Cantata spaziale

Galassia 216

Di

Editore: La Tribuna

3.5
(8)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000179193 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Una perla...

    Raphael Aloysius Lafferty è un fenomeno.
    Questa sua "Cantata spaziale" (classe 1968) è un' "altra" Odissea... un'opera scalcinata come lo è Roadstrum, il suo coraggioso e sconclusionato protagonista ...continua

    Raphael Aloysius Lafferty è un fenomeno.
    Questa sua "Cantata spaziale" (classe 1968) è un' "altra" Odissea... un'opera scalcinata come lo è Roadstrum, il suo coraggioso e sconclusionato protagonista conduttore di un piccolo manipolo d'uomini altrettanto sconclusionato.
    Anche in questo primo romanzo, Lafferty dà prova della sua arzilla, ironica, sagace follia (!) creando ad hoc una storia di mondi improbabili ed assurdi che gli servono (però) per esprimere pensieri forti altrimenti difficili da spiegare e ancor più da comprendere. In questa cantata, la sparata più grossa, la storia più assurda, l'impianto filosofico più attuale e sagace, e la poetica più alta si alternano con una continuità ed una cura da lasciare a bocca aperta. Ogni suo rigo espone un'idea e un pensiero sull'essere umano nient'affatto scontati e nullafacenti.
    Un pensiero che vale per tutti... in questo dialogo su un argomento di fondamentale importanza. E' Roadstrum che fa la sua domanda.

    "Mio grande compare, se davvero conosci tutto potrai allora rispondere ad una mia domandina. Questo è un mondo molto piccolo; non dovrebbe avere atmosfera o gravità avvertibile. Secondo la norma noi dovremmo indossare ora le nostre tute pressurizzate e gli stivali magnetici. E invece, possiamo muoverci e respirare liberamente, conservando il nostro peso e l'equilibrio. Abbiamo notato che ciò succede su molti altri mondi piccoli. Lo abbiamo apprezzato con riconoscenza, ma non riusciamo a comprenderne il motivo. Come può essere?"
    "Voi uomini venite da Mondo," disse il gigante. "Quindi conoscete certo Phelan , che veniva lui pure da Mondo, e con altrettanta certezza conoscete il Corollario di Phelan."
    "Certo che lo conosciamo... o meglio, lo conosce il Marinaio Bramble," disse Roadstrum. "E' lui che ha il compito di conoscere molte cose al posto nostro."
    "Ma io non credo che il vostro Marinaio conosca il Corollario al Corollario di Phelan," disse il gigante. "Esso afferma che 'Nel caso di minuscoli corpi celesti aventi natura frivola e leggera, si permette alla legge di levità di sostituire la legge di gravità.' Io lo definisco il corollario della compassione. Se avessi dovuto restare qui seduto per tutte queste ere in una tuta spaziale, non credo che avrei resistito."

    Come potete leggere, si tratta di un pensiero sul rispetto umano reciproco, soprattutto nei riguardi dei più piccoli e indifesi. E' una lezione (come buona parte della letteratura di Lafferty) che meriterebbe di essere insegnata in scuole e università.
    Sulle caratteristiche umane ci sono dei fondamentali dai quali non prescindere e questo, il battagliero vecchietto di Tulsa (Oklahoma) lo sa benissimo e non si cura affatto di nasconderlo.
    Sempre alla ricerca di maestri spesso discutibili e pericolosi, ecco uno che varrebbe la pena di studiare, conoscere e condividere... Farebbe una bella differenza.
    Lafferty è un personaggio affascinante e pieno di maestria positiva; un maestro appunto. E questo suo romanzo, questa "Cantata spaziale", magistralmente tradotta da Gianni Montanari, è una delle più belle storie che mi sia capitato di leggere...

    ha scritto il 

  • 3

    Il mio primo romanzo di Lafferty, autore di cui ho sentito spesso parlare ma non molto presente nelle librerie. Infatti il libro l'ho scovato in una piccola bancarella contenete centinaia di romanzi d ...continua

