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Cercando Alaska

Di

Editore: Rizzoli (Oltre)

4.0
(1465)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 299 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Svedese , Portoghese

Isbn-10: 8817045195 | Isbn-13: 9788817045193 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Lia Celi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Miles Halter, solitario collezionista di Ultime Parole Famose, lascia la tranquilla vita di casa per cercare il suo Grande Forse a Culver Creek, una prestigiosa scuola in Alabama. È qui che conosce Alaska. Brillante, buffa, svitata, imprevedibile e molto sexy, per Miles diventa un enigma, un pensiero fisso, una magnifica ossessione.
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  • 2

    Delusione

    Dopo "Tutta colpa delle stelle" la lettura di questo libro è stata deludente. Ho trovato la storia scontata e a volte manchevole di un filo logico. Non mi è piaciuto, finito per inerzia.

    ha scritto il 

  • 3

    This is the first book ever written by the now-pop-icon John Green and the second I've read by him after his last (forgive the pun), The fault in our stars and I'm definitely starting to sense a theme here.
    Either John Green feels particularly akin to teenage tragedy or at some point he tho ...continua

    This is the first book ever written by the now-pop-icon John Green and the second I've read by him after his last (forgive the pun), The fault in our stars and I'm definitely starting to sense a theme here.
    Either John Green feels particularly akin to teenage tragedy or at some point he thought it would be a good idea to dig out his breakthrough novel, polish it a bit softening the rough edges and make it his biggest success.
    This not to say that this is a bad book or that it is identical to The fault in our stars but one cannot ignore some similarities in themes such as finding a meaning in life that could justify present sufferings and reconciling with the dead. All mixed with the usual bunch of aphorism that young readers generally adore.
    What I like about Green's teenagers is that they always feel real, in this book more than in the other since they don't just talk in witty remarks like Gus and Hazel but have some believable conversation, even if more shallow (which is alright, we are not talking of philosophy masters here). Moreover I appreciate an author who can honestly contemplate the possibility that kids smoke, drink and have actual sex without any kind of judgmental remark from his side.
    On the other hand I found Looking for Alaska less heartfelt than his future works, there was not the same emotive impact and despite some very good scenes when the protagonists organize their pranks it felt more predictable and less engaging, partly because I never really came to like Alaska completely.
    Alaska is just the king of volcanic, extrovert girl that shy, nerdy boys like Miles would fall for but I've always had difficulties liking characters who enjoy reminding people about how messy they are, especially since they make it the perfect excuse for their moodiness and inherent selfishness.
    Read almost a decade after its publication Looking for Alaska shows all the author immaturity and looks like a rehearsal of more mature works especially in the character definition which reminds of what done in later novels: Miles is so much similar to Will Grayson and the Colonel often seems a quieter, straighter version of Tiny Cooper; besides the mystery at the core of the second half of the book could really have been solved in a couple of pages but it is dragged on so that the main characters overcome the different stages of grief.
    Green being Green, he inserted in the novel the right amount of food for thought and I particularly liked the brief excuses in the Religion Theme: as oversimplified as it was it gave good hints on how to approach religion from a dispassionate yet understanding point of view. And of course the author couldn't refrain from some cunning plot trick such as using the chapters' titles to count the remaining days till a mysterious life-altering event so keeping the readers glued to the pages for hours in a row but, unlike The fault in our stars, this story is quite easy to forget, after turning the last page.

    ha scritto il 

  • 4

    Naturalmente lo stile di John Green si riconosce. è un autore molto bravo, mi piacciono gli argomenti che tratta e come li tratta. Il libro è bello mi ha preso fin dall'inizio. Mi è piaciuta l'idea di dividere il libro in un ante-eventum e un post-eventum. Quale sia l'evento non me lo aspettavo ...continua

