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Casa d'altri

e altri racconti

Di

Editore: Einaudi (Tascabili letteratura, 646)

4.2
(348)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 133 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8806153099 | Isbn-13: 9788806153090 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Eraldo Affinati

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 3

    Ascoltare la pioggia

    “Tutto questo mi prese così all'improvviso che sul momento non mi venne parola. Nessuna. Ma poi no, non fu neanche così: alla bocca mi salirono parole e parole e raccomandazioni e consigli e “per carità” e “cosa dite” e prediche e pagine intere e tutto quel che volete. Tutte cose d'altri, però; c ...continua

    “Tutto questo mi prese così all'improvviso che sul momento non mi venne parola. Nessuna. Ma poi no, non fu neanche così: alla bocca mi salirono parole e parole e raccomandazioni e consigli e “per carità” e “cosa dite” e prediche e pagine intere e tutto quel che volete. Tutte cose d'altri, però; cose antiche: e per di più dette mille e una volta. Di mio non una mezza parola; e lì invece ci voleva qualcosa di nuovo e di mio, e tutto il resto era meno che niente”.

    In un crepuscolo sottile, dietro a tragiche solitudini quotidiane, cercherete la noia di campagna tra tristi sciocchezze e commoventi miserie. Vi accompagnano vecchi contadini, maestri di paese, preti ironici: verso consuete infelicità, con le loro assurde ragioni e gli antichi paesaggi. Un quadro elegiaco e malinconico, dove insoliti gesti e persistenti memorie colorano le nebbie di provincia.

    “E' stato detto che tutti noi, almeno per un certo periodo, viviamo una vita non propriamente nostra: finché, ad un tratto, arriva il nostro giorno, qualcosa come una seconda nascita, e solo allora ciascuno di noi avrà la sua inconfondibile vita”.

    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/707-silvio-darzo-o-del-silenzio

    ha scritto il 

  • 0

    cose d'altri

    leggendo questo racconto ho pensato alla profonda conoscenza di sant'agostino. fors'anche alla sua rappresentazione. la soluzione trialistica (atleti di triathlon) dell'esistenza dell'essere superiore supera il sistema binario dell'universo. cose d'altri che a me grattano la barba. qui io leggo s ...continua

    leggendo questo racconto ho pensato alla profonda conoscenza di sant'agostino. fors'anche alla sua rappresentazione. la soluzione trialistica (atleti di triathlon) dell'esistenza dell'essere superiore supera il sistema binario dell'universo. cose d'altri che a me grattano la barba. qui io leggo scrittura illuminante nel silenzio della notte di san lorenzo. le cose d'altri sono passi che schiacciano le foglie dell'autunno: quel rumore è presagio del silenzio dell'inverno ghiacciato. è rappresentazione di ciò che non è possibile essere. l'infinito in queste righe è teatro di speranza, direbbe "il signor ezio" (dottor ironicus). spiegalo a parole tue. la verità (il vivere quotidiano) è nelle brevi parole della vecchia zè'linda che ha una semplice richiesta da fare a "io, prete", ma solo per la sua semplicità pavida che possa scompiacere l'universo: l'essere e l'apparire possono essere gli elementi binari che lo reggono, quindi scambiabili e giustificanti del rumore della notte? se al caldo di una coperta si ascolta il rumore di un vetro che sbatte il silenzio sarà protezione del prossimo istante in cui il vento farà risbattere quel vetro? bisogna chiudere la finestra o vivere la protezione del silenzio? alzarsi, lavorare o essere indolenti? sant'agostino spiegava questo dilemma guardando "case d'altri" in cui sbocciavano misteri. la domanda della vecchia zè'linda è semplicemente assurda: si può avere il permesso di vivere qualche istante di meno per espiare la colpa del padre?

    voglio dire, nelle cose mie, che è naturale che l'uomo ami la propria specie, poiché ama se stesso: la propria razza animale. l'amore è difesa nel silenzio di un universo che propaga rumori.

    tutti sanno che quando guardiamo una luce nell'universo, essa è già passata. quando si ama (in modo universale) si difende se stessi dal rumore del vetro che sbatte. basta alzarsi e chiudere la finestra. nella notte di natale i bambinielli si riparano dal freddo, e non dal silenzio, al fiato del bue e l'asinello.

