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Casa di bambola

Di

Editore: Rusconi Libri

4.0
(3275)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Norvegese , Francese , Sloveno , Greco , Finlandese , Coreano , Portoghese

Isbn-10: 881802602X | Isbn-13: 9788818026023 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 5

    «La donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se no9n fosse una donna, ma un uomo.»
    —— Henrik Ibsen

    Nora, giovane sposa di un brillante avvocato da poco nominato direttore di banca, Torvald Hel ...continua

    «La donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se no9n fosse una donna, ma un uomo.»
    —— Henrik Ibsen

    Nora, giovane sposa di un brillante avvocato da poco nominato direttore di banca, Torvald Helmer, per poter salvare la vita al proprio marito, ammalato e bisognoso di un clima caldo, falsifica la firma del padre morente, facendosi prestare il denaro necessario dall'ambiguo Krogstad.
    Sembra tutto tranquillo sino alla Vigilia di Natale, quando quest'ultimo si presenta per chiderle lo scotto.
    Cosa succede quando la verità viene a galla, il castello delle ipocrisie crolla e le maschere cadono giù?
    Pubblicato nel dicembre del 1879, "Casa di bambola" è una pungente critica sui tradizionali ruoli dell'uomo e della donna nell'ambito matrimoniale, nell'epoca vittoriana.
    La Nora di Ibsen si muove in una società industriale di fine '800 dove il ruolo della donna era limitato ad "angelo del focolare". Helmer affibbiandole vezzeggiativi assolutamente fastidiosi come "allodola" e "lucherino", la tratta come fosse un trofeo da mostrare in società, lussosamente agghindata, deliziosa e affascinante e proprio come una "bambola" passa dalle mani del padre a quelle del marito.
    Alla sua uscita, il dramma, suscitò enorme scandalo considerato scabrosamente troppo "femminista".
    Eppure non era un argomento nuovo (si pensi al "A vindication of the Rights of Woman" di Mary Wollstonecraft in cui denunciava, già nel 1792, lo stato di perenne fanciullezza delle donne a cui veniva negata loro qualsiasi tipo di istruzione).
    Nell'Atto III,infatti, la protagonista spera ingenuamente e inutilmente che «avvenga il miracolo»
    Torvald, però, è un giudice cieco e spietato a cui non interessano le ragioni della moglie, non le riconosce di avergli salvato la vita; pensando solo a come rimediare alle apparenze e alla sua reputazione, le comunica che saranno sì una coppia, ma che le verrà tolta l'educazione dei figli.
    Solo quando Krogstad decide di fare marcia indietro e strappare l'odiata obbligazione, Helmer torna il marito accondiscendente di un tempo.
    Ma ormai è troppo tardi. Nora fa calare il velo che aveva davanti agli occhi e accorgendosi di avere davanti uno sconosciuto, desiderando di crescere come «individuo» e non solo come moglie e madre, se ne va lasciando dietro di sé solo il rumore della porte che si chiude.
    È un finale "violento", tanto che il drammaturgo dovette riscrivere la concolusione per la Germania e addirittura l'attrice tedesca Hedwig - Niemann - Raabe si rifiutò di recitare.
    Non accettava che una donna potesse abbandonare i propri figli.
    Non sappaiamo cosa succederà alla nostra Eroina una volta lasciato il suo "nido", se la gretta Borghesia l'ha infine risucchiata.
    No. Ci piace pensare che ha continuato a gridare ad alta voce il suo gesto di ribellione, il grido di una donna che ha preso coscienza di sè e non vuole tornare indietro.

    ha scritto il 

  • 3

    7/10

    Non mi piace leggere copioni e questo in particolare non è tra i miei preferiti, ma davvero non capisco l'odio verso Nora che trasuda da certe recensioni, che la accusano di essere (cito a spanne) "un ...continua

    Non mi piace leggere copioni e questo in particolare non è tra i miei preferiti, ma davvero non capisco l'odio verso Nora che trasuda da certe recensioni, che la accusano di essere (cito a spanne) "un pessimo modello femminista". Sarò stupida io, ma leggendo non ho avuto l'impressione che Ibsen proponesse Nora come un modello di vita per le sue lettrici (anzi): è una donna ingenua se non proprio stupida, e la sua scelta finale IMO non è stata concepita dall'autore come l'unica scelta Corretta e Morale (?) per qualsiasi donna sempre e comunque, ma semplicemente la cosa più logica da fare in quella particolare situazione per il suo personaggio, che ripeto è ben lungi dall'essere il tabernacolo di virtù a cui ogni donna dovrebbe aspirare. Nora non è la donna perfetta e non fa "la cosa giusta", fa semplicemente ciò che crede di dover fare per sfuggire a una situazione di abusi domestici, una scelta per cui non credo dovrebbe essere biasimata come non deve esserlo nessuna altra donna che si trovi nella sua situazione nella vita reale.
    Sotto questo punto di vista, ho trovato il dramma ben costruito e riuscito.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Sopravvalutatissimo il personaggio di Nora, presa a icona di un protofemminismo secondo me quasi del tutto immaginario. Sì, è vero, alla fine se ne va di casa, ma la conclusione è ambigua, e soprattut ...continua

    Sopravvalutatissimo il personaggio di Nora, presa a icona di un protofemminismo secondo me quasi del tutto immaginario. Sì, è vero, alla fine se ne va di casa, ma la conclusione è ambigua, e soprattutto nessun segnale di un’evoluzione interiore si poteva carpire prima del famoso dialogo col marito, messo lì come una lucida disanima sul matrimonio, punto per punto. Le didascalie non offrono grandi indizi in merito, come anche i monologhi. Nora sembra presa da un’epifania improvvisa, che però non può convincere del tutto, vista la superficialità e l’inconsistenza del personaggio fino a quel momento.

