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Casi sepolti

Di

Editore: Longanesi

3.8
(211)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 468 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8830421782 | Isbn-13: 9788830421783 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Rusconi

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Crime , Mystery & Thrillers , Non-fiction

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Descrizione del libro
John Rebus è un poliziotto duro, un uomo disincantato, cinico, ma dotato diun'innegabile umanità. Forse è per questo che è uno dei detective più amatidai poliziotti "veri". Questa volta, però, si è messo davvero nei guai.Mandato presso un centro di riaddestramento per "poliziotti in castigo" deveindagare sulla sparizione di un'ingente somma di denaro, forse sottratta daisuoi stessi colleghi. Ma, appena arrivato alla "scuola per agenti", si trovacoinvolto in un'esercitazione su un vecchio caso in cui è lui ad aver qualcosada nascondere. Che qualcuno nelle alte sfere stia cercando di incastrarlofingendo di affidargli una missione confidenziale?
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  • 3

    Come un’indagine di polizia (*** e 1/2)

    Due vecchi casi e un’indagine interna alla polizia per l’ispettore John Rebus.
    Rankin sa rendere bene i dettagli delle azioni dei personaggi, la loro caratterizzazione e le interazioni tra chi indaga e i possibili sospetti ma, dopo un ottimo inizio, la storia non riesce a decollare e la nar ...continua

    Due vecchi casi e un’indagine interna alla polizia per l’ispettore John Rebus.
    Rankin sa rendere bene i dettagli delle azioni dei personaggi, la loro caratterizzazione e le interazioni tra chi indaga e i possibili sospetti ma, dopo un ottimo inizio, la storia non riesce a decollare e la narrazione si appesantisce; la trama ha poco ritmo e lo sviluppo dell’azione non è lineare, anche per l’intrecciarsi delle diverse ipotesi investigative.
    I personaggi arricchiscono la trama del romanzo, che però non soddisfa pienamente le attese del lettore che già conosce Rankin.

    “Quella musica possedeva una nervosità che trovava consolante. Forse ci si identificava. Monotona e irritante, ma con svolte improvvise e imprevedibili.
    Come un’indagine di polizia.”

    ha scritto il 

  • 4

    E' stato piacevole ritrovare Rebus personaggio che sotto la sua scorza cinica nasconde un animo profondamente umano,ed essere trasportato da lui a riassaporare le atmosfere classiche del noir chandleriano.

    ha scritto il 

  • 5

    My new favourite Rebus novel. The plot is complex, and to be fair the solution to the case(s) seems a little hurried, but the build-up towards the final revelations is outstanding. DS Clarke comes on her own as a character, in charge of being the "resident Rebus" while the real deal is busy in a ...continua

    My new favourite Rebus novel. The plot is complex, and to be fair the solution to the case(s) seems a little hurried, but the build-up towards the final revelations is outstanding. DS Clarke comes on her own as a character, in charge of being the "resident Rebus" while the real deal is busy in a fascinating undercover operation at the Police retraining centre...

    ha scritto il 

  • 4

    another Rebus novel

    I read this after I'd read one of Michael Connelly's thrillers and also another novel by Jø Nesbo. I don't think that was such a good idea. Too many thrillers in a short time and I got confused with all the stories and characters! Still, I enjoyed Resurrection men and after page 400 and so ...continua

    I read this after I'd read one of Michael Connelly's thrillers and also another novel by Jø Nesbo. I don't think that was such a good idea. Too many thrillers in a short time and I got confused with all the stories and characters! Still, I enjoyed Resurrection men and after page 400 and something I could not put it down.

    ha scritto il 

  • 3

    Edimburgo (prima o poi) - 23 giu 13

    L’appetito vien mangiando, e quindi, come le ciliegie, un Rebus tira l’altro. Prima piccola critica, anche se veniale, ai titolatori della TEA. L’originale inglese parla di “uomini resuscitati”, intesi come poliziotti che, dopo aver fatto errori o simili stupidità, vengono inviati ad una scuola d ...continua

