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Cecenia

Il disonore russo

Di

Editore: Fandango Libri

4.4
(296)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 888751755X | Isbn-13: 9788887517552 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Nobé , A. Bracci

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Crime , History , Political

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Descrizione del libro
Anna Politkovskaia è stata più di quaranta volte in Cecenia per seguire laguerra, la seconda che questa piccola repubblica caucasica ha subito in diecianni. Ha vissuto con i ceceni, condiviso il loro calvario. Incurante deirischi e delle minacce, ha continuato a voler raccontare il conflitto, hatestimoniato dei saccheggi, degli stupri e degli omicidi perpetrati daimilitari russi, e di come i combattenti ceceni stiano annegando nelladelazione e nei regolamenti di conti. Il "viaggio all'inferno" di AnnaPolitkovskaia è un duro atto d'accusa contro la società russa, colpevole ditacere o acconsentire al genocidio, e contro il presidente Vladimir Putin, cheha bisogno di un nemico per far dimenticare i problemi reali del suo paese.
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  • 4

    La lente di ingrandimento sulla storia di una regione che ci fanno sbriciare soltanto dal buco della serratura. La politkosvskaja ha il gusto della cronista, potrebbe dirti con lo stesso tono “il ...continua

    La lente di ingrandimento sulla storia di una regione che ci fanno sbriciare soltanto dal buco della serratura. La politkosvskaja ha il gusto della cronista, potrebbe dirti con lo stesso tono “il pranzo è servito” oppure “mi hanno squarciato la gola”, c’è uno sforzo in termini di rigore e oggettivita che si respira nella cornice dell’iper testo. Non è la scrittura perfetta, ma il messaggio è devastante. Libro scomodissimo, cominci a farti delle brutte domande, se sia peggio la qualità o la quantità nel vomitevole spettro di azioni che, questa fra le tante guerre, ha generato; il primo pensiero che ci viene in mente alla parola cecenia è la strage di beslan (che poi manco è ancora chiaro se era tutta farina cecena), apoteosi quasi epica della crudeltà umana, di fronte all’aver annichilito completamente almeno una generazione di questo popoli, condannato non sola dalla miseria ma dalla continua minaccia, un futuro sbarrato di acciaio,ci si chiede cosa sia peggio. Di questa gente, come l’autrice, dovremmo portare il santino sul cruscotto, i veri martiri che questo nuovo secolo ci ha regalato, dei missionari. Ed è questo l’altro grande disagio che questo volumetto trasmette, quanto alcune persone sono disposte a rischiare tutto pur di portare a termine quello in cui credono, quanto siamo immobili, invece noi, per non perdere pochi euro, la nostra dignità, il nostro culo nel burro. Sullo sfondo quella personcina a modo di Putin, puttaniere spietato, il rockerduck del nuovo millennio, per il quale un nostro boss mafioso è come uno stagista alle prime armi. Una nazione sconfinata nascosta e intorpidita sotto i colpi di un gatto a nove code di velluto che non fa rumore. Direi che il prossimo passo per l’apocalisse è orgnizzare il prossimo reality dei famosi in un villaggio ceceno.

    ha scritto il 

  • 5

    Molto interessante!

    Un testo assolutamente da leggere! Mi ha chiarito una situazione di cui non si sente mai parlare, pur essendo gravissima. Volevo capire qualcosa sulla Russia post comunismo e devo dire che questo ...continua

    Un testo assolutamente da leggere! Mi ha chiarito una situazione di cui non si sente mai parlare, pur essendo gravissima. Volevo capire qualcosa sulla Russia post comunismo e devo dire che questo libro ha soddisfatto in pieno le mie aspettative. Ovviamente leggerò anche gli altri della Politkovskajia. Riguardo il valore dell'autrice ho una sola parola: incommensurabile!

