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Centomila gavette di ghiaccio

Di

Editore: Mursia (Gruppo Editoriale)

4.3
(850)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8842531855 | Isbn-13: 9788842531852 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    La storia vera ma incredibile di una vergogna italiana; militari mandati a morire con un equipaggiamento "allucinante" in una guerra ingiusta e poi dimenticati.
    Persino i russi rimasero stupiti dall'onore della tenacia e forza dei nostri alpini.....
    Non ringrazieremo mai abbastanza questi uomini ...continua

    La storia vera ma incredibile di una vergogna italiana; militari mandati a morire con un equipaggiamento "allucinante" in una guerra ingiusta e poi dimenticati. Persino i russi rimasero stupiti dall'onore della tenacia e forza dei nostri alpini..... Non ringrazieremo mai abbastanza questi uomini che hanno vissuto, combattuto (nelle condizioni più estreme dimenticati da tutto e da tutti) e non sono tornati dalla Russia. Un capolavoro assoluto. In ogni senso.

    ha scritto il 

  • 0

    Fu uno dei primi libri che lessi sulla campagna di Russia. L'ho rivalutato, in peggio, dopo la lettura di Revelli e Rigoni Stern.
    A differenza di questi ultimi due autori, non mi ha comunicato la forza e allo stesso tempo la sofferenza, la solidarietà tra compagni (molto spesso tra paesani) nell ...continua

    Fu uno dei primi libri che lessi sulla campagna di Russia. L'ho rivalutato, in peggio, dopo la lettura di Revelli e Rigoni Stern. A differenza di questi ultimi due autori, non mi ha comunicato la forza e allo stesso tempo la sofferenza, la solidarietà tra compagni (molto spesso tra paesani) nell'affrontare una ritirata dove tutto (comandi, materiali ecc..) era miseramente crollato, giacché scarso sin dall'inizio. Lo stesso Rigoni Stern affermava che: " Difatti, quando mi ritrovo con i vecchi compagni [...] mi accorgo che la memoria [...] non è una pietra dove le cose rimangono scolpite. Molte cose vengono allontanate, altre vengono sostituite e inventate. E allora anche l'inconscio allontana certe immagini. Le cose che non sono capitate, ma hai visto al cinema, le fai tue e diventi un personaggio di te stesso. Non sei più tu, sei un personaggio che hai preso e che è distorto rispetto alla tua personalità. Basterebbe leggere con più attenzione Centomila gavette di ghiaccio, per farsi un'idea di quello che voglio dire. Io ho conosciuto Bedeschi. e con questo non volgio dire niente di male sull'uomo. Però, Centomila gavette di ghiaccio è una bugia dietro all'altra. È un romanzo, ma un romanzo mal scritto, anche. Sì, ha avuto una grandissima fortuna, ma io non ho mai sentito nessuno che gridava «viva l'Italia!» o che voleva tornare a casa dopo essere stato ferito in combattimento, quanto piuttosto: «Mandatemi più lontano possibile...!». Questo è un immaginario falso, fatto di retorica. (Storia di Mario. Mario Rigoni Stern e il suo mondo, pp. 78-79). Riporto poi un passaggio di Giorgio Rochat (storico militare): "Non si tratta di un volume di memoria (anche se l'autore fu inviato in Russia come tenete medico degli alpini), ma di un romanzo storico costruito con una tecnica hollywoodiana: colloqui "esemplari" tra comandanti e soldati semplici, personaggi di eroi che sembrano uscire dai film sui marines, spiegazioni sulla situazione elargiti al lettore in appositi siparietti, una lotta disperata con un ambiente avverso e un nemico potente e inafferrabile. La struttura dei film americani di propaganda bellica, delle sofferenze dei soldati e degli eccessi degli sbandati, quadretti di"vita militare", anche di piccolo gallismo che alleviano il tono: sono tutti elementi che si ritrovano, uno per uno, in tutti i volumi di memoria autentica, non però nella concentrata e abile orchestrazione che spiega il successo di Bedeschi". (G. Rochat, Le guerre italiane, pp. 389-399).

    ha scritto il 

  • 4

    SCONCERTANTE, E COME SI DICE DA NOI IN SICILIA "E MUSSOLINI VOLEVA VINCERE LA GUERRA" UN MODO DI DIRE PER INDICARE QUALCOSA DI ASSURDO E SIGNIFICATIVO DELLO SQUALLORE DI QUEL VENTENNIO.

    ha scritto il 

  • 5

    Da leggere

    Gran bel libro, doloroso, amaro,..... si percepisce il significato di cos'è l'amore per la patria, a sprezzo della propria vita. Pur essendo stati buttati in mezzo al gelo, hanno dato tutto e di più.......
    Mi sono rimasti impressi diversi punti, tutti molto forti, ne cito 2.


    "Gli alpini a ...continua

    Gran bel libro, doloroso, amaro,..... si percepisce il significato di cos'è l'amore per la patria, a sprezzo della propria vita. Pur essendo stati buttati in mezzo al gelo, hanno dato tutto e di più....... Mi sono rimasti impressi diversi punti, tutti molto forti, ne cito 2.

