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Cecità

Di

Editore: Einaudi

4.4
(10810)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 315 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Olandese , Svedese

Isbn-10: 8806172999 | Isbn-13: 9788806172992 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rita Desti

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , CD audio , eBook

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Descrizione del libro
In una città qualunque, di un Paese qualunque, un automobilista è fermo al semaforo, in attesa del verde, quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è così. Gli viene diagnosticata una malattia sconosciuta: un "mal bianco" che avvolge le vittime in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città e l'intero Paese. I ciechi vengono rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbrutimento da chi non è stato ancora contagiato. Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità.
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  • 4

    Frasi dal libro

    “Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accelerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell’omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraver ...continua

    “Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accelerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell’omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraversare la strada camminando sulle strisce bianche dipinte sul nero dell’asfalto, non c’è niente che assomigli meno a una zebra, eppure le chiamano così. Gli automobilisti, impazienti, con il piede sul pedale della frizione, tenevano le macchine in tensione, avanzando, indietreggiando, come cavalli nervosi che sentissero arrivare nell’aria la frustata.”
    https://frasiarzianti.wordpress.com/2015/07/30/cecita-jose-saramago/

    ha scritto il 

  • 4

    Farò passare del tempo prima di avvicinarmi di nuovo a Saramago.
    Crudo,doloroso,angosciante e permeato di pessimismo.
    Lo specchio del nostro mondo reale, imbarbarito e violento.
    Non è necessario immag ...continua

    Farò passare del tempo prima di avvicinarmi di nuovo a Saramago.
    Crudo,doloroso,angosciante e permeato di pessimismo.
    Lo specchio del nostro mondo reale, imbarbarito e violento.
    Non è necessario immaginarsi un'epidemia di cecità,basta vivere a Roma di questi tempi.

    ha scritto il 

  • 5

    Caduta nel vortice dell'incubo bianco

    José Saramago, tramite il suo peculiare stile narrativo letterario, ha il non comune pregio di far immedesimare il lettore in situazioni al limite della razionalità come intesa dalla stragrande maggio ...continua

    José Saramago, tramite il suo peculiare stile narrativo letterario, ha il non comune pregio di far immedesimare il lettore in situazioni al limite della razionalità come intesa dalla stragrande maggioranza delle persone nelle innumerevoli e variegate società e culture presenti nel nostro pianeta. Possiamo considerare tale razionalità come risultanza di tutto l’insieme di regole, tradizioni, usi e costumi che si sono sviluppati, in altrettante circostanze, in tutti i continenti e in ogni nazione nel corso di decine di secoli.

    In questo sublime ancorché sconcertante romanzo (l’ossimoro è d’obbligo), lo scrittore propone un accadimento in cui gli abitanti di una certa comunità cittadina, non meglio specificata, iniziano a perdere la vista; il fatto è immediato senza che ci siano, almeno all’apparenza, sintomi premonitori e cause. La prima persona che subisce questa grave inabilità sta guidando l’auto durante una tranquilla giornata come tante altre; all’improvviso si rende conto di non vedere più, o meglio di vedere come se fosse stato immerso in un mare lattiginoso; una cecità bianca differente dalla “normale” e ben conosciuta omonima patologia dove le tenebre e l’oscurità hanno il sopravvento.

    La malattia, considerata contagiosa dalle autorità, si propaga a macchia d’olio e colpisce in maniera veloce ed estremamente casuale.
    Il governo e i responsabili delle forze armate cercano, nella loro inconsapevolezza che li trova impreparati, di arginare l’epidemia segregando i malati in edifici abbandonati e fatiscenti, quali ex manicomi, dove i malcapitati e sfortunati sono sottoposti a una disciplina ferrea e inumana con leggi particolari che prevedono anche la fucilazione immediata qualora si trasgredisca alle disposizioni impartite.

    E’ in questo contesto di sub-società formata da ciechi costretti in spazi lugubri, senza igiene e con cibo razionato, che si manifesta quella parte dell’animo umano che non vorremmo mai venisse fuori: crudeltà, violenza, perversione sono gli ingredienti principali di questa nuova vita all’insegna del mal bianco. L’essere umano, quando privato del minimo sostentamento alimentare, si trasforma in una sottospecie abietta che perde tutti i valori coltivati fin dalla nascita e pur di nutrirsi commette nefandezze e orrori che nulla hanno più di umanità; una regressione totale che porta a un livello primordiale dove la dignità, il pudore, il rispetto verso il prossimo e ancor più verso se stessi, sono svaniti in un coacervo di spettri, morti viventi che si aggirano tentoni senza una meta, senza un futuro.

