Canone inverso

Di

Editore: Mondadori

3.8
(3178)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 172 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Portoghese

Isbn-10: 8804407808 | Isbn-13: 9788804407805 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Musica , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Il "canone inverso" è nel linguaggio tecnico musicale, una forma di fuga moltopiù complessa, perché non è basata sulla ripetizione dello stesso tema. AVienna per la stagione concertistica, il narratore della storia incontra unsuonatore ambulante in una taverna di Grinzing. Un po' per scherzo, un po' perscherno, gli chiede un pezzo difficilissimo: una ciaccona di Bach. L'ambulantela esegue alla perfezione, stende il cappello e riceve una ricca mancia dallostupito ascoltatore. Il giorno dopo lo scrittore incontra dinuovo il singolaremusicista che gli rivolge una domanda: ha mai raccontato una storia ambientatanel mondo della musica? Lui ne conosce una forte e misteriosa: una storiaterribile.
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  • 2

    Ne avevo sentito parlare bene e mi ero fatto grandi aspettative per questo romanzo che, purtroppo, mi ha deluso.
    L'inizio è promettente ed è la parte più riuscita. Quando inizia il "racconto terzo" pe ...continua

    Ne avevo sentito parlare bene e mi ero fatto grandi aspettative per questo romanzo che, purtroppo, mi ha deluso.
    L'inizio è promettente ed è la parte più riuscita. Quando inizia il "racconto terzo" perde slancio e diventa un insieme di fatti poco coesi.

    Avesse avuto 50 pagine in più, probabilmente non l'avrei finito.

    ha scritto il 

  • 4

    La musica esiste solo nel momento in cui vi è chi la suona, eppure è come se precedese l'esitenza stessa del mondo
    Eppure la musica ha il suo principio, il suo svolgimento, la sua conclusione. E' oper ...continua

    La musica esiste solo nel momento in cui vi è chi la suona, eppure è come se precedese l'esitenza stessa del mondo
    Eppure la musica ha il suo principio, il suo svolgimento, la sua conclusione. E' opera compiuta. Jeno Varga, violinista folle, sublime e disgraziato, sembra cercare nella musica la compiutezza, l'ordine e la bellezza di cui la sua vita è priva. Ogni volta che imbraccia il violino e impugna l'archetto, è un inizio che sembra redimere l'oscurità della propria origine, l'educazione allo strumento lo rende padre più del padre che non ha mai conosciuto e la cui figura non è più definita di una nebbia rossastra.
    Ma la promessa di assoluto che la musica sembra lasciar intravedere alla vita, ha un prezzo. Non è definito a priori e non si cessa mai di pagarlo. Tutto è sacrificabile ad essa; sembra che ciò che per causa sua si tradisce, rimanga comunque a portata di mano, giusto il tempo di raggiungere la perfezione, cui sente di tendere asintoticamente, separato da essa da porzioni sempre più infinitesimali. Ma come Achille nel paradosso di Zenone, Jeno non raggiungerà mai la tartaruga. Sarà raggiunto, piuttosto, dal demone i cui versi inarticolati sono coperti dagli esercizi dalle esecuzioni delle partiture. I suoi versi sono inarticolati poichè egli ha mancato la sua funzione di padre verso quelle parti che chiedevano voce, non ha insegnato loro un linguaggio. Ciò che è rifiutato in una forma, si presenta in una guisa riconoscibile, accettabile, anzi desiderabile. Il doppio si presenta sempre come altro, per rendersi visibile. Seduce con un linguaggio che pare comprensibile da nessun altro e che, condiviso, sembra offire zolle di terra per le proprie radici e spazio libero ove far distendere i rami. E poi, la fa franare. Esso è biografo segreto, custode, provocatore. Colui che coglie in fallo il medesimo nella sua non coincidenza con se stesso, l'occhio che lo vede da fuori, e il cuore che lo conosce dall'interno delle sue extrasistoli.
    Il libro fa scaturire con incisività e originalità il tema del doppio partendo dall'univocità ossessiva della virtù e dal debito mefistofelico del talento che quale dono tremendo e sublime spinge chi lo detiene ai margini di se stesso. Rendendolo, dunque, un emarginato, che impugnando la propria dote come un timone, naufraga navigando verso la terra promessa della reintegrazione nella realtà più vera di se stesso e del mondo. Il doppio, in queste pagine è dunque l'unico capace di giungere fino al margine, è il pastore che recupera dallo smarrimento, e il lupo che risponde a una fame atavica da godere nel territorio e nella proprietà.
    Con uno stile amabilmente desueto, mittleuropeo, Maurensig sviluppa racconti dentro il racconto, giocando abilmente con le prospettive delle diverse voci narranti come con un quadro che sia possibile vedere correttamente solo se guardato da un punto preciso attraverso specchi riflessi opportunamente inclinati, quasi a voler sottindendere la fallacia nel guardare frontalmente l'esperienza umana, e come ad essa sia preferibile la fallacia di prospettive che solo nel loro incrociarsi, nel traffigersi anche doloroso possano attingere un alcunchè di autentico.

