Carlotta a Weimar

Di

Editore: Mondadori

3.7
(60)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 352 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8804181389 | Isbn-13: 9788804181385 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: L. Mazzucchetti

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Il calco reale di un grande personaggio

    La Carlotta del romanzo è Charlotte Bluff, sposa di Johann Christian Kestner. Lei è il calco reale (ma probabilmente non l’unico – anche se l’osservazione la infastidisce) della Lotte dei "Dolori del ...continua

    La Carlotta del romanzo è Charlotte Bluff, sposa di Johann Christian Kestner. Lei è il calco reale (ma probabilmente non l’unico – anche se l’osservazione la infastidisce) della Lotte dei "Dolori del giovane Werther". È provato da documenti il suo viaggio a Weimar del settembre 1816 – col pretesto di rivedere la sorella. Sappiamo anche che l’incontro con il vecchio poeta, nonché antico spasimante, avvenne davvero. E fu una delusione – a giudicare da una sua lettera citata nell’ottima introduzione di Roberto Fertonani. Tutto il resto è reiventato da Mann. In modo straordinario.
    L’incontro al ricevimento in suo onore viene ricostruito da Mann in una di quelle sue pagine “affresco d’epoca” di cui l’autore era maestro. Ma quel che precede e quel che segue è la parte più bella del libro.
    Quel che segue lo possiamo immaginare: l’incontro a tu per tu dei due protagonisti – forse un sogno ipotizza Mann con scrupolo di coscienza, perché nel 1939 un romanzo metabiografico non trovava il pubblico già smaliziato nel genere – poi in auge nel quarto finale del Novecento. Ma quel che avviene prima è parimenti appassionante per il lettore. Carlotta incontra una serie di personaggi – in apparenza minori – che rappresentano la variegata specie dei lettori, oggi diremmo dei fan. Essi non desiderano solo che ci sia l’autore – come direbbe Barthes – ma muoiono valla voglia di protarre il rapporto empatico con il testo, magari facendo la conoscenza con i personaggi o anche con i loro correlativi oggettivi nella realtà, i quali sono già letteratura – dal loro punto di vista, s’intende. Ritratti vividi, veramente riusciti. Come tutta quest’opera di Mann,

    ha scritto il 

  • 2

    Esperimento molto ambizioso, forse troppo, persino per un titano del calibro di Mann. Il quale ha forse peccato un po' di ybris nel volersi confrontare con un altro colosso come Goethe.
    Alla fine il r ...continua

    Esperimento molto ambizioso, forse troppo, persino per un titano del calibro di Mann. Il quale ha forse peccato un po' di ybris nel volersi confrontare con un altro colosso come Goethe.
    Alla fine il risultato è qualcosa di poco godibile perché troppo studiato, eccessivamente artefatto e posticcio. Anche laddove il tentativo di fare della teoria dell'arte è esplicito, non sembra comunuqe centrare l'obiettivo.
    Naturalmente l'opera va contestualizzata nel periodo storico in cui viene composta ma Mann ha decisamente dato prove migliori quando si è misurato con storie completamente originali.

    ha scritto il 

  • 4

    Se non amate Goethe questo libro vi annoierà profondamente. Se invece la sua figura vi interessa, oltre che dal punto di vista letterario, anche da quello umano, venire condotti nel suo mondo da un gr ...continua

    Se non amate Goethe questo libro vi annoierà profondamente. Se invece la sua figura vi interessa, oltre che dal punto di vista letterario, anche da quello umano, venire condotti nel suo mondo da un grande scrittore come Thomas Mann è un'esperienza che non potete perdervi. Attenzione: Mann non è un autore facile e la sua scrittura vive in gran parte, specie in questo libro, di dissertazioni artistiche e riflessioni filosofiche.

