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Capitan Salgari. In viaggio con l'immaginazione. Con DVD

(14)

| Others | 9788875213022

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Book Description

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  • 1 person finds this helpful

    Nell'anno salgariano...

    Al termine di questo particolare anno salgariano, le cose che restano sono la sconfinata ammirazione per una fantasia dirompente e la perplessità per una vita costruita interamente su faraoniche fandonie. C'è contraddizione in questo? Non credo... Se ...(continue)

    Al termine di questo particolare anno salgariano, le cose che restano sono la sconfinata ammirazione per una fantasia dirompente e la perplessità per una vita costruita interamente su faraoniche fandonie. C'è contraddizione in questo? Non credo... Semmai c'è la contraddizione di un'epoca - la cosiddetta bella epoque, ancorché in versione italica - che ha reso possibile una sorta "disprezzo" per chi fu capace di far vivere i sogni e l'ingenuità nell'avvallare esotiche panzane. In fondo, niente di nuovo, dato che ancora oggi è così. Gli articoli del Salgari giornalista sarebbero soprassedibili se non fosse perché mettono in luce, una volta in più, l'ipocrisia di un'epoca, che è molto meno distante dalla nostra di quanto si possa credere. Il documentario allegato è contrastante: molto interessanti le testimonianze - coinvolgenti, girate in location adatte - ma un po' imbarazzanti gli spezzoni di repertorio, soprattutto quelli riguardanti le tigri Tamil che, davvero, c'entrano fino a mezzogiorno. Involontariamente comica, infine (e secondo me), l'intervista a Paco Ignacio Taibo II il quale parla di Salgari come di un narratore antimperialista (per il solo fatto che fu tra le letture giovanili del Che... Il che, in effetti, vuol dire poco, dato che anche Mussolini, per esempio, leggeva Salgari)...

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    wiz_goldfish said on Dec 1, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Ho guardato il dvd

    Il documentario è davvero molto, molto bello. Mi è piaciuto l'accostamento azzardato fra la vita di un uomo vissuto cento anni fa e le immagini della nostra modernità. Una modernità che sembra quasi uscire dalle sue stesse parole.

    Eccellenti i rela ...(continue)

    Il documentario è davvero molto, molto bello. Mi è piaciuto l'accostamento azzardato fra la vita di un uomo vissuto cento anni fa e le immagini della nostra modernità. Una modernità che sembra quasi uscire dalle sue stesse parole.

    Eccellenti i relatori in materia salgariana.
    Peccato che, nella mediocrità della mia ignoranza, io abbia riconosciuto solo Gonzato e Ferrero.
    Si vede che alla minimum fax sono tanto fiduciosi nella preparazione culturale dei propri lettori da ritenere superflua anche l'aggiunta minima del nome e del cognome almeno alla prima apparizione dei singoli intervistati.

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    Bettina said on Oct 29, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi capita spesso di arrivare tardi sulle cose. Da piccolo non ho tremato per le sorti di Sandokan e Yanez, preso soprattutto da ‘I ragazzi della via Pal’. Già abbastanza grande ho snobbato la versione televisiva della Tigre della Malesia con Kabir Be ...(continue)