    ha scritto il 

  • 2

    Deludente

    Prime pagine promettenti, che apparecchiano molto bene il racconto nel racconto che caratterizza la parte centrale del libro, parte pero' abbastanza noiosa e poco originale. Le pagine finali, ricche d ...continua

    Prime pagine promettenti, che apparecchiano molto bene il racconto nel racconto che caratterizza la parte centrale del libro, parte pero' abbastanza noiosa e poco originale. Le pagine finali, ricche di colpi di scena, sono troppo sbrigative e vuote di particolari, lasciando una senzazione, a mio gusto, poco piacevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro semplicemente magico: se amate la musica e la Vienna degli anni '30 questo libro vi conquisterà, come ha conquistato me. Paolo Maurensig riesce a trascinare il lettore all'interno della storia s ...continua

    Libro semplicemente magico: se amate la musica e la Vienna degli anni '30 questo libro vi conquisterà, come ha conquistato me. Paolo Maurensig riesce a trascinare il lettore all'interno della storia sin dalle prime righe e mette una passione nel parlare della musica che è propria solo di chi la ama veramente anche nella realtà: non mi stupirei se approfondendo la mia conoscenza dell'autore scoprissi che è un musicista, sebbene magari amatoriale, anche nella vita reale. La scrittura lineare e i personaggi, così meravigliosamente descritti, aiutano il lettore a entrare dentro la storia, prendendo a tratti le parti di Jeno piuttosto che di Kuno, e ben presto si scopre che è praticamente impossibile posare il libro poiché tanta è la voglia di andare avanti e leggere fino in fondo la storia del violinista ambulante e quale sia il finale a dir poco inaspettato del libro.
    Se esistessero le mezze stelle ne avrei date 4 e 1/2.
    Una lettura che consiglio caldamente, per me questo è stato il primo libro che leggo di Maurensig ma l'entusiasmo che mi ha fatto provare "Canone inverso" mi ha già spinto a mettere nella mia TBR di quest'anno un altro suo libro: "La variante di Lüneburg".

    ha scritto il 

  • 4

    trama avvicente

    In realtà avrei dato 3 stelle e mezzo, la scrittura è agevole ma non banale e molto evocativa, l' intreccio narrativo a più voci è ben costruito considerato il numero esiguo di pagine ( circa 170 ) ...continua

    In realtà avrei dato 3 stelle e mezzo, la scrittura è agevole ma non banale e molto evocativa, l' intreccio narrativo a più voci è ben costruito considerato il numero esiguo di pagine ( circa 170 ).
    La vera protagonista è la musica vissuta nel suo dualismo passione-ossessione materializzatasi in un misterioso quanto affascinante violino che sopravvive al tempo e agli uomini e in quanto tale unico depositario di segreti insondabili.

    ha scritto il 

  • 3

    Costruito come le scatole cinesi e di non facile comprensione immediata, Wikipedia ha provveduto a spiegarmi chi è chi.
    Oltre alla trama leggermente contorta c'è però un linguaggio chiaro e godibile, ...continua

    Costruito come le scatole cinesi e di non facile comprensione immediata, Wikipedia ha provveduto a spiegarmi chi è chi.
    Oltre alla trama leggermente contorta c'è però un linguaggio chiaro e godibile, come la musica che pervade tutta la storia come un'ossessione ma anche un motivo di vita.
    Nella Vienna tra le due guerre mondiali veramente la musica era talmente importante da spaventare il neonato nazismo, che tenta di rinchiuderla e domarla. Questo tema in effetti rimane un po' sullo sfondo ma è forse l'aspetto più interessante del romanzo.
    L'altra caratteristica del libro che mi ha colpito è la ricostruzione dell'atmosfera buia e oppressiva del collegio, come quella terrificante e polverosa del castello; le descrizioni sono favolose.
    Complessivamente leggibile, magari una seconda volta per capire meglio l'intreccio.

    ha scritto il 

  • 4

    una piacevole scoperta

    L'ho letto per caso, mi è stato regalato. Divorato. Storia avvincente, scritta bene e con piacevoli colpi di scena. Bello! Non aggiungo altro per non rovinare lettura e sorpresa

    ha scritto il 

  • 3

    Si tratta di una grande dichiarazione d'amore nei confronti della musica. Questo è il punto di forza del testo, che per il resto mutua la struttura dalla Variante di Lüneburg e presenta una storia vol ...continua

    Si tratta di una grande dichiarazione d'amore nei confronti della musica. Questo è il punto di forza del testo, che per il resto mutua la struttura dalla Variante di Lüneburg e presenta una storia volutamente ingarbugliata, ma poco attraente, con personaggi e quadro storico appena abbozzati.
    A conti fatti, meglio il film e meglio la Variante.

    ha scritto il 

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