Candido

Di

Editore: Orsa Maggiore

3.9
(7319)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 152 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Portoghese , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Catalano , Olandese , Ceco

Isbn-10: 8823903920 | Isbn-13: 9788823903920 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , CD audio , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 3

    Surreale e reale al tempo stesso. Pessimismo allo stato puro. Succedono a tutti di cotte e di crude e "il mondo non va a meraviglia così" come dicono i filosofi.
    Lettura scorrevole e molto riflessiva. ...continua

    Surreale e reale al tempo stesso. Pessimismo allo stato puro. Succedono a tutti di cotte e di crude e "il mondo non va a meraviglia così" come dicono i filosofi.
    Lettura scorrevole e molto riflessiva.

    ha scritto il 

  • 4

    Candido con il cuore pesante ma con l’animo leggero decide che il suo scopo nella vita è ritrovare e ricongiungersi con il suo amore Cunegonda, intraprende questo viaggio avventuroso attraverso i vari ...continua

    Candido con il cuore pesante ma con l’animo leggero decide che il suo scopo nella vita è ritrovare e ricongiungersi con il suo amore Cunegonda, intraprende questo viaggio avventuroso attraverso i vari continenti inizialmente pieno di speranza e ottimismo inculcatogli dal suo amato precettore. Ottimismo di cui inizia a dubitare nel proseguire del viaggio quando di imbatte in spiacevoli vicissitudini e nella malafede delle persone.
    “Cos’è l’ottimismo?”
    “Ahimè” disse Candide “è la mania di sostenere che tutto va bene quando si sta male”
    Una storia che fa riflettere sul destino, gli incontri e il libero arbitrio e l’animo umano.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo per riflettere, ma anche un'avventura che scorre veloce, di scena in scena si susseguono avvenimenti intrecciati e paradossali.
    Il racconto è carico di situazioni travagliate e grottesche, ...continua

    Un romanzo per riflettere, ma anche un'avventura che scorre veloce, di scena in scena si susseguono avvenimenti intrecciati e paradossali.
    Il racconto è carico di situazioni travagliate e grottesche, non mancano i colpi di scena.
    Una riflessione critica sull'ottimismo, portata avanti con abile maestria ed ironia.
    Voltaire critica la società, il potere in generale, la guerra , la religione.... Evidenzia le contraddittorietà del mondo e l’assurdità della vita; la grande maggioranza degli uomini sono mossi solo dalla balordaggine, dalla cupidigia, dal fanatismo, dalla bramosia di potere e dal malcostume.
    Candido appare come un ingenuo eroe coinvolto in una serie di disavventure ricche di crudeltà e ferocia, immerso in una natura capace di provocare malanni e terribili catastrofi.
    L'autore conclude che le ragioni, le motivazioni, il senso assoluto delle cose, si sottraggono alla nostra possibilità di comprensione.
    Di fronte alla ineluttabilità del male l’uomo potrebbe almeno evitare di accrescerlo e cercare un equilibrio semplice, conducendo una vita essenziale fatta di affetti e di un lavoro svolto bene.
    Alla fine l'ottimismo vacilla e l'unica via sembra quella di “curare il proprio giardino”, la vera felicità è nelle cose semplici.
    Voltaire ci dona un classico senza tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    "Gli sciocchi ammirano ogni cosa in un autore stimato. Io non leggo che per me; non mi piace che ciò che fa al caso mio."