    L’appetito vien mangiando, e quindi, come le ciliegie, un Rebus tira l’altro. Prima piccola critica, anche se veniale, ai titolatori della TEA. L’originale inglese parla di “uomini resuscitati”, intesi come poliziotti che, dopo aver fatto errori o simili stupidità, vengono inviati ad una scuola di rieducazione, dove o verranno reintegrati o mandati in pensione anticipata. Certo, i suddetti, per rinverdire il lavoro di squadra, si occupano di vecchi casi, come dice il titolo. Ma non è quello il nocciolo della vicenda. L’impianto generale, al solito, si basa su di un doppio binario. L’ispettore Rebus è mandato in missione segreta alla scuola, perché si sospetta che due o tre elementi lì per rieducarsi abbiano fatto un colpo cinque anni prima e stiano per goderne i frutti. Per mandarlo lì, Rebus viene sollevato dal caso che sta seguendo, che diventa quindi di proprietà del sergente Siobhan (appena promossa): un gallerista ucciso vicino alla sua casa senza apparenti motivi. Questa volta c’è poca atmosfera cittadina, poca Edimburgo. Anche se, in compenso, c’è un po’ di Glasgow e qualche accenno di Dundee. Sempre accetti per tenere viva l’idea di partire verso la Scozia. Ma ora Rankin sembra avere più voglia di criticare polizia e poliziotti (sia corrotti che incapaci). E criticare anche i metodi dei suddetti, spesso gratuitamente violenti. Come sono violenti i rieducandi: l’ispettore Gray che non perde occasione di menare le mani, sia con i delinquenti sia con John verso cui nutre un atavico risentimento, o i sergenti Jazz e Alan, spesso in comunella con Gray. Per complicare la vicenda della rieducazione, il tenente che li deve educare (viene costretto?) decide di usare un caso di alcuni anni prima che, guarda la combinazione, aveva visto l’ispettore Rebus in uno dei suoi momenti peggiori. Rebus che per invogliare i tre ad uscire allo scoperto decide di svelare una partita segreta di coca che transita dall’antidroga. Peccato che della notizia ne venga a conoscenza del boss della zona, il cattivo Big Ger. Ci si inserirà? Intanto Big Ger deve anche guardarsi da Siobhan che cerca di coinvolgerlo nella morte del gallerista (che non era certo uno stinco di santo). Ed il gallerista per il suo ultimo viaggio sale su un taxi di una compagnia privata, gestita da un’ex-prostituta (forse del giro di Big Ger) che certamente conosceva Jazz dai tempi di Dundee. Ma il giro delle ex-prostitute è completato da Laura, l’ultima passione del gallerista, che lavora in un locale “privè”, dove viene uccisa dall’ex-marito geloso, che guarda caso è anche l’autista di Big Ger. Intanto il caso sepolto, rivela l’allora comportamento poco ortodosso di Rebus, che, in mancanza di prove cercava di farsi vendetta da solo su un tizio che aveva stuprato la moglie di un canonico, cieca e poi suicida. In questo aiutato dalla feccia di Glasgow. Sembrano tante storie separate ma magicamente Rankin le fa confluire in un disegno univoco. Siobhan e John riusciranno a dimostrare i tratti comuni e ad assicurare una parte dei cattivi alla giustizia. Qualche poliziotto corrotto o poco onesto avrà il giusto guiderdone (come quelli dell’Antidroga, che sembravano controfigure dei soliti Stanlio e Ollio). Verranno risolti tutti i casi, magari intorno ad una pinta di birra, ad un whiskey, ad un blood mary, ad un gin tonic e valanghe di IPA per chi guida (certo i traduttori dovrebbe fare un piccolo sforzo in favore di noi poveri lettori; IPA sta per “India Pale Ale”, una birra di tipo leggero che però in Inghilterra è usata come sinonimo di bitter, per preservare dall’alcool i guidatori della serata). Questa volta rimane un po’ in ombra il capo dipartimento Gill. Ed ha interventi marginali la bella Jean, che nel romanzo precedente sembrava aver conquistato il cuore di John. Stanno ancora insieme, ma sembrano come allentarsi i legami precedenti. D’altra parte non è facile conviver con uno come John; probabilmente anche lui stesso lo fa a fatica. A consuntivo, una prova decente, una buona critica sociale, anche se poca Scozia e poca atmosfera fuori dai commissariati di polizia. Comunque continua ad essere pregevole la continua citazione di colonne sonore poco frequentate, ma sicuramente affascinanti, per noi musicofili (tipo Dirt degli Stooges dall’album Fun House cantata da Iggy Pop: un mito!).
    “[allo Zombie bar] si ascoltava roba tipo trance o ambient, e la lavagna del menu offriva huevos rancheros … e per snack attack niente di meno che blini russi e baba ghanoush.” (182) [imperdibi-le!]

