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Capitalism and Freedom

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Publisher: The University of Chicago Press

4.3
(79)

Language:English | Number of Pages: 210 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Chi simplified , Italian , Polish , German , French

Isbn-10: 0226264211 | Isbn-13: 9780226264219 | Publish date:  | Edition 40 Anv

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , Others

Category: Business & Economics , Philosophy , Political

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Book Description
It is a rare professor who greatly alters the thinking of his professional colleagues. It's an even rarer one who helps transform the world. Friedman has done both." - Stephen Chapman, Chicago Tribune How can we benefit from the promise of government while avoiding the threat it poses to individual freedom? In his classic book, Capitalism and Freedom, Milton Friedman presents his view of the proper role of competitive capitalism - the organization of the bulk of economic activity through private enterprise operating in a free market - as both a device for achieving economic freedom and a necessary condition for political freedom. He also outlines the role that government should play in a society dedicated to freedom and relying primarily on the market to organize economic activity. Friedman begins with a discussion of the principles of a truly liberal society. He then applies those principles to a range of pressing problems, including monetary policy, discrimination, education, income distribution, welfare, and poverty.
The result is a book that has sold well over half a million copies in English, has been translated into eighteen languages, and has become increasingly influential in recent years as more and more governments have moved from highly planned economies to embrace free market economics.
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  • 3

    Sinceramente non mi capacito che qualcuno possa aver conferito il premio Nobel a un nemico della società che ragiona come Goebbels.

    Leggere il libro conferma se ce ne fosse bisogno che le considerazio ...continue

    Sinceramente non mi capacito che qualcuno possa aver conferito il premio Nobel a un nemico della società che ragiona come Goebbels.

    Leggere il libro conferma se ce ne fosse bisogno che le considerazioni sull' economista fatte da Naomi Klein su "Shock economy" sono assolutamente puntuali.

    Friedman proclama con sicumera: "a proposito dei monopoli... propendo a credere che il male minore sia rappresentato dal monopolio privato non regolamentato" e ancora: "non pare ci siano ragioni per cui i datori di lavoro non debbano essere liberi di offrire ai loro prestatori d' opera le condizioni contrattuali che ritengono convenienti"; per lui sono un onere assurdo tutto il welfare state, la scuola pubblica, I PARCHI NAZIONALI, la sanità, l' abilitazione all' esercizio della professione medica; quanto agli imprenditori dovrebbero essere liberi di gestire i loro opifici come un feudatario nel medioevo praticando i trattamenti salariali e le politiche di prezzo più redditizie, avendo escluso ogni ingerenza sindacale.

    Risultando per lui superfluo tutto quanto non espressamente finalizzato al profitto, mi auguro che per non sostenere un inutile onere, al posto di seppellirlo lo abbiano dato da mangiare ai maiali

    said on 

  • 0

    跟著Friedman的推論,可以試著學習他論理的方式,條理清楚、分析扼要。更重要的是,他是個堅定的自由主義者:)

    said on 

  • 5

    只有市場願意資助對立的理念互相競爭,
    因為資本願意為了自己拼命提供社會各種替代的選擇,
    自由的氣氛會在這樣包容的環境中茁壯。

    said on 

  • 4

    Spettacolare: in un momento come l'attuale, leggere di possibili politiche economiche messe nero su bianco negli anni '50 da un premio nobel e da noi ancora considerate tabù non posso che definirlo sp ...continue

    Spettacolare: in un momento come l'attuale, leggere di possibili politiche economiche messe nero su bianco negli anni '50 da un premio nobel e da noi ancora considerate tabù non posso che definirlo spettacolare. Ottima lettura per chi ha voglia di capire l'altezza dela nostra classe dirigente e il bisogno estremo di libertà che abbiamo nel nostro paese dove siamo considerati economicamente dei sudditi.

    said on 

  • 0

    Il capolavoro dell'economista Usa sul capitalismo, a quasi mezzo secolo dall'uscita, è ancora più attuale

    di Carlo Lottieri

    Ha quasi cinquant'anni, ma li porta benissimo. Capitalismo e libertà di Mil ...continue

    Il capolavoro dell'economista Usa sul capitalismo, a quasi mezzo secolo dall'uscita, è ancora più attuale

    di Carlo Lottieri

    Ha quasi cinquant'anni, ma li porta benissimo. Capitalismo e libertà di Milton Friedman torna in libreria in una nuova edizione (IBL Libri, pagg.296, euro 24), a riprova del fatto che il volume è ormai un classico del liberalismo contemporaneo: vitale come quando apparve, nel 1962. E questo in primo luogo perché le sue tesi continuano a essere in qualche modo «controcorrente» in moltissimi Paesi, a partire dal nostro.

    L'origine di questa opera è interessante, perché alcune sue parti erano state esposte e discusse fin dal 1956 all'interno dei seminari del «William Volcker Fund» da cui emersero - oltre al libro di Friedman - anche La società libera di Friedrich von Hayek e La libertà e la legge di Bruno Leoni. In questo piccolo gruppo di capolavori, il lavoro di Friedman si caratterizza per essere un'opera di alta divulgazione dei maggiori argomenti liberali e, al tempo stesso, perché rappresenta un formidabile tentativo di sviluppare una riflessione teorica sulla società di mercato e sui suoi presupposti. L'economista non ci offre qui le sue ricerche più accademiche in ambito macroeconomico, ma suggerisce invece quelle riforme politiche - dall'istruzione alla sanità, dal fisco all'assistenza - che possono pemnettere a una società di crescere in libertà e prosperità.

