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Capricci del destino

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica, 1041)

3.8
(332)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 203 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Russo , Tedesco , Danese , Portoghese

Isbn-10: 8807810417 | Isbn-13: 9788807810411 | Data di pubblicazione:  | Edizione 19

Traduttore: Paola Ojetti

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
"Capricci del destino", l'ultimo libro pubblicato in vita da Karen Blixen, contiene cinque fra i suoi racconti più significativi. Queste storie ambientate in luoghi diversi (dalla Persia alla Norvegia, alla Cina, alla Danimarca) e tuttavia parallele in quanto costituiscono delle variazioni sul tema del contrasto tra mondo immaginario e mondo reale, tra le umane fantasie e le convenzioni dell'agire quotidiano, appartengono a quella particolarissima sfera in cui l'arte diventa più reale della realtà stessa. Tra gli straordinari personaggi dei racconti, ricordiamo la figura femminile al centro di "Il pranzo di Babette", la cuoca comunarda che, al crollo dei suoi ideali rivoluzionari, è costretta a sacrificare tutto e a vivere esule (lei, "grande artista") a contatto con un mondo grigio e frugale. Ma il potere visionario di Babette trionfa, paradossalmente e orgogliosamente, sulle miserie della quotidianità.
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  • 5

    La Blixen sosteneva di raccontare favole; ma, più che favole, le storie che racconta sembrano parabole - simboli, chiusi nel chiaroscuro della sua prosa severa, di qualcosa che sta altrove, in un ...continua

    La Blixen sosteneva di raccontare favole; ma, più che favole, le storie che racconta sembrano parabole - simboli, chiusi nel chiaroscuro della sua prosa severa, di qualcosa che sta altrove, in un luogo infinitamente più luminoso. Di conseguenza, Il pranzo di Babette non appare come un racconto sull'arte, ma sulla grazia: la redenzione, che le due figlie del pastore luterano rimandano a un mondo di cui nulla può essere detto, si affaccia in realtà in questo mondo, inspiegabile e accogliente come una casa nella notte del Nord. Il cibo del regno dei cieli è il cibo che non ci si accorge di mangiare, e i vecchi seduti attorno al tavolo a bere brodo di tartaruga e vino francese diventano i salvati d'Israele descritti nel libro di Isaia: si aprono gli orecchi dei sordi, è sciolta la lingua ai muti, e i loro timidi, patetici peccati compiuti per solitudine da scarlatto diventano 'come neve'. Ed è la stessa profezia di Isaia a scatenare le ire del signor Clay di La storia immortale, vecchio disgustato da tutto ciò che nell'uomo può essere dissolto, e per questo innamorato dell'oro: non dovrebbero raccontarsi, afferma il signor Clay, storie che non potranno avverarsi mai; si raccontano solo quelle storie, risponde saggiamente Elishama, consapevole, da buon juif errant, che si parla solo per desiderio, per nostalgia, e che se la cosa indicata fosse presente (se la storia fosse reale) nessuno parlerebbe più (e non esisterebbero narratori). Questa verità rimanda a sua volta a Mira Jama, prima giovane costruttore di ali che permettessero all'uomo di parlare con gli angeli, poi pescatore di perle nelle profondità marine: Dio, dice con fierezza all'inizio del racconto, non crea desideri che non è in grado di soddisfare, e beati i nostalgici, perché torneranno a casa. Mira Jama abbandonerà la costruzione delle ali non perché abbia smesso di credere nell'esistenza degli angeli, ma perché ha perduto la speranza che nutriva in loro, e senza speranza non si può volare; non gli resterà che vivere una vita marina, la vita dei pesci che non hanno mai deluso Dio perché non sono mai caduti (nell'acqua non si può cadere), e che di conseguenza non possono nemmeno ascendere (vita perfettamente pacifica: come spiega a Mira Jama la vecchia sirena con gli occhiali di corno, senza speranza si galleggia benissimo). Ma mai come in Tempeste appaiono nitidi il timore e la speranza che fanno vivere gli uomini. In Malli, più spirito dell'aria che donna - come doveva sentirsi la Blixen - si mostra allo stesso tempo la meravigliosa violenza dell'amore e il dolore che sta nascosto al suo interno. Conoscere l'essere amato trasfigura non solo il presente e il futuro, ma anche tutto quel che è stato prima (amare per sempre non significa solo amare per il tempo che rimane, ma aver sempre amato, anche quando non lo si sapeva; ed è nel riscatto del passato che risiede la salvezza - 'mi sono salvata perché ti ho incontrato e ti ho guardato, Arndt!'); eppure per tutti gli erranti, per tutti gli Ariele, questa grazia può operare solo di lontano, e la pienezza dell'amore corrisposto non può che essere fuggita, perché più forte è l'infedeltà dell'anima che sa di non avere una casa, e perché per la sete di cui essi soffrono non basta nessuna acqua terrena (di nuovo il libro di Isaia, XXIX, 8: avverrà come quando un affamato sogna di mangiare, ma si sveglia con lo stomaco vuoto...). Non vorremmo essere Malli, ma lo siamo; siamo lei che ama di vero amore e tuttavia abbandona, che può esser moglie in un altro mondo ma non in questo: respinta e senza fede sulla terra, ma fedele nella morte, nella resurrezione, nell'eternità.

