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Caritas in veritate

Di

Editore: Libreria Editrice Vaticana

4.1
(80)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8820982501 | Isbn-13: 9788820982508 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
"Caritas in veritate": è questo il titolo della nuova enciclica di Benedetto XVI, la terza del suo pontificato, dedicata ai temi sociali.
Attesa già prima della "Spe Salvi", l'enciclica sociale era stata momentaneamente accantonata dal Papa in favore di quella sulla Speranza.
Ora, dopo essere stata letta dai diversi dicasteri che hanno collaborato alla sua elaborazione, la "Caritas in veritate" (in italiano "Carità" o "Amore nella verità") è pronta ad essere pubblicata.
La lettera del Papa sarà diffusa, per la prima volta, anche in cinese, per la volontà di Benedetto XVI di far arrivare il suo messaggio ai cattolici di Pechino.

L'atteso documento papale, diviso in quattro capitoli, nella sua parte iniziale è celebrativo di altre due precedenti encicliche: la "Populorum progressio", del 1967, di Paolo VI, di cui sono stati celebrati i quaranta anni dalla pubblicazione, e la "Sollecitudo rei socialis", di Giovanni Paolo II, pubblicata invece nel 1987, che Benedetto XVI ha voluto richiamare, ritenendo anch'essa un fondamentale riferimento sui temi sociali.
Nelle parti successive viene sviluppato il tema di quanto sia stata profetica la "Populorum progressio", ma il documento di Benedetto XVI esprime soprattutto la visione della Chiesa rispetto ai cambiamenti sociali che sono avvenuti a partire proprio dai tempi dell'enciclica montiana.

L'analisi di Benedetto XVI riguarda quindi i problemi posti dal processo di globalizzazione e la necessità di un umanesimo che concili lo sviluppo sociale ed economico con il rispetto dovuto alla persona umana e con un giusto rapporto tra le categorie sociali, attenuando le eccessive disparità tra ricchi e poveri.

Povertà, pace, cooperazione internazionale, disarmo, guerre su fonti energetiche e ambiente, globalizzazione, divario digitale, microcredito: sono tutti temi toccati nel documento.

La pubblicazione di una terza enciclica a così; breve distanza dalle precedenti è fatto piuttosto eccezionale che testimonia quanto i temi sociali siano cari a Benedetto XVI e a tutta la Chiesa Cattolica.

Una enciclica sociale, infatti , era già stata oggetto della discussione delle riunioni del Collegio cardinalizio durante la sede vacante, prima del Conclave che ha eletto Joseph Ratzinger al soglio di Pietro.

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    Alla terza enciclica di Benedetto XVI manca solo una cosa per essere il più importante documento di questa crisi di inizio millennio: che venga recepita.

    Non destinata ai soli fedeli della Chiesa di ...continua

    Alla terza enciclica di Benedetto XVI manca solo una cosa per essere il più importante documento di questa crisi di inizio millennio: che venga recepita.

    Non destinata ai soli fedeli della Chiesa di Roma ma "a tutti gli uomini di buona volontà", la Caritas in Veritate non trascura alcun aspetto della vita umana, dei singoli come dei popoli. Finanza, ambiente, lavoro, sviluppo, cooperazione: tutto viene trattato con profondità - del resto si tratta di un lavoro a più mani, in cui il Pontefice si è affidato a esperti e studiosi.

    Non potendo riassumere la vastità dei temi trattati, si può forse sintetizzare questo testo come il tentativo di dare - finalmente - spazio al terzo sconosciuto, l'assente, quel principio della Rivoluzione francese quasi dimenticato. I due secoli che ci hanno preceduto hanno cercato di sviluppare la Libertà e l'Uguaglianza, mettendole, molto spesso, in conflitto. E' ora di dare finalmente vitalità alla Solidarietà, il principio che ammorbidisce i tratti spigolosi degli altri due, li preserva dagli eccessi, li rende compatibili.

    Certo, non si può pensare, ricorda il Papa, a uno sviluppo politico, economico e sociale per il mondo intero - oggi la prospettiva è e non può essere che questa - se non lavorando per lo sviluppo integrale dell'uomo, di ogni uomo. Qui, probabilmente si avranno le divergenze maggiori con il testo da parte di non credenti o credenti di altre fedi perchè è dove maggiormente viene chiamata in causa la fede cristiana.

