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Canone inverso

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar contemporanea)

3.8
(3048)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 150 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Portoghese

Isbn-10: 8804595205 | Isbn-13: 9788804595205 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Fiction & Literature , Music , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Il "canone inverso" è nel linguaggio tecnico musicale, una forma di fuga molto più complessa, perché non è basata sulla ripetizione dello stesso tema. A Vienna per la stagione concertistica, il narratore della storia incontra un suonatore ambulante in una taverna di Grinzing. Un po' per scherzo, un po' per scherno, gli chiede un pezzo difficilissimo: una ciaccona di Bach. L'ambulante la esegue alla perfezione, stende il cappello e riceve una ricca mancia dallo stupito ascoltatore. Il giorno dopo lo scrittore incontra di nuovo il singolare musicista che gli rivolge una domanda: ha mai raccontato una storia ambientata nel mondo della musica? Lui ne conosce una forte e misteriosa: una storia terribile. In seguito a quali disavventure un artista eccelso si è ridotto a trascinare per bettole e osterie un talento che avrebbe potuto aprirgli i palcoscenici dei teatri più celebri del mondo? Qual è la forza terribile che è entrata nella sua vita? Maurensig costruisce un'avventura in cui le sorprese, i trasalimenti, i colpi di scena non sono puri espedienti narrativi, ma simboli drammatici dello scontro tra le inquietudini, la delicatezza delle anime individuali e la ferocia della storia di questo secolo.
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  • 3

    Fedele al titolo tutt'altro che improvvisato, tutto il romanzo risulta essere pensato nel segno del "doppio", dell'alternanza, dell'avvicendamento, del calcolo in ogni singola parola. Consideriamo pri ...continua

    Fedele al titolo tutt'altro che improvvisato, tutto il romanzo risulta essere pensato nel segno del "doppio", dell'alternanza, dell'avvicendamento, del calcolo in ogni singola parola. Consideriamo principalmente il rapporto tra contenuto e forma. Ad una vicenda di un certo spessore, pregna di valori e insegnamenti che spaziano dall'amicizia al dilemma sulla natura ereditaria o casuale del talento, corrisponde un'altrettanto portentosa struttura narrativa rigorosa come cuno spartito. Al punto che, se a Maurensig riconosco di aver centrato l'obiettivo della suspense e della meraviglia finale, come lettrice ho amato la storia fino alle ultime dieci pagine quando ormai, sentendomi quasi presa in giro ma apprendendo anche la "verità" dei fatti, delle potenziali 5 stelle se ne sono spente ben due!

    ha scritto il 

  • 3

    ...prima il libro e poi il film.

    Sinceramente non so come pronunciarmi su questo libro, nonostante mi sia stato consigliato dal mio PUSHER LETTERARIO di FIDUCIA mi ha lasciata perplessa e credo un po' delusa.
    Ho visto il film molte, ...continua

    Sinceramente non so come pronunciarmi su questo libro, nonostante mi sia stato consigliato dal mio PUSHER LETTERARIO di FIDUCIA mi ha lasciata perplessa e credo un po' delusa.
    Ho visto il film molte, forse troppe volte, è stato uno dei tormenti emotivi della mia adolescenza, l'ho adorato! Era una "spremuta di cuore" ad ogni visione.
    Il libro sembra il riassunto(per non dire il bignami) della storia vista tante volte sullo schermo, la struggente storia d'amore con Sophie è solo sublimata, il nazismo è un ombra oscura e minacciosa appena percettibile sullo sfondo ed i personaggi secondari (tipo l'indimenticabile Pappalardo nel ruolo del patrigno e Tognazzi nel ruolo del barone) si muovono come fantasmi senza corpo nella trama. Conoscendo già il finale non c'è stato alcun colpo di scena eclatante, sapevo chi era Jeno, sapevo chi era Kuno e sapevo cosa indissolubilmente li legasse. Già dal primo accordo della "Ciaccona" nell'osteria viennese sapevo chi era l'uomo col violino dal "cavigliere antropomorfo".
    L'unica cosa che mi ha stupito, visto che nel film era stato omesso, è stato l'epilogo che svela la vera identità di colui che ha acquistato in ultimo il violino e la di lui storia.
    Forse per godermi il libro apprezzandolo a pieno non avrei dovuto vedere il film.
    In ogni caso è un libro SPECIALE che si legge in un pomeriggio e resta nel cuore.