    ha scritto il 

  • 3

    Molto belli il primo racconto (il famoso "Il pranzo di Babette") e il secondo, costruito a incastro come una matrioska, dopo ha iniziato un po' a stancarmi...bello però lo stile dell'autrice, prima ...continua

    Molto belli il primo racconto (il famoso "Il pranzo di Babette") e il secondo, costruito a incastro come una matrioska, dopo ha iniziato un po' a stancarmi...bello però lo stile dell'autrice, prima o poi mi cimenterò con il suo celebre "La mia Africa".

    ha scritto il 

  • 4

    Molto particolari queste brevi prose della Blixen, rese uniche - anche se, a mio avviso, non tutte colpiscono l'immaginazione del lettore con la stessa forza - dalla mescolanza e dall'intreccio delle ...continua

    Molto particolari queste brevi prose della Blixen, rese uniche - anche se, a mio avviso, non tutte colpiscono l'immaginazione del lettore con la stessa forza - dalla mescolanza e dall'intreccio delle storie con altre storie, flashback e racconti orali di diversa provenienza, che influenzano la percezione dei personaggi, che si muovono negli affascinanti territori scandinavi. Indimenticabile soprattutto, per me, è "La storia immortale", di cui il grande Orson Welles ha realizzato una fedelissima trasposizione cinematografica alla fine degli anni '60.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono cinque bellissimi racconti, molti diversi tra loro, ma che hanno in comune quel sottile ed imponderabile momento in cui una vita normale inaspettatamente si trasforma in qualcosa di nuovo e ...continua

    Sono cinque bellissimi racconti, molti diversi tra loro, ma che hanno in comune quel sottile ed imponderabile momento in cui una vita normale inaspettatamente si trasforma in qualcosa di nuovo e completamente diverso. Impossibile dimenticare : Tempeste o La storia immortale, ma soprattutto il racconto per eccellenza , non solo per la fama che ha avuto e per la fortunata trasposizione cinematografica, cioè : “Il pranzo di Babette” . Celebre è questa figura femminile, questa cuoca, un’artista vera nel suo campo, che con fantasia e dedizione amorosa riesce in un’impresa quasi impossibile. Nel suo famoso pranzo, curato come si può curare la propria creatura più preziosa, Babette trasforma la comunità, fino a quel momento bigotta, conservatrice, cupa e puritana, nella quale aveva trovato rifugio, in una compagnia tutto sommato piacevole, in cui i rancori si ricompongono, le antiche inimicizie scompaiono e i sapori compiono nelle anime un miracolo assoluto. E’ il miracolo dell’artista. Attraverso il suo famoso “pranzo”, Babette introdurrà quelle emozioni e quel gusto del bello che ti fanno amare la vita. Memorabile è la frase finale, che la protagonista rivolge alle due sorelle che si meravigliano e si rammaricano del fatto che Babette ha speso tutta la vincita alla lotteria nel pranzo e che quindi è tornata povera; lei dice : << Non sarò mai povera. Ho detto che sono una grande artista. Un grande artista, mesdames, non è mai povero. Abbiamo qualcosa, mesdames, di cui gli altri non sanno nulla.>>!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Storie senza tempo