    ha scritto il 

  • 5

    Quasi in chiave fiabesca e delicata racconta la difficile condizione femminile dell'epoca (e non solo). Per donne e per uomini, soprattutto per quelli più ottusi. Molto bello, invita alla riflessione. ...continua

    Quasi in chiave fiabesca e delicata racconta la difficile condizione femminile dell'epoca (e non solo). Per donne e per uomini, soprattutto per quelli più ottusi. Molto bello, invita alla riflessione.

    ha scritto il 

  • 5

    Donna

    Visto e rivisto in versione teatrale e sempre apprezzato.
    Trovo eccezionale la "rivalsa" finale di Nora, magistralmente resa da Ibsen.
    Molte donne del nostro tempo avrebbero di che imparare, ma ques ...continua

    Visto e rivisto in versione teatrale e sempre apprezzato.
    Trovo eccezionale la "rivalsa" finale di Nora, magistralmente resa da Ibsen.
    Molte donne del nostro tempo avrebbero di che imparare, ma queste non leggeranno mai "Casa di bambola", purtroppo!

    ha scritto il 

  • 0

    Esta obra de teatro fue representada por primera vez en 1879. No me extraña que como se refleja en la sinopsis, esta obra produjera una gran controversia. Desde luego el final de la obra no dejaría in ...continua

    Esta obra de teatro fue representada por primera vez en 1879. No me extraña que como se refleja en la sinopsis, esta obra produjera una gran controversia. Desde luego el final de la obra no dejaría indiferente a nadie, sobre todo en esa época. Y creo que en ésta también lo haría.
    Una obra excepcional por su sencillez, e disfrutado recreándome en los personajes. Y todavía estoy impactada con el final.

    ha scritto il 

  • 4

    [H. Ibsen, Casa di bambola] Scritto dal norvegese Henrik Ibsen nel 1879, il testo teatrale «Casa di bambola» rappresenta una forte messa in discussione dei tradizionali ruoli dell'uomo e della donna n ...continua

    [H. Ibsen, Casa di bambola] Scritto dal norvegese Henrik Ibsen nel 1879, il testo teatrale «Casa di bambola» rappresenta una forte messa in discussione dei tradizionali ruoli dell'uomo e della donna nell'ambito del matrimonio in piena epoca vittoriana conservando una straordinaria validità ancora oggi. Considerato il padre della drammaturgia moderna per aver portato nel teatro la dimensione più intima della borghesia ottocentesca, mettendone a nudo le contraddizioni e l’idea di superiorità dell’uomo rispetto alla donna, di questa commedia egli scriverà «ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un'altra completamente differente in una donna. L'una non può comprendere l'altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo.» Un’opera fondamentale in cui è presentata la situazione familiare di Nora e di suo marito Torvald Helmer il quale ha trovato un nuovo lavoro e permette, così, alla moglie di spendere qualcosa in più. In realtà, la famiglia non è povera ma aspira ad una posizione sociale ed economica migliore. Questo porta, però, ad una vita fatta di ipocrisie, di falsi sorrisi e di un attaccamento esagerato al denaro. Per continuare a godere di un tale benessere, Nora compie un atto illecito e riprovevole per una donna dell’Ottocento: firmare un prestito per il marito a nome di suo padre ormai morto. E qui, mi fermo. Con la sola e quanto mai sadica intenzione di lasciare, a coloro i quali non hanno ancora avuto modo di conoscerla, il tempo di scoprirla e gustarla nella sua originalità. Torno a Nora e a quel focolare che irradia felicità. Qualcosa che si dimentica presto sopraffatti dalla potenza delle parole che scaglia contro il marito. Nora trasforma la vita servendosi della gioia, dell’eccitazione per il gioco e della fantasia. Trasforma il passato: della falsificazione fa un atto di eroismo nei confronti del consorte e, soprattutto, di un padre che non c’è. Un padre che sostiene di amare ma che, lasciandosi trasportare da un’amarezza melodrammatica, insulta nella tomba e che, dunque, non può difendersi. Trasforma il presente: muta ogni istante attraverso la menzogna e l’artificio, con grande abilità. Inventa il futuro. Gioca, gioca sempre la “piccola” Nora: con le persone che la circondano e con sé stessa. Eppure, non c’è un vero spazio per quegli atti di eroismo ai quali lei si appella. Molti parlano di dramma: di un uomo possessivo e disattento, di una donna che si oppone al ruolo di giocattolo e di piacevole svago; di un autore, Ibsen appunto, fondamentalmente conservatore e tradizionalista il quale rimprovera ad Helmer l’incapacità ad affermarsi nella coppia come un “padre e padrone”. Lo ammetto, ho qualche dubbio. Per me, questa è una commedia. Il matrimonio di Nora non è affatto infelice e non lo diventerà in avvenire. Qui non si assiste ad una tragica lotta tra i due sessi al termine della quale uno prevarrà sull'altro. Semplicemente, si assiste ad un frammento in cui svariate esistenze si incontrano e si confrontano; un pezzo di vita osservato dall'alto e da cui parole ed azioni risultano, spesso, ridicole. Ma un sorriso benevolo ed affettuoso. Una tragicità può risiedere nel modo in cui emerge in superficie la certezza che parole e gesti, per quanto convincente sia il modo in cui vengono presentati, non dicono nulla dell’uomo la cui vera essenza resta nascosta nelle più remote profondità del suo essere. Al contrario, ciò che rimane si può reinventare e mutare sempre: in questo, Nora è bravissima. La sua essenza è fatta di felicità, meraviglioso e gioco.

    ha scritto il 

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