    Del resto, rigettare un testo così importante per pregiudizio, per il fatto che l'autore non garba, perchè ogni tanto ci scappa la citazione evangelica, beh, è talmente riduttivo che ci si augura che non avvenga. Perchè senza collaborazione e dialogo, la partita è anche inutile giocarla, è già persa.

    ha scritto il 

  • 4

    Etica - 12 set 10

    Da riflettere. E da leggere, a prescindere. Ne escono fuori due considerazioni: dal punto di vista della forma e da quello del contenuto. La forma non mi piace, non mi è propria. In ogni punto si ...continua

    Da riflettere. E da leggere, a prescindere. Ne escono fuori due considerazioni: dal punto di vista della forma e da quello del contenuto. La forma non mi piace, non mi è propria. In ogni punto si prende e si rimanda ad altro scritto, quasi riportandone passi interi, come a voler giustificare (spiegare?) il proprio scritto con l’autorevolezza dello scritto di altri. È un modo che (scusate il paragone irriverente) ho trovato anche nei libri del mio amico Luciano e che anche lì non mi ha convinto, mi ha lasciato più dubbi che risposte. Il contenuto ha alti e bassi, cioè momenti in cui non si può non aderire globalmente ed altri da cui ci si distacca, altrettanto globalmente. Questi ultimi sono forse troppo legati ad una visione della Chiesa, una visione della donna, e dello stare insieme, che non condivido. Ma gli altri mi spaventano, perché se qualcuno fosse realmente coerente non potrebbe che portarli avanti con tutta la forza che io non penso di poter mai avere. Dalla visione (mutuata da Paolo VI) della costruzione della propria vita che dipende sempre e soltanto da noi stessi (e rimandiamo al più tardo Buber). Dalla spietata analisi dei guasti della globalizzazione con quella domanda che anche qui leggo e rileggo, senza trovare risposte. Siamo più vicini, ma siamo più fratelli? Dalle considerazioni (mutuate da Giovanni Paolo II) sula necessità che i diritti siano controbilanciati dai doveri, soprattutto negli uomini di potere. Ecco, tutta questa parte etica è di una forza pura, dove cristalline volontà nella loro applicazione potrebbero di certo portare a modi nuovi di vivere e di convivere. Quel che di dubbio rimane è la difficoltà di passaggio tra teoria e prassi (e ricordo discussioni e discussioni che già più di trenta anni fa anche se in altri contesti facevamo su questo punto). Ed alcune delle frasi che riporto potrebbero benissimo essere uscite dal libro di Maalouf. Comunque è stato un bel momento di riflessione leggere questa enciclica, perché, come diceva Pennac, il lettore ha il diritto di leggere qualsiasi cosa. “Paolo VI: ciascuno rimane, qualunque siano le influenze che si esercitano su di lui, l’artefice della sua riuscita o del suo fallimento (Populorum Porgressio)” (23) “il sottosviluppo ha una causa ancora più importante … la mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli…. La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli” (27) “Per molto tempo si è pensato che i popoli poveri dovessero rimanere ancorati a un prefissato stadio di sviluppo e dovessero accontentarsi della filantropia dei popoli sviluppati. … Oggi le forze materiali utilizzabili per far uscire quei popoli dalla miseria sono potenzialmente maggiori di un tempo, ma di esse hanno finito per avvalersi prevalentemente gli stessi popoli dei Paesi sviluppati, che hanno potuto sfruttare meglio il processo di liberalizzazione dei movimenti di capitale e del lavoro” (69) “Giovanni Paolo II: i diritti presuppongono doveri senza i quali si trasformano in arbitrio” (71) “All’uomo è lecito esercitare un governo responsabile sulla natura per custodirla, metterla a profitto e coltivarla anche in forme nuove e con tecnologie avanzate in modo che possa degnamente accogliere e nutrire la popolazione che la abita. C’è spazio per tutti su questa nostra terra … Dobbiamo però avvertire come dovere gravissimo quello di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla” (84) Papa Benedetto XVI, nato Joseph Alois Ratzinger (in latino: Benedictus XVI; Marktl am Inn, 16 aprile 1927), è dal 19 aprile 2005 il vescovo di Roma e il 265º papa della Chiesa cattolica.