    L’essere umano si abitua a tutto: la dualità bene-male, civilizzato-animalesco è insita in ognuno di noi; in determinate situazioni di coercizione psichica e fisica la mente si astrae dalla ragione facendo prevalere il male e con esso la bestia, che si nasconde nei meandri reconditi del nostro animo, è libera di agire.

    ha scritto il 

  • 4

    Ovviamente molto meglio del film

    Saramago riesce a raccontare una storia da brividi con la leggerezza e facilità che contraddistinguono il suo stile.
    Il libro scorre velocemente, a tratti si viene fagocitati dal testo e a tratti il r ...continua

    Saramago riesce a raccontare una storia da brividi con la leggerezza e facilità che contraddistinguono il suo stile.
    Il libro scorre velocemente, a tratti si viene fagocitati dal testo e a tratti il ritmo rallenta.
    Nel complesso un buon libro

    ha scritto il 

  • 5

    In un luogo e in un tempo non definito la realtà viene stravolta da una epidemia di cecità. Sperando di ridurre il contagio si avvia una quarantena allontanando i contaminati in diverse strutture, un ...continua

    In un luogo e in un tempo non definito la realtà viene stravolta da una epidemia di cecità. Sperando di ridurre il contagio si avvia una quarantena allontanando i contaminati in diverse strutture, una di queste è il manicomio. Una scelta non causale se consideriamo che generalmente i malati vengono curati in ospedale, quindi perché manicomio e non semplicemente ospedale? Perché apparentemente la malattia sembra fisica, in realtà è mentale. Gli occhi donano all'uomo la visione, ma non sempre l'osservazione. All'osservazione si unisce il pensiero. L'uomo vede, ma non osserva.
    Da qui ha inizio un nuovo campo di concentramento.
    E come in campo di concentramento non esistono beni di prima necessità e non c'è acqua ne cibo a sufficienza, non ci sono regole che differenziano il bene dal male - il giusto dallo sbagliato, non c'è dignità e non c'è coscienza. Retrocedono fino allo stato animalesco, la ragione lentamente viene spazzata via da quello è l'istinto di sopravvivenza.

    I protagonisti sono uomini, donne, anziani e bambini imprigionati a cui viene tolto tutto. Di loro non si sa nome perché a cosa serve un nome a un cieco il quale non può associarlo a un viso?

    Saramago affronta il tema dell'identità, mette in dubbio ciò che noi crediamo questa sia, fa volutamente crollare le nostre certezze.
    Saramago come Pirandello mette in discussione l'identità dell'uomo, fa cadere ogni maschera sul volto, lo svuota fino a renderlo folle, animale. Nel romanzo toglie la possibilità al ladro di essere ladro perché senza occhi non può rubare; il medico non sarà più medico perché non avrà occhi per operare.

    Induce l'uomo a vedere perché non vede nonostante egli sia convinto del contrario.
    Come in un equazione occhi sta per mente, visione sta per pensiero. Saramago accusa l'uomo di non usare gli strumenti per mezzo dei quali si ha la possibilità di giungere alla verità, a quella che a me piace chiamare "vetta". Punisce l'uomo togliendogli la vista, ma non la speranza. Lo mette alla prova, ma come un buon padre non lo abbandona sebbene così sembra, a fianco ai ciechi c'è colei che ancora vede, c'è una guida.

    Saramago ha ridipinto in un unico quadro la storia dell'umanità.
    Il suo romanzo è un invito a vedere perché il luogo di cui non viene precisato il nome potrebbe essere il nostro, il tempo che decide di rendere indefinito potrebbe essere infinito e quegli uomini inizialmente privi d'identità potremmo essere noi.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho interpretato questo testo come una vigorosa metafora dell'indifferenza, male comune e onnipervasivo della società moderna. Tutto sommato mi è piaciuto, le pagine migliori a mio avviso sono nella pr ...continua

    Ho interpretato questo testo come una vigorosa metafora dell'indifferenza, male comune e onnipervasivo della società moderna. Tutto sommato mi è piaciuto, le pagine migliori a mio avviso sono nella prima parte, le tragiche lotte per la sopravvivenza in quel microcosmo allucinante che è il manicomio-luogo di quarantena, quasi uno specchio deformato e grottesco dell'umanità moderna e delle sue peggiori pulsioni, a tratti mi ha richiamato alla mente certi angoscianti quadri di Goya. Meno bella, meno compatta la seconda parte, al di fuori del sanatorio. Comunque, un autore interessante, del quale avevo già trovato molto originale e stimolante "Le intermittenze della morte", e di cui leggerò certamente dell'altro.

    ha scritto il 

  • 2

    di recente l'ha letto quella che mi piaceva

    specie per le tette

    chissà se ci ha capito qualcosa

    io no

    dà però l'impressione di un grande libro

    forse lo è

    in fondo non lo credo ...continua

    di recente l'ha letto quella che mi piaceva

    specie per le tette

    chissà se ci ha capito qualcosa

    io no

    dà però l'impressione di un grande libro

    forse lo è

    in fondo non lo credo

    ha scritto il 

  • 3

    di recente l'ha letto quella che mi piaceva

    specie per le tette

    chissà se ci ha capito qualcosa

    io no

    dà però l'impressione di un grande libro

    forse lo è

    in fondo non lo credo ...continua

    di recente l'ha letto quella che mi piaceva

    specie per le tette

    chissà se ci ha capito qualcosa

    io no

    dà però l'impressione di un grande libro

    forse lo è

    in fondo non lo credo

    ha scritto il 

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