Caro Michele

I grandi romanzi italiani n.36

Di

Editore: RCS - Corriere della Sera

3.7
(697)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: A000029976 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Paola Capriolo

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 4

    "L’importante è camminare e allontanarsi dalle cose che fanno piangere."

    Adriana, madre di quattro figlie femmine e un maschio, Michele, vive con la cognata Matilde e la domestica.
    Adriana vive in una casa di campagna, in cui non si trova completamente a suo agio. Da tanti ...continua

    Adriana, madre di quattro figlie femmine e un maschio, Michele, vive con la cognata Matilde e la domestica.
    Adriana vive in una casa di campagna, in cui non si trova completamente a suo agio. Da tanti anni è separata, e contestualmente alla separazione, lei e il marito hanno optato per una "spartizione" dei figli in funzione del sesso di appartenenza, maschio col maschio, femmine con la femmina.
    Una madre che di fatto ha completamente abbandonato il figlio al padre.

    "Non c’è niente di peggio della timidezza fra due persone che si sono detestate. Non riescono a dirsi più niente."

    Adriana, raggiunta una certa età, dopo aver perso il marito, con cui, durante la vita, ha intrattenuto una relazione di odio cordiale, scrive lettere a Michele.

    "Non so spiegarti perché mi sento più sola da quando è morto. Forse perché avevamo in comune delle memorie."

    Forse in balia dei rimorsi per aver abbandonato Michele o forse nel tentativo effimero di riallacciare o costruire con lui un rapporto tardivo, dato che lo ha sempre rispettato poco, ritenendolo un incapace.

    "Ma è vero che a un certo punto della nostra vita i rimorsi li inzuppiamo nel caffè la mattina come biscotti."

    Non è solo Adriana che scrive a Michele, ma tutto il microcosmo famigliare, con annessi e connessi, scrive a Michele oltre che scriversi reciprocamente.

    Lettere incrociate, lettere in cui non si dice niente di sostanziale. Lettere scollate, in cui alle domande della madre o alle richieste delle sorelle, Michele risponde in maniera distratta, facendo a sua volta ulteriori richieste, solitamente di natura economica.

    Un uomo senza pace, Michele, che si allontana da tutti e da tutto, alla ricerca forse di se stesso o forse di una ipotetica felicità. Ma forse, piuttosto, si allontana da chi non lo rispetta e non lo crede capace di nulla. Come senza pace e completamente scollati, tutti i personaggi di questo romanzo, tante isole, privi della capacità di relazionarsi e comunicare.

    C'è Mara, la ragazza madre, forse, del figlio di Michele. Mara che non fa che passare da una casa all'altra, da un uomo all'altro, da una città all'altra, costretta a vivere della carità di chi la ospita. C'è Osvaldo, forse l'amante di Michele, c'è Angelica, la sorella di Michele, e poi le gemelle. C'è pure Eileen la moglie di Michele, sposata solo per la di lei intelligenza, per poi scoprire che l'intelligenza della donna si applica solo alla fisica, non alla capacità di relazione. Tramite queste epistole, intervallate da brevi descrizioni della vita che scorre, si compone un quadro familiare fatto di lontananza di affetti e depressione, di gente sbandata e balorda, che vaga, che cerca, che non trova, sconfortantemente sola e isolata nella propria incapacità di comunicare con gli altri.
    L'affetto c'è. Forse anche l'amore. Ciò che manca è la capacità di agirlo. La capacità di prendersi cura. Reciprocamente.

    "Ma ognuno di noi è sbandato e balordo in una zona di sé e qualche volta fortemente attratto dal vagabondare e dal respirare niente altro che la propria solitudine, e allora in questa zona ognuno di noi può trasferirsi per capirti."

    La costruzione del romanzo è estremamente raffinata e originale. Il periodare brevissimo, ridotto all'essenziale, la completa assenza di retorica, il mostrare, senza esprimere giudizi, riesce a rendere con grande efficacia personaggi e contesto. Un romanzo, che, dopo il disorientamento delle pagine iniziali per i tanti personaggi che ne compongono il nucleo, non si riesce più ad abbandonare fino al commovente epilogo.

    Bellissime le riflessioni delle pagine finali sulla memoria, unica fonte di consolazione, "perché ci si consola con nulla quando non abbiamo più nulla".

    ha scritto il 

  • 4

    Bel libro di Natalia Ginzburg, basato tantissimo su scambi epistolari tra i protagonisti. Michele è un giovane e rappresenta la mentalità degli anni del '68, quelli della ricerca della propria identit ...continua

    Bel libro di Natalia Ginzburg, basato tantissimo su scambi epistolari tra i protagonisti. Michele è un giovane e rappresenta la mentalità degli anni del '68, quelli della ricerca della propria identità. Attorno a lui, famigliari e una giovane che è stata sua compagna, vivono e reagiscono in modo che sembra il riflesso di questo periodo denso di cambiamenti.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho trovato questo libro il settembre scorso al Festivaletteratura, in una bancarella di libri nuovi a 5 euro, anzi, non nuovi, nuovissimi e appena usciti. Alcuni addirittura con una sovracoperta a pro ...continua