    ha scritto il 

  • 0

    Lo sviluppo dei popoli

    "il vero svilupo non consiste primeiramente nel fare. Chiave del sviluppo è un' intelligenza in grado di pensare la tecnica e di cogliere il senso pienamente umano del fare dell'uomo" (70) In queste ...continua

    "il vero svilupo non consiste primeiramente nel fare. Chiave del sviluppo è un' intelligenza in grado di pensare la tecnica e di cogliere il senso pienamente umano del fare dell'uomo" (70) In queste tempo dei nuovi mezzi e tecnica è possibiel pensare in modello di società pìu giusta e fraterna. Dove regne la giustizia e equità. Il rapporto di carità nella verità è per tutti gli uomini di buona volontà.

    ha scritto il 

  • 5

    come possiamo coniugare mercato e valori cristiani? una lettura della globalizzazione,crisi economica, etica dello sviluppo e del capitalismo partendo da una base di solidarietà ed attenzione verso ...continua

    come possiamo coniugare mercato e valori cristiani? una lettura della globalizzazione,crisi economica, etica dello sviluppo e del capitalismo partendo da una base di solidarietà ed attenzione verso tutti gli esseri umani. Una rilettura contemporanea della rivoluzionaria enciclica di Paolo VI "Populorum progressio" basata sulle evoluzioni sociali e sulle trasformazioni legate alle nuove tecnologie. Una riaffermazione dei valori di uguaglianza e solidarietà come base per uno sviluppo e per un progresso umano, sostenibile e distribuito. Un testo interessante e molto ben elaborato.

    ha scritto il 

  • 3

    Le encicliche sociali finiscono spesso per diventare dei gran guazzabugli di roba. Nemmeno questa enciclica sfugge al rischio: dall'eutanasia al microcredito non manca nulla.

    Rimane, per fortuna, in ...continua

    Le encicliche sociali finiscono spesso per diventare dei gran guazzabugli di roba. Nemmeno questa enciclica sfugge al rischio: dall'eutanasia al microcredito non manca nulla.

    Rimane, per fortuna, in bella evidenza il concetto di sviluppo umano integrale, che è il pezzo forte della dottrina sociale della chiesa. Sta ad indicare che, per essere veramente tale, lo sviluppo umano deve comprendere tutte le dimensioni dell'uomo. Quando l'interezza della persona viene a mancare, qualcosa finisce per andare storto, sempre.

    A pensarci bene questo concetto è di una modernità sconcertante. Nel 1651 Hobbes inventa lo stato a partire dall'idea che l'uomo abbia il diritto/dovere di difendere la propria vita. Cento anni dopo, Locke inventa lo stato costituzionale pensando che l'uomo abbia diritto a difendere la propria vita e i propri beni. Ma già nel 1200 Tommaso d'Aquino pensava che l'uomo non avesse diritto non solo alla propria vita e beni, ma anche al proprio sviluppo intellettuale. In un certo senso, lo stato sociale era già in nuce qua e ha sempre fatto parte del patrimonio della Chiesa.

    Ora Benedetto XVI, riprendendo la Popolorum Progressio di Paolo VI del 1967, parla di sviluppo come vocazione, ritenendo che, la libertà è una precondizione necessaria dello sviluppo delle persone e dei popoli, ma non sufficiente. La libertà ha, infatti, bisogno di un traguardo, di un obiettivo, di una ragione sociale in vista della quale essere utilizzata. La libertà ottiene il suo scopo se è accompagnata alla verità dell'uomo. L'idea di sviluppo come libertà, pubblicato nel 1999 dal premio Nobel Amartya Sen sembra, rispetto al magistero sociale, un passo indietro.

    Partendo dal presupposto che non sia possibile scindere l'uomo, Benedetto XVI si chiede quale sia il fine dello sviluppo. La risposta è che debba riguardare tutti gli aspetti dell'uomo e non solo alcuni (come il pil) e tutti gli uomini. In altre parole deve puntare al bene comune. Il bene comune, spiegava Zamagni, è come una moltiplicazione: se il benessere di una persona è zero, anche il bene comune sarà zero, indipendentemente da quanto bene stiano gli altri. Una bella differenza rispetto alle sommatorie degli utilitaristi!