    ha scritto il 

  • 4

    interessante

    Diciamo che gli avrei dato 3,5 ...
    La storia è molto ben scritta. Letto tutto d'un fiato.
    Interessante è soprattutto il "colpo di scena" finale che sistema il quadro della narrazione a più voci. ...continua

    Diciamo che gli avrei dato 3,5 ...
    La storia è molto ben scritta. Letto tutto d'un fiato.
    Interessante è soprattutto il "colpo di scena" finale che sistema il quadro della narrazione a più voci.

    ha scritto il 

  • 3

    Piacevolmente sorpresa da questo breve, intenso, particolare, straniante romanzo che, come una matrioska, dentro una storia ne contiene altre essenziali per l' unità narrativa.
    Le pagine, intrise di t ...continua

    Piacevolmente sorpresa da questo breve, intenso, particolare, straniante romanzo che, come una matrioska, dentro una storia ne contiene altre essenziali per l' unità narrativa.
    Le pagine, intrise di tanta tensione e altrettanta passione, entrambe indirizzate alla ossessiva ricerca della perfezione, traboccano della magia del violino. Le sue note avvolgono con il manto etereo dei suoni parole e azioni. Sulla loro scia siamo trasportati in un mondo dove "sogno" e realtà si sovrappongono e si mescolano nel gioco dei narratori plurali. La dinamica delle loro storie si interseca in modo tale da non riuscire, di primo acchito, a distinguerli con nettezza, se non quando si compongono i tasselli delle voci narranti; quando si illumina lo specchio che ha custodito la forte, misteriosa, ambivalente personalità in cui la tradizione ereditata dall' appartenenza familiare ha battagliato con il talento; in cui con parossistica intensità si sono scontrati genio e follia, rivalità e competizione.
    A questo punto vorrei invertire verso e iniziare daccapo la lettura... ma sarà per un' altra volta!

    ha scritto il 

  • 4

    Raccontare questo libro senza svelare il "trucco" e rovinare quindi la lettura a chi non lo avesse ancora terminato è davvero difficile. Riassumendo si parla di musica, di amicizia e di un violino. Il ...continua

