Cecità

Di

Editore: Einaudi

4.4
(11305)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 315 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Olandese , Svedese

Isbn-10: 8806172999 | Isbn-13: 9788806172992 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rita Desti

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , CD audio , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
In una città qualunque, di un Paese qualunque, un automobilista è fermo al semaforo, in attesa del verde, quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è così. Gli viene diagnosticata una malattia sconosciuta: un "mal bianco" che avvolge le vittime in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città e l'intero Paese. I ciechi vengono rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato. Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità.
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  • 3

    Mamma mia che ansia!!
    (questa è la frase che descrive la mia esperienza con Saramago!)

    Il periodo non è stato dei migliori (dopo la scorpacciata di libri per gli Europei avevo bisogno di riprendere il ...continua

    Mamma mia che ansia!!
    (questa è la frase che descrive la mia esperienza con Saramago!)

    Il periodo non è stato dei migliori (dopo la scorpacciata di libri per gli Europei avevo bisogno di riprendere il fiato + afa + due settimane da dimenticare per tutto quello che è successo), per questo ho fatto un po' fatica a leggere queste 270 pagine; il fatto che il testo fosse tutto attaccato, con i paragrafi che sembravano infiniti, per una lettrice distratta come me è stato una vera sfida! E andava ad aumentare il senso di ansia..
    Non mi sarei MAI aspettata il lieto fine, non dopo il degrado e la miseria descritti da Saramago (anche con una certa minuzia) nel periodo del "mal bianco"

    ha scritto il 

  • 2

    Situazioni estreme per sviluppare un' indagine sociologico-introspettiva. Sicuramente interessante la capacità di esplorare ed immaginare cosa ne sarebbe dell'umanità (a livello relazionale nonchè mor ...continua

    Situazioni estreme per sviluppare un' indagine sociologico-introspettiva. Sicuramente interessante la capacità di esplorare ed immaginare cosa ne sarebbe dell'umanità (a livello relazionale nonchè morale) ma, alla fine, non mi ha entusiasmato. Un pò fine a sè stesso ... Non gioca a favore lo stile, con lunghissimi periodi senza soluzione di continuità...così così

    ha scritto il 

  • 4

    Non sempre sono in grado di cogliere le metafore, soprattutto quando la storia funziona bene anche senza significati profondi e reconditi. In Cecità, Saramago tesse un racconto post apocalittico e lo ...continua

    Non sempre sono in grado di cogliere le metafore, soprattutto quando la storia funziona bene anche senza significati profondi e reconditi. In Cecità, Saramago tesse un racconto post apocalittico e lo fa con grande maestria. Tutto regge come se si trattasse della sceneggiatura di un film catastrofista di Hollywood, anzi, meglio. È più credibile. Ma un significato più importante c'è. Lo so perché lo dicono tutti e persino l'autore prova a spiegarlo all'ultima pagina. Ma ciò nonostante mi sfugge, come tutto ciò che è un po' astratto. Afferro meglio i concetti semplici e diretti. Non so se è questione di Q.I. forse sì, ma non me ne faccio un problema. Ho altre qualità. Appena me ne verrà in mente una la aggiungerò come PS.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che entra dentro

    Chi legge questo libro non può avere difese: entrerà dentro la mente di chiunque lo legga e gli farà "aprire gli occhi" su molte cose. E' un capolavoro, come molti altri libri di Saramago.

    ha scritto il 

  • 3

    • CECITÀ di Jose Saramago
    Questo romanzo inizia elencando come diverse persone perdono completamente la vista da un istante all'altro, riuscendo a vedere nient'altro che un biancore latteo, denso e sp ...continua

    • CECITÀ di Jose Saramago
    Questo romanzo inizia elencando come diverse persone perdono completamente la vista da un istante all'altro, riuscendo a vedere nient'altro che un biancore latteo, denso e spesso, pur non presentando alcuna lesione agli occhi.
    Non si tratta di casi isolati, è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente l'intero paese. Per tentare di limitare il contagio, i ciechi vengono rinchiusi in un ex manicomio, all'interno del quale, dopo pochi giorni, l'essere umano perde qualsiasi senso civico e di collettività acquisito e si trasforma in "bestia": Saramago infatti descrive come millenni di civiltà, di evoluzione culturale e sociale si azzerano in un istante a causa della situazione precaria e delle molteplici privazioni.
    Solo una donna, identificata come "la moglie del medico", che per non lasciar solo il marito decide di seguirlo nel manicomio, non viene contagiata, e diventa la speranza e la guida di alcuni.

    L'autore ha un modo di narrare le vicende assolutamente particolare (che all'inizio può risultare poco scorrevole, ma che successivamente diventa quasi l'essenza del romanzo stesso). Si nota infatti l'assenza di nomi propri per i personaggi, identificati tramite espressioni impersonali, e i dialoghi non introdotti dalle consuete virgolette o secondo discorso indiretto, bensì separati dal resto del testo con semplici virgole.
    Questo libro (e la cecità protagonista) è una metafora di vita, che fa realmente riflettere sulle nostre condizioni e comportamenti. Lo consiglio vivamente!

