica, ma con personaggi che sembrano usciti dai libri di Jodorosky o da Cent'anni di solitudine di Marquez, al quale, secondo me, non è blasfemo avvicinare Canale Mussolini.
    Ed è un vero spasso sentire litigare Mussolini e Hitler in dialetto veneto, o leggere le vicende delle api dell'Armida che sempre in veneto la rimproverano o la coccolano.
    Perché non 5 stellette allora? Perché molte pagine sono pesanti e perché il finale è troppo oltre tutto quello che è stato fin lì narrato.
    Comunque, da leggerlo e goderselo, maladeti Zorzi Vila!

    ha scritto il 

  • 5

    eccezionale

    Libro, quasi geniale, per trama e scrittura. L'autore con un linguaggio colloquiale e popolare, a volte colorito, ha raccontato la bonifica dell'agro pontino e le vicende di una famiglia di coloni ven ...continua

    Libro, quasi geniale, per trama e scrittura. L'autore con un linguaggio colloquiale e popolare, a volte colorito, ha raccontato la bonifica dell'agro pontino e le vicende di una famiglia di coloni veneti dai primi anni del 900 alle seconda guerra mondiale, intrecciando episodi storico politici con le avventure dei protagonisti in maniera magistrale.

    ha scritto il 

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