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Cathedral

By

Publisher: Vintage

4.2
(2785)

Language:English | Number of Pages: 224 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , German , Chi simplified , Catalan , Chi traditional

Isbn-10: 0099449854 | Isbn-13: 9780099449850 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Raymond Carver said it was possible 'to write about commonplace things and objects using commonplace but precise language and endow these things - a chair, a window curtain, a fork, a stone, a woman's earring - with immense, even startling power'. Nowhere is this alchemy more striking than in the title story of Cathedral in which a blind man guides the hand of a sighted man as together they draw the cathedral the blind man can never see. Many view this story, and indeed this collection, as a watershed in the maturing of Carver's work to a more confidently poetic style.
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  • 4

    "Ma io ho continuato a tenere gli occhi chiusi. Volevo tenerli chiusi ancora un po’. Mi pareva una
    cosa che dovevo fare. “Allora?”, ha chiesto. “La stai guardando?” Tenevo gli occhi ancora chiusi.
    Ero ...continue

    "Ma io ho continuato a tenere gli occhi chiusi. Volevo tenerli chiusi ancora un po’. Mi pareva una
    cosa che dovevo fare. “Allora?”, ha chiesto. “La stai guardando?” Tenevo gli occhi ancora chiusi.
    Ero a casa mia. Lo sapevo. Ma avevo come la sensazione di non stare dentro a niente. “È
    proprio fantastica”, ho detto".

    Fantastico!

    said on 

  • 5

    Dodici racconti "minimalisti", in cui succede poco o niente che si possa considerare lontano dalla vita quotidiana.
    La bravura di Carver è proprio questa: la capacità di raccontare, lasciandoti la sen ...continue

    Dodici racconti "minimalisti", in cui succede poco o niente che si possa considerare lontano dalla vita quotidiana.
    La bravura di Carver è proprio questa: la capacità di raccontare, lasciandoti la sensazione di guardare più che di leggere.
    La sensazione è quella di vedere la vita altrui attraverso una finestra oppure una fotografia.
    Dodici racconti bellissimi: i tre migliori, a mio avvso, "Una Piccola Cosa Buona"; "Febbre" e "Cattedrale"

    said on 

  • 3

    La grandezza di Carver

    La grandezza di Carver,perdonatemi, io non l' ho colta.O quantomeno non in pieno.Carver non cerca mai di stupire,mai un colpo ad effetto.Descrive situazioni banali di gente banale,storie più o meno di ...continue

    La grandezza di Carver,perdonatemi, io non l' ho colta.O quantomeno non in pieno.Carver non cerca mai di stupire,mai un colpo ad effetto.Descrive situazioni banali di gente banale,storie più o meno di tutti i giorni.Mai situazioni piatte che si ribaltano clamorosamente.Piatte partono e piatte finiscono.Sono storie che appassionano, certo,si leggono facilmente e risultano gradevoli.Forse la grandezza sta proprio in questo.Ma io non sono abbastanza grande per coglierla.

    said on 

  • 3

    Letto e apprezzato

    fotografie di vita, disegni di destini come i nostri, istantanee che violano la privacy domestica pensieri e parole che inquadrano i dubbi e le speranze, o le illusioni spesso tradite, del vivere quot ...continue

    fotografie di vita, disegni di destini come i nostri, istantanee che violano la privacy domestica pensieri e parole che inquadrano i dubbi e le speranze, o le illusioni spesso tradite, del vivere quotidiano, ciao

    said on 

  • 5

    Quante inutili parole…

    Raccolta costituita da 12 racconti. Sono racconti di Raymond Carver. La recensione potrebbe concludersi qui. Gordon Lish, probabilmente, avrebbe tagliato anche quel “Raymond”, ritenendolo di troppo. U ...continue