    "Gli alpini arrivano a piedi la' dove giunge soltanto la fede alata."

    "Vi accorgete o no che fate schifo?"................. devastante 100,000 volte più di ciò che hanno passato........................ E fra questi c'era mio Zio che non ho mai avuto il piacere di conoscere. W gli alpini!!!

    ha scritto il 

  • 2

    prosa terribilmente lirica

    Leggete il primo capitolo e capirete il motivo del mio titolo.
    Il libro, pubblicato nel '63 non nel ventennio, doveva apparire gia' all'epoca come terribilmente arcaico nella prosa.
    Esempi?
    "bastevolmente"
    "erravano a nord e a sud"
    "nel riveder la patria tanto la sofferenza d'amor e'smemora"
    "sul ...continua

    Leggete il primo capitolo e capirete il motivo del mio titolo. Il libro, pubblicato nel '63 non nel ventennio, doveva apparire gia' all'epoca come terribilmente arcaico nella prosa. Esempi? "bastevolmente" "erravano a nord e a sud" "nel riveder la patria tanto la sofferenza d'amor e'smemora" "sull'accolta di uomini muti calava la sera" etc

    Non posso non paragonare questo stile con quello vivo dei suoi contemporanei Calvino, Buzzati etc (per non parlare di Pirandello vissuto decine di anni prima). Al che io mi chiedo, ma gli editor delle case editrici dell'epoca cosa ci stavano a fare? E se questo rende il libro un mattone indigesto il lirismo che lo accompagna (letteratura da cinegiornale luce e non storia o prosa) suona stonato rispetto alle tematiche trattate. Ben altri sono i libri sulla guerra e sulla sofferenze dei soldati. Rispetto per il soldato Bedeschi e per le sofferenze dei soldati dell'Armir. Ma scrivere e' un'altra cosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Agghiacciante, straziante, amaro, la stupidità dell'uomo e della guerra, il coraggio e la tenacia della sopravvivenza.
    Uomini strappati alle loro case, alle loro famiglie e buttati, scaraventati nel gelido della steppa del Don, costretti a marciare per giorni nella neve a meno 40 gradi, per salva ...continua

    Agghiacciante, straziante, amaro, la stupidità dell'uomo e della guerra, il coraggio e la tenacia della sopravvivenza. Uomini strappati alle loro case, alle loro famiglie e buttati, scaraventati nel gelido della steppa del Don, costretti a marciare per giorni nella neve a meno 40 gradi, per salvarsi "forse".

    10/10

    ha scritto il 

  • 5

    Inferno bianco

    La guerra!! Immane tragedia di atrocità, sofferenze fame e freddo; decine di migliaia di soldati inviate a combattere in una terra sconosciuta, aspra, gelata in cui emergono, dal letargo dell’animo umano, gli istinti primordiali tali da far inorridire ogni sana coscienza. Gli accadimenti e le vic ...continua

    La guerra!! Immane tragedia di atrocità, sofferenze fame e freddo; decine di migliaia di soldati inviate a combattere in una terra sconosciuta, aspra, gelata in cui emergono, dal letargo dell’animo umano, gli istinti primordiali tali da far inorridire ogni sana coscienza. Gli accadimenti e le vicissitudini sono narrati con crudezza dialettica ma, nel contempo, con amare verità mai raccontate nei libri di storia; esseri umani che diventano spettri vaganti in un inferno bianco, e spesso attendono, come atto liberatorio e di pietà, la falce della sdentata megera. Non ci sono lacrime che possano alleviare l’infinità vastità dell’insensato e dell’assurdo che partorisce impalpabili mostruosità; la mente si astrae e s’incammina lungo un illune e cupo sentiero dove anche l’anima diventa di ghiaccio. Un capolavoro!

    ha scritto il 

  • 5

    Centomila gavette piene di disperazione

    Un libro bellissimo e terribile.bellissimo perché Bedeschi narra con il cuore in mano le vicende della Ritirata dal medio Don dei "suoi" alpini (li seguì in qualità di ufficiale medico) e terribile perché in queste pagine troviamo tutto l'orrore e il martirio imposto all'armata alpina durante la ...continua

    Un libro bellissimo e terribile.bellissimo perché Bedeschi narra con il cuore in mano le vicende della Ritirata dal medio Don dei "suoi" alpini (li seguì in qualità di ufficiale medico) e terribile perché in queste pagine troviamo tutto l'orrore e il martirio imposto all'armata alpina durante la ritirata.

    La primissima parte narra della campagna greca effettuata dalla Julia (per me la parte un po meno irresistibile) e si concentra poi sulla campagna e successiva ritirata a cui la divisione Julia venne costretta dall'avanzare del fronte russo.

    Leggendo queste pagine ci si sente orgogliosi di essere italiani perché Bedeschi riesce a trascolorare la retorica in una dichiarazione d'amore e di rispetto per quanto questi uomini eccezionali hanno saputo fare:la dimostrazione che la retorica quando viene spesa a fini etici non nuoce affatto alla narrazione, anzi....

    Un capolavoro della letteratura bellica, una lettura che non deve mancare nella vostra libreria.

    ha scritto il 

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