Canto di Natale

Di

4.2
(5618)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 198 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Finlandese , Francese , Spagnolo , Turco , Galego , Chi semplificata , Catalano , Giapponese , Basco , Olandese , Polacco , Portoghese , Esperanto

Isbn-10: 8887647135 | Isbn-13: 9788887647136 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Rilegato in pelle , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Bontà istruzioni per l'uso

    In questo periodo avevo voglia di un libro piccolo, perciò, per quanto Natale sia alquanto lontano, ho scelto questo "Canto di Natale", che stava prendendo la polvere su un ripiano della mia libreria ...continua

    In questo periodo avevo voglia di un libro piccolo, perciò, per quanto Natale sia alquanto lontano, ho scelto questo "Canto di Natale", che stava prendendo la polvere su un ripiano della mia libreria da troppo tempo. E' un libretto in effetti di rapida e piacevole lettura, pieno d'ironia e di descrizioni efficaci.

    La storia la conoscono tutti. Gli spiriti sono buffi e inquietanti al tempo stesso. I comprimari sono ben delineati. Scrooge è una maschera, un "tipo"; ma è anche la maschera che ci mettiamo tutti quando siamo cinici, avidi, terreni (nel senso peggiore del termine), cattivi.

    Come un Dante dell'Ottocento, che ugualmente segue un percorso tripartito con una guida e osserva uno spettacolo alternativamente buono o cattivo ma sempre esemplare, Scrooge ha il dono di "vedere", di capire, di trarre lezioni.

    La lezione dei tre spiriti è che considerando opportunamente passato, presente e futuro - ovvero vivendo con la mente al contempo nel futuro, nel passato e nel presente - e vedendoci da fuori, straniandoci, possiamo forse trovare un antidoto alla pochezza di una condotta che non è abbastanza attenta a seguire l'unica cosa che vale la pena di essere seguita e bramata, e non solo sotto Natale: il bene nostro e altrui. Che poi, spesso, sono la stessa cosa.

    Un classico da leggere e rileggere, non solo a Natale, per permettere alla penna d'oro di Dickens di riportare alla luce il bambino dentro di noi e la bontà che abbiamo sepolto in noi stessi sotto una coltre di grigia concretezza o di indifferenza.

    ha scritto il 

  • 4

    E' talmente un classico, fa talmente parte della nostra cultura occidentale, è stato talmente riproposto in qualsiasi versione.. che poi quando finalmente ti decidi a leggerlo, sa di.. scontato. Epper ...continua

    E' talmente un classico, fa talmente parte della nostra cultura occidentale, è stato talmente riproposto in qualsiasi versione.. che poi quando finalmente ti decidi a leggerlo, sa di.. scontato. Epperò chapeau.

    ha scritto il 

  • 3

    solita minestrina di Charles

    C'ho provato Carlo, sul serio, dopo Copperfield e il Pickwick ho fatto un altro tentativo, ma niente da fare, io non colgo, probabilmente sarò io il problema. Però sai, vedo un mucchio di gente che ti ...continua

    C'ho provato Carlo, sul serio, dopo Copperfield e il Pickwick ho fatto un altro tentativo, ma niente da fare, io non colgo, probabilmente sarò io il problema. Però sai, vedo un mucchio di gente che ti osanna, che ti adora, io capisco il tuo merito di aver inventato il romanzo sociale, quello che doveva essere la voce dei poveri, ma che alla fine per te era diventato la fonte di immensi guadagni, ma so che a te non interessava quello, so che tu eri bello e buono, non brutto e cattivo, come i tuoi personaggi.
    Questa storiella mi sarebbe anche piaciuta, trascurando il tuo tipico modo caricaturale di proporre i personaggi più a modo di marionette che di individui in possesso di vita propria: Ma c'è speranza, e la riponi nella memoria di un uomo che fu bambino, nella fede semplicistica che l'avidità degli uomini si muti in carità, una speranza semplice, come la visione manichea che hai del mondo. Si, perché per te l'uomo umile non è in grado con le sue sole capacità o rivoltandosi di trovare quella via della riscossa sociale che gli è preclusa, ma deve necessariamente affidarsi alla carità dell'uomo privilegiato, del gentlemen baciato dal soffio della carità, non c'è altro modo. L'umile deve rassegnarsi al suo stato, e confidare unicamente nella bontà di quelle classi sociali che lo sovrastano: per fortuna la storia ti ha smentito e la forza l'ha trovata in se stesso. Ma comunque caro Carlo, io non demordo, ci proverò ancora con te, se non dovesse andare ancora, continuerò a farmi convincere da quelle opere più belle di cui sei padre, Hugo e Tolstoj.

    ha scritto il 

  • 5

    Un classico che ogni tanto andrebbe riletto

    "Ho sempre pensato al Natale come ad un bel momento. Un momento gentile, caritatevole, piacevole e dedicato al perdono. L’unico momento che conosco, nel lungo anno, in cui gli uomini e le donne sembra ...continua

    "Ho sempre pensato al Natale come ad un bel momento. Un momento gentile, caritatevole, piacevole e dedicato al perdono. L’unico momento che conosco, nel lungo anno, in cui gli uomini e le donne sembrano aprire consensualmente e liberamente i loro cuori, solitamente chiusi".

    ha scritto il 

  • 3

    Me lo ricordavo migliore

    Il Canto di Natale di Dickens è una di quelle opere che tutti più o meno conoscono, ma che non so quanti abbiano letto davvero. Quest'anno l'abbiamo scelto come lettura serale per i nostri seienni, e ...continua

    Il Canto di Natale di Dickens è una di quelle opere che tutti più o meno conoscono, ma che non so quanti abbiano letto davvero. Quest'anno l'abbiamo scelto come lettura serale per i nostri seienni, e ci siamo accorti che almeno l'edizione che abbiamo a casa non è mica così semplice. Vabbè, i dettagli della storia non erano come me li ricordavo io - ma questo è probabilmente colpa di Natale in casa Muppet che mi ha confuso le idee - e Dickens è molto più moralista, con Scrooge che sta già iniziando a convincersi quando è visitato dal primo spirito. Ma soprattutto ho trovato la traduzione di Maria Luisa Fehr molto pesante. Probabilmente era lo stile che andava in voga negli anni '70 del secolo scorso, ma provare a leggerlo oggi a un bambino aggiunge difficoltà alle difficoltà intrinseche di spiegare come era la vita duecento anni fa.

    ha scritto il 

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