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Castelli di rabbia

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica 1969)

3.8
(8702)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 246 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8807819694 | Isbn-13: 9788807819698 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Il primo libro di narrativa di Baricco: il romanzo è ambientato nell'Ottocento, in una cittadina immaginaria, Quinnipak; è generoso nel presentare storie e personaggi, ciascuno con i suoi sogni e caratteri. E tra questi ci sono il signore e la signora Rail, che si amano di un amore tutto loro, e il bambino Penth con il suo amico Pekisch, e due bande che partono dagli estremi del paese per incontrarsi. La narrazione è costruita come un montaggio cinematografico e orchestrata come una partitura musicale.
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  • 5

    Da lontano, da dovunque, io non ho fatto che camminare verso quel punto esatto, quel metro quadrato di legno posato sul fondo di un immenso bicchiere di vetro. Lì, quel giorno, io sarò arrivato alla fine del mio cammino...

    A volte, quando termino di leggere un romanzo, mi capita di essere protagonista di strani eventi. Eventi in cui ogni minima parte della mia anima diviene protagonista di svariate sensazioni, in cui riesco a sentirmi esaltata per aver "visto" cose e persone che prima ignoravo volontariamente in ma ...continua

    A volte, quando termino di leggere un romanzo, mi capita di essere protagonista di strani eventi. Eventi in cui ogni minima parte della mia anima diviene protagonista di svariate sensazioni, in cui riesco a sentirmi esaltata per aver "visto" cose e persone che prima ignoravo volontariamente in maniera completamente diversa. Quando terminiamo di leggere un romanzo che ci abbia entusiasmato sin dalle prime pagine, l'effetto è sconvolgente. Anche se lascia una strana sensazione, difficile da spiegare o addirittura sgradevole. E probabilmente quello che si vuole scrivere lo si ha già saldamente ancorato a noi stessi. Tuttavia fatica a uscire, come un omino timido che si è andato a nascondere in qualche stanza segreta. Sappiamo che si nasconde laggiù, ma finché non viene fuori, è impossibile acchiapparlo. Attraverso la scrittura siamo consapevoli che non esiste nulla che resti chiuso ermeticamente nel cuore di una persona. Quando si pongono delle speranze, il cuore prende una strada tutta sua. E quando le speranze vengono tradite, si cade nella disperazione, nello sconforto, che insieme generano impotenza. Lo spirito incomincia a incrinarsi, e si abbassa la guardia. Con Castelli di rabbia di Alessandro Baricco avevo l'impressione che accadesse qualcosa di simile. Col passare del tempo, ero certa che la natura infruttuosa delle sue storie mi avrebbero stancato. Stonando con le massime delle mie sensazioni, così incomprensibili da indurmi a dimenticarle del tutto. Tuttavia, mai e poi mai potrò dimenticare quanto successe. In un weekend autunnale in cui tutto mi sembrava lontano, estremamente nostalgico e tedioso. Camminando lungo i corridoi bui della mia anima, aprendo uno dopo l'altro finestre su mondi oscuri e difficili da comprendere cui pensavo di aver voltato le spalle, ogni volta che una nuova storia mi si spalanca davanti, i brutti o bei ricordi che mi porto dietro dal mondo reale cominciano a prendere una loro forma. Il mondo governato da lettere è per me un nascondiglio legittimo e infinitamente sicuro in cui, come una serie di silhouette che si stagliano nel buio, predominano un numero spropositato di immagini, che rievocate prendono vita. Ombre scure che riescono a seguire le mie tracce. Pesi che la realtà m'impone. Soffici nuvole bianche che vagano nel cielo, che arrivano e se ne vanno come semplici ospiti di passaggio. Il