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Carnezzeria

Trilogia sulla famiglia siciliana

Di

Editore: Fazi

4.4
(21)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8881128918 | Isbn-13: 9788881128914 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Genere: Family, Sex & Relationships , Non-fiction

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Descrizione del libro
Da una tra le più significative autrici di teatro emerse in Italia negli ultimi anni, la trilogia sulla famiglia siciliana formata da "Carnezzeria", "mPalermu" e "Vita mia". Emma Dante nasce a Palermo nel 1967. Nel 1990 si diploma all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico" e nell'agosto del 1999 costituisce a Palermo la compagnia teatrale Sud Costa Occidentale. Tra i premi più importanti vince, con questa compagnia, il primo premio del concorso Premio Scenario 2001 con il progetto "mPalermu". Nel 2002 e nel 2003 vince il Premio Ubu con gli spettacoli "mPalermu" e "Carnezzeria". La prefazione è di Andrea Camilleri.
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  • 4

    “cerchi nell’acqua”_paolo benvegnù
    “camminare senza chiedersi perché.. e fermarsi un istante per considerare che il respiro è un dettaglio che ci rende uguali, ..che ogni istante si ...continua

    “cerchi nell’acqua”_paolo benvegnù
    “camminare senza chiedersi perché.. e fermarsi un istante per considerare che il respiro è un dettaglio che ci rende uguali, ..che ogni istante si scioglie in quello a venire.. “

    Come quando, dopo del tempo, si prende un libro letto tra le mani, e dentro si trova una fotografia, o un disegno, o un biglietto d’ingresso al museo di Mazara del Vallo..
    Quello che di Carnezzeria hanno scritto CalMa

    [no.. non voglio diventare la fondatrice di una setta che si dedica al culto di CalMa, ma.. tant’è]

    e Leon, mi permette di non scrivere nulla a proposito di Carnezzeria.
    A parte che quel verso che ascoltavo questo pomeriggio m’ha fatto pensare ch’era il pomeriggio buono per andare a leggerlo sul muraglione d’un porto. E così dentro questo libro ci sarà:
    quella canzone
    come Carnezzeria è arrivato a me
    i 390 passi dalla stazione marittima al “mio” punto di lettura
    i 26 gradini per salire sul muraglione
    il muraglione di 358 passi dove i pescatori, distanti tra loro alcuni metri, con le loro radio basse e il loro parlarsi, quasi facevano sembrare quello un posto di meraviglia ritagliato da tutto
    + altri 170 passi che, questi, non avevo mai percorso, aspettando, da anni, il momento buono
    170 passi, dicevo, per arrivare al faro
    che vuol dire un muro obliquo e non più di 40 cm di bordo dove si può camminare, come sospesi sull’acqua
    per 12 passi
    misure riportate a matita a fine libro
    e una foto
    un orario tra le due e mezza e le cinque del pomeriggio
    di questo pomeriggio ch’ero convinta fosse Domenica
    e invece è Sabato e quindi Carnezzeria m’ha regalato un giorno
    e poi ci sarà un siciliano, un palermitano scritto che si sente perché si fa suono

    a tutto questo, ancora grazie

    ha scritto il 

  • 0

    Emma Dante l'ho conosciuta a Palermo. Eravamo giovani,
    giovanissimi, e quella città del dopo attentato al generale Dalla Chiesa,
    delle scorte reboanti e invadenti, della cultura seppellita dal peso ...continua

    Emma Dante l'ho conosciuta a Palermo. Eravamo giovani,
    giovanissimi, e quella città del dopo attentato al generale Dalla Chiesa,
    delle scorte reboanti e invadenti, della cultura seppellita dal peso di
    anni e anni di rassegnazione, ci stava stretta. Ci siamo conosciuti per
    motivi «artistici». Lei seminava il suo sogno di fare teatro, io muovevo
    i miei primi passi giornalistici al supplemento Economia del quotidiano
    «L'Ora». Il trait d'union era stato il collega Francesco Terracina. Anche
    lui, annoiato consumatore di libri, di musica e di cultura in genere, aveva
    deciso di dare una sferzata alle nostre monotone serate mettendo su uno
    spettacolo teatrale, una sorta di patchwork di lavori futuristi dal titolo
    «Lasciateci divertire». Con Francesco, Emma, che allora si faceva chiamare
    Emy, ed altri amici, si trascorrevano notti bohémien in una Palermo spenta,
    dove il massimo della vita era una birra in uno dei pochi pub improvvisati,
    con contorno di calia e semenza e patatine fritte.
    Palermo, nel frattempo,
    è cambiata. Almeno, così si dice. Emma ha coltivato il suo sogno e lo ha
    lasciato sbocciare prima a Roma, all'Accademia «Silvio d'Amico», poi in
    una fortunata serie di spettacoli di cui è autrice e regista. Le nostre
    strade si sono divise, ma Palermo è rimasta nel cuore di Emma. Ci siamo
    salutati dopo tre o quattro repliche di quel «Lasciateci divertire». Ognuno
    coi suoi ricordi, ognuno coi suoi sogni. Oggi Palermo è cambiata, così
    come è cambiata Emma Dante che da quello scricciolo annoiato di cui conservo
    un affettuoso ricordo, si è trasformata in una voce importante. Il suo
    «mPalermu» ha conquistato la critica e il pubblico, di premio in premio,
    senza mezzi termini, con quella malinconica cattiveria che contraddistingue
    i lavori della sua compagnia teatrale, Sud Costa Occidentale. «Carnezzeria
    - Trilogia della famiglia siciliana», Premio Ubu 2003, è oggi anche libro
    (Fazi Editore, pp. 176, euro 14,50) con una bella prefazione di Andrea
    Camilleri. Ed è un vero piacere potersi soffermare sul testo di quello
    spettacolo che Franco Quadri ha definito «capolavoro costruito con ritegno
    essenziale, che esplode come una bomba grazie a un silenzio che denunci».

    Palermo, la Sicilia, è cambiata. Ci vorrebbero 10, 100, 1000 Emma Dante.
    E altrettante «bande del sogno interrotto». Perché la mafia, questo tumore
    maligno, non è soltanto Riina o Lo Piccolo, ma vive dentro di noi, si nutre
    gurdjeffianamente delle nostre viscere, ci impedisce di uscire di casa
    e urlare la volontà di crescere, di fare Cultura, di consegnare ai figli
    una dignitosa eredità.

    ha scritto il 

  • 4

    "Nonna Citta muore addrìtta. Si curva mentre esala l'ultimo respiro ma non cade. La sua è una morte in dialetto. Assurda e volgare".
    La parlata palermitana anima personaggi reclusi in famiglie ...continua

    "Nonna Citta muore addrìtta. Si curva mentre esala l'ultimo respiro ma non cade. La sua è una morte in dialetto. Assurda e volgare".
    La parlata palermitana anima personaggi reclusi in famiglie disgraziate, in cui il linguaggio è violenza, dove si compiono delitti e si consumano incesti. Rimane la disarmante umanità dei personaggi che, seppure in mezzo al deserto morale, esprimono la gioia in un ballo o in una corsa, hanno slanci di amore e passione, guardano deliranti al futuro con speranze comuni.

    ha scritto il