    il dialogo fra (rosa)linda e il figlio prete è avvolto sempre dalla semioscurità: come una via d'uscita tra la luce e il buio. oppure, soltanto, il dialogo ha la musicalità della confessione. zè'linda quindi ha semplice valore lessicale, forse lusitano. come se chiedessi alla statua di pessoa se possa gradire un sorso di porto. il tempo ripropone sempre le stesse stagioni, ma questa non è noia (kim ki duk)

    c'era una volta… un'isola (KKD)

    dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini: il buonumore, la tristezza, il sapere... così come le cose d'altri, incluso l'amore.
    un giorno venne annunciato ai sentimenti che l'isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono: solo l'amore volle aspettare fino all'ultimo momento.
    quando l'isola fu sul punto di sprofondare, l'amore decise di chiedere aiuto. la ricchezza passò vicino all'amore su una barca lussuosissima che disse:
    "ricchezza, mi puoi portare con te?"
    "minchia… c'è molto oro e argento sulla mia barca e non c'è buco."
    l'amore tristarello allora decise di chiedere all'orgoglio che stava passando su un magnifico vascello: "orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?",
    "non ti posso aiutare, cherì..." rispose l'orgoglio, "qui è tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca".
    allora l'amore chiese alla tristezza che gli passava accanto
    "tristezza ti prego, lasciami venire con te", "corbezzoli amore, sono così triste che ho bisogno di stare da sola".
    anche monsieur buon umore passò di fianco all'amore, ma era così contento che non sentì che lo stava chiamando.
    all'improvviso una voce disse: "vieni amore, ti prendo con me!"
    era una vecchia che aveva parlato.
    l'amore si sentì così riconoscente e pien di gioia che dimenticò di chiedere il nome alla vecchia. quando arrivarono sulla terra ferma, la vecchia se ne andò.
    l'amour si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al sapere: "sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?"
    "credo sia stato il tempo" rispose il sapere.
    "perché mai il tempo mi ha aiutato?".
    il sapere di saggezza empio: "ché solo il TEMPO è capace di comprendere quanto l'AMORE sia importante nella vita".

    dopo questo bicchiere new age ho bisogno di astemia allo stato puro.

    ha scritto il 

  • 4

    L’aria intorno era viola

    Silvio D’Arzo dà il meglio di sé nei racconti con paesaggio. Il suo senso della natura è così evocativo che sembra di essere lì fuori mentre la sera si fa viola e di assistere al ritorno dei pastori, annunciato dalle luci e dal suono dei campanacci, respirando un’aria carica del profumo dell’er ...continua

    Silvio D’Arzo dà il meglio di sé nei racconti con paesaggio. Il suo senso della natura è così evocativo che sembra di essere lì fuori mentre la sera si fa viola e di assistere al ritorno dei pastori, annunciato dalle luci e dal suono dei campanacci, respirando un’aria carica del profumo dell’erba, della quale non si fa menzione ma che riesco benissimo a immaginare. Dalle mie parti, d’estate, la notte sa di menta selvatica.
    Il primo racconto si apre con un’immagine caravaggesca: la fiamma di una candela illumina sei volti, donne anziane e un prete, intorno a una salma deposta su un sacco di foglie, la salma non si vede.
    Protagonisti un prete e una donna anziana, coetanei, in un paesino di montagna. La donna vorrebbe chiedergli qualcosa, ma non sa risolversi. Il prete vorrebbe aiutarla, ma non riesce a farlo.
    Altri due racconti mi sono piaciuti, “Alla giornata” riprende l’inizio di “Casa d’altri”, ma invece del pastore c’è un soldato: la ripetizione non mi era dispiaciuta, credevo fosse intenzionale e che volesse dire che siamo tutti uguali davanti alla Grande Consolatrice.
    L’altro “Una fasciatura ben fatta” si svolge fra boschi d’abeti e pascoli e la sua ruvidezza è un po’ mitigata dalla tenerezza del ragazzo e dal buon senso dell’ufficiale.
    Gli altri racconti, quelli senza spazi aperti, li ho trovati angusti, malinconici, citazioni di un passato remoto che non risuona più.

    ha scritto il 

  • 5

    grazie PIER

    La meravigliosa foto di copertina del maestro Luigi Ghirri predispone nel modo migliore alla lettura di questo libriccino, racchiudendone il nocciolo - e il primo racconto, quello che dà il titolo alla raccolta, è subito una notevole piacevole sorpresa: una lingua chiara, limpida, asciutta, disti ...continua

