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Canne al vento

Di

Editore: Opportunity Books

3.9
(2608)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 207 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Chi semplificata

Isbn-10: 8881290138 | Isbn-13: 9788881290130 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 2

    Un libro di una pesantezza unica, che mi è costato una certa fatica portare a termine. Sebbene si tratti di un racconto piuttosto breve, la lettura è lenta e intrisa di una cupezza profonda dalla qual ...continua

    Un libro di una pesantezza unica, che mi è costato una certa fatica portare a termine. Sebbene si tratti di un racconto piuttosto breve, la lettura è lenta e intrisa di una cupezza profonda dalla quale si spera sempre d'intravedere un lumino di speranza, ma niente. Niente niente niente.

    Sardegna, primi del Novecento. Terra brulla, superstiziosa, povera. Un mondo chiuso in se stesso e regolato dai cicli religiosi, subentrati a quelli più antichi della natura. I paesaggi deleddiani sono carichi di richiami a un mondo di folletti e fantasmi che a braccetto se ne vanno in giro nelle calde sere estive a seminare presentimenti. Echi lontane di presenze pagane graffiano alle porte dei vivi, mentre gli spiriti dei morti si aggirano tra i cimiteri e i vecchi ruderi.
    L'apice della lettura è riservato proprio alle descrizioni dei paesaggi e delle atmosfere, elementi che sembrano distaccarsi dalle tragiche vicende umane, come indifferenti.

    Tra i canneti di un antico podere vive il vecchio Efix, umile servitore delle decadute dame Pintor, segregate nel loro castello in rovina. L'azione della storia prende il via dalla notizia dell'arrivo del nipote Giacinto, figlio della sorella Lia fuggita in giovane età. La notizia riporta a galla dolori e sensi di colpa seppelliti nei lunghi anni spesi in attesa di qualcosa che somiglia alla morte. Antichi segreti affiorano in superficie, come la verità. Peccato che da questa verità nessuno si senta liberato, piuttosto oppresso e schiacciato.

    La fragilità dell'uomo, rappresentata dalle canne al vento del titolo, non è altro che il suo soccombere al volere di Dio. L'uomo è fragile perché peccatore e come tale merita di soffrire. Una sintesi della fragilità umana che francamente, Nobel o meno alla letteratura, mi repelle. Anzi, mi fa arrabbiare.
    Ma davvero fanno leggere la Deledda nelle scuole?

    ha scritto il 

  • 3

    Gli individui di Grazia Deledda sono buoni e cattivi, disgraziati, peccatori e colpevoli, sono Canne al vento che si piegano o si spezzano, fragili che una qualunque goccia d'acqua dell'universo può d ...continua

    Gli individui di Grazia Deledda sono buoni e cattivi, disgraziati, peccatori e colpevoli, sono Canne al vento che si piegano o si spezzano, fragili che una qualunque goccia d'acqua dell'universo può distruggerli, degni di compassione e pietà, assolutamente umani, insomma.

    ha scritto il 

  • 5

    Delicato

    Di una delicatezza senza eguali nella descrizione dell'animo dei personaggi.
    Penso che la Deledda abbia vinto il nobel per due o tre passaggi presenti nel libro.

    ha scritto il 

  • 5

    “Siamo canne, e la sorte è il vento.”

    Non so se “Canne al vento” possa essere considerato il capolavoro assoluto di Grazia Deledda - come la particolare fama di quest’opera induce facilmente a pensare - dal momento che, tra romanzi e nove ...continua

