Canti

Di

Editore: Garzanti (I grandi libri, 102)

4.5
(1890)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 436 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8811581028 | Isbn-13: 9788811581024 | Data di pubblicazione: 

Contributi: Fernando Bandini

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , eBook , CD audio

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Da consultazione

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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Scrivere di Leopardi significa commentare un grande della nostra letteratura. Per riuscirci farò finta che si tratti di un autore qualunque in questo modo mi sentirò meno a disagio e riuscirò a diment ...continua

    Scrivere di Leopardi significa commentare un grande della nostra letteratura. Per riuscirci farò finta che si tratti di un autore qualunque in questo modo mi sentirò meno a disagio e riuscirò a dimenticare per un attimo tutti quei dottori che si sono dilungati su di lui scrivendo saggi e libri di testo per le università.
    Nelle sue poesie è impossibile non notare fin dalla prima occhiata una melodia malinconica nascosta tra quelle strofe rinnovate, snellite, migliorate; alla rima incalzante ecco sostituirsi assonanze, consonanze e figure retoriche; ai vari versi della metrica italiana ecco che emergono i più importanti, endecasillabo e settenario.
    La bellezza dei versi di Leopardi però si nasconde tutta nella sua autenticità, nel suo animo sensibile ma trafitto dalle spade della vita o forse dovrei scrivere della “natura matrigna”, la medesima che gli diede delle sembianze riprovevoli, un intelletto davvero illuminato e lo circondò di bellezza ma fece in modo che lui non potesse accedervi mai in modo diretto; per questa ragione Madre Natura somiglia molto alla matrigna che lo relegò nel suo studio e gli negò tutto l’affetto di cui ha bisogno un bambino. Come lei anche le donne amate saranno fredde e lontane, vicine solo nei sogni ma distanti anni luce dalla sua portata.
    L’unica speranza resta quell’infinito impalpabile un richiamo timido a “l’amore che move ‘l sole e l’altre stelle” del Sommo Poeta privata però della sua squisita essenza spirituale; qui l’infinito è un allungarsi per cogliere l’essenza dell’eternità, magari relegata al mondo materiale o alla fama di poeta mentre nell’altro caso l’infinito era ciò che attendeva il poeta dopo la morte, l’amore divino, il conforto dei cieli.
    Non si può negare che il poeta avesse una grande ammirazione per Dante, tale da riferirsi a lui per quanto riguarda l’innovazione tecnica (secondo me settenari ed endecasillabi non sono stati scelti per caso) e per questo tendersi oltre alla vita e la sua crudeltà che rappresenta l’unica speranza possibile per l’afflitto Leopardi.
    Di una dolcezza commovente quando narra in versi dei suoi sogni impossibili, dell’osservare come un passero solitario la vita bucolica della gente comune. Si sente come afflitto da un morbo che purtroppo esiste solo nella sua testa ma che inquina tutte le sue relazioni sociali. L’amore mancato della madre, come pure della matrigna, la decisione di consolarsi attraverso una “disperatissima” istruzione, rappresentano la volontà del poeta di risolvere un vuoto interiore che continua a espandersi, come la bellezza dei suoi versi o la speranza verso il tanto desiderato infinito.

    Da consigliare a chi ha una forte sensibilità artistica ed emotiva.

    ha scritto il 

  • 5

    Una delle persone più belle che siano mai esistite. Sono molto affezionata a questo poeta, riesce a darmi davvero conforto morale! Mi sento abbastanza vicina alle sue idee, tramutate poi in arte, e ri ...continua

    Una delle persone più belle che siano mai esistite. Sono molto affezionata a questo poeta, riesce a darmi davvero conforto morale! Mi sento abbastanza vicina alle sue idee, tramutate poi in arte, e ritengo che sia tra le personalità più importanti che mi hanno accompagnato e mi accompagneranno ancora nella mia formazione in quanto persona.

    ha scritto il 

  • 5

    E il naufragar m'è dolce in questo mare.

    Sara' pesante, negativo, estremamente pessimista, ma io quest'uomo lo amo e l'ho sempre amato alla follia.

    Silvia, rimembri ancora
    quel tempo della tua vita mortale,
    quando beltà splendea
    negli occhi ...continua

    Sara' pesante, negativo, estremamente pessimista, ma io quest'uomo lo amo e l'ho sempre amato alla follia.