    La meravigliosa foto di copertina del maestro Luigi Ghirri predispone nel modo migliore alla lettura di questo libriccino, racchiudendone il nocciolo - e il primo racconto, quello che dà il titolo alla raccolta, è subito una notevole piacevole sorpresa: una lingua chiara, limpida, asciutta, distillata, che viene voglia di assaporarla in bocca gustandola e succhiandola come una caramella saporita, viene voglia di leggere ad alta voce per sentire la musica della prosa (no, nessuna ricerca di lirismo, si tratta proprio di prosa, di grande prosa). Alcune descrizioni sono così nitide e vive che pare quasi di vedere il farsi della sera (D'Arzo è maestro di questo momento del giorno, raramente ho trovato tanta abilità nel presentare l'arrivo del buio notturno) o di sentire i campanacci del gregge.
    Dicevo di Luigi Ghirri, interprete dello sguardo, affascinato dalla luce e dalle cose apparentemente più semplici: il nitore, la grazia, la viva bellezza delle sua immagine di copertina che come tutte le sue foto non cerca l'effetto e neppure lo stupore, ma l'essenza, mi sembra esprimere perfettamente il cuore di questi racconti.
    I due protagonisti di 'Casa d'altri' sono due 'anime semplici', un povero prete da sagra e lotteria… e una vecchia lavandaia, che danno vita a un duello psicologico degno di Choderlos de Laclos. Al termine del quale, c'è malinconia e solitudine: e per strada, anche tanta ironia. Il secondo racconto è la geniale prefazione al romanzo che D'Arzo ha progettato per anni: vera prefazione o presunta, gioco letterario? Il romanzo non è mai nato, ma intanto ecco qui la prefazione: un'invenzione che sarebbe piaciuta a Orson Welles. Nel terzo racconto, soldati, guerra, ancora l'Appennino emiliano, e la stessa splendida scena iniziale del primo racconto: un quadro degno di Caravaggio.
    No, D'Arzo non aveva esaurito il suo talento e la sua fantasia in una manciata di racconti: il fatto è che è morto così giovane (32 anni) da non riuscire neppure a veder pubblicata questa raccolta - men che meno a terminare il romanzo. Gli editori hanno fatto un po' quello che volevano, come spesso succede: quindi, non c'è da stupirsi se due racconti hanno inizio e momenti identici, è mancato il tempo della revisione finale. Tra l'altro, è un'immagine così bella che vale la ripetizione.
    E la bellezza del titolo, dei titoli...
    Sì, D'Arzo è da scoprire, o riscoprire, è decisamente sottovalutato a giudicare da questi racconti: non c'è proprio bisogno di tirare in ballo Henry James per affermare che è un grande - D'Arzo e James non hanno proprio nulla in comune, se non l'epigrafe in testa al secondo racconto.
    Io lo leggerò ancora, ne ho voglia.

    ha scritto il 

  • 0

    Nell’ultimo anno ho letto opere di autori dalle diverse coordinate spazio temporali, ma che hanno ben più di un tratto comune: sono morti giovanissimi, sono misconosciuti, “estraniamento” e “solitudine” sono nodi focali della loro poetica, e per tutti la critica ha tessuto e tesse lodi s ...continua

    Nell’ultimo anno ho letto opere di autori dalle diverse coordinate spazio temporali, ma che hanno ben più di un tratto comune: sono morti giovanissimi, sono misconosciuti, “estraniamento” e “solitudine” sono nodi focali della loro poetica, e per tutti la critica ha tessuto e tesse lodi sperticate: Pancake, Zanotti, Dagerman e Silvio D’Arzo.

    “Tutto questo è piuttosto ridicolo, no?”

    Di Silvio D’Arzo, pseudonimo di Ezio Comparoni, ho letto l’opera più nota, Casa d’altri e altri racconti.
    Casa d’altri è il racconto più lungo, e la voce narrante è quella di un prete confinato in un paese di montagna, ospite temporaneo di una vita che si perpetua in un’immobile routine. E’ una vecchia lavandaia, che compare all'improvviso, estranea nuova abitante ai margini del paesello, selvatica come la sua capra, a porre al vecchio parroco impinguito dall’accidia nutrita dai soliti rituali, La domanda.
    E dopo, non resta al prete, che in gioventù si era persino guadagnato il soprannome di Doctor Ironicus, che un grande vuoto come se ormai non potesse capitargli “ più niente. Niente fino alla fine dei secoli.”
    E’ un racconto carico di tristezza, e di algida e scarna poesia, che per un motivo che non so spiegare mi ha suggerito l’immagine del movimento oscillatorio del pendolo.

    Tra tutti gli altri racconti, e forse anche più di quello che dà il titolo alla raccolta, mi è garbato “Elegia alla signora Nodier”, un “ritratto” dal colore grigiofumo nel quale ho sentito l’eco di E.A.Poe.
    (collegamento indicibile)

    Gli altri racconti non mi sono sembrati granchè (e quello autoreferenziale sui giovani scrittori proprio burp)
    In "Alla giornata" si ripetono l’ incipit e lo sfondo presenti in Casa d’altri, in "Una fasciatura ben fatta" persino segmenti di frasi, come “Sì, diciott’anni, è evidente. Senza dubbio la più giovane cosa del mondo. O anche la più vecchia, chissà” .