    Ho trovato questo libro il settembre scorso al Festivaletteratura, in una bancarella di libri nuovi a 5 euro, anzi, non nuovi, nuovissimi e appena usciti. Alcuni addirittura con una sovracoperta a protezione, come per questo. A dire la verità non ho mai letto per intero un romanzo della Ginzburg, al liceo avevo studiato alcuni brani di Lessico famigliare, ma non ho nessun ricordo in merito e questo non esercitava di certo su di me nessun fascino. Se non i 5 euro del prezzo e che per puro caso avevo preso il biglietto per vedere durante il festival uno spettacolo, tratto proprio da questo volume, Caro Michele letto da Nanni Moretti. Ho pensato che visto l’esiguo numero di pagine avrei potuto leggerlo prima dell’evento e che poteva essere anche utile durante il reading. Il giorno successivo, dopo un interessante incontro proprio su come nascono i testi teatrali, stavo andando verso il teatro per la rappresentazione, ma lungo la strada, bho, non ne avevo più voglia, ho pensato fosse meglio passare un po’ di tempo con amici in partenza e….niente, ho fermato una persona che stava percorrendo la strada con me verso il centro e le ho chiesto se voleva il mio biglietto e me l’ha comprato. Poi non ci ho più pensato da quando avevo tolto gli acquisti dalla valigia. E oggi, in questa piovosa e uggiosa domenica di maggio l’ho letto.
    Ecco, il mio è stato un comportamento balordo e insensato come la vita di Michele e di alcuni dei personaggi che ruotano intorno a lui: la madre, Mara, Ada, il pellicano...un libro triste e profondamente malinconico, eppure insieme, vero e crudo sui sentimenti familiari, sui legami difficili con chi paradossalmente ci ama, sugli inseguimenti e sulle fughe della vita.
    Balorda fino in fondo, ho tolto il cellophane per farlo vivere e invecchiare tra i miei libri, lui, nuovo e bello, per scoprire che si tratta di un volume pubblicato nel 1994, datato in realtà, ma limpido e attuale fuori. Come quello che contiene.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo epistolare, in cui tutti i protagonisti (la madre, la sorella, la ex ...) scrivono a "Michele", che ha scelto di andare via da tutti loro. Si spera insieme a loro che un giorno possa tornare. ...continua

    Romanzo epistolare, in cui tutti i protagonisti (la madre, la sorella, la ex ...) scrivono a "Michele", che ha scelto di andare via da tutti loro. Si spera insieme a loro che un giorno possa tornare. C'è una sorta di staticitià e di apatia in queste pagine, la sofferenza è mitigata da uno stile narrativo essenziale e asciutto. E' esasperante questa attesa per un ricongiungimento che si scoprirà poi impossibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Intimo, esistenziale, storico, generazionale. Con questo libro ho conosciuto la Ginsburg, della quale ho poi letto quasi tutto (inclusa una traduzione di Bel Amì), apprezzandola tantissimo come scritt ...continua

    Intimo, esistenziale, storico, generazionale. Con questo libro ho conosciuto la Ginsburg, della quale ho poi letto quasi tutto (inclusa una traduzione di Bel Amì), apprezzandola tantissimo come scrittrice... (come giornalista non altrettanto, in seguito a certe prese di posizione discutibili...)

    ha scritto il 

  • 4

    Più passano gli anni e più accrescono le risorse della nostra pazienza. Sono le sole nostre risorse che si accrescono. Tutte le altre tendono a prosciugarsi..

    Una storia dolente e nello stesso tempo vibrante. I sentimenti si fondono e si contraddicono con la semplicità e la profondità dell'esistenza.
    Natalia Ginzburg senza dubbio una scrittrice di primo pia ...continua

    Una storia dolente e nello stesso tempo vibrante. I sentimenti si fondono e si contraddicono con la semplicità e la profondità dell'esistenza.
    Natalia Ginzburg senza dubbio una scrittrice di primo piano nello scenario del novecento.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro perfetto

    Ascolto in verità l'audiolibro letto da Nanni Moretti.
    Mi godo ogni frase ed ogni punteggiatura (immaginata...).
    Natalia Ginzburg racconta la storia di una famiglia negli anni '70, a cavallo tra tradi ...continua

    Ascolto in verità l'audiolibro letto da Nanni Moretti.
    Mi godo ogni frase ed ogni punteggiatura (immaginata...).
    Natalia Ginzburg racconta la storia di una famiglia negli anni '70, a cavallo tra tradizione borghese e sregolatezza sessantottina.
    Perché questa scrittrice mi commuove così tanto? la trovo perfetta e tanta perfezione mi fa venire voglia di piangere.

    ha scritto il 

  • 4

    «Ho scoperto che la gente a conoscerla un poco fa pena. È per questo che si sta così bene con gli sconosciuti , perché non hai ancora incominciato a provare pena per loro o a odiarli»

    Brutto a dirsi, ...continua

    «Ho scoperto che la gente a conoscerla un poco fa pena. È per questo che si sta così bene con gli sconosciuti , perché non hai ancora incominciato a provare pena per loro o a odiarli»

    Brutto a dirsi, ma Lessico famigliare rimane nella mia mente l'emblema della letteratura che annoia, ed è a tutt'oggi uno dei pochissimi libri che ho iniziato e abbandonato (due volte...). E poi mi imbatto in questo romanzo davvero bello e profondo, disilluso, potente nonostante la misura con cui è costantemente calibrato. Dissolte tutte le istituzioni affettive, i rapporti sociali e i legami famigliari, rimane soltanto una folla di persone sole, inutili (o al massimo dannose) le une per le altre. I gesti sono ridotti a convenzioni, i volti a maschere vuote, le parole diventano un vaniloquio che ammanta la sostanziale incomunicabilità di fondo. E il tutto mi ha davvero affascinato. Va là che ci riprovo anche con quell'altro, prima o poi...

    ha scritto il 

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