    Grottesco ed esilarante, al limite del surreale con quella catena quasi cinematografica di vicende terribili e di catastrofi, Voltaire dà vita al mondo senza (apparente) morale e logica del povero Can ...continua

    Grottesco ed esilarante, al limite del surreale con quella catena quasi cinematografica di vicende terribili e di catastrofi, Voltaire dà vita al mondo senza (apparente) morale e logica del povero Candide, che si rivela inospitale per il buono e per il malvagio, per l'ottimista e per lo scettico.
    I personaggi, indistruttibili (nel vero senso della parola, dato che gliene accadono di tutti i colori e li ritroviamo sempre vivi e vegeti - anche se forse con qualche pezzo di meno), caricature stilizzate, sono mossi tramite i fili retti dal loro burattinaio, che nella sua satira interviene solo per scandire il ritmo della narrazione, raccontando le vicende con rapida sinteticità, cosicché il lettore se le possa "gustare" quasi come fossero proiettate di fronte ai suoi occhi.
    E non c'è nessuno che vince, nel finale; o, almeno, non i filosofi, né i più ricchi: il felice è "chi coltiva il proprio orto", colui che non si interroga sulle vicende della vita (affidate a una logica imperscrutabile e, per gli uomini, caotica) traendo soddisfazione dal proprio lavoro, senza "perdere troppo tempo" a ragionare su argomenti dei quali non si verrà mai a capo.

    ha scritto il 

  • 5

    «È dimostrato» diceva «che le cose non possono essere altrimenti, poiché, in quanto tutto è fatto per un fine, necessariamente tutto è per il fine migliore. Notate che i nasi sono stati fatti per regg ...continua

    «È dimostrato» diceva «che le cose non possono essere altrimenti, poiché, in quanto tutto è fatto per un fine, necessariamente tutto è per il fine migliore. Notate che i nasi sono stati fatti per reggere occhiali, e noi abbiam bene degli occhiali. Le gambe, visibilmente, sono costituite per le calze. Le pietre sono state formate per esser tagliate e far castelli, e monsignore ha ben un bellissimo castello: il maggior barone infatti della provincia, dev’essere il meglio alloggiato; e i maiali essendo fatti per essere mangiati, noi mangiamo del porco tutto l’anno: conseguentemente coloro i quali han preferito che tutto è bene, hanno detto una stoltezza; bisognava dire che tutto è per il meglio.»

    ha scritto il 

  • 4

    L'ottimismo

    Voltaire in questo suo breve romanzo fantasy ci fa riflettere sull'ottimismo degli esseri umani, ovvero sul perché dovremmo essere felici e se questo ha oppure no un senso. Non avremo una risposta ben ...continua

    Voltaire in questo suo breve romanzo fantasy ci fa riflettere sull'ottimismo degli esseri umani, ovvero sul perché dovremmo essere felici e se questo ha oppure no un senso. Non avremo una risposta ben precisa, ma almeno ci saremo divertiti seguendo le rocambolesche avventure di Candido e del suo fido Cacambo, che arriveranno fino alla mitica città dell'ElDorado dove le pietre preziose sono considerate fango.

    ha scritto il 

  • 4

    "Cosa è mai questo mondo?"

    Viveva in un castello un giovane di animo puro, mite, ingenuo, intelligente, il cui nome rispecchiava in pieno la sua natura: Candido. Da candido qual era, educato a non giudicare nulla di testa propr ...continua