mio primo incontro con Baricco evoca immagini, l'una accanto all'altra, che per quanto io cerca di confrontarle, sembrano perfettamente identiche. Vaghe, sfocate in cui a volte il bisogno di comprensione è così grande che non ci importa cosa significhi esattamente o quanto dovremo attenderlo in seguito. Il mondo sembra aver perso il centro della realtà. I colori sono naturali, ma i dettagli sgraziati. Il flusso insinuoso del tempo, che risulta difficile collocare nella psiche umana, su uno sfondo rurale, si riesce a "vedere" ma non avvertire. Acute riflessioni sulla vita, annotazioni sintetiche, quasi telegrafiche, che testimoniano una mente consapevole della natura articolata e pluralistica del mistero della psiche umana. Profonde concezioni che trasmettono una certa malinconia, e che dilagano su diversi fronti. Composte mediante una serie di note - su tasti di un pianoforte di cui non si conosce la provenienza. Si riesce a sentirne il suono, ma non a stabilirne la provenienza. Una storia per nulla semplice, che ha troppe note dentro per trovarne una. Poiché inghiottite dall'infinito, come un granello di sabbia ingoiato dalla spiaggia. Ti intestardisci a trovarla, ma sai che potresti tentarci anche un'intera vita. Per capirla veramente, penso, bisognava essere stati lì. In quel periodo, in quella realtà parallela. A bordo di un treno che ha un suo posto speciale dove arrivare. E' in questi momenti che, come spesso mi succede quando assisto a fenomeni che vanno al di là dell'intelletto - quando il mondo si esibisce in sinfonie particolarmente complesse, che sono certa non riuscirò ad interpretare del tutto - assisto con ipnotica attenzione ciò che mi viene svelato, con l'anima divorata da una sottilissima e febbricitante curiosità. Dovetti aspettare qualche minuto per riconoscere la provenienza di questa storia. Il suo rintocco, sprigionato sotto il putiferio di un acquazzone, correndo lungo case di campagna, non mollando la mia anima per un secondo se non quando giunse a Quinnipack. In questo paesino immaginario in cui i personaggi appaiono senza anima, senza passato, senza colore e identità. Uomini in viaggio su un treno che non c'è mai stato. Circondati dal buco nero della notte, nella schiuma dei sogni, nella lucentezza delle stelle, che inghiottisce ogni cosa. I colori. La felicità. Figure dilaniate dal passato, con sempre maggior frequenza. Soggetti a casini tremendi che affrontano con assoluta e radicale impreparazione. Dilaniati dal passato, custodi di desideri nonché riparo alla paura stessa. Apparentemente scherzi della ragione, tuttavia realistici. Stagliati dinanzi al nulla, dinanzi all'infinito. Creando una sequela di immagini poco chiare, talvolta meravigliose che generano stupore, grumi di cose perdute o cancellate che non riescono tuttavia ad arrivare negli occhi, quello che si avverte tra le pagine di Castelli di rabbia è una percezione a singhiozzo. Il risultato è una verità inconfutabile: il lettore si porta dentro un vecchio narratore che, per tutto il tempo, ci racconta una storia che non ha mai avuto un inizio ma ricca di mille sfumature. Un narratore che riposa nelle viscere del giovane Mormy, che trasmette il suo dolore addossandoci una certa stanchezza, e che riesce a far trapelare mediante spezzoni di storie. La provenienza di questo sentimento penso derivi forse da qualcosa di personale; dalla potenza di un emozione o magari proprio dalla bellezza con cui Baricco si serve per raccontarci ciò che lo sopraffece. Evidentemente, la continuità o monotonia della vita gli opprimeva lo stomaco. E nel suo silenzio le parole sgorgarono dalla sua penna colmando questi buchi neri della sua coscienza.

    Ci sono certi che lo chiamano angelo, il narratore che si portano dentro e che gli racconta la vita. Chissà come erano le sue ali d'angelo.

