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Canti di Castelvecchio

By Giovanni Pascoli

(229)

| Mass Market Paperback | 9788817124034

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    Tra i suoi endecasillabi si snoda la piccola vita rurale della sua Castelvecchio e di San Mauro, i ricordi della sua infanzia, poesie che a buon diritto possono giustificare il titolo della raccolta:canti appunto, endecasillabi con rima per lo più al ...(continue)

    Tra i suoi endecasillabi si snoda la piccola vita rurale della sua Castelvecchio e di San Mauro, i ricordi della sua infanzia, poesie che a buon diritto possono giustificare il titolo della raccolta:canti appunto, endecasillabi con rima per lo più alternata che "suonano" come melodie, dove il nostro padroneggia in maniera splendida l'uso di sinestesie, onomatopee, metonimie...un grandissimo sfoggio di capacità tecniche che, però non va mai a detrimento della scorrevolezza.Oltre alle famosissime "Il gelsomino notturno", "L'ora di Barga", "Valentino" segnalo "Il ricordo", davvero notevole.
    Nonosyante la sua formazione sia stata prettamente positivista Pascoli finì per diventare il maggior poeta decadente Italiano:perchè?
    Essenzialmente per la sua vita, che, fin dall'infanzia (la morte violenta del padre) fu tutt'altro che felice.Poi per la sua sfera emotiva, davvero molto sensibile, in grado di emozionarsi di fronte allo spettacolo della natura ed a quello della sofferenza.Nelle sua poesia troviamo toccanti quadri di contadini dolenti, anime affaticate, consumate dalla terra che con tanta fatica lavorano.La vita di Pascoli fu tutta raccolta tra San Mauro di Romagna e Castelvecchio e mai, se si esclude la lettera favorevole all'intervento armato in Libia, fece sentire la sua voce nella cosa pubblica...un'animo cosi raccolto doveva per forza scrivere poesie cosi toccanti, umane, molto vicine alle emozioni più pure delle persone semplici.Che differenza con la roboante poesia del D'Annunzio!!!!

    Fate come me:riscoprite questo autore, lontani dalle pressioni della scuola dell'obbligo, non ve ne pentirete...

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    H. P. Lovecraft said on Jan 29, 2013 | Add your feedback

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    Pascoli è un poeta che, a mio parere, può tornare a suonarci molto familiare proprio adesso, in questa "epoca postmoderna" priva di epicentro, in cui il futuro è una nube incerta.
    La poesia di Pascoli è irrazionalista, intimista, priva di un centro o ...(continue)

    Pascoli è un poeta che, a mio parere, può tornare a suonarci molto familiare proprio adesso, in questa "epoca postmoderna" priva di epicentro, in cui il futuro è una nube incerta.
    La poesia di Pascoli è irrazionalista, intimista, priva di un centro o di una "tesi" specifica da portare avanti. Pascoli non è Leopardi. Nella sua poesia il tempo è un fantasma. E' ciclico, come nelle società arcaiche; eppure, allo stesso tempo non ritorna mai uguale a sè stesso: solo, porta con sè, come fantasmi appunto, i brandelli del passato, tanto presenti e vividi da soffocare qualsiasi prospettiva di futuro. Il futuro non viene rimpianto. Semplicemente, non esiste. C'è il passato, e poi c'è "tutto il resto", tutto ciò che dal passato ci allontana. La poesia di Pascoli è regressiva, dolce e musicale, e nel suo fondo è inquietante e amara, come il Peter Pan originale di Barrie. Non fidatevi quando vi presentano al suo meglio un Pascoli che si sbroda (e si sbroda di frequente) in atteggiamenti pietistici e dolciastri, tra trovatelli e nonnine morte, come un Dickens de noaltri. Pascoli così diventa innocuo, superfluo, ammansito. No. Pascoli è al suo meglio quando si lascia il rosolio alle spalle e sprofonda nel ventre terrigno della propria poesia. E' al suo meglio quando è parente di Baudelaire. Lui *è* parente di Baudelaire. Ma nessuno lo dice!

