Casa

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.9
(107)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 332 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8806197061 | Isbn-13: 9788806197063 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Eva Kampmann

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
In "Casa" ritornano due dei personaggi più affascinanti di "Gilead" (il romanzo premio Pulitzer 2005): l'ambiguo Jack Boughton e sua sorella Gloria. Siamo sempre nel piccolo paese dell'Iowa, sempre negli anni Cinquanta di un'America maccartista, attraversata da forti tensioni razziali. Se il protagonista del libro precedente era l'anziano pastore John Ames, in "Casa" l'azione si svolge dal suo migliore amico, il reverendo presbiteriano (ora in pensione) Robert Boughton. Boughton è anziano e malato, sta morendo: per prendersi cura di lui è tornata a stare nella casa del padre la minore dei suoi otto figli, Glory, oggi trentottenne. Poco tempo dopo arriva anche Jack, il "figliol prodigo" scappato di casa vent'anni prima, dopo l'ennesimo contrasto con il padre: è stato in prigione solo per cadere vittima dei suoi problemi con l'alcol una volta uscito. Con la sorella stabilisce un rapporto intenso, che s'intreccia con l'oscuro segreto dei suoi fallimenti e crea un fronte, ora comune ora divergente, da contrapporre alla grave figura paterna.
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  • 5

    La chiamano tutti casa, ma nessuno si ferma

    Casa mi riporta a Gilead, tra i suoi campi di girasoli, le case di un tempo frammiste alle case moderne e alle strade asfaltate. Questa cittadina l’avevo conosciuta nel libro che parla di Lila e del r ...continua

    Casa mi riporta a Gilead, tra i suoi campi di girasoli, le case di un tempo frammiste alle case moderne e alle strade asfaltate. Questa cittadina l’avevo conosciuta nel libro che parla di Lila e del reverendo Ames e che, per piccole comparse, ritornano anche qui. Ma ora il racconto si sposta sulla storia del reverendo Robert Boughton e alcuni dei suoi figli: Glory, la sorella più piccola che “prendeva tutto a cuore” e Jack, soltanto Jack.
    Dopo vent’anni Jack ritorna a casa, ma Glory fa fatica a riconoscere in quell’uomo magro e pallido il volto di suo fratello che per molti anni aveva cercato nel volto di estranei.
    È veramente Jack ad essere ritornato? Quel ragazzo inquieto e strano che il padre ha sempre amato nonostante tutto. Nel volto di questo Jack ormai cresciuto e invecchiato lontano da casa, in effetti, si ritrovano i tratti tipici dei Boughton: il naso ingobbito, la mascella fuori squadra e la fronte che solo un Boughton può avere.
    Glory non sa cosa sia successo in quei vent’anni a quel fratello che da lei è sempre rimasto un po’ distante, anche se le arruffava i capelli di tanto in tanto. Parlare con lui è difficile e doloroso, arrabbiarsi è molto facile anche se bisogna cercare di controllarsi perché Jack non può ripartire così presto. Il dolore per il padre sarebbe insopportabile se dovesse perdere ancora suo figlio; in realtà, Robert Boughton ha sempre saputo che Jack se ne sarebbe andato e ha spesso temuto di perderlo per sempre. Lo ha sempre amato quel figlio, forse più degli altri, perché ha sempre saputo che quel figlio aveva bisogno di più amore rispetto agli altri suoi sette figli. È quasi come se fosse il padre a volersi scusare con Jack per non essere stato capace di dargli ciò di cui aveva veramente bisogno e per essere stato colpevole di non averlo mai capito veramente.

    Tra gli eventi del presente, nella mente di Glory si dipanano i ricordi del passato per cercare di comprendere quel fratello e quell’incommensurabile amore che il padre gli ha sempre donato. Dimenticare il passato, però, non è semplice quando è l’unica cosa che si ha: le colpe di ieri sembrano ripresentarsi nell’oggi. Fidarsi di qualcuno che, alle fine, poco si conosce non è facile, accettare che quella persona sia cambiata o che stia tentando di farlo richiede un atto di fede e la capacità di chiedere scusa.

    Ci sono tanti segreti e dolori nascosti in quei vent’anni che i due fratelli hanno trascorso lontano e serve tempo per capirli e per perdonarsi. Con il passare dei giorni sembra nascere una possibilità di riscatto ma, improvvisamente, tutti i vizi e le colpe passate si ripresentano e cambiare appare impossibile.
    Ci si chiede se sia possibile diventare persone nuove, oppure se si resta incatenati al proprio passato dove i dolori ricevuti appaiono come una punizione che si deve tacitamente sopportare. Perdonare non è sempre possibile.

