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Cecità

Di

Editore: Einaudi

4.4
(10543)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 315 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Olandese , Svedese

Isbn-10: 8806172999 | Isbn-13: 9788806172992 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rita Desti

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , CD audio , eBook

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Descrizione del libro
In una città qualunque, di un Paese qualunque, un automobilista è fermo al semaforo, in attesa del verde, quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è così. Gli viene diagnosticata una malattia sconosciuta: un "mal bianco" che avvolge le vittime in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città e l'intero Paese. I ciechi vengono rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato. Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità.
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  • 1

    Finalmente è finito!!!

    Riconosco che la mia opinione sia contraria alla quasi totalità dei lettori... a me Saramago NON PIACE. Non lo trovo avvincente, affatto scorrevole; ho cominciato questo libro perchè volevo interrompere temporaneamente la lettura di un altro, e questo era di gran lunga peggiore del primo. I perso ...continua

    Riconosco che la mia opinione sia contraria alla quasi totalità dei lettori... a me Saramago NON PIACE. Non lo trovo avvincente, affatto scorrevole; ho cominciato questo libro perchè volevo interrompere temporaneamente la lettura di un altro, e questo era di gran lunga peggiore del primo. I personaggi hanno effettivamente dei caratteri ben delineati, ma la scrittura dei dialoghi, tutta proposta di getto e senza segni di punteggiatura, proprio non mi piace. Per non parlare poi delle frasi sulla cecità dell'ultimo capitolo, filosofia da due soldi.

    Scusatemi, mi dovevo proprio liberare di un peso.

    ha scritto il 

  • 4

    Del male altrui si guarisce, del proprio si muore, parole che non pronunciò nessuna, ma che tutte pensarono, in realtà deve ancora nascere il primo essere umano sprovvisto di quella seconda pelle che chiamiamo egoismo, più dura dell'altra, che per qualsiasi cosa sanguina.

    ha scritto il 

  • 5

    Inquietante capolavoro!

    Ogni riga si sente sulla pelle, impossibile non immedesimarsi con i protagonisti.
    Crudo, crudele, disperato. Così reale da portarti ad avere paura di chiudere gli occhi. Assolutamente da leggere, un'esperienza che non si dimentica.

    ha scritto il 

  • 5

    Un pugno nello stomaco

    Saramago confeziona un romanzo amarissimo, che toglie il fiato e provoca un grandissimo malessere interiore. Ogni pagina è crudele, ogni pagina ti rattrista più della precedente ma diventi consapevole che ti ritrovi davanti ad una lettura indimenticabile.


    Gli abitanti di una non precisata ...continua

    Saramago confeziona un romanzo amarissimo, che toglie il fiato e provoca un grandissimo malessere interiore. Ogni pagina è crudele, ogni pagina ti rattrista più della precedente ma diventi consapevole che ti ritrovi davanti ad una lettura indimenticabile.

    Gli abitanti di una non precisata città vengono colpiti da un morbo che li rende improvvisamente ciechi, eccezion fatta per una donna, tra i protagonisti del libro.

    Diventa evidente fin da subito che l'autore non vuole limitarsi a descrivere gli effetti sugli esseri umani di una cecità "fisica", cosa per altro fa comunque, quanto una cecità dell'animo. Ne vien fuori un intensa analisi della natura umana, che tra indifferenza e prevaricazione riesce a dimostrare quando in basso nella scala dell'abiezione si può scendere. Neanche una condizione così degradante fa emerge un nuovo e collettivo "noi" fatto di soliedarietà, come dovrebbe essere poichè l'egoismo di alcuni prevale sui buoni propositi di altri. La cecità, dunque, diventa quasi una grande allegoria per descrivere l'animo umano.

    "Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono."

    Anche lo stile del testo contribuisce ad accentuare questa spersonalizzazione degli esseri umani diventati ormai ciechi. L'autore non attribuisce mai dei nomi propri ai cinque-sei protagonisti ma li identifica solamente con delle caratteristiche chiave. Per esempio, "la ragazza con gli occhiali scuri", quasi ad esaltare il loro essere, ormai, nient'altro che fantasmi del passato. Nel testo, inoltre, non ci sono segni di punteggiatura che contraddistinguono dialoghi e narrazione; è un flusso continuo di discorsi tra i protagonisti, pensieri e fatti.

    Inevitabilmente questo libro va classificato come distopico ed il gusto squisitamente Orwelliano rendono i confronti con 1984 inevitabili. Inoltre, va assolutamente accostato a Fahreneit 451 di Ray Bradbury.

    Evidentemente, ho gradito moltissimo tale libro e leggerò senza dubbio altro di questo autore.

    ha scritto il 

  • 3

    Amaro

    Leggere questo libro mi ha regalato la stessa sensazione di una scatola di lamette affilata mandata giù con un bicchiere d'acqua di primo mattino.
    Questa è la sensazione più reale che ho provato.
    E' un libro duro, difficile, una camminata in salita senza possibilità di soffermarsi a p ...continua

