Cathedral

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Publisher: Vintage

4.2
(2976)

Language: English | Number of Pages: 224 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , German , Chi simplified , Catalan , Chi traditional

Isbn-10: 0099449854 | Isbn-13: 9780099449850 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Raymond Carver said it was possible 'to write about commonplace things and objects using commonplace but precise language and endow these things - a chair, a window curtain, a fork, a stone, a woman's earring - with immense, even startling power'. Nowhere is this alchemy more striking than in the title story of Cathedral in which a blind man guides the hand of a sighted man as together they draw the cathedral the blind man can never see. Many view this story, and indeed this collection, as a watershed in the maturing of Carver's work to a more confidently poetic style.
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  • 5

    My Personal Italian Book Challenge: un libro ambientato in America

    Cathedral
    L'ho iniziato quasi con terrore reverenziale. Mi capita spesso con autori cult, stimati da tutti. Ho sempre paura di non esserne all'altezza, di non capirli, di sentirmi stupida e indegna di ...continue

    Cathedral
    L'ho iniziato quasi con terrore reverenziale. Mi capita spesso con autori cult, stimati da tutti. Ho sempre paura di non esserne all'altezza, di non capirli, di sentirmi stupida e indegna di leggere certe opere. Stavolta non è successo, anzi, tutt'altro. I racconti non sono nelle mie corde, lo sanno tutti, ma questi sono dei capolavori assoluti.

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  • 3

    Mondo di carta

    I racconti brevi non sono mai stati nelle mie corde. Ci ho provato con Carver, che a quanto pare è maestro in questo, ma non ha smosso nulla per farmi cambiare idea.
    Fluido nello stile grazie a una se ...continue

    I racconti brevi non sono mai stati nelle mie corde. Ci ho provato con Carver, che a quanto pare è maestro in questo, ma non ha smosso nulla per farmi cambiare idea.
    Fluido nello stile grazie a una semplicità invidiabile, l'autore mi ha però annoiato nella prima parte di questo libro, arrivando a perdere la mia attenzione. Se l'è riguadagnata grazie alla seconda, che m'è parsa più viva e meglio congegnata, sebbene non abbia mai realmente stimolato la mia partecipazione alle sue storie.
    L'aspetto positivo di queste pagine è quello di parlare di gente comune con problemi comuni, gente reale in un mondo di carta.

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  • 4

    E' come quando guardi un film a episodi o una serie TV in stile American Horror Story: percepisci che c'è qualcosa che lega gli episodi o le varie stagioni ma non riesci a spiegarti cosa. Un tradiment ...continue

    E' come quando guardi un film a episodi o una serie TV in stile American Horror Story: percepisci che c'è qualcosa che lega gli episodi o le varie stagioni ma non riesci a spiegarti cosa. Un tradimento, un bicchiere di spumante o piuttosto una mania? Boh! Quel che è certo è che questi racconti sono di un realismo disarmante, quasi che le situazioni raccontate fossero accadute a te che leggi. Un po' come se prendessi una matita, chiudessi gli occhi e cominciassi a disegnare una cattedrale.

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  • 3

    Mi rendo conto di essere un po' fuori dal coro: questi racconti mi ricordano tanto le atmosfere dei quadri di Hopper che amo tantissimo ma non mi piacciono altrettanto. Me ne faccio anche un po' un cr ...continue

    Mi rendo conto di essere un po' fuori dal coro: questi racconti mi ricordano tanto le atmosfere dei quadri di Hopper che amo tantissimo ma non mi piacciono altrettanto. Me ne faccio anche un po' un cruccio ma Carver non mi emoziona come Cheever e non me la sento proprio di valutarlo di più.

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  • 4

    Da una singola azione (o inazione) un'intera esistenza

    Ogni racconto è un’istantanea. Un fermo immagine di un pezzetto di vita, del quotidiano. Non sono vere e proprie storie, ma attimi. Piccoli momenti. Frammenti. E noi sbirciamo come da dietro a un vetr ...continue

    Ogni racconto è un’istantanea. Un fermo immagine di un pezzetto di vita, del quotidiano. Non sono vere e proprie storie, ma attimi. Piccoli momenti. Frammenti. E noi sbirciamo come da dietro a un vetro. I racconti di Carver parlano di rapporti umani e di umanità, di relazioni, di vita. Con semplicità mostrano più di quello che accade, mostrano quello che c’è dietro, che sta in profondità. Da delle piccole azioni, da un singolo momento si percepisce una vita intera. E tutto appare così chiaro. Visibile. Reale. Leggendo questi racconti mi sono venute in mente due parole: ineluttabilità e desolazione. (per questo credo sia meglio attendere lo stato d’animo adatto prima di leggerli. Credo anche che se li avessi letti anni fa non li avrei apprezzati nello stesso modo, forse non li avrei compresi). Una cosa è certa, Carver raccontando situazioni apparentemente semplici e trascurabili, quotidiane e reali riesce a mettere a nudo i sentimenti e i rapporti umani, ma senza parlarne apertamente e senza sentimentalismi. Da una singola azione (o inazione) un'intera esistenza.