    Viveva in un castello un giovane di animo puro, mite, ingenuo, intelligente, il cui nome rispecchiava in pieno la sua natura: Candido. Da candido qual era, educato a non giudicare nulla di testa propria, riponeva totale fiducia nel suo maestro, Pangloss, il più profondo metafisico di Germania ( !? ). il quale gli aveva inculcato alcuni principi basilari. Intanto che il Castello era il più bello di tutti i castelli; che quello in cui vivevano era il migliore dei mondi possibili; che tutto è bene e se c' è il male, esso ha una motivazione.
    Espulso, suo malgrado, da quello che considerava il suo paradiso, costretto a peregrinare a destra e a manca, dal vecchio al nuovo mondo, nella speranza di trovare il migliore degli universi possibili, avendo come faro i precetti di Pangloss, il candido Candido può sperimentare sulla sua pelle l' impatto tra gli insegnamenti filosofici e la cruda realtà che gli si presenta ne viaggio itinerante, durante il quale si accompagna a personaggi vari e conosce persone di tutti i ceti sociali, e alcuni di dubbia moralità.
    Ovunque fanatismo e superstizione hanno ragione della ragione. Ovunque assiste ad atrocità, ed egli stesso incappa in disavventure orribili che supera per il rotto della cuffia, continuando ad essere diviso tra gioia, delusione e speranza, condivise con il vecchio Martin che , avendo vissuto a lungo, ha un' altra visione della vita e che, con le sue disincantate riflessioni, mette una zeppa nelle certezze di Candido e nel sistema ottimistico di Pangloss.
    Quello che salta subito agli occhi del lettore è la struttura fiabesca del libro, lungi da una manifesta denuncia e da una esposizione filosofica sulle assurdità del mondo, sulla contrapposizione Bene-Male, Ottimismo- Pessimismo...
    La lettura è godibile; comico e vivace lo stile intriso di sottili metafore.
    Catapultati in un viaggio sommamente paradossale, tra una girandola di fughe e ritrovamenti, ci troviamo investiti da tanta ironia, parodie e iperboli; da avventure che hanno del grottesco; da situazioni tragiche ridicolizzate e messe in burletta. Tutti strumenti che a me sembrano più efficaci di un dotto excursus filosofico; un mezzo a suo modo tagliente per evidenziare limiti e contraddizioni tra le opposte visioni della vita. E ancora, alludendo con pungenti trasfigurazioni a personaggi e fatti reali, una occasione buona per togliersi qualche sassolino dalle scarpe.
    A questo punto mi approprio delle parole del vecchio Martin per dare una risposta alla domanda iniziale: Cosa è mai questo mondo?
    Qualcosa d' assai folle e abominevole, afferma, appunto, Martin.
    E allora l' antidoto?
    "Lavoriamo senza ragionare, è il solo modo di rendere la vita sopportabile"
    Senza sterili ragionamenti filosofici, aggiungo io, ma nella concretezza dell' azione quotidiana.

    ha scritto il 

  • 5

    Una sferzante satira sull'ottimismo. Quando lo leggo penso sempre a quei poveri gaglioffi che credono ai "diritti umani" e poi magari si ritrovano la casa svaligiata dagli zingari...

    ha scritto il 

  • 3

    Fratellanza letteraria

    Prima dell’avvento della televisione, dove a qualsiasi ora, purché si abbia pazienza prontamente ripagata, personaggi illustri (anche dalle menti fine) si vomitano vicendevolmente addosso disprezzo se ...continua

    Prima dell’avvento della televisione, dove a qualsiasi ora, purché si abbia pazienza prontamente ripagata, personaggi illustri (anche dalle menti fine) si vomitano vicendevolmente addosso disprezzo seguendo l’ispirazione schiumante del momento, pare che toccasse alla lettatura prestarsi come campo di battaglia.
    Chiunque potrebbe pensare che l’intempestività delle controbattute, filtrate dal processo di elaborazione essenziale alla prosa, non potrebbe mai eguagliare la ferocia di chi si batte e dibatte faccia a faccia paonazza, armato di strepiti e pugni serrati. Be’, cari spettatori, mettete da parte i popcorn, chiamate la tifoseria e preparatevi ad un duello senza esclusione di colpi, ché monsieur Voltaire, cheto cheto dietro la sua scrivania al lume di lampada al cherosene, nel suo lavorio di sommo intelletto, intinge la penna nel sangue dei suoi nemici e genera tempesta.

