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Candido L'ingenuo Zadig

Di

Editore: Fabbri

3.9
(215)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: A000065329 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Tre piacevoli racconti che con uno stile leggero e divertente sottendono questioni più complesse come il rapporto legge naturale/positiva, l'origine del male, la natura dell'uomo e il concetto di destino. Voltaire è abilissimo a trattare temi delicatissimi e complessi senza mai appesantire il let ...continua

    Tre piacevoli racconti che con uno stile leggero e divertente sottendono questioni più complesse come il rapporto legge naturale/positiva, l'origine del male, la natura dell'uomo e il concetto di destino. Voltaire è abilissimo a trattare temi delicatissimi e complessi senza mai appesantire il lettore, dissimulando così un trattato filosofico sotto le vesti di una narrativa spensierata. Una capacità notevole, che, se fosse più diffusa, renderebbe la filosofia molto più appetibile anche al lettore "occasionale".

    Insomma, madamigella, sono esperta, conosco il mondo; concedetevi un divertimento, invitate tutti i passeggeri a raccontarvi la loro storia, e se ne trovate uno solo che non abbia maledetto spesso la propria vita, che non si sia detto sovente di essere il più infelice degli uomini, gettatemi pure in mare a testa in giù.

    ha scritto il 

  • 4

    — Occorrono — gli disse — notai, preti, testimoni, contratti, dispense.
    L’ingenuo gli rispose con la riflessione che i selvaggî hanno sempre fatto:
    — Dovete essere dei bei disonesti se fra voi occorrono tante preoccupazioni.

    (L’ingenuo ...continua

    — Occorrono — gli disse — notai, preti, testimoni, contratti, dispense.
    L’ingenuo gli rispose con la riflessione che i selvaggî hanno sempre fatto:
    — Dovete essere dei bei disonesti se fra voi occorrono tante preoccupazioni.

    (L’ingenuo)

    I moderni fustigatori della società –certo con minor tempra– sono tutti epigoni di Voltaire: né fa strano ch’egli sia (ancora) il più popolare dei philosophes col suo essere tanto scaltro e implacabile parolaio – quanto infine piuttosto inconcludente, e poco più che un (assai) cauto riformista...
    Certo non gli si potrebbe preferire l’oltranzista ed eccentrico Rousseau, né –tanto meno– il geniale Diderot, che risulta (forse) ancor oggi troppo rivoluzionario al comune sentire!
    Sarà, magari proprio per questo, che, dei tre maggiori, il meno intellettualmente affascinante è per me sempre stato, appunto, Voltaire? – Certo, è sempre un piacere leggerlo: perché l’arguzia non gli faceva difetto (come da citazione!), sì da svelare molte imbecillità, se non ipocrisie, della società che ancora ci portiamo appresso – per non parlare di quelle che uno come lui potrebbe scoprire e demolire oggigiorno.
    Però, c’è poi qualcosa che sempre finisce nella meschinità, quale si trova, a esempio, nel celeberrimo finale del Candido: dopo tutte le peripezie del protagonista, irridenti le semplificazioni di paraleibnitziane sul «migliore dei mondi possibile», e così divertenti e serie a un tempo – la questione deve risolversi nel «coltivare il proprio giardino»!
    E così Zadig, che contrariamente agli altri non nasconde la verità, e l’ingenuo Hurone, che –meglio ancora– nemmeno può nasconderla – sono tutti personaggî perfetti per demolire le nostre vanterie democratiche, ma non offrono sbocchi né soluzioni...

    ha scritto il 

  • 4

    -Candido

    "Ah! Migliore dei mondi possibili, dove sei?"
    Voltaire prende in giro l'ottimismo e la filosofia leibniziana attraverso le disavventure di Candido e dei suoi compagni di viaggio.
    Come dice Hornby: ..."l'ho sfogliato e ho scoperto che era lungo appena novanta pagine. No ...continua

    -Candido

    "Ah! Migliore dei mondi possibili, dove sei?"
    Voltaire prende in giro l'ottimismo e la filosofia leibniziana attraverso le disavventure di Candido e dei suoi compagni di viaggio.
    Come dice Hornby: ..."l'ho sfogliato e ho scoperto che era lungo appena novanta pagine. Novanta pagine! Chi lo sapeva a parte voi e tutti gli altri? Un classico di novanta pagine e' il Santo Graal di questa rubrica"... quindi vale la pena leggerlo.

    Un esempio della demolizione leibniziana:
    ..."Ma confesso che gettando uno sguardo su questo globo, o piuttosto su questo globulo, penso che Dio l'abbia abbandonato a qualche essere malefico, tranne l'Eldorado, naturalmente. Non ho mai visto una citta' che non desiderasse la rovina della citta' vicina, una famiglia che non volesse sterminare qualche altra famiglia. Ovunque i deboli detestano i potenti, ma strisciano ai loro piedi, e i potenti li trattano come greggi di cui si vende la lana e la carne. Un milione di assassini irregimentati, che corrono da un capo all'altro dell'Europa, esercitando l'omicidio e il brigantaggio con disciplina, per guadagnarsi il pane, perche' non hanno un mestiere piu' onesto. E nelle citta' che apparentemente sono in pace, nelle quali fioriscono le arti, gli uomini sono divorati da invidia, preoccupazioni e inquietudine, piu' dolorose dei flagelli che colpiscono una citta' assediata. Le preoccupazioni segrete sono ancora piu' crudeli delle miserie pubbliche. Insomma, ne ho viste tante, e sopportate tante, che sono manicheo"...

    Nonostante tutto, ad ogni pessimista come me farebbe comodo avere un Pangloss (ottimista a priori) come mentore...

    ha scritto il