    Silvia, rimembri ancora
    quel tempo della tua vita mortale,
    quando beltà splendea
    negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
    e tu, lieta e pensosa, il limitare
    di gioventù salivi?

    Meraviglioso.

    ha scritto il 

  • 4

    Pesante e a tratti molto negativo, ma alcuni versi fanno venire la pelle d'oca toccando accuratamente il punto emozionante di cio' che descrivono. Un pezzetto di storia della letteratura italiana. ...continua

    Pesante e a tratti molto negativo, ma alcuni versi fanno venire la pelle d'oca toccando accuratamente il punto emozionante di cio' che descrivono. Un pezzetto di storia della letteratura italiana.

    ha scritto il 

  • 5

    Sempre meraviglioso!

    Da ragazzina Leopardi è stata una vera e preziosa scoperta. Mentre i compagni di classe si annoiavano, lo sbeffeggiavano, ridevano della sua vita, io dalla prima lettura della prima poesia, l’ho subit ...continua

    Da ragazzina Leopardi è stata una vera e preziosa scoperta. Mentre i compagni di classe si annoiavano, lo sbeffeggiavano, ridevano della sua vita, io dalla prima lettura della prima poesia, l’ho subito sentito dentro, mi ha smosso qualcosa di profondo, proprio nel cuore. Ancora adesso le sue poesie mi affascinano, mi commuovono, le sento risuonare nell’anima.
    Versi eccelsi, musicali, capaci di evocare immagini di una potenza straordinaria, presi però da una vita quotidiana semplice e dura allo stesso tempo.
    Per me Leopardi è un bellissimo tuffo nel passato.
    Stupendo!

    ha scritto il 

  • 0

    My Personal Italian Book Challenge: un libro di poesia

    Arenata al secondo canto..di già! No, non sarà una passeggiata.

    Aggiornamento del 20 gennaio 2016
    Sono ancora qui, poco più avanti del secondo canto, ottavo per la precisione. Che difficileeee!!! Che ...continua

    Arenata al secondo canto..di già! No, non sarà una passeggiata.

    Aggiornamento del 20 gennaio 2016
    Sono ancora qui, poco più avanti del secondo canto, ottavo per la precisione. Che difficileeee!!! Che capra sono...

    Aggiornamento del 30 marzo 2016
    Giunta a metà. Spero di finirlo...entro l'anno! :P

    Maggio 2016
    Un canto tra un libro e l'altro.

    Aprile 2017
    Finito! Grande prova di forza di volontà. Non è stato facile. Soddisfatta di me stessa.

    ha scritto il 

  • 5

    All'Italia...............Immenso

    O patria mia, vedo le mura e gli archi
    E le colonne e i simulacri e l'erme
    Torri degli avi nostri,
    Ma la gloria non vedo,
    Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi
    I nostri padri antichi. Or fatta ...continua

    O patria mia, vedo le mura e gli archi
    E le colonne e i simulacri e l'erme
    Torri degli avi nostri,
    Ma la gloria non vedo,
    Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi
    I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
    Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
    Oimè quante ferite,
    Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
    Formosissima donna! Io chiedo al cielo
    E al mondo: dite dite;
    Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
    Che di catene ha carche ambe le braccia;
    Sì che sparte le chiome e senza velo
    Siede in terra negletta e sconsolata,
    Nascondendo la faccia
    Tra le ginocchia, e piange.
    Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
    Le genti a vincer nata
    E nella fausta sorte e nella ria.

    Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
    Mai non potrebbe il pianto
    Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;
    Che fosti donna, or sei povera ancella.
    Chi di te parla o scrive,
    Che, rimembrando il tuo passato vanto,
    Non dica: già fu grande, or non è quella?
    Perchè, perchè? dov'è la forza antica,
    Dove l'armi e il valore e la costanza?
    Chi ti discinse il brando?
    Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
    O qual tanta possanza
    Valse a spogliarti il manto e l'auree bende?
    Come cadesti o quando
    Da tanta altezza in così basso loco?
    Nessun pugna per te? non ti difende
    Nessun de' tuoi? L'armi, qua l'armi: io solo
    Combatterò, procomberò sol io.
    Dammi, o ciel, che sia foco
    Agl'italici petti il sangue mio.