    L’ultima parte del romanzo è quella che ho trovato più complessa e meravigliosa, alle volte anche commuovente, da ri-meditare e ri-pensare. Concludo con un dei miei passaggi preferiti:
    E adesso eccolo qui, pensò Glory, macilento e provvisorio, con ben poche tracce della sua giovinezza tranne quell’elusività, quella reticenza divertita, che sembrava addirittura portare sulla pelle. Era appoggiato contro il piano di lavoro con le braccia conserte e osservava il padre che lo soppesava, sorridendo con quel suo sorriso duro e malinconico di ciò che vedeva attraverso gli occhi del vecchio, quasi a dire: “In tutti questi anni ti ho risparmiato la consapevolezza che non ero degno del tuo dolore”.

    ha scritto il 

  • 4

    L'amore nonostante tutto

    Dopo Lila e Le cure domestiche ho affrontato anche quest'opera della Robinson. Come sempre la scrittura è bellissima e i personaggi sono ben descritti sia psicologicamente sia nei difficili rapporti t ...continua

    Dopo Lila e Le cure domestiche ho affrontato anche quest'opera della Robinson. Come sempre la scrittura è bellissima e i personaggi sono ben descritti sia psicologicamente sia nei difficili rapporti tra loro. La storia è ambientata quasi esclusivamente all'interno della casa, luogo fisico e simbolico; non ci sono azioni, se non quelle legate alla routine quotidiana: l'accudimento del padre, la preparazione dei pasti, la cura del giardino. L'intreccio è costituito soprattutto da dialoghi, spesso di carattere religioso. Può l'uomo salvarsi nonostante i suoi peccati? È possibile perdonare chi ci ha fatto soffrire? Esiste una predestinazione a compiere il male? Insomma, non è certo una lettura semplice, anche se tutto sommato abbastanza scorrevole; se non fosse stato per la curiosità di scoprire qualcosa in più sul passato di Jack, la pecora nera della famiglia del reverendo Boughton, non so se sarei arrivata al termine. Lo sforzo è valso il sacrificio: il personaggio svela qualche retroscena interessante fino alle ultime pagine, belle ed emozionanti, che lasciano spazio alla speranza. In conclusione, secondo me Casa merita di essere letto, ma l'ho trovato meno coinvolgente di Lila e de Le cure domestiche. A breve vorrei leggere anche Gilead così avrò un quadro più completo dell'opera di questa autrice che comunque apprezzo tantissimo per aver scritto opere profonde, religiosamente ispirate, ricche di umanità, mai melense né banali.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro profondo, religioso, pieno di delicatezza ma non ha il tocco magico degli altri romanzi della Robinson: Lila e Le cure domestiche. Avendo letto prima gli altri direi che mi è mancata la profo ...continua

    Un libro profondo, religioso, pieno di delicatezza ma non ha il tocco magico degli altri romanzi della Robinson: Lila e Le cure domestiche. Avendo letto prima gli altri direi che mi è mancata la profonda empatia con i personaggi che in questo caso non è scattata. Jack si lamenta troppo, lo vedo troppo remissivo e Glory lo stesso. Non mi hanno catturato. Non hanno l'energia di Lila e nemmeno la malinconia, la inafferrabilità dei personaggi dei precedenti libri. E anche i due amici preti sono diventati vecchi. O forse dovrei rileggere il romanzo in un altro momento.

    ha scritto il 

  • 4

    Un uomo perduto nonostante i tentativi di riscatto, la sua inaffidabilità è più forte della volontà di redimersi, il suo cammino è costellato di fallimenti e sofferenze sia sue che delle tante persone ...continua

    Un uomo perduto nonostante i tentativi di riscatto, la sua inaffidabilità è più forte della volontà di redimersi, il suo cammino è costellato di fallimenti e sofferenze sia sue che delle tante persone che comunque lo amano o lo hanno amato. Perché Jack ha fascino con quel mix di ironia, solitudine e gentilezza che lo caratterizzano. Non si può fare a meno di amarlo e provare pena per lui, per l'inevitabilità del suo destino: non gli è mancato nulla nella vita, casa, affetti familiari, buona educazione... non c'è un perché al suo essere così debole eppure non c'è rimedio, solo rassegnazione e tristezza perché le cose non possono essere diverse.
    Sua sorella Glory lo ama e lo piange perché sa che andrà via per sempre, spia i suoi gesti e teme per lui ogni volta che esce di casa; il vecchio padre morente non riesce a fare a meno di rammaricarsi per quel che non è potuto essere pentendosi ogni volta per le parole che gli scappano.
    Un romanzo triste e coinvolgente, intriso di ansie, rammarico, amore, rassegnazione e infine anche di una piccola luce di speranza che si accenderà inaspettata nelle ultime pagine non tanto per Jack quanto per quello che, malgrado tutto, è riuscito a seminare.