    (Ho letto i Canti di Castelvecchio con questa: http://www.youtube.com/watch?v=xQ2ut088VDo . Vuoi il melenso anni '40, vuoi il paesaggio che grida "Pascoli alè alè", vuoi la canzone "d'amore" che in realtà si sviluppa con toni tanto cupi...- ah, a proposito. Con Pascoli non aspettatevi alcun amore sentimentale. Ce n'è qualche vaga, artificialissima traccia. Di solito, si trasforma in un'ombra minacciosa e morbosa che bussa alla porta di casa come un vampiro. Ma se vi aspettate qualche dolce sospiro d'amor, cascate male.)

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    . : my little lord : . said on Sep 18, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "E s’aprono i fiori notturni,
    nell’ora che penso a’ miei cari.
    Sono apparse in mezzo ai viburni
    le farfalle crepuscolari.

    Da un pezzo si tacquero i gridi:
    là sola una casa bisbiglia.
    Sotto l’ali dormono i nidi,
    come gli occhi sotto le cig
    ...(continue)

    "E s’aprono i fiori notturni,
    nell’ora che penso a’ miei cari.
    Sono apparse in mezzo ai viburni
    le farfalle crepuscolari.

    Da un pezzo si tacquero i gridi:
    là sola una casa bisbiglia.
    Sotto l’ali dormono i nidi,
    come gli occhi sotto le ciglia.

    Dai calici aperti si esala
    l’odore di fragole rosse.
    Splende un lume là nella sala.
    Nasce l’erba sopra le fosse.

    Un’ape tardiva sussurra
    trovando già prese le celle.
    La Chioccetta per l’aia azzurra
    va col suo pigolìo di stelle.

    Per tutta la notte s’esala
    l’odore che passa col vento.
    Passa il lume su per la scala;
    brilla al primo piano: s’è spento…

    E` l’alba: si chiudono i petali
    un poco gualciti; si cova,
    dentro l’urna molle e segreta,
    non so che felicità nuova."

    Pascoli è come un mobile d’antiquariato.
    Un bellissimo comodino in mogano, intarsiato, d’un qualità sopraffina. Tutto lo celebrano, tutto lo adorano, ma nessuno lo compra. Nessuno c’adorna il salotto.
    Ad alcuni legni l’età dona nobiltà, pregio, autorevolezza.
    Pascoli, letto oggi, sa di chiuso, sa di muffa.

    Davanti alla libertà sessuale più sfrenata, dinanzi al mito dell’uomo senza radici, del viaggiatore senza patria, della forza e della possenza, Pascoli è un personaggio scomodo.
    Pascoli che canta le passioni dell’intimo, del nido, Pascoli che canta con la voce d’un fanciulletto, Pascoli terrorizzato dal sesso e da tutto ciò che attorno vi ruota.
    Se ne tessono le lodi, lo si celebra, si inneggia ad un suo recupero, ma la sua poesia è distante.
    La sensibilità moderna la rinnega.

    Pascoli è un debole, ed il XXI secolo non ama i deboli.
    Alla luce soffusa della sua poesia, ai contorni mobili, ai paesaggi immersi nella vaghezza, al pudore, all’ingenua fede negli uomini si preferisce il pessimismo posato, dichiarato, eppur falso il più delle volte.
    Si preferisce una superficiale lettura di quegli autori che incarnano, a lor insaputa e con loro disgusto, lo “spirito” dell’epoca: chi è Pascoli dinanzi a Nietzsche? Dinanzi a D’Annunzio? A Schopenhauer?

    Eppure, nelle mattinate molli, nella riflessione senza pretese d’universalità, forse, c’è ancora un piccolo spazio per l’universo Pascoliano, per quest’universo d’allegorie dal fondo oscuro.
    Per il gioco linguistico, per alcune delle immagini meglio costruite della Poesia Italiana.

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    Luca said on Aug 23, 2012 | Add your feedback

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