    Fino a che punto la vita umana è sotto il nostro controllo? E quanto di essa, invece, dipende dall'imperscrutabile volontà di quella forza misteriosa che alcuni chiamano destino, altri Provvidenza, ...continua

    Fino a che punto la vita umana è sotto il nostro controllo? E quanto di essa, invece, dipende dall'imperscrutabile volontà di quella forza misteriosa che alcuni chiamano destino, altri Provvidenza, e che altri ancora liquidano rapidamente sotto il nome di "caso"? Questo sembra chiedersi Karen Blixen, e su questo pare voglia farci riflettere, mentre, con la delicatezza e il tono di chi racconta una fiaba, ci conduce per mano nelle atmosfere soffuse e incantate dei suoi racconti: cinque storie dal sapore antico, cinque leggende sospese tra sogno e realtà, dove epoche e luoghi, sebbene spesso esplicitati, passano in secondo piano di fronte al fascino onirico delle vicende narrate, alcune umanissime, altre surreali, ma tutte, in qualche modo, accomunate da una sorta di valore universale. Storie che raccontano vite, progetti, bizzarre fantasie degli esseri umani, ogni volta, immancabilmente, scombinati da quella forza imprevista che, incurante dei desideri dell'uomo, attraverso un evento fuggevole, o un particolare insignificante, non esita a stravolgerli, consegnando ogni racconto ad un finale inatteso.

    Sono i Paesi del Nord, i mari in tempesta, gli angoli in un certo senso più misteriosi del pianeta, le ambientazioni predilette di questa talentuosa scrittrice che con grazia e semplicità ci fa immergere in mondi lontani e affascinanti. E non occorre domandarsi se le storie narrate siano realistiche o meno, non è questo che conta: in ciascuna di queste piccole ballate popolari vi è un fondo di verità, un qualcosa che trascende il tempo e lo spazio, su cui riflettere e interrogarci anche ai giorni nostri. E così, ne Il pranzo di Babette, ci troviamo catapultati in uno sperduto fiordo norvegese, in una rigida congregazione luterana, a casa delle sorelle Martina e Filippa, due donne, ormai attempate che, in gioventù, hanno rinunciato ai sogni d'amore per colpa del destino... Quello stesso destino che, anni dopo, ha messo sulla loro strada Babette, governante francese in fuga dalla sua patria. Sarà proprio quest'ultima, con un passato segreto da grande chef, che attraverso le gioie del cibo, guardate con sospetto da tutti gli invitati, riuscirà a risvegliare negli abitanti del villaggio, l'amore per la vita, e la capacità di apprezzarne i piaceri. Significativo anche il brevissimo L'anello: la storia di Lovisa, ingenua ragazza passata dalla fanciullezza al matrimonio, e convinta di aver trovato in esso la perfetta realizzazione della sua vita, che a causa di un incontro inaspettato, in un attimo si trova a fare i conti con qualcosa che non aveva previsto. Un racconto che fa comprendere quanto la realtà sia più dura e complessa del mondo dei sogni, e come la fine dell'infanzia e di tutte le sue tranquille certezze, sia un passaggio inevitabile nella vita di ciascuno. Purtroppo non tutte le storie hanno la stessa potenza: Il pescatore di perle, incentrato su un giovane alla ricerca della perfezione degli angeli (che troverà poi nei pesci!), è sicuramente molto inferiore alle altre, sia nel contenuto che nel messaggio. Anche Tempeste mi ha convinta poco: una storia che, partendo dalla rappresentazione de La tempesta di Shakespeare, si focalizza sulla dicotomia arte/realtà, e sulla percezione della sottile linea di confine tra la vita reale e la commedia. Si tratta di un racconto molto suggestivo e ineccepibile sul piano narrativo, ma a un tratto sembra che l'autrice perda di vista il filo originario della vicenda, e gli sviluppi finali, almeno per i miei gusti, risultano alquanto deludenti. Ad ogni modo, su tutti i racconti, a spiccare è senza dubbio La storia immortale. Un anziano commerciante, a cui resta poco da vivere, il signor Clay, ostile alle leggende fittizie, decide di rendere reale un aneddoto popolare raccontato da generazioni di marinai, ma del tutto privo di fondamento: la storia di un uomo che, desideroso di avere un erede, assume un marinaio affinchè passi la notte con la sua giovane moglie. Clay incarica il suo commesso Elishama di trovare due persone (una ragazza e un marinaio nel fiore degli anni) che facciano rivivere la storia per poi narrarla in quanto effettivamente accaduta. Il freddo piano di Clay, studiato in ogni dettaglio, inizialmente funziona, ma malgrado i suoi progetti, egli, nel manipolare le vite dei suoi giovani "interpreti", ha trascurato un particolare che, sfuggendo ad ogni calcolo, lo porterà inesorabilmente al fallimento: l'amore.