    Non so se “Canne al vento” possa essere considerato il capolavoro assoluto di Grazia Deledda - come la particolare fama di quest’opera induce facilmente a pensare - dal momento che, tra romanzi e novelle, finora ho letto purtroppo soltanto una minima parte della a dir poco vasta produzione letteraria della scrittrice nuorese. Obiettivamente, il romanzo non manca di nulla che gli neghi l’etichetta appunto di capolavoro né, mi sento di dire, sfigura tra le opere dei nostri più grandi autori di fine Ottocento e primo Novecento.
    Se “La madre” mi aveva indignata per il finale con il quale si conclude, se “Cosima” mi aveva incantata per lo “strano senso di sogno” che a tratti lo pervade, “Canne al vento” mi lascia ora un senso di inquietudine e smarrimento difficile da spiegare. Eppure anche qui ci sarebbe da indignarsi (per il giovane e scapestrato Giacinto che, a causa del suo comportamento, si sarebbe meritato di essere rispedito dall’isola al continente a suon di calci nel sedere; per donna Noemi che, al fine di fuggire dai sentimenti e dalla rovina economica, si rassegna infine a sposare chi non avrebbe mai voluto), anche qui ci sarebbe da incantarsi (davanti alle immagini di terra e cielo che si fondono in poetiche cornici dell’anima)… Ma l’incanto e l’indignazione del lettore sono sopraffatti da un intenso pathos che non viene meno neppure nelle ultime pagine, dal peso del destino che appare ineluttabile e contro cui è impossibile lottare, dal fruscio del vento che serpeggia indifferente nel canneto.
    Siamo canne, sentenzia la penna deleddiana per bocca del vecchio servo Efix, e la nostra sorte è il vento: è l’essenza del romanzo, il messaggio cardine attorno a cui si svolge la vicenda narrata. Mi ha riportato alla mente l’immagine del giunco di Blaise Pascal: “L’uomo non è che un giunco, il più debole della natura”, quindi soggetto a tutte le intemperie dell’esistenza, caduco per sua propria condizione. Solo che, aggiunge il filosofo francese, “è un giunco pensante” e ciò implica un margine di meriti (e demeriti) personali sulla strada sia pur segnata del nostro destino. Del resto, lo stesso Efix, quando decide di recarsi al mulino per parlare con Giacinto, non pensa e agisce di conseguenza per cercare di risolvere una situazione in apparenza già decretata dalla sorte? E, sempre lui, non sceglie forse di ritornare al paese dalle sue nobildonne decadute, sebbene il suo destino gravato dal fardello di un’antica colpa non l’abbia guidato nel frattempo sulla via della penitenza tramutandolo in un mendicante errabondo?
    “Canne al vento” non si limita però a questo: pubblicato nel 1913, esso è anche un romanzo che, tra fatalismo e rassegnazione, tabù e colpe da espiare usque ad mortem, fotografa la realtà sociale dell’epoca attraverso i colori inquieti dell’incontro-scontro tra vecchio che ristagna e imputridisce e nuovo che erompe e avanza con energica vitalità, magari facendosi largo a gomitate. È la novella società dei poveri arricchiti, mercanti e usurai come il Milese e Kallina, mentre ciò che resta dell’antica nobiltà di sangue si gioca a carte la propria dignità o si arrocca sdegnoso in palazzi che cadono a pezzi di giorno in giorno, proprio come le dame Pintor ridotte ormai a praticare ignominioso commercio di verdure pressoché di nascosto; persino il matrimonio di un servo figlio di servi con un rampollo sia pur squattrinato della ex aristocrazia terriera è una palese rottura delle antiche e silenti consuetudini che imponevano a ciascuno di stare se non con i propri pari.
    Una lettura che fa male e molto riflettere. E questo perché il senso della vita, che sia dentro o fuori delle pagine di un romanzo, continua a essere il più grande mistero che non ci è dato comprendere.

    ha scritto il 

  • 4

    Ovviamente una storia fuori dal tempo, secondo regole e principi ormai dimenticati. Ma più che una storia è una poesia per la bellezza e maestria con cui luoghi e persone vengono descritte. Si sentono ...continua

    Ovviamente una storia fuori dal tempo, secondo regole e principi ormai dimenticati. Ma più che una storia è una poesia per la bellezza e maestria con cui luoghi e persone vengono descritte. Si sentono i profumi della sardegna, si sente il vento che muove le canne: è come essere lì!

    ha scritto il 

  • 4

    Forte, dirompente, quasi aggressiva la scrittura di Grazia Deledda.
    Io avevo un po’ di pregiudizi, causati dalla sua adesione totale, acritica, forse di comodo, al fascismo.
    Qui però, per fortuna, l ...continua

    Forte, dirompente, quasi aggressiva la scrittura di Grazia Deledda.
    Io avevo un po’ di pregiudizi, causati dalla sua adesione totale, acritica, forse di comodo, al fascismo.
    Qui però, per fortuna, l’ideologia non c’entra.