    Raccontare questo libro senza svelare il "trucco" e rovinare quindi la lettura a chi non lo avesse ancora terminato è davvero difficile. Riassumendo si parla di musica, di amicizia e di un violino. Il grosso della storia è ambientato nell'Austria di fine anni Trenta. Ci sono diversi piani di lettura a cui bisogna prestare un filo di attenzione: un uomo acquista all'asta un violino particolare, viene raggiunto da un romanziere che vuole vedere il violino e che gli racconta di aver conosciuto a Vienna un tale Jeno il quale a sua volta gli ha raccontato la storia della sua adolescenza all'interno di un severissimo Collegio musciale dove aveva incontrato e fatto amicizia con un coetaneo di nome Kuno. La maggior parte del libro contiene la narrazione di questa vicenda, che si conclude all'incirca con lo scoppio della seconda guerra mondiale.
    Al termine del romanzo ho avuto bisogno di qualche minuto per ricapitolare chi fosse chi, quando e riepilogare come si fosse conclusa la vicenda di ogni personaggio: non che sia confuso, ma il libro regala proprio il piacere di dover ricostruire a ritroso alcuni aspetti per fare in modo che ogni pezzo della storia si incastri al posto giusto.
    La musica la fa da padrona:
    "La musica eleva i sentimenti e la stessa natura dell'uomo, ma le vie per arrivarci devono passare attraverso lo stridore, il fragore, la dissonanza.
    Dietro la musica, eseguita con levità e perfezione, come la possiamo ascoltare nell'esecuzione raffinata di un'orchestra, o di un quartetto d'archi, c'è l'attrito dei nervi che si contraggono, il fiotto del sangue, il tumulto dei cuori. Tutt'a un tratto mi sorpresi a considerare la mia amata arte sotto un'altra luce. Immaginai l'infinità di suoni che si levano notte e giorno in tutto il mondo, e mi sovvenne lo sforzo di quella moltitudine di individui sparsi in ogni dove, i quali continuano a lottare per tenere in vita la musica, come un esercito che, decimato dal fuoco nemico, proceda al passo e rimpiazzi le perdite con forze sempre nuove, lasciando sul campo una lunga semina di morti." (pag. 19)
    "L'inquietudine più assurda, che mi coglieva di notte, e mi provocava ore e ore di insonnia, era la constatazione che la musica esisteva solo nel momento in cui ero io a produrla, e che mi abbandonava tutte le volte che sollevavo l'archetto, senza darmi la certezza di tornare. Dovevo alzarmi dal letto e andare a pizzicare le corde del violinovper assicurarmi che vibrassero ancora, che la musica fosse ancora lì, presente, seppure assopita, e che si sarebbe risvegliata quando volevo. Ma poi mi chiedevo: una volta tornata, la musica sarebbe rimasta sempre la stessa? Quante volte il mio stato d'animo, il mio umore l'avevano influenzata al punto di non poterla più riconoscere. Quante volte quelle corde, che solo poche ore prima sembravano fatte d'aria o di una materia ancora più sottile, diventavano sorde budella, grezzo spago, quante volte il mio archetto, invece di volare, si appesantiva fino a torcermi il polso come una sbarra di piombo, e la voce del mio violino si faceva sgraziata, stridula, volgare, una voce che non riconoscevo." (pag. 50)
    Il tema del talento non tarda ad arrivare: nel libro c'è la contrapposizione tra chi è convinto che l'arte musicale sia frutto del talento e chi invece sostiene che dipenda che sia una questione di "sangue", di famiglia, di genetica. Non è difficile (siamo in Austria, fine anni Trenta) leggere in queste considerazioni l'idea della superiorità di alcune razze rispetto ad altre. Nel libro non si fa mai esplicito riferimento al nazismo ma il tema della superiorità genetica è molto presente ed è presentato come opinione diffusa e "normale" per l'epoca.
    Nel libro si parla anche molto dell'amicizia tra i due ragazzi talentuosi: due ragazzi molto diversi e con storie opposte (Kuno giovane rampollo di una famiglia nobile austriaca mentre Kuno è ungherese e figlio di madre vedova) ma uniti dall'amore per il violino. L'incontro avviene all'interno di un terribile Collegio musicale dove gli insegnanti, musicisti falliti, sembravano fare di tutto per nascondere il talento dei ragazzini sfiancandoli con inutili e freddi esercizi di tecnica. Al termine della scuola Jeno sarà ospite nel castello dei Kuno e lì la loro amicizia inizierà a vacillare.
    A mio parere la figura di Sophie è abbastanza inutile anche se conforntandomi con altri che avevano letto il libro essa può rappresentare la musa, la vera ispiratrice dell'amore per la musica nonchè l'unico elemento romantico della storia (ripeto, inutile secondo me :-) )
    Personalmente mi è piaciuta molto questa definizione della perfezione:
    "Ma che cos'è la perfezione? E' il punto di fuga di una strada senza fine, è il miraggio che si sposta davanti a noi, è l'ultimo piolo di una scala circolare.
    La perfezione ha a che fare con l'infinito, ma l'infinito non è solo infinitamente grande. C'è anche l'infinitamente piccolo. La perfezione può richiamare l'idea di movimento, ma anche l'idea di rallentamento. La ricerca della perfezione procede con un ritmo che rallenta all'infinito. E' una progressione continua che tuttavia si riduce a mano a mano che si avvicina alla meta." (pag.35)
    Dal libro nel 2000 è stato tratto un film per la regia di Ricky Tognazzi e con la colonna sonora di Ennio Morricone.
    Due note sull'autore: Paolo Maurensig è nato a Gorizia nel 1943. Il suo romanzo più famoso, quello che l'ha fatto conoscere al grande pubblico è La variante di Lüneburg uscito nel 1993 e che narra di una partita fra due maestri di scacchi, che si prolunga idealmente attraverso gli eventi storici dell'ultima guerra, con il colpo di scena finale che rivelerà la vera natura dei giocatori. E' un libro che ho letto e vi consiglio. Nel 2013 Maurensig torna al tema degli scacchi pubblicando L'arcangelo degli scacchi, biografia romanzata di Paul Morphy, campione di scacchi americano di metà Ottocento.

    ha scritto il 

  • 3

    dal blog Giramenti

    Canone inverso è un bel libro, diciamolo subito così ci leviamo il pensiero. Però, dopo aver letto La variante di Lüneburg ti accorgi che le due vicende sono ideate allo stesso modo. La variante è pre ...continua

    Canone inverso è un bel libro, diciamolo subito così ci leviamo il pensiero. Però, dopo aver letto La variante di Lüneburg ti accorgi che le due vicende sono ideate allo stesso modo. La variante è precedente al Canone e i due libri vedono la luce a tre anni di distanza: la somiglianza li dice parenti stretti.