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo aver letto “Proibito parlare” e “Un piccolo angolo d’inferno” mi piace ricordare Anna con le parole di un filoso francese suo amico:

    “Anna Politkovskaja era una creatura rara, con ...continua

    Dopo aver letto “Proibito parlare” e “Un piccolo angolo d’inferno” mi piace ricordare Anna con le parole di un filoso francese suo amico:

    “Anna Politkovskaja era una creatura rara, con un coraggio fisico e morale da lasciare a bocca aperta. E, come tutti gli eroi, aveva una modestia e un umorismo sorprendenti. (…) Anna Politkovskaja è morta inutilmente? Lei ha suonato le campane a martello, affinché il mondo democratico sapesse e reagisse. (…) Morta per niente? Morta per noi. Noi occidentali, che non l’abbiamo saputa leggere, né proteggere. Questo niente, per cui lei ha dato la vita, siamo noi. Sensibile al dolore degli oppressi, incorruttibile, glaciale di fronte alle nostre compromissioni, Anna è stata, ed è ancora un modello di riferimento. Ben oltre i riconoscimenti, i quattrini, la carriera: la sua era sete di verità, e fuoco indomabile”.

    [André Glucksmann]

    ha scritto il 

  • 4

    che botta

    Ragazzi che botta. Anzi, qui è una botta enorme a ogni pagina, a ogni riga. E la cosa grave è che non sappiamo nulla di questo genocidio che è a poche centinaia di km. Ma finchè avremmo bisogno ...continua

    Ragazzi che botta. Anzi, qui è una botta enorme a ogni pagina, a ogni riga. E la cosa grave è che non sappiamo nulla di questo genocidio che è a poche centinaia di km. Ma finchè avremmo bisogno del gas della Russia Putin e tutta la sua cricca rimarrà impunita

    ha scritto il 

  • 5

    Tutto assurdamente reale

    Tramite piccoli, terribili squarci della vita nella Cecenia in guerra la Politkovskaja non racconta una storia, racconta un modo di vivere che è in sé reale e incredibile. Il vissuto di un popolo ...continua

    Tramite piccoli, terribili squarci della vita nella Cecenia in guerra la Politkovskaja non racconta una storia, racconta un modo di vivere che è in sé reale e incredibile. Il vissuto di un popolo in trappola che deve fare semplicemente da capro espiatorio. Ci sono nomi, fatti, situazioni, non puoi pensare che non sia vero. Nessuno viene risparmiato, nemmeno la giornalista stessa. Per poter capire devi spostare i limiti del concetto di umanità, oltre i confini che avevo sempre immaginato.

    ha scritto il 

  • 5

    Cecenia, il disonore russo, ovvero "La forza della parola testimone"

    "Uno dei più grandi documenti letterari del nostro tempo per capire la futilità di ogni conflitto", scrive Roberto Saviano nella sua pregnante e partecipata introduzione al testo della ...continua

