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Cattiva maestra televisione

Di ,

Editore: Donzelli

3.8
(411)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 96 | Formato: Altri

Isbn-10: 8879892592 | Isbn-13: 9788879892599 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Education & Teaching , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    Ladra di tempo

    "Una democrazia non puo' esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o piu' precisamente non puo' esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sara' pienamente scoperto. Dico cosi' perche' anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del pot ...continua

    "Una democrazia non puo' esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o piu' precisamente non puo' esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sara' pienamente scoperto. Dico cosi' perche' anche i nemici della democrazia non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni piu' pericolose. Ma allora sara' troppo tardi." Il profetico Karl Popper.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro eccezionale, sia nell'analisi che nella soluzione di una patente a punti per fare televisione. Ancora una volta Popper si mostra lungimirante capendo al meglio la società che popola questo pianeta.


    Per quanto mi riguarda non vedo più la televisione (eccezion fatta per le partite di ...continua

    Libro eccezionale, sia nell'analisi che nella soluzione di una patente a punti per fare televisione. Ancora una volta Popper si mostra lungimirante capendo al meglio la società che popola questo pianeta.

    Per quanto mi riguarda non vedo più la televisione (eccezion fatta per le partite di calcio) da qualche anno, leggere questo libro ho rafforzato questa mia attitudine che non intendo in alcun modo variare.

    Voto: 8/10

    ha scritto il 

  • 3

    Di facile lettura questo breve saggio sull'importanza educativa della televisione.
    Naturalmente essendo un'opera di divulgazione non ha molto spessore e alla fine quello che c'è scritto non è una sorpresa.

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante libretto, composto da:
     un’ampia ma non inutile introduzione di Giancarlo Bosetti al pensiero popperiano (forse un po’ troppo incentrata sul tentativo di dimostrare che Popper “non è di destra”);
     un breve ma vivace articolo (un appello) di Popper sulla necessità di una ...continua

    Interessante libretto, composto da:
     un’ampia ma non inutile introduzione di Giancarlo Bosetti al pensiero popperiano (forse un po’ troppo incentrata sul tentativo di dimostrare che Popper “non è di destra”);
     un breve ma vivace articolo (un appello) di Popper sulla necessità di una “patente” e di un ordine professionale per operatori televisivi (sulla falsariga di quanto avviene per i medici, ma in una rigorosa accezione anglosassone), in considerazione del ruolo educativo del mezzo televisivo e della sua influenza nella formazione della personalità durante l’età dello sviluppo;
     uno studio sociologico succinto ma convincente sulla perniciosa influenza della televisione sui bambini (John Condry: “Ladra di tempo, serva infedele”, imho le pagine più interessanti);
     due brevi messaggi di Giovanni Paolo II (il pontefice più mediatico della storia), riportati per la loro assonanza con quanto reclamato da Popper (responsabilità dei professionisti della televisione e necessità di un codice etico fissato dall’autorità pubblica), pur in un’ottica religiosa;
     un’interessante giustificazione dell’appello popperiano per un intervento pubblico che regoli l’attività televisiva (Raimondo Cubeddu: “Filosofia politica, democrazia e informazione”), che sostanzialmente riconduce tale posizione nel solco del liberalismo classico sulla base dell’importante considerazione che “l’opinione pubblica è una forma di potere non responsabile, e dunque assai pericolosa da un punto di vista liberale”;
     un raro mea culpa francese sui ritardi (superiori solo a quelli italiani) nel riconoscere l’influenza del pensiero popperiano - da loro (e da noi) essenzialmente ignorato sino alla fine degli anni ottanta a causa del suo acceso anticomunismo.

    Poco di nuovo e principalmente riferito al sistema televisivo americano, ma non manca di interesse - anche perché lucidamente esposto.
    L’accento è essenzialmente sul contenuto di violenza dei programmi televisivi e sul suo effetto sui bambini.

