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Cattedrale

Racconti

By Raymond Carver, Riccardo Duranti (Translator)

(1925)

| Paperback | 9788887765618

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Book Description

"Non era solo il fatto di passare intere serate svegli fino a tardi, o di esserci trovati più volte in situazioni curiose, a fare di noi una coppia di amici. Erano le storie. Le storie e il fatto di raccontarcele. Ray mi incoraggiava calorosamente ad andare avanti con la mia scrittura, e da parte miContinue

"Non era solo il fatto di passare intere serate svegli fino a tardi, o di esserci trovati più volte in situazioni curiose, a fare di noi una coppia di amici. Erano le storie. Le storie e il fatto di raccontarcele. Ray mi incoraggiava calorosamente ad andare avanti con la mia scrittura, e da parte mia ricordo con che emozione lo ascoltai una volta leggermi alcuni dei suoi racconti. Fui immediatamente convinto che erano qualcosa di nuovo e al tempo stesso destinato a durare nel tempo: una novità che sarebbe rimasta tale per sempre. Per quanto i precedenti racconti di Carver fossero belli, questi erano persino migliori, più luminosi, più misteriosi, ti colpivano diritti al cuore." (Tobias Wolff)

Critics

  • Cattedrale

    Cattedrale, di seguito riportiamo la trama e la presentazione dell'editore. "Non era solo il fatto di passare intere serate svegli fino a tardi, o di esserci trovati più volte in situazioni curiose, a fare di noi una coppia di amici. Erano le storie. ... (read full critics)

    Qlibri published on Tue, 23 Nov 2010

23 Reviews

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  • 5 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    One more for the road

    Ho finito Cattedrale, in un paio di giorni, complice una mattinata da nullafacente o quasi e una lunga attesa dal dottore.
    Commenterò più il contenuto e il mood generale dei racconti che la tecnica di scrittura.
    Raymond Carver 
secondo me in tutti i racconti parla di una sola cosa: la sua disperazi ... (continue)

    Ho finito Cattedrale, in un paio di giorni, complice una mattinata da nullafacente o quasi e una lunga attesa dal dottore.
    Commenterò più il contenuto e il mood generale dei racconti che la tecnica di scrittura.
    Raymond Carver 
secondo me in tutti i racconti parla di una sola cosa: la sua disperazione disperata dovuta all'alcolismo. 
Alcolismo provocato certamente da mille e drammatici motivi, o forse solo dalla sua debolezza, come per tutti gli addicted. 

    Non si legga in questo mio parere moralismo, in certo modo so di cosa parla/parlo.
    Racconti basati sul disastro dell'alcolismo e buco nero precedente e conseguente sono una di quelle cose che si possono leggere - analizzare -apprezzare fondamentalmente con due approcci diversi --> 

    A) Approccio Esterno, per tua fortuna non sei toccato direttamente e personalmente da drammi personali di perdita, abuso, dipendenza e via soffrendo, in questo caso sei un Entomologo. 
Cioè studi, leggi e ti appassioni a drammi altrui, ne vedi in trasparenza situazioni che ti sembrano più generali, ne tiri conclusioni sociologiche della serie "Che tempi, che drammi..." 

    B)Approccio Interno: le forti esperienze della tua vita ti hanno messo in risonanza con l'Autore, ma questo non vuol dire che ti piaccia-apprezzi ciò che scrive, anzi nel mio caso il contrario. 

    Pietismo, mondo tutto nero, persone orribili, silenzi blindati, sguardi persi, volontà inesistenti, sozzura e degrado a gò, gò
    .... ma vaffanculo R.C. mi hai rotto i cabbasisi!!
    Certo scrivi bene alcuni dialoghi, in modo freddo e preciso, ma in maniera raffinata giochi coi sentimenti e le emozioni dei tuoi lettori costruendo un AntiDisneyland uguale e contraria, un villaggio vacanze all inclusive per sensi di colpa in libera uscita, una spalla su cui piangere delle bassezze umane dei tuoi villains e nostre. 