    "Uno dei più grandi documenti letterari del nostro tempo per capire la futilità di ogni conflitto", scrive Roberto Saviano nella sua pregnante e partecipata introduzione al testo della Politkovskaja. Entrambi testimoni, Saviano e la Politkovskaja smembrano ed analizzano le infernali macchine del fango che nascondono la truce verità di una violenza sconvolgente disarmando chi, di quella verità, si fa portavoce. Entrambi di fronte a forze schizofreniche che non solo dissimulano le atrocità in corso, ma simulano, per sostituzione, gloria ed onore. Laddove c'è soltanto disonore, fosse della camorra o, nel caso specifico, della Russia di Putin. Questo è un punto. Ma quello che io voglio che risalti di Anna Politkovskaja non è tanto che i suoi reportage -dettagliatissimi reportage, se si vuole davvero cercare di venire in aiuto delle vittime- qui coordinati in un libro, rappresentino, ed è indubbio, una letteratura di altissimo livello. Quello che qui voglio che risalti è che questa donna, con una consapevolezza e una tenacia che è di pochi, donne e uomini, giusti, ha vissuto il dolore della violenza perpetrata con crudeltà e senza ragione, senza senso immediato, nella propria anima, nei pensieri e nei sentimenti di ogni giorno. Non troverete una giornalista che racconta storie di un potere disumano e deragliato da un cannocchiale della mente che sta distante, anche se presente sul luogo della carneficina, da quanto riportato. Troverete, leggendo, la mente e l'anima di una giornalista che, nell'atto doveroso di riportare i fatti (quante volte, prima di tutto, inizia con il suo "Ecco i fatti:"!), cerca con l'aiuto di interviste a vittime e carnefici di portare allo scoperto la logica perversa che si cela dietro il disonore russo; una donna che soffre e non si abitua alla distruzione di corpi, case, anime: riportato ciò che resta del fatto, il reportage tenta di sviscerare il male alla radice, esponendolo all'opinione pubblica, scaraventandolo nelle coscienze dei lettori, espugnando la fortezza, in apparenza invincibile, da cui promana. Non è un esercizio letterario, quello della Politkovskaja! Trovo cinici, ma forse, mi illudo, solo ingenui e disinformati, i commenti e le recensioni di coloro che, di ciò che la giornalista assassinata ha scritto, sostengono essere stralci di giornale, appunti mediocri, corpus di testi aggregati per vendere, prosa letteraria che ambisce ad universale e via delirando. Ma, dico, lettore folle, se anche fosse tutta letteratura, e dovesse essere giudicata sotto questo aspetto, non ti poni l'idea, il dubbio, la circostanziata ipotesi che dietro questi testi ci sia stato veramente quanto raccontato? Perché, nel caso, basterebbero due pagine di lettura per rabbrividire e per provare un po' di empatia, tremando di fronte a quanto uomini vicini per spazio e per tempo stanno facendo ad altri uomini. Le parole di Anna sono pietre scagliate dentro la nostra coscienza per consentirle di rimanere disturbata, cioè, non intorpidita, attenta. Per farci leggere che cosa succede in Cecenia, per esempio attraverso le pagine di Internazionale, che ogni tanto si occupa di quanto accade. Per renderci, è il minimo, lo so, presenti al nostro tempo, non indifferenti alla nostra storia. Sta alla sensibilità di ognuno leggere quanto scritto dalla Politkovskaja: non giudico, né so come intervenire direttamente. So però, questo è il messaggio ricevuto, che è mio compito evitare di non sapere. Ritornando al quid del testo, esso è importante perché Anna è una giornalista professionista che, nell'accertare ogni minimo dettaglio di un fatto, lo fa con la fermezza di non escludere nessun punto di vista. C'è la vittima e ci sono i potenziali carnefici. Sono, gli uni e gli altri, esseri umani. Di fatto, burattini gettati in un vortice di anomia e amoralità da burattinai che stanno altrove. Anche chi compie i massacri si trova, nel breve, a non comprendere più nulla dell'umana natura. La violenza senza margini è violenta anche su chi la produce. Eppure, non è la violenza in sé, che è un mezzo, a preoccupare Anna. E' l'odio ciò che si deve temere. L'odio generato dal non senso delle torture, della morte, dei processi kafkiani, della mostruosità dei media mentitori, dell'indifferenza dei vicini... un odio che dalla Cecenia si infiltra nella Mosca per bene, nei quartieri di periferia, ma anche in quelli della ricca borghesia. Un odio diffuso che legittima il disumano, come è accaduto tante volte nella storia dell'uomo, che è storia di barbarie interrotta da umanità. Un altro elemento importante di questo 'resoconto' è l'analisi, sociologica ed antropologica, del popolo ceceno (o, meglio, delle diverse tribù, e delle relative articolazioni odierne), aiuto prezioso per chi studia la storia dei popoli e, sicuramente, informazione essenziale per negoziatori ed attivisti, tanto per l'adesso, quanto per il futuro, dovesse mai, questo infinito delittuoso conflitto, terminare. Intanto, a causa della sua testimonianza in questo teatro e in altri non meno urgenti, Anna è morta assassinata. Qualcuno, a Mosca e in Cecenia, ha ripreso, con tutti i rischi del caso, il suo testimone. A maggior ragione non dobbiamo, non si può, dimenticarla. E tutto il resto è letteratura.

    ha scritto il