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Cecità

By Jose Saramago

(204)

| Audio CD | 9788807735158

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Book Description

In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione perde la vista per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito dal male è come avvolto in una nube lattiginosa... Un romanzo fantastico giocato sulla metafora della cecità dove gli Continue

In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione perde la vista per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito dal male è come avvolto in una nube lattiginosa... Un romanzo fantastico giocato sulla metafora della cecità dove gli istinti bestiali, la ferocia irrazionale, la sopraffazione gratuita si rivelano i tratti tipici della natura umana.

1929 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Difficile non definire quest'opera di Saramago davvero un ottimo romanzo, tuttavia mi astengo dal definirlo capolavoro perche'ho avuto anche io alcune perplessità sulle scelte stilistiche del Nobel portoghese. I suoi continui commenti, intromissioni, ...(continue)

    Difficile non definire quest'opera di Saramago davvero un ottimo romanzo, tuttavia mi astengo dal definirlo capolavoro perche'ho avuto anche io alcune perplessità sulle scelte stilistiche del Nobel portoghese. I suoi continui commenti, intromissioni, detti e proverbi nella narrazione dei fatti spesso finiscono con l' appesantire la materia.E'come se Saramago avesse voluto guidarci lui stesso nel racconto non favorendoci tuttavia la lettura.
    Nonostante tutto questo rimane uno di quei libri su cui si basa la letteratura mondiale contemporanea ed è giusto così. Imprescindibile.

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    RED said on Jul 24, 2014 | Add your feedback

  • 30 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Metafore e macerie

    Sono cresciuto in una caserma, quindi ho un certo timore reverenziale dell'autorità (il Premio Nobel). Quando ho capito che il libro non mi stava piacendo granchè, ho pensato che era colpa mia, così mi sono letto parecchi commenti, su Anobii e altrov ...(continue)

    Sono cresciuto in una caserma, quindi ho un certo timore reverenziale dell'autorità (il Premio Nobel). Quando ho capito che il libro non mi stava piacendo granchè, ho pensato che era colpa mia, così mi sono letto parecchi commenti, su Anobii e altrove. Non mi hanno convinto.

    Dice: è un'idea folgorante.
    Penso: ci hanno fatto centinaia di racconti e b-movies di fantascienza, fin dagli anni cinquanta. Un male misterioso, forse contagioso, che manda in macerie la civiltà.
    Archiviata l'idea folgorante.
    Dice: sconvolgente, andrebbe letto a piccole dosi, non ci ho dormito la notte.
    Penso: l'ho letto per lo più mentre ero già sotto il piumone e ho sempre dormito benone.
    Ci torno poi (sulla questione, non sotto il piumone).
    Dice: lo stile è unico, magico, terapeutico, maieutico, deuteronomico.
    Penso: in effetti, in questo libro lo stile è veramente importante. Troppo.

    Saramago (di cui non avevo mai letto nulla prima) prende un concetto (peraltro revocabile in dubbio, almeno nell'assolutezza della sua formulazione): homo homini lupus.
    Bastano un evento traumatico, poche settimane, forse pochi giorni di disordine, e millenni di civilizzazione vanno in frantumi.
    Ma accetto la convenzione narrativa, è un racconto, non un saggio (anche se il titolo originale è “Saggio sulla cecità”; forse la traduzione è stata saggiamente omissiva, chè come saggio mi sarebbe sembrata pochissima cosa).

    Saramago prende il concetto, ci aggiunge un principio alto e nobile: la solidarietà, il rispetto di sé, la coscienza morale devono essere preservati. Sono la differenza tra l'umanità e la cecità (morale).
    Poi mette in fila, anzi impila, una serie infinita di metafore, immagini, simboli, li accatasta. Una, dieci, cento, mille metafore. Alcune belle, alcune bellissime (l'immagine delle statue e dei quadri bendati nella chiesa, quella sì l'ho trovata folgorante e, credo, davvero originale, Dio che non guarda più le sue creature, o Dio che non deve assistere allo scempio?).