    SEGUE su http://gaialodovica.wordpress.com/2014/09/08/canone-inverso-di-paolo-maurensig/

    ha scritto il 

  • 4

    "La musica eleva i sentimenti e la stessa natura dell'uomo, ma le vie per arrivarci devono passare attraverso lo stridore , il fragore , la dissonanza. Dietro la musica, eseguita con levità e perfezio ...continua

    "La musica eleva i sentimenti e la stessa natura dell'uomo, ma le vie per arrivarci devono passare attraverso lo stridore , il fragore , la dissonanza. Dietro la musica, eseguita con levità e perfezione, come la possiamo ascoltare nell'esecuzione raffinata, di un orchestra, o di un quartetto d'archi, c'è l'attrito dei nervi che si contraggono, il fiotto del sangue, il tumulto dei cuori. Tutt'a un tratto mi sorpresi a considerare la mia amata arte sotto un'altra luce. Immaginai l'infinità di suoni che si levano notte e giorno in tutto il mondo, e mi sovvenne lo sforzo di quella moltitudine di individui sparsi in ogni dove, i quali continuano a lottare per tenere in vita la musica, come un esercito che, decimato dal fuoco nemico, proceda al passo e rimpiazzi le perdite con forze sempre nuove, lasciando sul campo una lunga semina di morti."

    ha scritto il 

  • 5

    Canone inverso, Paolo Maurensig

    "Ma cosa è la perfezione? È il punto di fuga di una strada senza fine, è il miraggio che si sposta davanti a noi, è l'ultimo piolo di una scala circolare."

    La perfezione è quella che sembrano cercare ...continua

    "Ma cosa è la perfezione? È il punto di fuga di una strada senza fine, è il miraggio che si sposta davanti a noi, è l'ultimo piolo di una scala circolare."

    La perfezione è quella che sembrano cercare Kuno Blau e Jenö Varga, giovani violinisti dal talento innato che si conoscono al Collegium Musicum e che instaurano una forte amicizia grazie alla loro comune passione. Sarà questa stessa passione, però, a minare il loro rapporto, perché subentreranno gelosie e invidie, in un clima oscuro e pieno di misteri..
    A raccontare questa storia ad uno scrittore è lo stesso Jenö, ormai adulto, che vaga per le bettole per racimolare qualche spicciolo con la sua musica e grazie a quel violino che, anni dopo, finirà nelle mani del primo narratore, colui che sarà contattato dallo stesso scrittore.

    Questo romanzo è un piccolo gioiello della letteratura. Ha uno stile elegante, ma alla portata di qualsiasi lettore. La storia si svolge nell'arco di centocinquanta pagine come fosse le note di uno spartito musicale, suonato alla perfezione da Paolo Maurensig.
    È affascinante, con un colpo di scena finale alquanto interessante, e trascina con sé il lettore, pagina per pagina, come in un crescendo. Partendo "piano pianissimo" per continuare "appassionato con brio".
    Consiglio la lettura non tanto a chi è alla ricerca di una Storia, bensì a chi ha il piacere di lasciarsi cullare dalle parole, a chi ama la lettura, quasi anche fine a se stessa.

    ha scritto il 

  • 4

    Sulle prime non era riuscito a catturarmi, ma "Canone inverso" si è rivelato comunque una lettura interessante, di pura narrativa. A dominare è l'amore per la musica, da collocare nel contesto storico ...continua

    Sulle prime non era riuscito a catturarmi, ma "Canone inverso" si è rivelato comunque una lettura interessante, di pura narrativa. A dominare è l'amore per la musica, da collocare nel contesto storico che precede la Seconda Guerra mondiale. Questo contesto non è però determinante, se non nelle battute finali, quando il cambiamento in ambito musicale imposto dallo scoppio della guerra sarà sentito dal protagonista del testo. Quella che sembra essere la storia di un musicista e dei suoi progressi, e la storia di un'amicizia dai risvolti oscuri, si rivela essere - nel finale dove tutti (o quasi) i nodi vengono proverbialmente al pettine - molto di più. Quattro stelline (e mezzo, aggiungerei, ma secondo il sistema di valutazione anobiiano non mi è possibile farlo) che avrebbero potuto essere cinque. Lo stile fa un po' attrito, e non mi ha permesso di divorare le pagine - se non quelle finali - come avrei preferito. Lo consiglio. Forse non caldamente (poiché il genere non è proprio di mio gusto), ma confermo che ho trovato la lettura soddisfacente, una volta entrato nel ritmo della narrazione. Buona lettura.

    ha scritto il 

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