    Il papa legge nella cronaca diverse lacerazioni dell'uomo moderno, ed a queste imputa le sbandate dello sviluppo sociale del pianeta: economia e solidarietà, ecologia naturale ed umana, individualità e comunità, tecnica ed etica, anima e corpo. Riportare insieme quello che la modernità ha diviso è, secondo Benedetto, precondizione essenziale per rispettare la vocazione dello sviluppo e la pienezza dell'uomo.

    ha scritto il 

  • 3

    niente di nuovo, anzi qualche passo indietro, che non fa mai male. ma molte cose suonano accademiche, di scuola, a tratti ipocrite. certo a qualche ateo devoto o cristianista combattente tutto ciò ...continua

    niente di nuovo, anzi qualche passo indietro, che non fa mai male. ma molte cose suonano accademiche, di scuola, a tratti ipocrite. certo a qualche ateo devoto o cristianista combattente tutto ciò sembrerà tremendamente eversivo, ma non al punto da scatenare insulti e improperi con quel vezzeggiativo ormai di moda "papa comunista". bei tempi quando giornali di destra titolavano scimmiottando ben altri documenti "avanti populorum".

    ha scritto il 

  • 4

    Cristianesimo e etica dell'economia

    per i cattolici un compendio di storia della dottrina sociale della Chiesa; per i non cattolici un documento rivelatore sul tentativo della Chiesa di attualizzare il messaggio cristiano anche in tempi ...continua

    per i cattolici un compendio di storia della dottrina sociale della Chiesa; per i non cattolici un documento rivelatore sul tentativo della Chiesa di attualizzare il messaggio cristiano anche in tempi di crisi economica; per chi si interessa di etica dell'economia e responsabilità d'impresa, in particolare, sarà forse da stimolo alla riscoperta del magistero di Paolo VI e Giovanni Paolo II.
    da un punto di vista storico, poiché i principi che governano l'etica dell'economia sono innegabilmente vicini ai principi del cristianesimo, apre spazi di riflessione sull'influenza del pensiero cristiano nella cultura economica anche contemporanea e sulla storia dell'etica dell'economia.
    nel testo si percepisce chiaramente il contributo di Stefano Zamagni.

    ha scritto il 

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    Non si danno stellette al Papa.
    Presentata come la terza più importante enciclica sociale della Chiesa dopo la Rerum Novarum e a quarant’anni dalla Populorum Progressio mi è subito venuto voglia ...continua

    Non si danno stellette al Papa.
    Presentata come la terza più importante enciclica sociale della Chiesa dopo la Rerum Novarum e a quarant’anni dalla Populorum Progressio mi è subito venuto voglia di leggere questa enciclica di Benedetto XVI (si dice gliela abbia scritta Zamagni), peraltro alcuni amici mi avevano parlato di importanti passi avanti nella dottrina sociale.
    Niente da dire sulla premessa relativa alla necessità di aggiornamento a fronte della caduta del comunismo e alla globalizzazione, scritta in piena crisi finanziaria prova anche a pronunciarsi sul contingente.
    Importanti affermazioni in avanti ci sono: il valore dei “beni comuni”, il diritto all’acqua (con affermazione più avanzata rispetto a Istambul), il sostegno al microcredito e al commercio equo e solidale, il ruolo e l’importanza della stato per sostenere e allargare il welfare.
    Il fatto è che ogni affermazione interessante è preceduta o seguita dal suo opposto. Bene il microcredito ma anche il ruolo etico delle grandi banche, la solidarietà ma anche la sussidiarietà e così via, ad esempio, dopo aver sanzionato come sbagliate le precedenti analisi che ritenevano che lo sviluppo dei paesi avanzati avrebbe trascinato alla crescita tutti i paesi, conclude in un modo che è paradigmatico: “le scelte economiche non facciano aumentare IN MODO ECCESSIVO le differenze di ricchezza.”
    Insomma tutto un "...ma anche" . Veltroniano.

    ha scritto il