    Il mio primo romanzo di Lafferty, autore di cui ho sentito spesso parlare ma non molto presente nelle librerie. Infatti il libro l'ho scovato in una piccola bancarella contenete centinaia di romanzi di SF delle più svariate edizioni. Evidentemente una raccolta di qualche grande appassionato.... è sempre una tristezza vedere la fine di una bella collezione di libri!
    Ma torniamo al romanzo.
    La storia è quanto di più classico ci possa essere: una riedizione in salsa spaziale dell'Odissea, addirittura e, come se non bastasse, puttosto che il tono misurato di Omero il nostro ha scelto di raccontare le avventure dei nostri eroi ispirandosi al grottesco e all'esagerazione di Rabelais.
    L'effetto è quanto mai curioso, le avventure narrate sono bizzarre, grottesche a volte divertenti a volte solo bizzarre, l'autore ha scelto di percorrere fino in fondo la strada del mito ed infatti ciò che viene narrato tende ad essere del tutto slegato da ogni spiegazione scientifica o quantomeno logica, tanto da sembrare davvero un mito trasmesso oralmente da chissà quale abisso del tempo.
    Alla fine, però, a me la cosa è sembrata un po' fine a se stessa e neanche troppo avvincente. Ho fatto davvero fatica a seguire le peripezie più che avventurose di Roadstroom e compagni in quanto l'accostamento del racconto epico con lo stile della SF non mi sembra abbia funzionato bene, anzi il sovrapporsi di situazioni sempre più paradossali ha accentuato la noia più che la curiosità.
    Il senso del romanzo onestamente mi sfugge, forse si tratta di una sorta di gioco con il lettore o magari un gioco dell'autore con tematiche a lui care e magari in questa ottica può anche avere senso

    ha scritto il 

  • 3

    Ho ripreso in mano un libro di Raphael A. Lafferty parecchi anni dopo l'ultima volta, in seguito alla discussione nata in calce al post che Elvezio Sciallis ha dedicato a Thomas Disch (per capire come ...continua

    Ho ripreso in mano un libro di Raphael A. Lafferty parecchi anni dopo l'ultima volta, in seguito alla discussione nata in calce al post che Elvezio Sciallis ha dedicato a Thomas Disch (per capire come da quest'ultimo si sia arrivati a Lafferty… beh, lascio al passante curioso il piacere della scoperta. …e sì, ho poi letto anche Gomorra e dintorni, ma se ne riparla tra qualche tempo).

    Sebbene Raphael A. Lafferty non sia uno di quegli scrittori popolari che piacciono a grandi e piccini, la sua originalità e il suo talento compositivo sono fuori discussione. La scrittura di Lafferty è di quelle che sgomitano e spingono per farsi notare, tanto appare più esuberante e complessa rispetto a quella di tanti suoi colleghi contemporanei. Per lo stesso motivo il suo nome è più conosciuto tra chi frequenta le zone più esterne della galassia fantascientifica che non tra i fan dell'avventura spaziale tout court.

    Detto questo tocca però aggiungere che a me Raphael A. Lafferty non ha mai entusiasmato. Certo, ha scritto racconti notevoli e i suoi testi si leggono comunque volentieri, ma ho sempre trovato il suo approccio al genere un po' troppo freddo e concettuale per i miei gusti.
    Vedi per esempio questo Cantata Spaziale.
    Il romanzo d'esordio di Lafferty, pubblicato nel 1968, offre al lettore una riscrittura in chiave yankee delle avventure di Ulisse nel suo viaggio verso casa. Se la preparazione letteraria di Lafferty è fuori discussione, e i riferimenti omerici gustosi, il suo svuotare l'Odissea di ogni contenuto epico, per attualizzarla e riportarla nei territori della fantascienza popolare, non mi ha convinto a causa della distanza che costantemente separa il lettore da avvenimenti e personaggi. La mia incapacità di partecipare e divertirmi alle imprese del capitano Roadstrum e della sua ciurma, in costante e meccanica progressione da un ostacolo all'altro, in una galassia che pare una succursale di Disneyland per quanto artefatta e artificiale appare, è sintomatica della mia mancanza di sintonia con la scrittura di Lafferty più ancora che con il tema del romanzo. (Del resto Silverlock di John Myers Myers, che è un romanzo che si muove negli stessi ambiti di riscoperta e riscrittura dei miti letterari occidentali mi aveva invece lasciato decisamente soddisfatto.)
    Nella scrittura di Lafferty si percepisce forte il divertimento dell'autore e lo sforzo di svuotare di ogni seriosità il testo, ma con lo scorrere fluido e scanzonato dell'avventura quel che rimane al lettore è un senso di vacuità che risulta in qualche modo fuori registro in una storia che nel suo mantenersi costantemente sopra le righe dovrebbe risultare decisamente più sanguigna e dirompente. Nel corso della lettura di Cantata Spaziale capita di sorridere, ma si fa davvero fatica ad appassionarsi e da un autore osannato come Raphael A. Lafferty mi aspettavo qualcosina di più.

    http://iguanajo.blogspot.com/2011/05/letture-fantascienza-che-fu-cantata.html

    ha scritto il 

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