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  • 3

    Se riuscissi ad arrivare allo sgabello, altissimo, di questo bar aperto e illuminato nella notte deserta mi sentirei ancora di più dentro il quadro di Hopper. In questi racconti c’è lo stesso sconsola ...continue

    Se riuscissi ad arrivare allo sgabello, altissimo, di questo bar aperto e illuminato nella notte deserta mi sentirei ancora di più dentro il quadro di Hopper. In questi racconti c’è lo stesso sconsolato, depressivo, blue mood dei paesaggi esterni interni dell’america dei vinti. Per fortuna ogni tanto, come nei quadri, una lama di luce taglia a fette il senso di perdita e produce una specie di epifania consolatoria. E’ poco, quasi mai sufficiente a trascinare le vite dei personaggi fuori da quel minimalismo che li rimpicciolisce progressivamente e rende sempre più difficile la salita sullo sgabello, altissimo, del bar.

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  • 5

    Simboli inesauribili

    “E' solo che, sapete, quando si scrivono racconti, i nostri peggiori nemici siamo solo noi stessi, capite? O siamo lì che mettiamo cose di cui non c'è davvero bisogno, di cui il lettore può fare benis ...continue

    “E' solo che, sapete, quando si scrivono racconti, i nostri peggiori nemici siamo solo noi stessi, capite? O siamo lì che mettiamo cose di cui non c'è davvero bisogno, di cui il lettore può fare benissimo a meno – possiamo infatti presumere che il lettore riempia i nostri vuoti da solo – oppure nascondiamo quel che conta sul serio. Insomma, secondo me qui c'è già tutto”. Da Il mestiere di scrivere

    Ti racconta cose possibili e reali, Raymond Carver. La sua voce è così intensa, autentica e specifica che le fa apparire come anomalie o epifanie o compimenti inevitabili. In questi racconti si possono ammirare l'eccellenza compositiva e la meraviglia stilistica dell'autore dell'Oregon, che dipinge un'anonima quotidianità di azioni e pensieri raccolta e rivelata nell'universalità e nella singolarità. Completezza di sguardo e profondità di dialogo perlustrano ambiguità e segreti dell'esperienza umana, ne suggeriscono forme inedite e sorprendenti, dietro a domande e risposte che sembrano scrutare sullo sfondo, da presenze silenziose. Carver scrive una mappa dell'essere umano per conoscere il dolore e cerca un modo di raccontare cosa farsene: perturbazioni emotive, verità parallele, catastrofi dimenticate, moralità nascoste, volontà sospese; desideri latenti, insicurezze ignote, contrasti intimi, smarrimenti essenziali. Dentro tracce, sintomi, ombre, echi e testimonianze della vita nella necessaria sopravvivenza, nell'imprendibile durata e nella progressiva marginalità, lo scrittore di Clatskanie colloca uno spazio esclusivo e implicito dove incontrare noi stessi e ritrovare l'unicità del carattere e la definizione di un senso condiviso, riconoscendo e scoprendo negli altri le molteplici parti interiori rimosse, negate e provvisoriamente perdute. Con Carver c'è un modo semplice e decisivo per uscire dal nulla e sentirsi finalmente vivi. Ovunque e in altro luogo.

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  • 4

    Cosa faremmo se una persona cieca ci chiedesse di descrivere una cattedrale? Saremmo davvero in grado di farlo al 100%? E se ci mettessimo a disegnarne una insieme, prima ad occhi chiusi e poi ad occh ...continue

    Cosa faremmo se una persona cieca ci chiedesse di descrivere una cattedrale? Saremmo davvero in grado di farlo al 100%? E se ci mettessimo a disegnarne una insieme, prima ad occhi chiusi e poi ad occhi aperti, saremmo poi in grado di riaprire gli occhi? Carver scrive un racconto breve ma intensissimo e davvero emozionante, facendoci capire che i nostri occhi a volte limitano e soffocano la nostra immaginazione.

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