Cercando Alaska

Di

Editore: Rizzoli (Oltre)

3.9
(1946)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 299 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Svedese , Portoghese

Isbn-10: 8817045195 | Isbn-13: 9788817045193 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Lia Celi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

Ti piace Cercando Alaska?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Miles Halter, solitario collezionista di Ultime Parole Famose, lascia la tranquilla vita di casa per cercare il suo Grande Forse a Culver Creek, una prestigiosa scuola in Alabama. È qui che conosce Alaska. Brillante, buffa, svitata, imprevedibile e molto sexy, per Miles diventa un enigma, un pensiero fisso, una magnifica ossessione.
Ordina per
  • 3

    Tipico romanzo adolescenziale americano, con descrizione di vita da college: il protagonista – di solito un po’ incolore, e un po’ solitario -, i suoi fedeli amici, i compagni stronzi, gli scherzi di ...continua

    Tipico romanzo adolescenziale americano, con descrizione di vita da college: il protagonista – di solito un po’ incolore, e un po’ solitario -, i suoi fedeli amici, i compagni stronzi, gli scherzi di dubbio gusto che i diversi gruppi si fanno (ma solo io ho vissuto un’adolescenza senza queste goliardate?), le cotte, le prime esperienze col sesso, l’alcool, le materie, i professori.
    E ci sono gli eventi dolorosi, a cui i ragazzi devono dare una risposta, da cui devono riuscire ad emergere. E in qualche modo ce la fanno.
    Si fa leggere, è piuttosto ben scritto.
    Mi ha ricordato Harry Potter (lo so, non è americano) per la vita da "college" e il rapporto di amicizia tra i protagonisti. Ma di Harry Potter manca, per dirne giusto una, l’avventura e la tensione.
    Mi ha ricordato Il giovane Holden per l’irrequietudine di giovani sedicenni che non sanno bene dove stanno andando. Ma Green non ha la penna di Salinger: non ha quella dolcezza, quella profondità.
    Mi ha ricordato anche Dio di illusioni di Donna Tartt, che però è più crudele, più turbante. Più vivo. Avrebbe dovuto avere, come tutti questi libri che ho citato, una nota di eccellenza, o di spicco. Che io non ho colto.
    Senza infamia nè lode, insomma.

    ha scritto il 

  • 1

    Sarebbe stato meglio se John Green avesse fatto il tassista

    E anche il successo di questo libro mi risulta inspiegabile. Una parola per descriverlo? Vuoto. Vuoto, vuoto, vuoto. Non ti dice niente, non ti lascia niente, non ti trasmette niente altro che vuoto. ...continua

    E anche il successo di questo libro mi risulta inspiegabile. Una parola per descriverlo? Vuoto. Vuoto, vuoto, vuoto. Non ti dice niente, non ti lascia niente, non ti trasmette niente altro che vuoto. John Green...io lo vorrei conoscere, questo fenomeno. Tra le 300 persone più influenti al mondo, eh? E chi ti ci ha messo, lì? Per quale motivo appesti il mondo con queste mediocrità che hanno COSTANTEMENTE la pretesa di essere piene di grande saggezza? Sai qual è il problema? E' che qualche ragazzino ci potrebbe anche credere, che il mondo è come lo descrivi tu, è questo il problema...Potrebbe anche crederci che la vita è vuota e insensata come la dipingi. E' per questo che sarebbe stato meglio se tu non avessi mai posato le dita su una tastiera.
    Sul serio, se non avete nulla da fare è meglio se leggete Moccia, e ho detto tutto.

    ha scritto il 

  • 3

    Un John Green pericoloso

    Non avrei mai pensato che John Green, scrittore per antonomasia di romanzi per ragazzi, potesse pubblicare un libro così controverso.
    L'età dell'adolescenza confusa l'ho superata da un po', eppure tro ...continua

    Non avrei mai pensato che John Green, scrittore per antonomasia di romanzi per ragazzi, potesse pubblicare un libro così controverso.
    L'età dell'adolescenza confusa l'ho superata da un po', eppure trovo questo libro stranamente disturbante.