    “Tutto questo è piuttosto monotono, no?"

    Tra i quattro autori che ho impunemente accostato in principio è quello da cui mi aspettavo di più e quello che invece mi ha lasciato indifferente.

    altre divagazioni

    http://alea-iactaest.blogspot.it/search/label/Casa%20d%27altri%20e%20altri%20racconti

    ha scritto il 

  • 4

    Finalmente leggo "Casa d'altri", stupendo racconto, apparentemente semplice ma capace di innestarsi nella mente. Leggerlo una volta non basta. Anche gli altri racconti sembrano svolgersi nello stessa atmosfera, un tempo contadino con l'aria di morte che ha lasciato la guerra, dove anche le pietre ...continua

    Finalmente leggo "Casa d'altri", stupendo racconto, apparentemente semplice ma capace di innestarsi nella mente. Leggerlo una volta non basta. Anche gli altri racconti sembrano svolgersi nello stessa atmosfera, un tempo contadino con l'aria di morte che ha lasciato la guerra, dove anche le pietre sono tristi e la felicità è un lusso a cui non si ha più diritto.

    ha scritto il 

  • 3

    Confessioni che si fanno al buio e che s'ascoltano con la faccia rivolta verso il muro

    L'inverno è una stagione del cuore, in questi racconti (o abbozzi di racconto) di D'Arzo. Il libro stesso è una terra cenere, dura ed arida, sulla quale si spandono, lenti, i riflessi di lune rosate in notti senza alba. Piccole anime tormentate da dolori spropositati ma placidi vi abitano alla ma ...continua

    L'inverno è una stagione del cuore, in questi racconti (o abbozzi di racconto) di D'Arzo. Il libro stesso è una terra cenere, dura ed arida, sulla quale si spandono, lenti, i riflessi di lune rosate in notti senza alba. Piccole anime tormentate da dolori spropositati ma placidi vi abitano alla maniera di spettri o ombre, muovendosi nelle tenebre, in silenzio, incapaci di sentire altro che il male naturale che li sta soffocando.
    La felicità è un lusso che non possono assolutamente permettersi (ma sopra tutto aleggia un velo appena percettibile di dolcezza).

    Spolveriamoci il cuore e non pensiamoci più

    ha scritto il 

  • 4

    «Troppe volte zero, non vuol dire uno,
    c'è qualcosa che brucia in tutto questo fumo..
    È come il giorno che cammina,
    come la notte che si avvicina»(F.De Gregori, Cose, dall'album Mira Mare 19.04.89)

    In un luogo anonimo e isolato di montagna dove non accade niente e tutto a ...continua

    «Troppe volte zero, non vuol dire uno,
    c'è qualcosa che brucia in tutto questo fumo..
    È come il giorno che cammina,
    come la notte che si avvicina»(F.De Gregori, Cose, dall'album Mira Mare 19.04.89)

    In un luogo anonimo e isolato di montagna dove non accade niente e tutto appare immutabile e consegnato all'uggioso, indipendente e implacabile trascorrere del Tempo e delle Stagioni ( o meglio di una stagione, l'inverno ) anche una domanda, rivolta da una vecchia ad un anziano parroco rassegnato, può rivelarsi foriera di impreviste elucubrazioni e deduzioni fantasiose. La vecchia è solo una vecchia che lava i panni al fiume, possiede una capra, mangia pane e olio in una baracca da una vita ed è destinata a fare quello e niente altro, per sempre; l'anziano prete è solo un anziano prete, ma la vita è sempre la vita da ogni parte. Ma sommando zero più volte non si ottiene necessariamente uno, anche quando ci si mette di mezzo una lettera non siamo di fronte a quelle di Cholderlos de Laclos , ma bensì solo ad un dubbio che si porta dietro la vergogna e il timore. Ezio Comparoni, in arte Silvio D'Arzo, imbastisce un racconto di una precisione assoluta sulle miserie e sulle speranze umane figlie di quelle miserie. 
    Il resto dei racconti, almeno per quello che posso dire io, non mi pare così puntuale e così significativo come §Casa d'altri§, manifesto, almeno in parte, di una notte eterna che incombe su tutti noi.
    «L'ombra proprio non era ancor scesa: campanacci di pecore e capre si sentivano a tratti qua e là un po' prima della prata dei pascoli. Proprio l'ora, capite, che la tristezza di vivere sembra venir su assieme al buio e non sapete a chi darne la colpa: brutt'ora.»(pag.11)

    ha scritto il 

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