    Castelli di rabbia è un saggio sulla vita, un libriccino dalla mole piuttosto ridotta che, nella sua brevità, mi ha conquistata. Mi ha regalato delle piacevolissime ore in sua compagnia, e fatto prendere consapevolezza che di Baricco non ne ho avuto ancora abbastanza. In due pomeriggi, all'insegna del tedio e dell'insoddisfazione morale, un uomo dalla capigliatura brizzolata mi ha raccontato una storia di cui ignoravo completamente l'esistenza. Inconsapevolmente, mi ha aperto il cuore, con la storia di queste anime inquiete e vagabonde. Allietando giornate uggiose e malinconiche, con la sua concezione della lettura come una dolcissima sporcheria, o della scrittura come possessione puramente incline a una parte dell'umanità. E, cominciando a parlare come se stesse confidandosi con un amico immaginario ed estraneo, rendendomi partecipe di una constatazione tanto mera quanto vera: la vita è un casino tremendo che, in linea di massima, si è chiamati ad affrontare in stato di assoluta e radicale impreparazione.

    La verità è che la gente più radicalmente non sa di preciso neanche cosa deve ascoltare - la gente lascia la magia gli coli addosso, al momento buono saprà cosa fare, questa è la verità.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ho letto,finalmente. Momenti di rara e dolce poesia, che però quasi si perde nella logorrea del testo. Continui salti nel discorso, punteggiatura che costringe a rileggere e una folla di eventi e personaggi descritti di cui si fatica a rintracciare il filo di unione.
    Però... non è il senso di ...continua

    L'ho letto,finalmente. Momenti di rara e dolce poesia, che però quasi si perde nella logorrea del testo. Continui salti nel discorso, punteggiatura che costringe a rileggere e una folla di eventi e personaggi descritti di cui si fatica a rintracciare il filo di unione. Però... non è il senso di confusione a prevalere alla fine del libro, bensì un incantato stupore nello scoprire i Castelli di rabbia: la rabbia per la verità dietro la menzogna in cui ci si era nascosti, per non aver saputo assaporare gli attimi di vita autentica offerti. E così, a fine libro, i personaggi prima incompresi appaiono sotto una luce diversa: tutti in cerca di un istante di abbagliante felicità, diversa per ognuno ma così vicina...

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è piaciuto "abbastanzamolto"

    E' stato il mio primo libro di Baricco e devo dire che ero un po' scettica prima di volerlo comprare. Ha un modo di scrivere e narrare molto strano per una non ci è abituata, ma gradevole ed interessante in fin dei conti. Ci si deve solo abituare un po' e capire il meccanismo.

    ha scritto il 

  • 0

    Baricco non è affatto tra i miei preferiti italiani e nemmeno in quelli meno preferiti. Ho apprezzato Seta ma molto meno Castelli di Rabbia, potenziale decente ma lasciato a troppa confusione, a troppi anacoluti che hanno solo appesantito tutta la durata della storia. Non vedo talento in Baricco ...continua

    Baricco non è affatto tra i miei preferiti italiani e nemmeno in quelli meno preferiti. Ho apprezzato Seta ma molto meno Castelli di Rabbia, potenziale decente ma lasciato a troppa confusione, a troppi anacoluti che hanno solo appesantito tutta la durata della storia. Non vedo talento in Baricco e questo libro lo conferma. Trama particolare, peccato la caoticità della gestione.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi aspettavo molto di più...

    Credo che, ad esclusione del magnifico "Novecento", Baricco sia davvero sopravvalutato. Ho trovato questo romanzo confusionario e non molto avvincente. C'erano dei passaggi interessanti ma non mi hanno conquistata più di tanto.

    ha scritto il 

  • 4

    Per stile di narrazione, è una lettura pesante e non sempre scorrevole ma è anche un romanzo che vale assolutamente lo sforzo di leggerlo poiché ricco di pensieri profondi, di un amore perdutamente vero, di sogni, emozioni e speranze.


    "A volte le parole non bastano.
    E allora servono i col ...continua

    Per stile di narrazione, è una lettura pesante e non sempre scorrevole ma è anche un romanzo che vale assolutamente lo sforzo di leggerlo poiché ricco di pensieri profondi, di un amore perdutamente vero, di sogni, emozioni e speranze.