    Cionondimeno, la ricostruzione della Weimar Goethiana è splendida, ed il ritratto di Goethe è affascinante ed ambiguo al tempo stesso. Carlotta è un personaggio di rara sensibilità e freschezza. La scena finale della carrozza è semplicemente un must per un affezionato lettore goethiano.

    ha scritto il 

  • 0

    L'idea era splendida e dopo aver letto "I Buddenbrook" ero pronta ad affrontare con gioia ogni altra opera di Mann, ma...non è esattamente ciò che mi aspettavo.
    Praticamente non vi è azione e i capitol ...continua

    L'idea era splendida e dopo aver letto "I Buddenbrook" ero pronta ad affrontare con gioia ogni altra opera di Mann, ma...non è esattamente ciò che mi aspettavo.
    Praticamente non vi è azione e i capitoli consistono in monologhi. Lunghi monologhi.
    Se mai capitasse in visita da me una signorina Schopenahuer (cap. 6) credo che crollerei addormentata in poltrona prima di aver ascoltato la fine della sua narrazione.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Interessante ricostruzione di un episodio relativo alla vita di Goethe, non so quanto verificatosi nella realtà, lettura un po' noiosa per chi non è un appassionato del grande scrittore tedesco.
    E' int ...continua

    Interessante ricostruzione di un episodio relativo alla vita di Goethe, non so quanto verificatosi nella realtà, lettura un po' noiosa per chi non è un appassionato del grande scrittore tedesco.
    E' interessante notare come nell'800, anche senza la televisione, si possa essere stati dipendenti dai personaggi "famosi", anche la lettura poteva dare effetti collaterali, tipo una specie di grande fratello ante litteram.
    Carlotta che scende all'albergo all' Elefante di Weimar e viene riconosciuta addirittura dal portiere che ne fa immediata pubblicità e poi viene catturata dall'attenzione di vari importuni, lei l'eroina di un famoso romanzo di Goethe, i dolori del giovane Werter, la prima metà del libro è occupata da tutta la prima giornata che passa Carlotta a dibattersi tra questi soggetti, il figlio di Goethe, Augusto ultimo dei visitatori di Carlotta, la invita infine a nome del padre per un pranzo in settimana.
    L'altra metà del libro è occupata dalla giornata del maestro e dai suoi pensieri ed infine dalla descrizione del pranzo con Carlotta, Goethe e gli altri invitati.
    Pur essendo un estimatore di Thomas Mann non ho apprezzato totalmente questo libro forse perchè non conosco abbastanza Goethe o forse perchè è pensato come se Mann lo scrivesse un secolo prima, un po' troppo complicato per leggerlo 3 secoli dopo gli avvenimenti descritti?

    ha scritto il 

  • 3

    Cuando empiezo a leer una obra poco después de terminar otra, pasa un tiempo en el que tengo que “descolgarme” de la anterior para introducirme en la nueva. Al empezar Carlota en Weimar tenía la sensa ...continua

    Cuando empiezo a leer una obra poco después de terminar otra, pasa un tiempo en el que tengo que “descolgarme” de la anterior para introducirme en la nueva. Al empezar Carlota en Weimar tenía la sensación de encontrarme dentro de una obra de teatro que se desarrollara en el siglo XIX. Después, fui dejando atrás el teatro para encontrarme yo mismo allí, en Weimar… Desde luego, no es una novela que llame la atención al aficionado al género de acción, pero estoy seguro de que, por muchos conceptos, encandilará a quien no tema meterse en la piel de los personajes, estudiar su personalidad y vislumbrar una trascendencia que, en un primer momento, nadie va a conceder al desarrollo de una anécdota de la vida del que, probablemente, sigue siendo el más grande poeta de lengua alemana, Johann Wolfgang von Goethe.

    La novela tiene otro valor no poco importante: como su protagonista es quien es, el lector que no haya leído previamente Los sufrimientos del joven Werther –como le ocurrió al que esto escribe- se ve impulsado a buscar la obra inspiradora, y les aseguro que merece la pena dedicar un tiempo a leer esta obra que, a mi modo de ver, es un ejemplo claro del romanticismo alemán.

    La misma génesis de la obra es interesante. Surge de la necesidad sentida por Thomas Mann de darse un respiro en medio de la redacción de su obra José y sus hermanos. En 1936, el autor tenía 61 años y había sido proscrito por el régimen nazi. Se encontraba en Suiza, preparándose para dar el salto a los Estados Unidos, y decidió escribir una obra relacionada con su admirado Goethe. Y, en efecto, aprovechó una anécdota de la vida del genial poeta, prácticamente desconocida, para construir una novela que es algo más que un divertimento.