    L'impatto fu straordinario. Non soltanto perché in America il volume riuscì a vendere ben 400mila copie già nei primi vent'anni di vita, ma anche perché la chiarezza espositiva e il rigore della riflessione l'hanno presto trasformato in una «piccola Bibbia», in grado di offrire un'agenda per gli anni a venire a larga parte del mondo culturale e politico variamente liberale, conservatore e libertario: oltre Atlantico e non solo. Quando il crollo del muro di Berlino portò lo storico Mart Laar alla guida dell'Estonia e questi avviò riforme economiche orientate verso il mercato, molti si stupirono di tanto coraggio e si domandarono come fosse possibile che un'idea come quella della fiat tax, ad esempio, potesse essere nota a un intellettuale uscito dal mondo sovietico. La risposta fu semplice: «Ho letto Friedman».

    L’economista americano, insignito del premio Nobel nel 1976, percepì chiaramente l'influenza a largo raggio esercitata dalle sue idee. E così, quando i semi piantati con Capitalismo e libertà iniziarono a produrre frutti significativi (negli anni del thatcherismo e del reaganismo), egli decise di prolungare quel primo volume scrivendo altre due testi di analogo tenore: Liberi di scegliere, del 1980, e La tirannia dello status quo, del 1984.

    In Italia Capitalismo e libertà arrivò abbastanza presto grazie a Renato Mieli. Dopo aver lavorato a l'Unità ed essere stato uno stretto collaboratore di Palmiro Togliatti, Mieli aveva lasciato il Pci a causa dei fatti di Ungheria e negli anni Sessanta era divenuto l'animatore del Ceses, un istituto liberale che sviluppava ricerche sull'Europa centro-orientale. Oltre a ciò, egli curava presso Vallecchi una collana, intitolata «Cultura libera», che presentò ai lettori italiani fondamentali testi di Hayek, de Jouvenel e altri, tra cui appunto Friedman. In quegli anni il clima culturale era tale, però, che nel 1967 a nessuno parve opportuno usare la parola capitalismo nell'accezione elogiativa adottata dall'autore. Per questa ragione il libro apparve come Efficienza economica e libertà e solo nel 1987 grazie a una riedizione curata da Antonio Martino e dal Crea presso l'editore Studio Tesi - riottenne il suo titolo più appropriato.

    La versione che giunge ora sugli scaffali si avvale di una nuova traduzione ed è impreziosita da un'introduzione dello stesso Martino, che sottolinea il radicalismo di quella proposta culturale ed enfatizza l'utilità di quella lezione anche ai fini di comprendere l'ultima crisi finanziaria: assai più correlata a una politica monetaria espansiva e lassista - del tutto anti-friedmaniana che non a quel libero mercato messo sul banco degli imputati da tanta pubblicistica.

    Le tesi teoriche formulate dall'economista di Chicago sono oggi, ovviamente, al centro di aspre discussioni. Gli autori liberali della cosiddetta Scuola austriaca, ad esempio, hanno espresso critiche piuttosto nette alla sua metodologia positivista e alle sue idee in materia monetaria. Ancor più negativi verso Friedman, ovviamente, sono i post-keynesiani, che giudicano irragionevole ogni proposta di tenere sotto rigoroso controllo l'espansione monetaria: magari anche grazie a vincoli costituzionali.

    Tornando oggi a sfogliare il volume scritto quasi mezzo secolo fa da Friedrnan salta però subito agli occhi come su molti temi il suo successo sia stato impressionante. Quelle pagine uscirono entro un mondo occidentale che era largamente dominato dalla psicanalisi, dal marxismo, dallo strutturalismo. Oggi quell'universo si è in larga misura inabissato, mentre le questioni su cui Friedman invitava a dibattere rimangono più vive che mai. In particolare, è evidente ai più che non vi può essere alcuna società libera se le fondamentali libertà economiche vengono negate, e che è sempre più cruciale affrancare l'educazione dai poteri pubblici e dai programrni ministeriali: come attestano pure le polemiche di queste settimane che scuotono il Regno Unito.

    La persistente attualità di Capitalismo e libertà è dettata, in linea generale, dall'intrinseca vitalità degli ideali libertari propugnati dal libro, ma è pure rafforzata dal fatto che, almeno nel lungo periodo, il tempo si rivela galantuomo. L'intero Occidente si trova infatti alle prese con la crisi strutturale di un welfare statale - dalle pensioni alla sanità, per citare due voci cruciali - da cui si potrà uscire soltanto grazie a quel drastico ridimensionamento del settore pubblico che Friedman suggeriva.

    Anche chi in passato non ha condiviso la passione friedmaniana per la libertà, ora è chiamato a fare i conti con la dura legge dei fatti. E a trarne tutte le conseguenze.

    said on 

  • 4

    Un classico del Liberalismo. Non si può condividere tutto ciò che è scritto, ma comunque farlo leggere ad un po' di keynesiani o peggio socialisti non sarebbe male.

    said on 

  • 5

    Lo consiglierei a chi volesse ripartire da zero e capire cos'è il liberalismo (economico, ma non solo) e la libertà, da parte di uno dei più grandi economisti di tutti i tempi.

    said on