    Naturalmente lo stile di John Green si riconosce. è un autore molto bravo, mi piacciono gli argomenti che tratta e come li tratta. Il libro è bello mi ha preso fin dall'inizio. Mi è piaciuta l'idea di dividere il libro in un ante-eventum e un post-eventum. Quale sia l'evento non me lo aspettavo davvero, e ne sono rimasta molto colpita. John Green riesce sempre a regalare forti emozioni, in tutto quello che scrive

    ha scritto il 

  • 5

    Anche se il target di riferimento è un pubblico giovane può essere una lettura interessante anche per chi come me ha un po' di anni in più.
    Una scrittura essenziale e senza fronzoli aiutano a rendere questo testo scorrevole e facile da finire in poco tempo, specialmente nella seconda parte ...continua

    Anche se il target di riferimento è un pubblico giovane può essere una lettura interessante anche per chi come me ha un po' di anni in più.
    Una scrittura essenziale e senza fronzoli aiutano a rendere questo testo scorrevole e facile da finire in poco tempo, specialmente nella seconda parte dove la voglia di risposte ti lascia attaccato alle pagine.
    Davvero consigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    Ammetto candidamente che non conoscevo John Green, né avevo mai letto qualcosa di suo! Ho iniziato "Cercando Alaska" attratta dalla copertina, e perché dalla bandella sembrava esserci, in epilogo, un mistero da svelare, una soluzione da scoprire!


    Lo scenario è un comune college dell'Alabam ...continua

    Ammetto candidamente che non conoscevo John Green, né avevo mai letto qualcosa di suo! Ho iniziato "Cercando Alaska" attratta dalla copertina, e perché dalla bandella sembrava esserci, in epilogo, un mistero da svelare, una soluzione da scoprire!

    Lo scenario è un comune college dell'Alabama, in cui si intrecciano le vite e i destini di vari studenti, su cui spicca l'ossuto e, prima di qui, solitario, Miles, che, per la sua conformazione fisica, verrà inversamente denominato "Ciccio".
    Alla domanda dei genitori, del perché volesse andare a studiare lontano da casa, egli risponde con una stupenda frase di Rabelais: "vado a cercare un Grande Forse"!

    “Vado a cercare un Grande Forse." Ecco perché voglio andare via. Così non dovrò aspettare di essere in punto di morte per mettermi in cerca di un Grande Forse.»”

    Caratteristica del giovane Miles é leggere e imparare a memoria tutte le ultime parole in punto di morte, Arrivato al college, contrariamente al passato, non tarda ad ambientarsi, creando un gruppo di amici: il suo intelligente compagno di stanza, Chip "il Colonnello", la bellissima ma singolare Alaska, il mite ma affidabile Takumi, e la bella romena Lara.

    La trama scandirà, senza voler svelare nulla, un prima e un dopo.

    Quello che colpisce del libro però, é l'abilità dello scrittore di inserire una serie di frasi, sulla vita , sul destino, che non possono non essere "sottolineati", ricordati, memorizzati!

    “«"Il buio rapido scende, e l'oggi è già il tuo ieri"»” (“Edna St. Vincent Millay”)

    “«"Non sono un vigliacco, anzi: sono così forte. Non è facile morire.”»" (Meriwether Lewis)

    “«"Ama l'imperfetto tuo prossimo / con l'imperfetto tuo cuore"»” (Auden)

    Ma quello che diventa la chiave di lettura di tutto il romanzo sarà la frase citata da Alaska stessa, in cerca di una risposta "pacificatrice", ripresa dal libro di Gabriel Garcia Marquez, "Il Generale nel suo labirinto":

    “«"Fu colpito", cioè Bolivar, "dalla sconvolgente rivelazione che la folle rincorsa fra i suoi sogni e le avversità in quel momento stava toccando il traguardo.
    Il resto era buio. 'Maledizione sospirò, 'come farò a uscire da questo labirinto?'"»”.