    Leggere questo libro mi ha regalato la stessa sensazione di una scatola di lamette affilata mandata giù con un bicchiere d'acqua di primo mattino.
    Questa è la sensazione più reale che ho provato.
    E' un libro duro, difficile, una camminata in salita senza possibilità di soffermarsi a prendere fiato.
    A volte con un paesaggio noioso, un lungo corridoio grigio senza porte ne finestre, senza curve.
    L'unica direzione è andare dritti.
    Alcuni lo definiscono incubo ma secondo me è ancora peggiore.
    Lascia quell'amaro in bocca che, anche se lo vuoi eliminare mangiando qualcosa di dolce o lavandoti i denti, ormai è li e fa parte di te.
    Questo libro mi è stato regalato da mio cugino a natale (non vi preoccupate gli ho comunicato che non siamo più parenti eheheh) e non fa parte del genere che leggo di solito io.
    L'ho voluto leggere perché dopo troppi fantasy uno deve anche spaziare e mai come adesso mi sono mancati!!!
    Ho fatto fatica ad abituarmi alla scrittura.
    Un flusso continuo di dialoghi, pensieri, azioni e persone.
    Come se fosse stato scritto tutto d'un fiato e richiedesse di essere letto senza interruzioni dall'inizio alla fine.
    No impossibile.
    E' un libro che fa riflettere e che paragonerei a 1984, ovviamente non intendo paragonarli come storie e stile ma come intensità di emozioni violente che fa provare.
    Mi ha fatto schifo, mi ha annoiato, mi ha messo tristezza.
    Non vedevo l'ora di finirlo per respirare una boccata d'aria.
    Cecità è un inno al lato selvaggio dell'uomo che, privato dei suoi confini sociali, tira fuori l'istinto e scavalca (uccidendo e sottomettendo in tutti i sensi) lo spirito e il corpo altrui per sopravvivere.
    Non lo consiglio a tutti.
    No.
    Forse neanche a me stessa.
    Buona lettura.
    Rebecca

    ha scritto il 

  • 3

    Ben oltre la fantasia

    Questo è un libro appartenente al genere distopico. Di questo genere ho letto tanti anni fa farhenhait 451 e mi aveva piacevolmente colpito. Cecità pur essendo un libro da molti definito un capolavoro invece non mi è piaciuto. Riconosco all'autore la capacità di poter immaginare come il genere ...continua

    Questo è un libro appartenente al genere distopico. Di questo genere ho letto tanti anni fa farhenhait 451 e mi aveva piacevolmente colpito. Cecità pur essendo un libro da molti definito un capolavoro invece non mi è piaciuto. Riconosco all'autore la capacità di poter immaginare come il genere umano possa regredire in situazioni di cecità totalitaria. Ma l'angoscia che mi ha messo addosso mai l'avevo provata leggendo un libro. Probabilmente non era neanche il momento giusto per leggerlo, ma non avevo idea di quello che avrebbe potuto suscitare in me una lettura di questo tipo. Ho letto le prime venti pagine e l'ho lasciato sul comodino svariati giorni prima di riprenderlo, poi mi sono detta che dovevo impegnarmi a portarmi avanti e finirlo nel più breve tempo possibile. Non era il caso di leggerlo a singhiozzi, perché certamente l'avrei abbandonato.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro. È un libro fortissimo, tremendo, un pugno nello stomaco. Però quanto è meraviglioso? Io personalmente non l'ho letto, l'ho vissuto e l'ho vissuto talmente tanto che di notte, quando spegnevo la luce prima di addormentarmi, mi veniva la paura di diventare cieca a mia volta, da un momen ...continua

    Capolavoro. È un libro fortissimo, tremendo, un pugno nello stomaco. Però quanto è meraviglioso? Io personalmente non l'ho letto, l'ho vissuto e l'ho vissuto talmente tanto che di notte, quando spegnevo la luce prima di addormentarmi, mi veniva la paura di diventare cieca a mia volta, da un momento all'altro. Anche leggendolo si ha proprio la sensazione di questa cecità bianca che ricopre gli occhi, per liberarli e farli tornare a vedere solo alla fine. È una lettura dura, ma talmente piena di emozioni e di bellezza che sarebbe un delitto non leggere questo romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    "SURREALTA'"

    Il termine "Surrealta'" non esiste nei dizionari e neanche ne esiste un suo neologismo.
    Potrebbe significare (come si puo' trovare in qualche scritto) "oltre la realta'".
    -
    Termine perfetto, surrealta', per questo libro di Saramago (ma anche per "L'intermittenza della morte" ...continua

    Il termine "Surrealta'" non esiste nei dizionari e neanche ne esiste un suo neologismo.
    Potrebbe significare (come si puo' trovare in qualche scritto) "oltre la realta'".
    -
    Termine perfetto, surrealta', per questo libro di Saramago (ma anche per "L'intermittenza della morte" con cui ha diverse similitudini e tematiche) dove per sostenere le sue tesi l'Autore parte da un fatto di assoluta tragicita' : una "epidemia" che rende ciechi, progressivamente, tutta la popolazione.
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    La morte (e le conseguenze sulla popolazione) rientra nella "realta'", mentre la cecita' (e le conseguenze sulla popolazione) rientra nella "surrealta'".
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    La morte (nell'"Intermittenza della morte") e' un punto di arrivo, la cecita' (in "Cecita" e giova ricordare che il titolo originale e' "Saggio sulla cecita'") e' una specie di morte/vivente, chi ne e' colpito non vede buio assoluto ma bianco, bianco latte, come se vedesse il nulla).
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    Invenzione del tema, suo sviluppo, pathos, metafore, concetti e scrittura "alla Saramaghese" (che dopo aver letto qualche suo libro diventa familiare, anzi, esagero, diventa "strana" la scrittura normale) al massimo livello.
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    Pochi altri narratori avrebbero potuto scrivere un testo di questo tipo, dove il grottesco diventa guida in questa "surrealta'" riallacciandosi (implicitamente) alla storia passata (epidemie di peste, guerre, invasioni e barbarie varie) dove il degrado dell'essere umano ha toccato il fondo, ammesso che ci sia un fondo.

    ha scritto il 

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