    Dove sono i tuoi figli? Odo suon d'armi
    E di carri e di voci e di timballi:
    In estranie contrade
    Pugnano i tuoi figliuoli.
    Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
    Un fluttuar di fanti e di cavalli,
    E fumo e polve, e luccicar di spade
    Come tra nebbia lampi.
    Nè ti conforti? e i tremebondi lumi
    Piegar non soffri al dubitoso evento?
    A che pugna in quei campi
    L'Itala gioventude? O numi, o numi:
    Pugnan per altra terra itali acciari.
    Oh misero colui che in guerra è spento,
    Non per li patrii lidi e per la pia
    Consorte e i figli cari,
    Ma da nemici altrui,
    Per altra gente, e non può dir morendo:
    Alma terra natia,
    La vita che mi desti ecco ti rendo.

    Oh venturose e care e benedette
    L'antiche età, che a morte
    Per la patria correan le genti a squadre;
    E voi sempre onorate e gloriose,
    O tessaliche strette,
    Dove la Persia e il fato assai men forte
    Fu di poch'alme franche e generose!
    Io credo che le piante e i sassi e l'onda
    E le montagne vostre al passeggere
    Con indistinta voce
    Narrin siccome tutta quella sponda
    Coprìr le invitte schiere
    De' corpi ch'alla Grecia eran devoti.
    Allor, vile e feroce,
    Serse per l'Ellesponto si fuggia,
    Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;
    E sul colle d'Antela, ove morendo
    Si sottrasse da morte il santo stuolo,
    Simonide salia,
    Guardando l'etra e la marina e il suolo.

    E di lacrime sparso ambe le guance,
    E il petto ansante, e vacillante il piede,
    Toglieasi in man la lira:
    Beatissimi voi,
    Ch'offriste il petto alle nemiche lance
    Per amor di costei ch'al Sol vi diede;
    Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.
    Nell'armi e ne' perigli
    Qual tanto amor le giovanette menti,
    Qual nell'acerbo fato amor vi trasse?
    Come sì lieta, o figli,
    L'ora estrema vi parve, onde ridenti
    Correste al passo lacrimoso e duro?
    Parea ch'a danza e non a morte andasse
    Ciascun de' vostri, o a splendido convito:
    Ma v'attendea lo scuro
    Tartaro, e l'onda morta;
    Nè le spose vi foro o i figli accanto
    Quando su l'aspro lito
    Senza baci moriste e senza pianto.

    Ma non senza de' Persi orrida pena
    Ed immortale angoscia.
    Come lion di tori entro una mandra
    Or salta a quello in tergo e sì gli scava
    Con le zanne la schiena,
    Or questo fianco addenta or quella coscia;
    Tal fra le Perse torme infuriava
    L'ira de' greci petti e la virtute.
    Ve' cavalli supini e cavalieri;
    Vedi intralciare ai vinti
    La fuga i carri e le tende cadute,
    E correr fra' primieri
    Pallido e scapigliato esso tiranno;
    Ve' come infusi e tinti
    Del barbarico sangue i greci eroi,
    Cagione ai Persi d'infinito affanno,
    A poco a poco vinti dalle piaghe,
    L'un sopra l'altro cade. Oh viva, oh viva:
    Beatissimi voi
    Mentre nel mondo si favelli o scriva.

    Prima divelte, in mar precipitando,
    Spente nell'imo strideran le stelle,
    Che la memoria e il vostro
    Amor trascorra o scemi.
    La vostra tomba è un'ara; e qua mostrando
    Verran le madri ai parvoli le belle
    Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,
    O benedetti, al suolo,
    E bacio questi sassi e queste zolle,
    Che fien lodate e chiare eternamente
    Dall'uno all'altro polo.
    Deh foss'io pur con voi qui sotto, e molle
    Fosse del sangue mio quest'alma terra.
    Che se il fato è diverso, e non consente
    Ch'io per la Grecia i moribondi lumi
    Chiuda prostrato in guerra,
    Così la vereconda
    Fama del vostro vate appo i futuri
    Possa, volendo i numi,
    Tanto durar quanto la vostra duri.

    ha scritto il 

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