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Cent'anni di solitudine

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 2

By Gabriel Garcia Marquez

(2889)

| Hardcover | 9788481304466

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Book Description

Cent'anni di solitudine uscì nel 1967, e fu subito un evento epocale, con effetti dirompenti sulle acque allora un po' stagnanti del romanzo mondiale. Dal non ancora quarantenne Gabriel García Márquez giungeva improvvisamente il capolavoro capace di Continue

Cent'anni di solitudine uscì nel 1967, e fu subito un evento epocale, con effetti dirompenti sulle acque allora un po' stagnanti del romanzo mondiale. Dal non ancora quarantenne Gabriel García Márquez giungeva improvvisamente il capolavoro capace di rivitalizzare, se non addirittura di ricreare, un genere e un punto di tangenza fra letteratura e mondo; e giungeva in forma di vero e proprio diluvio narrativo senza freni né regole, sostenuto da una tensione visionaria e da una carica fantastica assolutamente soverchianti ogni eventuale strettoia razionale.
Macondo e la famiglia Buendía, con la grandiosa figura di Ursula e il succedersi degli Aureliani e degli Arcadii, costituiscono il nucleo di un mondo felice e aurorale, che si accampa su territori del tutto impregiudicati, non sfiorati dal giudizio né da qualsiasi altra forma di selezione dell'esistente, alieni dalla paura e dalla recriminazione. I morti che tornano e le assunzioni al cielo, le predizioni degli zingari e i neonati con la coda di porco, le ragazze che mangiano terra, i cantori bicentenari e un'infinita serie di altri personaggi penetrano l'universo percettivo del lettore, violandone e sovvertendone le inerti paratie concettuali. E nel far questo, disegnano una dimensione "altra" del tutto priva della necessità di un Assoluto, dominata da una speranza pagana irriducibile all'osservanza di qualsivoglia comandamento, calata in un inconscio ignaro di Freud.
È una dimensione che continua a coinvolgerci e a travolgerci con la forza inarrestabile di un'etica del miracolo libera da tentazioni di esorcismi, o di riscatti; un'etica germinata nelle pieghe di un tempo fuori dal tempo, "una ruota giratoria che avrebbe continuato a ronzare fino all'eternità, se non fosse stato per il logorio progressivo e irrimediabile dell'asse".

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