    ha scritto il 

  • 4

    intimo fino al midollo

    Decidere che libro cominciare dopo buone letture mi manda sempre in crisi. E se quello che comincio non mi piace? E se me ne accorgo tardi e butto via del tempo prima di abbandonarlo? E se lo abbandon ...continua

    Decidere che libro cominciare dopo buone letture mi manda sempre in crisi. E se quello che comincio non mi piace? E se me ne accorgo tardi e butto via del tempo prima di abbandonarlo? E se lo abbandono perchè mi fa incazzare? E se non ci trovo quella passione che pretendo di trovare? Momenti difficili ogni volta, che iniziano prima ancora di finire l'ultimo libro.
    Gennaio poi per me non è mese da lunghe letture. Mese di scrutini, di registri da compilare, di verifiche da correggere. Poco tempo, meglio qualcosa da bruciare in fretta, che alzi la temperatura di una casa che, esposta ai 4 venti, a fatica si riscalda se non accendo la sera anche il camino. Mese di letargo e sonno arretrato, mentre gli avanzi del panettone si ingolfano su e giù con il reflusso gastro-esofageo.
    Ma un’amica anobiana per Natale mi ha passato Casa, di una Robinson che neppure conosco. Che faccio?
    Poi mi decido. E mi trovo immersa in una scrittura intima, che racconta con pudore delle paure, degli sguardi timorosi, della fatica del ritrovarsi dopo anni e ricostruire attraverso ricordi, speranze, delusioni, una sintonia, una fiducia reciproca tra due fratelli che alla casa dell’infanzia tornano perché sconfitti.
    La delicatezza della Robinson mi ha avvinto piano piano, costringendomi a rubare al sonno poche pagine ogni notte, resistendo alle mani che si ghiacciano attorno al Kobo una volta spento il riscaldamento. Glory e Jack si rivelano lentamente a se stessi, fermi in quella casa che è il nucleo dei ricordi, di gioie e di dolori, di rimpianti e delusioni. Jack mi è entrato nella pelle per quella sua insopprimibile fatica di vivere, con la paura di rovinare sempre tutto, anche quando animato da buoni propositi. Jack sempre a fare la cosa sbagliata, sempre in fuga, al centro di ogni scandalo a Gilead, eppure tanto amato, cercato, desiderato. Un figliol prodigo che torna perché ha bisogno di perdonarsi e farsi perdonare, ma sicuro che sbaglierà anche questa volta. Un personaggio tragico, di quelli nati con una cattiva stella in fronte, ma che non possiamo fare a meno di amare.
    Meglio se è stato di gennaio: l’ho assaporato di più, così lentamente. E sono contenta di avere qualcosa ancora da leggere della Robinson. Grazie Adriana.
    Ma devo lasciar finire questo mese infame prima, devono passare tutti questi impegni. E il freddo.
    Per il prossimo, Lila, adda passà ‘a nuttata…

    ha scritto il 

  • 5

    Partenze e ritorni

    Marilynne Robinson, in “Casa”, fa una cosa straordinaria: racconta una storia. La sua scrittura è pulita pur non essendo gelida e meno che mai sciatta. Il suo intento - arduo e perfettamente compiuto ...continua

    Marilynne Robinson, in “Casa”, fa una cosa straordinaria: racconta una storia. La sua scrittura è pulita pur non essendo gelida e meno che mai sciatta. Il suo intento - arduo e perfettamente compiuto - è quello nobile e antico dello scandaglio dell’animo umano.

    Ci troviamo a Gilead, nella seconda metà degli anni ’50, quando Glory torna a casa. Glory è il personaggio attraverso il quale Marilynne ci racconta la vicenda; Glory, a 38 anni, torna a casa perché la sua vita è un fallimento. A “Casa” c’è il padre, ormai un ricordo sbiadito dell’integerrimo pastore presbiteriano che fu, e ci sono i mobili e gli oggetti che riportano ai vecchi tempi, a quando c’era anche la madre e i numerosi fratelli e sorelle, a quando c’era anche Jack. Jack è il figlio/fratello scapestrato, quello che combinava guai e faceva parlare tutta la cittadina (quello del quale il reverendo Ames parla al figlio Robby in “Gilead”). Jack andò via tanti anni fa e di lui non si hanno più notizie. Il vecchio Robert Boughton continua a pregare di poterlo rivedere e, quando ormai le speranze incominciavano ad abbandonarlo, ecco il figliol prodigo fuori dalla porta, con un vestito stazzonato, il cappello in mano e l’atteggiamento di chi non è per nulla sicuro di stare facendo la cosa giusta. Jack è tornato, con i suoi tormenti, con la sua incapacità di vivere quella famiglia e con l’impossibilità di perdonarsi.