    Il protagonista, Miles, è il classico teenager che muove i primi passi nella vita, e naturalmente prova grandi emozioni e delusioni nell'affrontare per la prima volta il mondo degli adulti: prendersi le proprie responsabilità, anche per le bravate infantili, amare ed essere amati, domandarsi il senso ultimo del resto della tua vita.

    Ci sono molte domande potenti disseminate tra le pagine, benché amabilmente sommerse dall'involucro tipicamente alla John Green. Come al solito, il protagonista ha una naturale propensione alla narrazione, combinata dalla passione per le ultime parole dei personaggi famosi. Infatti spesso vengono chiamate in causa le biografie di persone illustri a mo' di commento degli eventi, e anche la ragazza che Miles vorrebbe conquistare, Alaska, parla spesso attraverso cirazioni letterarie.
    Come sempre, i ragazzi di John Green hanno amici molto stretti che rimpiazzano la famiglia in questa fase di esplorazione del sé, e secondo la tradizione il protagonista si innamora della più 'alternativa' di tutti: Alaska, naturalmente bellissima, unica, particolare e affascinante come null'altro al mondo.

    La solita formula 'ragazzo sfigato rincorre ragazza stupenda' in questo romanzo viene riproposta con un maggiore sbilanciamento nei ruoli - Miles diventa poco più che il testimone delle mirabolanti imprese di Alaska, una specie di dottor Watson al liceo, e Alaska è il centro ultimo di tutta la storia, tanto che l'introspezione di Miles è subordinata allo sviluppo di lei.
    Quello che trovo particolarmente stonato in questo titolo è il ruolo di Alaska: è una ragazza alquanto negativa, perché la morte tragica della madre le ha lasciato una ferita emotiva impossibile da sanare. Dato che lei non sa più come vivere senza sentire il lutto, sfrutta il suo grande fascino per crearsi un seguito di amici adoranti, pronti a farla ridere e a considerarla importante quando il trauma bussa alla sua porta.
    Però, come tutti i castelli di carta, anche quello di Alaska deve crollare: la depressione trascurata, una tendenza all'alcolismo e l'egocentrismo giovanile distruggono la sua illusione di potersi creare un mondo perfetto, ma il prezzo da pagare per la realtà è il più alto - è la vita.

    Letto da adulta, è un libro molto interessante che tocca il problema dell'ingenuità dei ragazzi. Non è un mito che tutti si credano immortali e invincibili, così quando la morte li tocca è uno shock tremendo rendersi conto di quanto sia effimera la vita. Per questo, la vita post-Alaska di Miles è autentica, è un conflitto continuo tra la sciocca speranza che sia uno scherzo e l'atroce consapevolezza che lei non c'è più, che lui dovrà svegliarsi ogni giorno sapendo che non la rivedrà mai più. La ricostruzione impietosa della realtà, molto meno fantasmagorica della finzione creata dalla ragazza, è un boccone amaro per la sua banda, che non vuole ammettere che Alaska sia stata meschina con tutti.

    L'idolatria iniziale di questa Alaska, odiosa e insopportabile è il lato pericoloso di John Green. Solo chi ha l'esperienza alle spalle può veramente intuire cosa c'è dietro a questa ragazza, poiché la descrizione entusiasmante che ne fa Miles e i suoi amici è altamente fuorviante. La natura manipolatrice e vampiresca di questa ragazza, che attira a sé chiunque possa nutrire la sua illusione di felicità e successo viene spacciata come autenticità e punto di arrivo nell'attuazione del sé.
    Se Margot invitava il lettore a cercare oltre, a indagare la quotidianità in cerca del fantastico, se Hazel Grace rappresentava la speranza ostinata che sfida la fredda statistica, Alaska è il fallimento nella crescita, è la mancata iniziazione al mondo degli adulti.
    Bisogna cercare Alaska non per essere come lei, ma per essere diversi.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Cercando Alaska” di John Green non mi è piaciuto per niente!! Non c’è stato un solo momento della lettura in cui abbia pensato “dai sì potrebbe piacermi”. A pagina 8 volevo già lanciare il Kobo dal ba ...continua