    Niente punteggiatura se non le virgole, forse per rappresentare il disorientamento di chi non vede e sente voci arrivare da tutt'intorno. Scelta forte, scelta di stile. Poi contrappunta continuamente (con la sua voce, la voce dell'autore) con incisi, commenti, spesso ironici. Altra scelta di stile. Troppo stile.
    La catasta si alza, le macerie, i cadaveri, le metafore, i vezzi stilistici, gli espedienti formali.

    Alla fine, il risultato è una completa desensibilizzazione. Un racconto filosofico (così l'ho sentito definire e concordo) che pretende di raccontare (nel 1995, non è secondario) gli orrori dell'umanità regredita a uno stadio primitivo allontandosi dalla materia, astraendo anche quando sembra sprofondare nell'infimo. Lo stile, la forma sono un modo di cristallizzare, di raffinare la materia.

    Per me non funziona e l'esempio è la prima parte, questo manicomio abbandonato che dovrebbe rappresentare i molti sistemi concentrazionari esistiti nella storia.
    Ma davvero è possibile farlo così, con tanto stile, con tanti vezzi, nel 1995, dopo Primo Levi, dopo Shlomo Venezia, dopo Varlam Salamov, dopo Solgenitsyn?
    Abbiamo già letto tutto, abbiamo già visto (!) tutto. Abbiamo letto e visto troppo.
    La conclusione è piuttosto debole, arbitraria per quanto non scontata (io non l'avevo indovinata).
    Tutti tornano a vedere, senza spiegazioni.

    Il senso comune dice che i migliori punti di osservazione sono quelli elevati.
    Io ci sono salito sulla catasta di Saramago. Ma in cima alla catasta ho scoperto che quel nobile principio, quel ragionamento da cui l'autore era partito non lo vedevo affatto meglio.
    Non lo vedevo più. Era sepolto sotto la catasta.

    A me fa molto più effetto questa mezz'ora di Resnais.

    http://www.youtube.com/watch?v=vP0E9Ou2qJ4

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    Rosenkavalier70 (Goodreading) said on Jul 19, 2014 | 32 feedbacks

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    Pensieri, azioni e dialoghi si fondono in un fiume di parole che ti trascina con sè attraverso un racconto pazzesco nell'idea e nello sviluppo. Bello, da leggere.

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    Maliviò said on Jul 18, 2014 | Add your feedback

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    Ecco sin dove può arrivare la crudeltà umana e come può l'uomo regredire a bestia.

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    Clem said on Jul 16, 2014 | Add your feedback

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    In poco meno di trecento pagine, la "cecità" dell'uomo, la cecità degli uomini che pur vedendo, non vedono. Un grande insegnamento di Saramago.

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    Anewrysm said on Jul 11, 2014 | Add your feedback

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    Cosa si può dire di questo romanzo se non che è stupendo?
    Ero talmente avvinta che sono stata quasi costretta a leggerlo ad alta voce, come per imprimere meglio dentro di me il ricordo di questo libro sorprendente.
    Un mondo di ciechi, un mondo che vi ...(continue)

    Cosa si può dire di questo romanzo se non che è stupendo?
    Ero talmente avvinta che sono stata quasi costretta a leggerlo ad alta voce, come per imprimere meglio dentro di me il ricordo di questo libro sorprendente.
    Un mondo di ciechi, un mondo che via via diventa sempre più opprimente, osceno e affamato ma dove anche si scoprono anime meravigliose che riescono, pur nell'inferno in cui sono costrette a vivere, a trovare dentro di se la forza per andare avanti con un po' di dignità, senza perdere il senso dell'umano.
    Le donne in questo romanzo sono le vere protagoniste, ma non solo la moglie del medico, l'unica che conserva la vista in un mondo di ciechi, ma anche tutte le altre, dalla ragazza con gli occhiali scuri, alla moglie del primo cieco, fino alla vecchia delle galline. In loro, più che negli uomini, io ho visto forza, coraggio e dignità, anche se sono proprio loro che vengono umiliate nel modo più abietto.
    Il romanzo sembra scritto da un cieco: riga dopo riga, perchè non si deve perdere il filo. Tutto scritto di seguito, senza punteggiatura che potrebbe sviare dal percorso. Che sia proprio Saramago quello scrittore cieco che incontriamo per un attimo nella casa del primo cieco?
    Ripeto, romanzo stupendo!

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    Cicabuma said on Jul 11, 2014 | Add your feedback

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