    Benché, tendenzialmente, non ami molto i racconti brevi, adoro lo stile della Blixen: la sua eleganza, la sua pacatezza, la sua bravura nel narrarci qualcosa che spesso sfugge a ogni logica, ma che tracciata dalla sua penna riesce comunque a toccare il lettore. Sono le impressioni suscitate, più ancora delle storie in sè, a restare impresse nella memoria; ed è proprio l'immagine di un lungo inverno artico, con le fredde giornate avvolte nella penombra, con quel sole all'orizzonte, che non sorge mai del tutto, l'impressione che ogni volta associo, forse inconsciamente, al ricordo di questo libro... Un libro di sentimenti, di sensazioni, di antiche leggende da cui lasciarsi cullare, e su cui riflettere, in una buia serata d'inverno.

    ha scritto il 

  • 5

    CAPRICCI DEL DESTINO è indubbiamente un'opera ragguardevole. I cinque racconti che la compongono sono di elegante e sapiente fattura. E' possibile che io stesso abbia ignorato sino al 1987, ...continua

    CAPRICCI DEL DESTINO è indubbiamente un'opera ragguardevole. I cinque racconti che la compongono sono di elegante e sapiente fattura. E' possibile che io stesso abbia ignorato sino al 1987, l'esistenza de IL PRANZO DI BABETTE, di questo raffinato capolavoro narrativo che solo l'omonima pellicola, aggiudicandosi l'Oscar come miglior film straniero, ha reso noto al grande pubblico? Ma esattamente la stessa domanda dovrei pormi per LA MIA AFRICA rispetto al film diretto, due anni prima, da Sydney Pollack e anch'esso vincitore di Oscar. La verità, allora, è che ogni cosa, se considerata con curiosità, diventa un fecondo stimolo intelletuale e culturale e può condurci a scoprire, presso un nuovo autore, opere che ormai appartengono legittimamente alla civiltà letteraria mondiale.

    ha scritto il 

  • 5

    Senza tempo

    Ammetto di avere un debole per la Blixen. Nonostante si scosti molto dai miei generi letterari soliti, ho dovuto/voluto rileggere questo libro per la seconda volta. Le novelle raccolte hanno tutte un ...continua