    Divagazioni:
    Io sono marxista, tendenza Groucho (“Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l'accende, vado in un'altra stanza a leggere un libro”).
    Sul pericolo della televisione si sono versati fiumi di inchiostro, perlopiù in connessione con Mr. B ed il ruolo delle sue tv nella sua conquista del potere.
    Popper insiste invece sul carattere (dis)educativo della televisione, che sottopone i bambini ad un’overdose di violenza (e Popper ritiene che la violenza sia la contraddizione della società aperta).
    Personalmente, ritengo che il male maggiore della TV consista sì nel suo ruolo diseducativo, ma in termini più generali. Banalmente, ritengo che sia dannosa una tv che insegna che apparire è un valore in sé.
    È dannosa una tv che insegna che essere giovani e belli basta per diventare qualcuno (con il corollario che quando non lo sei o non lo sei più diventi nessuno), senza fare sforzi per crescere e migliorarsi.
    È dannosa una tv che insegna che cultura è sapere se “fatti tuoi” sia condotto da Fazio o da Bonolis (in un’autoreferenzialità delirante) e tale “cultura” premia con migliaia di euro, producendo emulazione ed un modello di vita che non premia l’impegno e la crescita personale.
    È dannosa una tv che insegna che l’obiettività non esiste e che tutto e tutti hanno uguale dignità; che la velina ed il calciatore possono essere maître à penser e modelli da seguire.
    È dannosa una tv che insegna che la superficialità e l’avvalorare i luoghi comuni pagano più di un’analisi critica ragionata e di una selezione accurata delle fonti.
    È dannosa una tv che insegna che l’acquisizione di beni materiali è lo scopo supremo della vita e che generalmente non evidenzia alcun collegamento tra valori terminali (la felicità) – perlopiù assoluti, nel senso etimologico del termine - e valori strumentali (l’onestà, il sacrificio, l’altruismo, il senso civico), allorché nei casi peggiori il collegamento è addirittura con strumenti dall’evidente disvalore (la furbizia, lo sfruttamento, il cinismo).
    Insomma, Mr B ha fatto danni all’Italia ben prima di entrare in politica. Li ha fatti quando ha introdotto una televisione commerciale becera e pornografica che ha emarginato la produzione televisiva intesa ad istruire ed educare (che poi dica che la sua televisione non esige alcun canone dagli italiani è menzogna suprema: in realtà attraverso l’aumento della pubblicità e di conseguenza dei costi dei prodotti, un canone lo paghiamo tutti, anche chi non guarda le televisione).

    Temo che vi sia una contraddizione nel riconoscere che agli inizi la televisione offriva programmi di qualità (grazie alla virtuale assenza di competizione, essendo le prime emittenti essenzialmente pubbliche) e confutare la tesi che le tv commerciali offrano al pubblico ciò che l’utenza vuole. Le tv commerciali hanno avuto successo ed hanno costretto anche le tv pubbliche ad adeguarsi al loro livello di pornografia culturale - per sopravvivere - proprio perché offrivano un prodotto che era preferito dal pubblico. Così, temo abbia ragione chi sostiene che le tv danno al pubblico ciò che esso domanda, checché ne pensi Popper. Basti pensare allo spread di audience tra i (rari) programmi culturali ed i più beceri programmi di intrattenimento. Panem et circenses, siamo sempre lì. Sia nel senso che il potere è interessato a “coprire con il rumore” i reali problemi (per dirla con Eco), sia nel senso che questo è davvero ciò che vuole il più vasto pubblico: instupidirsi e non pensare ai problemi. Compresa l’educazione dei figli, lasciata alla cattiva maestra televisione e sottratta alla scuola in nome di una malintesa bimbolatria – scuola che pur non dovrebbe abdicare a tale compito senza neanche combattere, ma tant’è… la lotta contro il concetto di autorità - da sempre combattuta in Italia - dal dopoguerra è stata facilitata dall’associazione con il fascismo, nel 68 ha trovato un fondamento ideologico e negli ultimi 40 anni ha trovato nutrimento nel decadimento delle istituzioni, non ultima la famiglia. Ormai l’unica autorità riconosciuta è proprio la televisione, del resto ritenuta sempre più “democratica” - in una società che confonde democrazia con demagogia.

    ha scritto il