    Ecco, dunque, che le due citazioni di Miles e Alaska, diventano il perno della loro amicizia, ma anche della crescita emotiva di ognuno di noi: la speranza è lo spartiacque tra ciò che ci fa più paura e il futuro sconosciuto che ci appare davanti; solo chi, della paura, saprà fare un'arma e uno strumento, riuscirà a costruirsi una corazza per poter affrontare il proprio percorso verso i propri traguardi!

    “Immaginare il futuro sa di rimpianto” (Alaska).

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo libro di...

    ...John Green che abbia mai letto. Mi aspettavo uno scrittore per ragazzini, senza grande profondità, e invece ho trovato un libro pieno, colmo, di spunti meravigliosi, pieno di emozioni e sensazioni. Questo libro mi ha portato alla mente odori, sensazioni vere e proprie come calore o batticuore ...continua

    ...John Green che abbia mai letto. Mi aspettavo uno scrittore per ragazzini, senza grande profondità, e invece ho trovato un libro pieno, colmo, di spunti meravigliosi, pieno di emozioni e sensazioni. Questo libro mi ha portato alla mente odori, sensazioni vere e proprie come calore o batticuore o tristezza. Sì, questo libro ha ispirato in me vera tristezza e alla fine vera felicità. Mi sono sentita felice, per Miles, per le ultime parole famose, per il Grande Forse e per me stessa. Che gioiello di libro!
    Consigliatissimo!

    ha scritto il 

  • 3

    Sinceramente è stata una lettura piuttosto deludente. L'ho iniziato a leggere dopo aver finito TFIOS, incuriosita dal fenomeno Green, ma questo libro non mi ha suscitato nulla se non la voglia di finirlo il più presto possibile.
    Prima di tutto, il protagonista era piuttosto anonimo, non ave ...continua

    Sinceramente è stata una lettura piuttosto deludente. L'ho iniziato a leggere dopo aver finito TFIOS, incuriosita dal fenomeno Green, ma questo libro non mi ha suscitato nulla se non la voglia di finirlo il più presto possibile.
    Prima di tutto, il protagonista era piuttosto anonimo, non aveva spessore, non avevo personalità. Sembrava un fantasma, una figura inconsistente. Mi ha lasciata abbastanza indifferente. Alaska, invece, l'ho odiata dal primo momento, dalla prima riga in cui è comparsa. Ho odiato il modo in cui tutto girasse intorno a lei: comincio a pensare che forse era lei la vera protagonista del romanzo.
    Non so, non mi è piaciuta la morbosità con cui tutti i personaggi sono legati/pensano/parlano di lei. Era una figura eccentrica, questo è certo, però era... troppo. Non si è capito perché c'era questo atteggiamento di venerazione nei suoi confronti.
    Sembra un libro scritto così, un po' alla cazzo, tanto per scrivere.

    ha scritto il 

  • 3

    Miles Halter lascia la Florida per andare in un collegio in Alabama. Che bella la vita dei giovani studenti tra studio fumo e scherzi, ma non sempre sarà così succederà una tragedia che travolgera' i protagonisti.

    ha scritto il 

  • 4

    Ciao, Green...

    Ho finito di leggere il tuo libro ieri sera.
    Ovviamente non ho mancato l'appuntamento con Anobii, ma non sono riuscito a scrivere una recensione.
    E non credo di riuscirci bene neanche adesso. Mi mancano proprio le parole. Io, in quella palestra, insieme a Ciccio e al Colonnello, ci so ...continua

    Ho finito di leggere il tuo libro ieri sera.
    Ovviamente non ho mancato l'appuntamento con Anobii, ma non sono riuscito a scrivere una recensione.
    E non credo di riuscirci bene neanche adesso. Mi mancano proprio le parole. Io, in quella palestra, insieme a Ciccio e al Colonnello, ci sono stato male.
    È stata un'esperienza. Bella, divertente, interessante.
    Sono sicuro che molti direbbero che questo è un libro vuoto, con tante chiacchiere e poca sostanza. Ma a me quelle chiacchiere mi hanno rapito. Veramente bello.

    ha scritto il 

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