    Ammetto di avere un debole per la Blixen. Nonostante si scosti molto dai miei generi letterari soliti, ho dovuto/voluto rileggere questo libro per la seconda volta. Le novelle raccolte hanno tutte un qualcosa di tenero, impalpabile quando le si legge, sembrano senza tempo; alcune contengono addirittura più storie al loro interno. - "Il pranzo di Babette" *****: forse la più conosciuta e da cui è stato tratto anche un film; narra la storia di due sorelle norvegesi che si ritrovano improvvisamente a dover ospitare Babette, in fuga dalla rivoluzione francese ma grande genio culinario. - "Il pescatore di perle" ***: ambientata in Medio Oriente, un giovane studente vuole dedicare la sua vita a diventare come gli uccelli per avvicinarsi agli angeli e poter quindi conversare con loro. - "Tempeste" ****: tragica storia d'amore tra una ragazza danese, attrice di teatro ed eroina durante una tempesta, e un ragazzo norvegese figlio del proprietario della nave tratta in salvo dalla ragazza. Anche qui, come nella storia di Babette, il tema principale è il conflitto tra arte e vita. - "La storia immortale" *****: è la storia nella storia, un vecchio commerciante inglese vuole vedere realizzata una leggenda marinara, e cerca quindi di metterla in scena. Anche da questa novella è stato tratto un film. - "L'anello" *****: Lisa è una giovane sposa e ha come obiettivo quello di non avere nessun segreto per il marito; la situazione però cambia quando incontra un assassino nel bosco in cui passeggia... In definitiva, un libro consigliato a chi vuole distrarsi giorno per giorno con una novella diversa o anche per chi ha bisogno di storie brevi ma profonde da leggere tutte d'un fiato.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sembra di riconoscere nei racconti di questa raccolta un'altro filo comune, oltre alla già citata distinzione fra il sogno e la realtà: in ognuno di questi frammenti c'è uno straniero, ...continua

    Mi sembra di riconoscere nei racconti di questa raccolta un'altro filo comune, oltre alla già citata distinzione fra il sogno e la realtà: in ognuno di questi frammenti c'è uno straniero, un'estraneo alla comunità, che si inserisce a volte faticosamente, altre volte senza sforzo, in un diverso tessuto sociale, con risultati non sempre prevedibili, e di certo portandosi dietro la sensazione di "non appartenenza". Straordinario "Il pranzo di Babette", di cui conoscevo già la trama per via dell'omonimo film, e molto suggestivo "La tempesta". Gli altri in tono minore, ma comunque molto gradevoli. Incredibile come la Blixen riesca a narrare storie "sospese nel tempo", in cui non è sempre facile stabilire la collocazione ttemporale... Scarseggiano le date, gli appigli alla realtà, i fatti si susseguono ma non si bene con che ritmo e che tempistica. Per non parlare del "racconto nel racconto". E di come si cominci col narrare di una certa cosa, di un certo luogo, di un certo personaggio, per poi ritrovarsi completamente dall'altra parte, e chi se lo ricorda come era cominciato il racconto... La Blixen è sempre una garanzia.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto questo libro dopo un viaggio in Danimarca e dopo aver visitato la casa museo di questa grande donna, prima che grande scrittrice. Oltre al celebre "Il pranzo di Babette", mi è piaciuto ...continua

    Ho letto questo libro dopo un viaggio in Danimarca e dopo aver visitato la casa museo di questa grande donna, prima che grande scrittrice. Oltre al celebre "Il pranzo di Babette", mi è piaciuto molto il racconto "La storia immortale": una riflessione su come la vita, anche se la si costringe in un canovaccio predefinito, non si lascia piegare a nessun modello, ma trova sempre il modo di prendere la sua strada. Lo stesso tema, l'opposizione tra finzione teatrale e vita reale, ritorna anche in "Tempeste", ma capovolto: la protagonista in questo caso sceglierà l'esistenza, fittizia ma eccezionale, di Ariel sul palcoscenico dei teatri a quella, reale ma omologata, di un buon matrimonio.

    ha scritto il 

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