    Raccolta costituita da 12 racconti. Sono racconti di Raymond Carver. La recensione potrebbe concludersi qui. Gordon Lish, probabilmente, avrebbe tagliato anche quel “Raymond”, ritenendolo di troppo. Un inutile orpello, messo lì solo per appesantire la prosa. Comunque, non è che posso scrivere un commento così breve: ne andrebbe della mia reputazione. Dirò, quindi, che i protagonisti di Carver sono uomini e donne comuni, che non ci sono eroi ed eroine nei suoi racconti - in nessuno manca l’alcol e in uno, l’ultimo, quello che dà il titolo alla raccolta, compaiono due spinelli, ma l’eroina non c’è mai. Ci sono, invece, lavoratori e lavoratrici e più di un disoccupato, e storie d’amore finite o soltanto interrotte o pronte per una svolta sostanziale; poi, quando si svolta, non è che si può sapere in anticipo se le cose andranno meglio o peggio (sapete com’è, no? Chi lascia la via vecchia per quella nuova ecc.) La cosa più bella di questi racconti, le frasi che più rimangono impresse, sono quelle non scritte. Insomma, la genialità di Carver - temo non si possa parlare che di genialità nel caso del vecchio Ray - sta proprio nel saper rivelare l’animo dei suoi personaggi scrivendo di un evento apparentemente insignificante. È la famosa teoria dell’iceberg di Hemingway. Carver quella teoria l’ha fatta propria e riesce ad applicarla con una nonchalance che lascia allibiti. Lo so, non sto dicendo niente di nuovo, mi sto solo dilungando per il gusto di rompervi le scatole. Avrei dovuto postare questo commento dopo aver messo il punto appresso al primo Carver e, forse, avrei perfino potuto eliminare quel “Raymond”, dopotutto. Però, giacché ci sono, vorrei dirvi un’altra banalità. Il bello di leggere Carver, è che ogni volta, immancabilmente, terminato un racconto rimani un po’ così, come dire, con lo sguardo inclinato verso un punto imprecisato fra la parete e il soffitto, più spesso verso l’angolo della stanza (ammesso che tu stia leggendo dentro una stanza, altrimenti chissà dove arriva quello sguardo!), e, insomma, rimani lì con il libro (o quello che è) in mano, guardi il vuoto e pensi a tutte quelle belle frasi non scritte - e, siccome non sono scritte, non è che tutti le possono leggere allo stesso modo: c’è chi le vede e chi no, chi ne vede mille e chi soltanto un paio; però il bello è starsene lì per qualche minuto a indagare le vite di quei personaggi appena conosciuti; a impicciarsi un po’, ecco. A guardare nel buco della serratura. Non per voyeurismo, si capisce, ma con la curiosità di un esploratore, con il piglio di un biologo che anziché guardare cosa succede all’interno delle cellule appoggiando l’occhio al mirino del microscopio, osserva, grazie alla lente della letteratura, i sommovimenti che agitano l’animo umano.

    Penso di essermi dilungato abbastanza. Confido che la maggior parte di voi abbia mollato già da un po’ questo inutile commento, però voglio dirvi (ai pochi superstiti) un’ultima cosa. Se non vi piacciono i racconti, andate a farv- No, scherzo. Se non vi piacciono i racconti, Carver potrebbe farveli piacere; sempre che siate disposti a leggere gli spazi bianchi fra le (inutili) parole. Concludo, per davvero stavolta, copincollandovi il 12° punto del dodecalogo intitolato “Consigli sull’arte di scrivere racconti” vergato da quel fessacchiotto di Roberto Bolaño: «[…] e leggete anche Cechov e Carver, uno dei due è il più grande scrittore di racconti che abbia dato questo secolo».

    PS: Lo so dai, sarebbe crudele lasciarvi così, senza avervi detto qual è stato il mio racconto preferito. Il mio racconto preferito è stato … Il mio racconto preferito è stato… Aspettate, mi è appena venuta un’idea. Anziché rivelarvi il racconto che mi è piaciuto di più, farò di meglio: vi svelerò quello che m’è piaciuto meno! Eeeee, il peggior racconto della raccolta è … rullo di tamburi … “Da dove sto chiamando”!

    PPS (for short stories addicted, only): Ma il pavone di “Penne”, non vi ha fatto istantaneamente pensare a Flannery O’Connor?

    said on 

  • 4

    "Un racconto non ha bisogno di arrivare al momento in cui si parla d'amore, per parlare d'amore."