    ha scritto il 

  • 5

    Difficile commentare.
    Ci si trova come impigliati, come perduti nella storia, fra orgoglio, speranza, sacrificio, ansia di redenzione.
    Efix nella sua purezza ci offre l'opportunità di cercare di capir ...continua

    Difficile commentare.
    Ci si trova come impigliati, come perduti nella storia, fra orgoglio, speranza, sacrificio, ansia di redenzione.
    Efix nella sua purezza ci offre l'opportunità di cercare di capire queste vite segnate dal destino: ma capire è impossibile, si può intuire forse, si può cercare pazzamente di cambiarlo questo destino.
    E alla fine ci riesce, Efix, l'angelo, il servo, fedele fino alla morte. O forse era il suo destino fin dall'inizio.

    ha scritto il 

  • 4

    Tutto viene descritto minuziosamente ...

    "Canne al vento", come tutti i libri di Grazia Deledda, è un romanzo con una forte connotazione descrittiva; tutto viene raccontato minuziosamente ed è per questo che certi paesaggi sardi sembra quasi ...continua

    "Canne al vento", come tutti i libri di Grazia Deledda, è un romanzo con una forte connotazione descrittiva; tutto viene raccontato minuziosamente ed è per questo che certi paesaggi sardi sembra quasi di vederli. Certo è che, proprio per tale ragione, "Canne al vento" non è un libro adatto a chi non ama le lunghe descrizioni. Per quanto mi riguarda la bellezza di questo libro sta anche nell'assoluta poetica di certe pagine; ogni riga ha un suono, disegna contorni, appaga l'anima ed il piacere estetico.

    http://www.mr-loto.it/recensioni/canne-al-vento.html

    ha scritto il 

  • 3

    E' sempre emozionante scoprire per la prima volta un testo così famoso, così discusso. E Canne al vento è sicuramente un testo molto particolare: la vena verista dell'autrice si mescola bene con uno s ...continua

    E' sempre emozionante scoprire per la prima volta un testo così famoso, così discusso. E Canne al vento è sicuramente un testo molto particolare: la vena verista dell'autrice si mescola bene con uno stile evocativo: le descrizioni della Deledda ci portano a piè pari in una Sardegna estrema, caratterizzata dai contrasti, da una religione che è più superstizione e soprannaturale che religione vera e propria, in un paesino e, in particolare, nella casa delle tre sorelle Pintor, famiglia ormai in decadenza ma ancora abbastanza orgogliosa da vendere i frutti di un piccolo podere di nascosto (perché non è appropriato, per delle dame, vendere merce), ma non abbastanza da non poter accettare che il loro servo lavori senza essere pagato.

    Il mondo di Canne al vento è un mondo composto di dolore, di delusioni e di fatalismo. Un fatalismo che permea tutto (nonostante i molteplici tentativi del servo Efix di guidare gli avvenimenti). C'è sempre qualcuno che vuole sfidare la sorte e le tradizioni cercando di crearsi la propria strada, ma la lotta tra il vecchio e il nuovo è ancora all'ultimo sangue e normalmente queste persone non ottengono degli ottimi risultati. Certo questo fatalismo non mi piace, ma sicuramente la dimensione descritta dalla Deledda era ancora una realtà a inizio secolo. A volte è difficile capire le reazioni dei personaggi, in parte per questa mentalità fatalista, in parte perché alcune cose vengono dette/non dette e quindi magari durante la lettura sfuggono. Sicuramente una lettura molto interessante, anche se non mi sono innamorata.

    ha scritto il 

  • 5

    Una società chiusa, profondamente maschilista, dove le donne e i loro desideri non contano nulla, soprattutto nell'alta società. Un padre prepotente, che segrega le 4 figlie nell'attesa di un buon mat ...continua

    Una società chiusa, profondamente maschilista, dove le donne e i loro desideri non contano nulla, soprattutto nell'alta società. Un padre prepotente, che segrega le 4 figlie nell'attesa di un buon matrimonio. Una si ribella e scappa. La storia si svolge molti anni dopo, dopo la morte del padre, quando le tre figlie rimaste, ormai zitelle, vivono in povertà, mantenute di fatto da un servo fedele . Bellissime le descrizioni della natura e le riflessioni del servo, che è il personaggio più profondo e complesso del libro.

    ha scritto il 

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