    Mi capita spesso di arrivare tardi sulle cose. Da piccolo non ho tremato per le sorti di Sandokan e Yanez, preso soprattutto da ‘I ragazzi della via Pal’. Già abbastanza grande ho snobbato la versione televisiva della Tigre della Malesia con Kabir Bedi. Solo ora, nel centenario della morte, sono rimasto catturato dalla figura di Emilio Salgari.
    L’uomo che fece navigare e sognare generazioni di ragazzi e non solo nacque a Verona nel 1862 e si iscrisse nel 1878 al Regio Istituto Tecnico e Nautico "P.Sarpi" di Venezia, ma senza ottenere la licenza, non essendosi presentato agli esami di riparazione. Come "uomo di mare" fece solo alcuni viaggi di addestramento a bordo di una nave scuola e un viaggio su di un mercantile, navigando per tre mesi su e giù per l'Adriatico.
    Ma Capitan Salgari non smise mai di narrare le proprie avventure di viaggi in terre lontane e, soprattutto, e qui sta uno dei suoi capolavori, di farlo credere a tutti. Solo un collega giornalista ebbe il coraggio di contraddirlo pubblicamente: venne sfidato a duello e battuto. Da allora la leggenda non ebbe nemici e crebbe pagina dopo pagina, avventura su avventura, una lotta dopo l’altra.
    Salgari visse la sua prima maturità a Verona dove fece il giornalista, cominciando a pubblicare a puntate le sue creazioni. Il successo lo portò a Torino, a Genova e infine ancora a Torino, sempre vicino ai suoi editori cercando di sopravvivere e di mantenere la moglie e i figli. Non ancora esisteva il diritto d’autore e quindi lo scrittore non ebbe mai la fortuna di godere dei ricavi delle tante migliaia di copie vendute (il solo ‘Corsaro nero’ , uscito nel 1898 vendette 100mila copie, in un’Italia che aveva oltre il 60% di analfabeti), ma dovette accontentarsi dei miseri anticipi degli editori.
    Anche per questo scrisse decine di libri, con un furore pari a quello dei suoi corsari, inventando luoghi, città, popoli e donne, con una straordinaria verosimiglianza, grazie alle ore passate in quel luogo di perdizione che sono le biblioteche pubbliche e su un tavolino da viaggio nella sua casa.
    Il contrasto tra la normalità della sua vita e la fantasia e il furore del suo animo, la sua situazione personale e familiare lo accompagnarono per anni, in un continuo degrado fisico e mentale e in uno stato di difficoltà economica cronico. Aveva quasi 49 anni quando una mattina uscì dalla sua casa di corso Casale, vicino al Po, prese il tram in direzione Val san Martino, con in tasca tre lettere e un rasoio. Sceso dal tram raggiunse una zona di alberi e fossi. Ripiegò la sua giacca, vi appoggiò sopra bastone e cappello, si allontanò di pochi passi e fece scorrere il rasoio prima sulla gola e poi nell’addome. La sua morte non ebbe molto clamore, troppo stridente con l’atmosfera torinese di quei giorni, tutta catturata dai fasti dell’Esposizione Universale.
    Di questa vita e di questa morte parla il libro di Ernesto Ferrero, appena uscito per Einaudi. Il titolo è tra i più belli che abbia mai sentito: “Disegnare il vento. L’ultimo viaggio di Capitan Salgari”. Per disegnare il vento, cosa tanto incorporea quanto reale, dobbiamo disegnare il suo incontro/scontro con le cose: un mulinello di sabbia, lo scuotersi degli alberi, il gonfiarsi delle vele. Un po’ come l’amore, che riempie o svuota le vite, che può essere taciuto ma si rivela nelle cose, negli sguardi, nei gesti, nei doni. Ferrero narra la vita di Salgari in un intreccio delicato di verità storiche e finzioni, facendolo raccontare da personaggi che lo accompagnano nei suoi ultimi anni. Penso che sia un libro molto molto bello.
    Lo stesso Ferrero è tra coloro che intervengono per narrare la vita di Salgari nel dvd ‘Capitan Salgari. In viaggio con l’immaginazione’, girato da Marco Serrecchia, edito da Minimum Fax, con Gino Paoli che dona la voce allo scrittore e che ci legge il contenuto delle tre buste lasciate nella giacca il 25 aprile 1911.
    Insieme con il dvd vi è il libro ‘Una tigre in redazione’ che raccoglie molti pezzi del Salgari giornalista, scritti per l’Arena di Verona. Egli scrisse prima di cronaca e poi di politica estera. Il lavoro di giornalista è stato fondamentale per lo scrittore di avventure: la sua fantasia non viaggia sul nulla o sul sogno, ma è frutto di un tessuto di letture, ricerche in biblioteche, conoscenze geografiche, storiche e antropologiche.
    Una curiosità: la bandiera che sventola sulle navi di Salgari e delle Tigri di Mompracen è quasi identica alla bandiera delle Tigri Tamil, movimento armato che chiede l’indipendenza dallo Sri Lanka. Il documentario citato sopra insiste molto, almeno a livello di immagini su questo parallelo, forse un po’ troppo forzato. Rimane il fatto che gli avventurieri di Salgari, che sia Sandokan o il Corsaro nero, sono personaggi che combattono per vendicarsi, per riparare un torto, un’ingiustizia subita.
    Una suggestione. Ho avuto il piacere di vedere di recente una delle scene più suggestive dello sceneggiato Rai del 1976, quando Sandokan affronta la tigre per salvare la bella e amata Marianna. Come in uno specchio la tigre (l’animale) e Sandokan (la Tigre della Malesia) si avventano uno contro l’altro, spiccano un salto e l’uomo riesce a tagliare il ventre della fiera con un coltello. Un duello tra simili, quasi uno scontro fratricida. Quasi una metafora di ciò che passò per la testa del Capitano nelle ultime ore.
    Ma, nonostante tutto le pagine sono lì, le vele sono gonfie di vento, gli sguardi sono puntati all’orizzonte, i pensieri vanno ai luoghi lasciati e a quelli che verranno, i sogni sono sempre intatti e la lettura inesorabilmente continua…..

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    angelus novus said on Jun 9, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Che Peccato

    Che delusione.
    L'iniziativa del DVD era carina. Ma il montaggio è pessimo e i contenuti poveri e scadenti. Assurdo e senza fondamento il parallelo tra le Tigri di Mompracem e quelle Tamil.
    Solo per una bandiera rossa in comune...

    Voto: 5/10

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    Ammiragliador said on Apr 8, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (14)
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Others 180 Pages
  • ISBN-10: 887521302X
  • ISBN-13: 9788875213022
  • Publish date: xxxx-xx-xx
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