    Certo che in fondo alla bottiglia anche una coppia di white trash con il calco dentario mostruoso sulla mensola sembra perfetta, ma a te. 

    E sei fai morire un bimbo il giorno del suo compleanno non hai bisogno di Muse Ispiratrici per toccare tutte le corde. 

    E la venditrice di vitamine un pò mignotta cosa ci rappresenterebbe, la difficoltà dei rapporti umani in questi arsi e riarsi tempi nostri? 

    Del disoccupato sul divano non parlo manco sotto tortura.
    Il vecchio che prende il treno senza scarpe quale vuoto dovrebbe rappresentare?
    E se si è stati toccati dal racconto Cattedrale vero e proprio allora inviterei ad andare all'Istituto dei Ciechi di Milano dove una efficacissima e commovente "installazione" ti fa capire veramente cosa vuol dire vivere nel buio per mezz'ora, ma fidatevi è sufficiente e batte qualsiasi RC.

    Insomma Cattedrale per me è 
pornografia emotiva ad effetto,
esercizio scolastico col trucco. 

    La sovraesposizione delle emozioni e dei sentimenti è tipica dell'addicted, e gustata dal voyoeur, o Entomologo.

    Non penso a Carver come ad un Entomologo, lui è sincero, certo. 

    Il mio era più un discorso su chi lo apprezza: Coinvolto ( nel senso di avere avuto esperienze umane in qualche modo assimilabili) o Osservatore. 
Io sono un Coinvolto e trovo il suo "trattamento" dei fatti insopportabile e compiaciuto. 

    Un alcolizzato parla solo di bere, un tossico parla solo di farsi, la vita è un posto orribile. 

    Se Carver non avesse bevuto avrebbe scritto di altri temi? Credo di si. 

    A me hanno colpito i contenuti e non la forma, peraltro in certi punti apprezzabile.

    Si capisce che non mi è piaciuto?
    Sperando di non aver offeso i sentimenti-gusti altri.

    Colonna sonora: 2 album molto migliori del libro, anche se a tema -->
    Lou Reed - Berlin
    Tom Waits - Frank wild years

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    Fra Rocc said on Dec 9, 2011 | 4 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Io il lavoro l'avevo e Patti no. Lavoravo qualche ora la notte all'ospedale. Un lavoro da niente. Facevo delle cose, firmavo la scheda per otto ore, andavo a bere con le infermiere. Dopo un po' anche Patti volle lavorare. Disse che il lavoro le serviva per una questione di dignità. Così, cominciò a ... (continue)

    Io il lavoro l'avevo e Patti no. Lavoravo qualche ora la notte all'ospedale. Un lavoro da niente. Facevo delle cose, firmavo la scheda per otto ore, andavo a bere con le infermiere. Dopo un po' anche Patti volle lavorare. Disse che il lavoro le serviva per una questione di dignità. Così, cominciò a vendere polivitaminici porta a porta.

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    Luca Leone said on Nov 28, 2011 | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Di cosa parliamo quando parliamo di Carver

    Finalmente so chi è Carver.
    Non l'avevo ancora letto, ma ora che l'ho fatto, mi viene un po’ difficile parlare di questi racconti di Cattedrale. Non ho intenzione di assegnare stellette a questa raccolta, non sarebbe onesto: ogni racconto meriterebbe un “punteggio” a se’, almeno quanto a potere ev ... (continue)

    Finalmente so chi è Carver.
    Non l'avevo ancora letto, ma ora che l'ho fatto, mi viene un po’ difficile parlare di questi racconti di Cattedrale. Non ho intenzione di assegnare stellette a questa raccolta, non sarebbe onesto: ogni racconto meriterebbe un “punteggio” a se’, almeno quanto a potere evocativo della scrittura, che nel mio caso, rappresenta il metro di giudizio di riferimento.