    ha scritto il 

  • 5

    Resurrection Men (2002)

    Un grande romanzo poliziesco, fra i migliori dell'ultimo decennio insieme al "Red Riding Quartet" di David Peace, "Il potere del cane" di Don Winslow, "California Girl" di T. Jefferson Parker, "Hollywood Station" di Joseph Wambaugh e "The Hot Kid" di Elmore Leonard.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi sono affezionato a John Rebus

    Ian Rankin e John Rebus: un'accoppiata che rappresenta una garanzia di storie godibilissime

    «E allora perché si trova qui?»
    «Dipende da cosa intende», rispose Rebus.
    « Intende?» Dietro gli occhiali, la donna inarcò le sopracciglia.
    «Da cosa intende per 'qui'», spiegò l
    ...continua

    Ian Rankin e John Rebus: un'accoppiata che rappresenta una garanzia di storie godibilissime

    «E allora perché si trova qui?»
    «Dipende da cosa intende», rispose Rebus.
    « Intende?» Dietro gli occhiali, la donna inarcò le sopracciglia.
    «Da cosa intende per 'qui'», spiegò lui. «Qui in questa stanza? In questo lavoro? Su questo pianeta?»
    Lei sorrise. Si chiamava Andrea Thomson. Non era un dottore, quello l'aveva messo in chiaro al loro primo incontro. E non era nemmeno una «strizzacervelli» o una «terapeuta». Sul programma giornaliero di Rebus c'era scritto: «Counselling professionale».

    14.30-15.15: Counselling professionale, Stanza 3.16.

    Con la signora Thomson. Che fin dalle presentazioni era diventata Andrea. Le presentazioni: cioè il giorno prima, martedì. Un «incontro per rompere il ghiaccio», come l'aveva definito lei.
    Tra i trentacinque e i quaranta, minuta ma coi fianchi larghi, un'incolta massa di capelli biondi venata da alcune mèche più scure. Denti forse un po' troppo grandi. Una libera professionista, che non lavorava a tempo pieno per la polizia.
    «E chi lo fa?» aveva commentato Rebus. Lei era parsa non capire, «Voglio dire, chi è che lavora veramente a tempo pieno? È per questo che ci troviamo qui, no?» Aveva indicato con la mano la porta chiusa. «Perché non ci impegniamo abbastanza. Qualcuno deve pur darci una bacchettata.»
    «È di questo che pensa di aver bisogno, ispettore?»
    Lui le aveva fatto segno di no con l'indice. «Se comincia a chiamarmi ispettore, io la chiamo dottore.»
    «Non sono un dottore», aveva risposto lei. «E nemmeno una strizzacervelli, una terapeuta o uno degli altri stereotipi a cui probabilmente ha già pensato.»
    «Allora cos'è?»
    Johr Rebus ormai è sinonimo di storie godibilissime

    «Diciamo che faccio consulenze e valutazioni professionali.»
    Rebus aveva emesso una risatina. «In tal caso, sarà meglio che si allacci le cinture.»
    Lei l'aveva fissato per un momento. «Strada molto accidentata?»
    «Può dirlo forte, visti gli accidenti che mi sono capitati in questo mestiere.»
    Così si era concluso l'incontro per rompere il ghiaccio.

    ha scritto il