    Comprato subito dopo aver finito di leggere Principianti, quasi con frenesia, con una voglia pazza di leggerlo subito. Invece ho aspettato un po' per immergermi di nuovo in queste istantanee di vita b ...continue

    Comprato subito dopo aver finito di leggere Principianti, quasi con frenesia, con una voglia pazza di leggerlo subito. Invece ho aspettato un po' per immergermi di nuovo in queste istantanee di vita banali e piatte in cui non succede nulla, perché, come dice Piccolo nella sua bellissima prefazione," le cose sono già accadute, o stanno per accadere". Più bello, secondo me, di Principianti.

    said on 

  • 3

    Qual è la differenza che intercorre tra minimalista e inutile? Cos'è che rende un'esistenza banalmente triste degna di essere raccontata?
    Son queste le domande che si pone il recensore di questa racco ...continue

    Qual è la differenza che intercorre tra minimalista e inutile? Cos'è che rende un'esistenza banalmente triste degna di essere raccontata?
    Son queste le domande che si pone il recensore di questa raccolta di racconti brevissimi di Raymond Carver, squarci di vite infelici, con un prima e un dopo vaghi e un durante che non ne modifica sostanzialmente il percorso.
    Insomma, se diamo per buona la definizione per cui ogni forma di narrativa è la storia di un cambiamento, quelli di Carver sono sostanzialmente racconti insignificanti perché di cambiamenti se ne vedono ben pochi. Le storie passano come spezzoni di film sconosciuti, intravisti facendo zapping la sera e presto abbandonati.
    Li tengono su la quadratura dei personaggi, anche se certi temi (alcolismo, disoccupazione, depressione, matrimoni fallimentari, malattie se non le cinque cose assieme) sono troppo ricorrenti, e l'onda di incomunicabilità che attraversa il libro da cima a fondo e lo compatta: a questo proposito l'idea di chiuderlo con l'unico racconto che viaggia in senso contrario e che non a caso gli dà il titolo, è sicuramente quella più azzeccata.
    Giudizio finale: benino.

    said on 

  • 4

    Non sono un appassionato di racconti, ma le istantanee di Carver sono una delle letture piu' appassionanti mai capitatemi per mano. Assolutamente irrinunciabile.

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  • 5

    Non leggo spesso libri di racconti, anzi in passato li ho sempre sistematicamente evitati.
    Mi trovo meglio quando mi immergo in un romanzo, anche un romanzo che non abbia magari una trama ben definita ...continue

    Non leggo spesso libri di racconti, anzi in passato li ho sempre sistematicamente evitati.
    Mi trovo meglio quando mi immergo in un romanzo, anche un romanzo che non abbia magari una trama ben definita o composto da storie parallele; ha pur sempre un'omogenità, un filo conduttore, che in una raccolta di racconti manca... e non saprei spiegare bene perché mi manca o perché ne senta il bisogno.
    Forse è, banalmente, che faccio un po' fatica a entrare in una storia, a prendere confidenza con il narratore, con l'ambientazione, i personaggi. Con i racconti bisogna ogni volta ricominciare daccapo.
    Devo dire che questo, con i racconti di "Cattedrale", non è successo.
    Carver fa scivolare il lettore immediatamente nella scena. Il suo stile è nitido, limpido, asciutto e fotografico. Praticamente perfetto.
    I racconti hanno anche una certa omogeneità di stile e contenuti che conferiscono senso e spessore all'opera; in alcuni prevale forse una visione negativa, fragili equilibri che si rompono, drammatici cambiamenti che avvengono in modo quasi casuale, vite disperate e terribilmente "normali", "quotidiane", in cui si consumano tragedie grandi e piccole.
    Ma a tratti compaiono spiragli di speranza, brevi ma intensi contatti umani, in grando di risollevarci (anche solo per un attimo?) dal male di vivere.

    Credo che dovrò riconsiderare il genere racconto, genere che ho finora trascurato ritenendolo erroneamente minore, e leggere non solo altre opere di Carver, ma anche altre raccolte di racconti in generale.

    [Mentre leggevo continuavano a passarmi davanti le immagini del film di Altman "America Oggi", anche se poi ho riconosciuto solo un racconto rappresentato nel film. Film splendido, tra l'altro, che credo interpreti Carver egregiamente.]

    said on 

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