    “Casa” è un libro bellissimo, scritto da un’autrice che va annoverata fra i grandi americani che hanno narrato la provincia americana che tanto mi (ci?) piace, leggendola è impossibile non pensare a McCarthy o a Faulkner. La sconfitta, il tentativo di redimersi, la religione con tutte le sue contraddizioni sono soltanto alcuni degli argomenti che scorrono nelle vene di questo romanzo relativamente breve e certamente scorrevole ma che, me rendo conto fino in fondo soltanto adesso, è tanto pregno da rendermi impossibile un commento anche lontanamente esaustivo. Dovrei scrivere una lenzuolata infinita ma non lo farò. Non lo farò per almeno due ragioni: la prima è che vi annoierei a morte, e la seconda è che per quanto grande, nessuna lenzuolata riuscirebbe ad avvolgere tutto “Casa”, qualche pezzo ne rimarrebbe inevitabilmente fuori, e sarebbe un peccato… esattamente come lasciarselo sfuggire.

    ha scritto il 

  • 5

    Siamo ancora a Gilead...

    ...Glory è tornata suo malgrado a casa, in fuga da un tradimento troppo doloroso da confessare, si prende cura del padre, l'anziano e malato reverendo Boughton. La loro è una famiglia unita ma con un ...continua

    ...Glory è tornata suo malgrado a casa, in fuga da un tradimento troppo doloroso da confessare, si prende cura del padre, l'anziano e malato reverendo Boughton. La loro è una famiglia unita ma con un dolore difficile da sopportare, l'estraneità che poi diventerà fuga e lontananza di uno dei fratelli Jack. Lo stesso su cui si dilunga John Ames nel romanzo precedente a questo. I due racconti sono pressoché contemporanei, leggermente sfalsati e altrettanto commoventi. Glory ha quasi 40 anni, è sola e i sogni che aveva da ragazza non si diventeranno mai reali, Jack è un uomo angosciato che vive con dolore la sua condizione di emarginato, il padre reverendo intuisce il loro dolore ma è troppo debole per riuscire a lenirlo e riesce a malapena a sopportarlo. C'è anche il reverendo John Ames ovviamente e Lila e il loro figliolo Robert, e ci sono sullo sfondo ma non marginali le prime manifestazioni del movimento contro la segregazione razziale. E' un romanzo capace di raccontare un'epoca ma non è affatto un romanzo corale, anzi è estremamente intimista.

    ha scritto il 

  • 5

    Casa compone una trilogia con Gilead e Lila.
    In questo romanzo il protagonista e Jack, figlio ribelle e difficile, come avevam intuito nei romanzi precedenti.
    Ottima la scrittura della Robinson e la c ...continua

    Casa compone una trilogia con Gilead e Lila.
    In questo romanzo il protagonista e Jack, figlio ribelle e difficile, come avevam intuito nei romanzi precedenti.
    Ottima la scrittura della Robinson e la capacità di delineare con accuratezza la personalità dei protagonisti.

    ha scritto il 

  • 5

    Ultimo letto della trilogia di Gilead in cui mi sono immersa, letteralmente, quasi per un paio di mesi; il più belo dei tre? Così mi sembra, ma probabilmente solo perchè è l'ultimo, perchè è permeato ...continua

    Ultimo letto della trilogia di Gilead in cui mi sono immersa, letteralmente, quasi per un paio di mesi; il più belo dei tre? Così mi sembra, ma probabilmente solo perchè è l'ultimo, perchè è permeato di una malinconia simile a quella che io ho pensando di non avere un altro libro della Robinson da leggere. Comunque è bellissimo! Specie per chi ha un fratello che ama, per chi ha un rimpianto, per chi è in fuga da un luogo e da un momento della vita: per tutti? A me sembra proprio di si. Scritto benissimo e con una traduzione fantastica.

    ha scritto il 

  • 2

    Il romanzo inizia bene, con una scrittura accattivante*, ma poi delude molto.
    Il reverendo Boughton vive gli ultimi giorni nella sua vecchia casa assistito da Glory, la più giovane degli otto figli; ...continua

    Il romanzo inizia bene, con una scrittura accattivante*, ma poi delude molto.
    Il reverendo Boughton vive gli ultimi giorni nella sua vecchia casa assistito da Glory, la più giovane degli otto figli; a sorpresa, dopo vent'anni, ritorna Jack, l'eccezione negativa della progenie, il figlio a suo tempo scapestrato che pare rinsavito, con gran gioia del padre. Partono i dialoghi fra i tre, bisognosi di chiarimenti, a volte con la partecipazione di un amico di famiglia, vecchio reverendo pure lui: e allora è noia grande, per i pochi fatti che accadono e le chiacchiere che dominano, perlopiù ripetitive e inconcludenti, molte su temi speciosi di una religione di stampo calvinista che evidentemente impregna - e appesta - da sempre la casa.
    * L'autrice, con un romanzo precedente, ha vinto il Premio Pulitzer.

    ha scritto il 

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