    Comienza con la llegada al hotel Elefante de Weimar de una señora mayor acopmpañada por su hija. Es el 16 de septiembre de 1816. La noticia de su presencia se extiende por toda la ciudad, en la que todo el mundo entiende de literatura. Se trata da Carlota Buff, consejera de cámara, viuda de Kestner y, sobre todo, la persona que inspirara el personaje femenino antagonista de Werther en Los sufrimientos del joven Werther, la archiconocida obra de Goethe. Es la “Lotte de Werther”.

    El motivo “oficial” de la estancia de Carlota es visitar a su hermana, esposa de un funcionario de la Corte. Sin embargo, desde el primer momento, resulta obvio que su verdadera intención es volver a ver a quien, de joven, inspiró un inmenso amor, al hombre a cuyo amor no correspondió por estar ya comprometida con Kestner, su futuro esposo. El joven Goethe, despechado, transformó su fracaso amoroso en una obra de arte. Carlota y su prometido quedaron inmortalizados por la pluma del poeta. Cuarenta y cuatro años después, Carlota desea el reencuentro. En su equipaje, lleva el mismo vestido que lucía la tarde de 1772 en la que conoció a Goethe.

    Por su parte, el poeta gozaba de una fama indudable, y no solo por sus méritos literarios: consejero secreto; noble, por cocesión del duque Carlos Augusto, y residía en una casa-palacio situada en el centro de la ciudad. A sus setenta y siete años, hacía poco que había enviudado.

    La novela tiene nueve capítulos. Seis de ellos se desarrollan en el hotel. En la plaza del mercado, se agolpa gran cantidad de curiosos que quieren ver a la señora. En el interior, van anunciándose sucesivamente las visitas dignas de ser recibidas: Miss Rose Cuzzle, dibujante mediocre que pretende alcanzar la fama con sus retratos de personajes de la época; el doctor Riemer, filólogo, mal poeta, que trabajó para Goethe como preceptor. Adele Schopenhauer, joven de la alta burguesía de la ciudad. Al final, hace su aparición Augusto von Goethe, el único hijo del poeta, que transmite los saludos de su padre e invita a Carlota y a su hija a una comida que el poeta ofrecerá en su honor unos días después. Cada uno de los visitantes presenta al poeta desde perspectivas diferentes. En todo caso, Goethe domina a todos hasta anularlos, aunque por todos es querido.

    Mención aparte merece el capítulo séptimo. Mann se atreve a introducirse en el interior del mismo Goethe, plasmando un impresionante monólogo en el que alternan reflexiones más o menos insignificantes con ideas claves acerca de la vejez, el arte, la naturaleza… Y, si es Goethe quien habla en primera persona, es también Thomas Mann quien se nos presenta, de manera que leemos quizá sus propios pensamientos y sentimientos, al fundirse con quien considera como uno de los máximos exponentes del ser alemán.

    El penúltimo capítulo nos presenta a Goethe con sus invitados, en la comida organizada en honor de Carlota y su hija. Carlota comprueba, a pesar de la ilusión que alberga en su reencuentro con Goethe, que este ha cambiado por completo. Sigue siendo grande, pero de otra manera. Incluso considera que el Werther fue una obra “de juventud”, superada por sus creaciones posteriores.

    En todo caso, el inevitable choque que supone la confrontación del intenso recuerdo de juventud con la realidad de la vejez no cierra la obra. Sigue en pie la pugna constante entre arte y vida, emtre genio y forma, entre nobleza y vulgaridad, tan característica de las obras de Thomas Mann.

    Carlota en Weimar se publicó en 1939, en Estocolmo. Stefan Zweig, exiliado como Mann, en su reseña de la novela, lamentaba que “el más alemán de todos los libros, el mejor y más perfecto de cuantos se han escrito en nuestro idioma” solo pudiera distribuirse fuera de Alemania, para un público no alemán.

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro di ironia, questo ritratto della società e in particolare dell’intellettualità che si raccoglie attorno al vecchio Goethe come attorno a un monumento nazionale.
    Coraggioso e affascinante ...continua

    Un capolavoro di ironia, questo ritratto della società e in particolare dell’intellettualità che si raccoglie attorno al vecchio Goethe come attorno a un monumento nazionale.
    Coraggioso e affascinante il capitolo in cui Mann ci conduce all’inseguimento dei pensieri di Goethe, mettendoli in scena in un monologo interiore (o pseudo tale).

    ha scritto il 

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