    Terminata la lettura, sono curiosa di vedere l'unico adattamento cinematografico autorizzato dallo scrittore portoghese, Blindness.

    ha scritto il 

  • 5

    Non mi sono mai immedesimato così tanto in un romanzo post-apocalittico; vuoi per il tipo di catastrofe (una cecità improvvisa che colpisce progressivamente quasi tutta l'umanità), vuoi per la capacit ...continua

    Non mi sono mai immedesimato così tanto in un romanzo post-apocalittico; vuoi per il tipo di catastrofe (una cecità improvvisa che colpisce progressivamente quasi tutta l'umanità), vuoi per la capacità di Saramago di raccontarne realisticamente e in un ambito ben definito gli effetti (i capitoli ambientati nel manicomio, per realismo e spietatezza, sono agghiaccianti). Cecità, pur essendo atipico nel genere, è un romanzo definitivo, impossibile interromperne la lettura una volta iniziato.

    ha scritto il 

  • 4

    Toccante.

    Improvvisamente un uomo viene colpito da cecità e si scopre presto che si tratta di un male contagioso. Nessuno sembra essere immune a questo male dilagante e la paura prende il sopravvento. Un libro ...continua

    Improvvisamente un uomo viene colpito da cecità e si scopre presto che si tratta di un male contagioso. Nessuno sembra essere immune a questo male dilagante e la paura prende il sopravvento. Un libro toccante, profondo, che sconvolge. Un libro in cui i personaggi non hanno nome, ma sono solo "il primo cieco, la ragazza bruna, la moglie del medico.." quasi a enfatizzare la cecità che li ha colpiti. Un libro che parla dell'uomo e della sua natura, delle mostruosità di cui è capace quando ha paura. Un libro che fa piangere e riflettere, un libro che stupisce.

    ha scritto il 

  • 5

    Gli occhiali di Saramago

    Un’epidemia improvvisa e tutti diventano ciechi. In città nessuno, tranne pochissimi, vede più: solo un mare di bianco latte che invade pupille straniate e impaurite.

    La location della narrazione è u ...continua

    Un’epidemia improvvisa e tutti diventano ciechi. In città nessuno, tranne pochissimi, vede più: solo un mare di bianco latte che invade pupille straniate e impaurite.

    La location della narrazione è un manicomio, uno dei luoghi dove gli ammalati vengono messi in quarantena per tentare di limitare il contagio e dove si instaura un dominio da parte di pochi sui molti, fatto di violenza, impulsi ciechi, sopraffazione e stupri da un lato, puro istinto di sopravvivenza dall’altro.

    Millenni di civiltà, di evoluzione culturale e sociale azzerati così, come cosa fragilissima che davvero basta un nulla a spazzar via. Nessuna solidarietà, nessun legame di sangue, tutto scompare e nulla può salvarci dalla brutalità di noi stessi.

    Abilissima la penna di Saramago nell’indurre a spiazzata cecità completa il lettore stesso: i dialoghi non sono segnalati, le voci arrivano così, non si sa quando, non si sa da chi.

    Non è indicato il luogo, non è indicato quando, ed i personaggi non hanno un volto e un nome. Potrebbe essere ovunque, qui dove siamo per esempio, e la vicenda essere accaduta ed accadere ancora in ogni momento ed in qualsiasi epoca.

    Ed il sospetto infine, di essere anche noi tra quei volti senza nome, noi con ciò che abbiamo dentro di più inconfessabile… e ancora di più: proprio non c’è altro, la miscela è tutta qui, “è di questa pasta che siamo fatti, metà di indifferenza e metà di cattiveria”.

    Tutto il resto è fragile ed ingannevole aggiunta che abbiam messo su nei secoli per tentare di non ferirci troppo ed ucciderci l’un l'altro, ma non è parte di noi, non fa parte del mix strutturale dell’essere e dell’umano esistere.

    La cecità di Saramago non è una malattia, ma piuttosto un mezzo, uno strumento. La cecità di Saramago, gli occhi vacui e spaventati dei suoi personaggi (cioè i nostri) sono degli occhiali: l’unico modo che abbiamo per guardarci davvero e vedere di cosa siamo fatti. Non è un bel guardare.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro duro de leer, muy duro, tanto por su contenido como por la forma.
    Saramago prescinde de casi todas las normas de escritura convencionales: capítulos sin numerar de dos o tres párrafos interminab ...continua

    Libro duro de leer, muy duro, tanto por su contenido como por la forma.
    Saramago prescinde de casi todas las normas de escritura convencionales: capítulos sin numerar de dos o tres párrafos interminables, sin apenas signos de puntuación, sin exclamaciones, con los diálogos integrados en dichos párrafos, en los que la voz de cada personaje se distingue porque empieza por mayúscula, convirtiendo los párrafos en una masa de diálogos mezclados.
    Los personajes no tienen nombre, durante toda la obra el narrador se refiere a ellos por su característica principal: el médico, la mujer del médico, el viejo de la venda negra….sin embargo la descripción de cada personaje es exhaustiva, tanto física como moralmente. Cada uno de ellos es destripado completamente.
    La historia es una parábola sobre la degradación del ser humano, es una advertencia de lo finísima que es la capa de humanidad y civilización que nos recubre y como el instinto animal de supervivencia y el egoísmo triunfará en cuanto se derrumbe la sociedad.
    Dicho esto, que nadie piense que es un libro divertido, sin embargo engancha y te atrapa con una historia en la que solo una minoría de héroes anónimos se mantiene dentro de los límites morales y servirán de esperanza para la recuperación de la sociedad
    Solo reproduzco el prólogo que el propio autor escribió para la novela:
    “Este es un libro francamente horrible con el que quiero que el lector sufra tanto como yo sufrí al escribirlo. Se describe una larga tortura. Es un libro brutal y violento, y es a la vez una de las experiencias más dolorosas de mi vida. Son 300 páginas de constante aflicción. A través de este escrito, traté de decir que no somos buenos y que es necesario tener el valor de reconocerlo.”

    ha scritto il 

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