    Anziché buttare giù il solito dimenticabile libello, per confutare (a voler usare un eufemismo) l’ottimismo imbecille a tutti i costi del filosofo Leibniz, s’inventa un romanzo satirico e assolutamente irriverente dove il giovane Candido, gettato in avventure grottesche e disavventure orrorifiche, fra viaggi spericolati e catastrofi naturali, gare di sfortuna, stupri, rapimenti, inganni, massacri sanguinolenti, preti corrotti e corsari traditori, re senza regni e sventurate senza natiche, resurrezioni improbabili e, insomma, brutture d’ogni specie, espellerà goccia a goccia l'ottimismo inossidabile somministratogli fin dall’infanzia dal tutore/filosofo Pangloss alias Leibniz. E perché non approfittarne per prendere per il culo (e non per i raffinati fondelli, che qui si fa davvero sul serio) tutti gli altri filosofi, gesuiti e quant’altri muniti di penne spuntate, citati con tanto di nome e cognome, hanno avuto l’ardire di contrapporre alle sue acute idee illumistiche ottuse ciance retrive? Lorsignori perdano pure le staffe mentre monsieur Voltaire, imparruccato e imbellettato, si esibisce in linguacce e fa loro il verso.
    Io sono un genio titolato e voi degli scemi, io ho ragione e voi torto. Gne gne gne!

    Si parte dalla Germania dove Candido perde l’amore, poi ci si imbarca e affonda verso le sponde tremanti di sisma di Lisbona, dove la rediviva Cunegonda ritrova il suo innamorato protagonista di un autodafé… ma, un momento, questa storia non mi è nuova… dov’è l’ho già sentita? Dov’è che ho assaporato con gusto la stessa atmosfera pregna di amore e misfatto? Ma certo! È Memoriale del convento di José Saramago!
    A questo punto comincio a leggere ‘sto romanzo manco tanto interessante, di per sé rapido come una corsa in auto a folle velocità per le strade di una Toscana dai paesaggi inafferrabili, con occhi nuovi e tanta attenzione.
    E con crescente stupore riconosco un’innegabile compatibilità genetica. Come se un giorno un amico di vecchia data mi presentasse suo fratello, e il tizio cominciasse a parlarmi di sé e della sua vita, e lui parla parla parla, ma io sono più interessato a confrontare le varianti somatiche, quali configurazioni assumono le ossa consustanziali sotto la pelle e di quali tinte si veste quest’ultima, sangue dello stesso sangue, tanto simili eppure diversi fra loro.
    E la fratellanza non si discute. C’è nello stile sdrucciolevole, nell’iconoclastia a denti digrignati e negli sputi vetriolici, nell’amaro fiabesco e nelle disinvolte assurdità, nei nomi bislacchi e negli amori invincibili, nei motti immediati e nei vaffanculo a te, a te, e pure a te lì dietro che provi a nasconderti!
    E per avere piena conferma della scoperta, spulciando su internet ho trovato un’intervista al compianto portoghese che, interrogato sulle sue letture formative, così parlava: “…Voltaire, perché ha perso le illusioni sull’umanità ed è sopravvissuto al disgusto”

    Insomma devo ammettere che la mia opinione su quest’opera è compromessa, offuscata dalla felicità di aver scovato la parentela letteraria, e che probabilmente il piacere della lettura e della ricerca si sono confusi mescolati e sovrapposti.
    Candido è un buon romanzo, ma di sicuro sono inaffidabile, quindi chi per caso si trovi a leggere i miei vaneggiamenti non mi dia credito e passi oltre.

    ha scritto il 

  • 3

    Testo inaspettatamente ironico, satirico, pungente, avventuroso e iperbolico. Voltaire ci racconta una storia al limite del surreale, tra viaggi infiniti intorno al mondo, morti (che poi non si rivela ...continua

    Testo inaspettatamente ironico, satirico, pungente, avventuroso e iperbolico. Voltaire ci racconta una storia al limite del surreale, tra viaggi infiniti intorno al mondo, morti (che poi non si rivelano tali), stati di estrema ricchezza, accostati ad altri di estrema povertà. Una dura critica alla società contemporanea dell'autore, che si rivela brillante e astuta. L'opera è divisa in trenta capitoli molto brevi e intitolati, il che rende la lettura più scorrevole.

    ha scritto il 

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