    Facendo una considerazione generale, trovo lo stile scarno, asciutto, essenziale, in netto contrasto con l’abisso di disperazione, di rassegnazione, di solitudine dei personaggi che vivono – o meglio, osservano la vita – nelle pagine di questi racconti. Devo dire che inizialmente mi ha urtato un po’ l’uso del passato prossimo, invece del passato remoto, nella narrazione. Il nostro gusto è stato educato a riconoscere il passato remoto come tempo della narrazione, del fatto compiuto, della una storia finita. Non so se, nel caso di Carver, sia stata una scelta del traduttore, quella di adoperare il tempo dell’incompiutezza, dell’azione che ancora non si è chiusa, nella versione italiana. Fatto sta che alla fine, questa scelta si è rivelata funzionale a restituire l’atmosfera sfatta di vite vissute sempre un po’ al margine, o sull’orlo di un baratro.

    In più, altra cosa che mi è balzato agli occhi è che nei racconti di Carver non accade nulla: non sono storie che ti tengono col fiato sospeso, niente colpi di scena ne’ effetti speciali. Eppure qualcosa c’è, ed è anche forte, anche se non immediatamente riconoscibile. In ogni racconto c’è il momento dell’epifania, della rivelazione, della presa di coscienza che determina la svolta che paradossalmente lascia immutato il proprio destino. E’ impossibile, per i personaggi di Carver, sottrarsi a se stessi, per mancanza di volontà, di forza, di convinzione. Perchè siamo fatti così.

    Sono cinque i racconti che mi hanno colpita di più:
    Penne – trasfigurazione al contrario della bellezza, un pavone fautore dell’epifania che determina la svolta fatale nella vita dei protagonisti. Mi ha fatto molto pensare a Il quinto figlio di Doris Lessing...
    Lo scompartimento – altra epifania, altro momento di presa di coscienza talmente improvviso e forte da cambiare – o lasciare inalterato – il destino del protagonista.
    Una cosa piccola ma buona – l’inspiegabilità di una tragedia che si tenta di sopportare con la vicinanza di altri essere umani.
    Da dove sto chiamando – la dipendenza dall’alcol usata come metafora del bisogno di legami che non siamo in grado di tenere vivi.
    Cattedrale – un cieco che presta i suoi occhi al cinismo rassegnato di un uomo comune della middle class americana.

    Ecco, l’ho fatto. Ho parlato di Carver. Mio Dio, che fatica che m’è costata!

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    cinzia said on Feb 16, 2012 | Add your feedback

  • A un corso di scrittura creativa ho sentito parlare della differenza che passa tra lo spiegare e il narrare. Dicevano che un bravo scrittore non spiega mai. Ecco, Carver non spiega niente, eppure svela il mistero delle emozioni. Se esistesse un algoritmo per spiegare l'animo umano probabilmente lo a ... (continue)

    A un corso di scrittura creativa ho sentito parlare della differenza che passa tra lo spiegare e il narrare. Dicevano che un bravo scrittore non spiega mai. Ecco, Carver non spiega niente, eppure svela il mistero delle emozioni. Se esistesse un algoritmo per spiegare l'animo umano probabilmente lo avrebbe inventato lui, per scrivere questi racconti.

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    Carlotta said on Feb 16, 2012 | Add your feedback

  • a metà

    è la raccolta migliore secondo alcuni, all'inizio ci ero rimasto male, dei racconti presenti per me sono stati inediti solo 4, gli altri erano riletture, alcune piacevoli altre meno. Piacevoli sorprese la briglia e il treno, il finale enigmatico de la cattedrale, peccato per il prezzo troppo alto ne ... (continue)

    è la raccolta migliore secondo alcuni, all'inizio ci ero rimasto male, dei racconti presenti per me sono stati inediti solo 4, gli altri erano riletture, alcune piacevoli altre meno. Piacevoli sorprese la briglia e il treno, il finale enigmatico de la cattedrale, peccato per il prezzo troppo alto nell'edizione einaudi.

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    Giok91 said on Feb 14, 2012 about the Hardcover edition | Add your feedback

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