    "A volte le parole non bastano. E allora servono i colori. E le forme. E le note. E le emozioni." CIT.

    ha scritto il 

  • 3

    inferiore agli altri

    Ho letto quasi tutti i suoi scritti e Castelli di rabbia, ahimè, è quello che finora mi è piaciuto di meno. Stupenda, memorabile, la descrizione del pianto silenzioso della protagonista ("Semplicemente, senza che un solo angolo del suo volto si muovesse, e assolutamente in silenzio, iniziò a pian ...continua

    Ho letto quasi tutti i suoi scritti e Castelli di rabbia, ahimè, è quello che finora mi è piaciuto di meno. Stupenda, memorabile, la descrizione del pianto silenzioso della protagonista ("Semplicemente, senza che un solo angolo del suo volto si muovesse, e assolutamente in silenzio, iniziò a piangere, in quel modo che è un modo bellissimo, un segreto di pochi, piangono solo con gli occhi, come bicchieri pieni fino all'orlo di tristezza, e impassibili mentre quella goccia di troppo alla fine li vince e scivola giù dai bordi, seguita poi da mille altre, e immobili se ne stanno lì mentre gli cola addosso la loro minuta disfatta") ma il resto non mi ha lasciato granché. Mi ha dato fastidio la tecnica stilistica di riempire pagine intere senza virgole o punti fermi che facciano "respirare" la lettura, per non parlare di quanto abbia trovato inopportuna e fuori luogo la bestemmia presente a un certo punto in un flusso di pensiero (non sono un baciapile, anzi, ma quando le cose non hanno senso mi irritano fino al disgusto). Noiosa anche la parte sulle ferrovie. Non mi ha entusiasmato e non lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 5

    Ma tu li rileggi mai, i libri che hai letto ? - chiede lui.
    Di regola no, per paura di esserne delusa e rovinare l'incanto della prima volta. - rispondo io.
    Io invece si .... - e mi spiega i suoi perché.


    E il primo che mi viene voglia di rileggere, tra tanti, è proprio questo.
    Perché molti ...continua

    Ma tu li rileggi mai, i libri che hai letto ? - chiede lui. Di regola no, per paura di esserne delusa e rovinare l'incanto della prima volta. - rispondo io. Io invece si .... - e mi spiega i suoi perché.

    E il primo che mi viene voglia di rileggere, tra tanti, è proprio questo. Perché molti libri mi sono piaciuti, ma pochi ne ho amati, e, tra tanti, uno è proprio questo. Così scopro che per quanto io possa cambiare, per quanto il tempo, il dolore, l’amore, l'abitudine possano quasi rendermi irriconoscibile, quelle corde, le più intime, le sole da toccare, quelle vibrano a un solo tocco. Si ripete l’emozione della prima volta, ma ancora più profonda e consapevole; tocco ciò che mi ero limitata a sfiorare, con maturità e pieno desiderio, al di là delle attese e delle paure. Lui ed io ci accordiamo, combaciamo, ci comprendiamo. Amavo questo libro, l’ho amato di nuovo, in maniera diversa; ed è per questo che da lui, in qualche strana maniera, mi sento persino contraccambiata.

    "Accadono cose che sono domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde."

    "Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand'è troppo tardi.”

    “La strana intimità di quelle due rotaie. La certezza di non incontrarsi mai. L'ostinazione con cui continuano a corrersi di fianco.”

    ha scritto il 

  • 4

    "Le sue storie, tragiche o no, sono sempre bellissime e restituiscono al lettore il piacere della lettura negato, chissà perchè, magari in nome della tradizione, da certa nostra narrativa contemporanea. Questi suoi castelli sono fatti da molte storie, storie che per misteriosi leganti della fanta ...continua

    "Le sue storie, tragiche o no, sono sempre bellissime e restituiscono al lettore il piacere della lettura negato, chissà perchè, magari in nome della tradizione, da certa nostra narrativa contemporanea. Questi suoi castelli sono fatti da molte storie, storie che per misteriosi leganti della fantasia fanno il romanzo." (Fernanda Pivano)

    Che dire, più lo leggo e più lo apprezzo.

    ha scritto il 

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