    Cercando Alaska” di John Green non mi è piaciuto per niente!! Non c’è stato un solo momento della lettura in cui abbia pensato “dai sì potrebbe piacermi”. A pagina 8 volevo già lanciare il Kobo dal balcone (per ovvie ragioni non l’ho fatto!).
    I protagonisti di questo romanzo sono tale e quali a quelli di “Città di carta“. Il personaggio femminile, Alaska (“Perché ti chiami Alaska?” “Perché i miei genitori erano fighi e all’età di 8 anni mi hanno fatto scegliere il mio nome su di un mappamondo!” ma che cretinata è? ), è spocchiosa, lunatica, se la tira ‘na cifra e fa la tipa vissuta, colleziona libri in attesa di leggerli. In confronto Il giovane Holden è un ragazzino amabile e simpaticissimo!
    Il protagonista maschile, invece, è un mollaccione, una vera nullità, che ovviamente si innamora di Alaska. Ah sì, dimenticavo! La sua qualità migliore è memorizzare le ultime parole di personaggi famosi. (Che? A che serve? Cioè in quale universo parrallelo fa figo sapere le ultime parole di qualcuno? Beh, a me non interessa!)
    Tutti i ragazzini di questa scuola sembrano degli universitari che hanno già vissuto tutte le esperienze in fatto di sesso, droga (e rock ‘n’ roll!), fumo e alcol. Si dilettano a fare scherzi praticamente ogni santo giorno, come neanche Bart Simpson fa, e sono pure bravissimi a scuola!!!
    A metà del libro succede qualcosa (e menomale!!! Perché a parte la descrizione dei personaggi non c’è nulla di interessante!): Alaska, ubriaca, si lancia dritta e svelta con la sua macchina contro un camion e muore. Ok, arrivata a questo punto ho seriamente pensato che si smuovesse qualcosa. Invece, no!!! A questo punto tocca sorbirci ‘sti ragazzini che cercano di capire se l’amica si è suicidata oppure era solamente ubriaca e non capiva cosa stava succedendo mentre guidava. E indovinate un po’? Alla fine del libro non scoprono niente!! La scuola finisce e amen. PUNTO! Tipo 150 pagine inutili!!
    Ammetto, però, che fino alla morte della protagonista il libro è passabile, noioso, ma passabile: ragazzini che ne combinano di tutti i colori in un college americano.

    Ogni volta che finisco un libro di John Green mi esce sempre un “Booooh!!!“.
    A me non trasmettono mai nulla!! Manco “Colpa delle stelle” mi ha commossa!! (No, neanche il film!!!) Per non parlare poi di “Città di carta” che ha il finale più inconcludente del mondo!! Sto ancora cercando di capire cosa voleva trasmettere l’autore.

    Da quello che avete capito, non mi sento di consigliarlo, ma tra i tre che ho letto di Green lo colloco al secondo posto, dopo “Colpa delle stelle“. La lettura scorre veloce, anche perché se non fate presto a finirlo rischiate di morire di noia! In 3/4 giorni si legge facilmente.

    ha scritto il 

  • 2

    Senza lasciare traccia :(

    Letto per caso,subito dimenticato. Non ne vale la pena, a meno che non si abbia molto tempo davanti e non si sappia cosa fare, ma forse sono meglio i cruciverba

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Probabilmente il migliore di Green :)

    Recensione qui:

    https://www.facebook.com/430426870380639/photos/a.432492686840724.1073741828.430426870380639/891246757631979/?type=3&theater

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo di formazione che racconta la ricerca di un “Grande Forse”, di risposte esistenziali o più candidamente di se stessi, dell’amicizia, dell’amore, della sessualità, una ricerca sul significato ...continua

    Romanzo di formazione che racconta la ricerca di un “Grande Forse”, di risposte esistenziali o più candidamente di se stessi, dell’amicizia, dell’amore, della sessualità, una ricerca sul significato del dolore, sul senso della vita e della morte.
    L'autore riesce, con uno stile leggero e scorrevole a raccontare una storia coinvolgente che si lascia piacevolmente leggere.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per