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Cesare

Il genio e la passione

By Colleen McCullough

(45)

| Hardcover

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Book Description

22 Reviews

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    Il quinto libro della serie romana della McCullough inizia con il secondo sbarco in Britannia di Giulio Cesare (54 a.c.) e con l’annuncio che gli viene fatto dal suo genero Pompeo Magno della morte della figlia Giulia.
    Seguono i dettagliatissimi reso ...(continue)

    Il quinto libro della serie romana della McCullough inizia con il secondo sbarco in Britannia di Giulio Cesare (54 a.c.) e con l’annuncio che gli viene fatto dal suo genero Pompeo Magno della morte della figlia Giulia.
    Seguono i dettagliatissimi resoconti degli ultimi anni delle guerre galliche di Cesare (54 – 50 a.c.) e, parallelamente, delle manovre che si andavano compiendo a Roma per screditarlo, da parte della fazione di senatori degli Ottimati (tra cui vi erano Catone e Cicerone).
    Lui che aveva acquisito così tanto successo, popolarità e, non ultimo, denaro dalle conquiste in Gallia, era accusato di voler agire al di sopra della Legge, della Costituzione romana, del suo Mos Maiorum, di voler diventare Re di Roma distruggendo la Repubblica.
    Il desiderio di Cesare, invece, era più che altro quello di veder riconosciuta la sua dignitas e i suoi trionfi. Cesare desiderava ardentemente il bene e la prosperità di Roma, a cui si dedicò scacciando il pericolo barbarico, tenendo a freno la Gallia e, nell’assoggettarla, creando un territorio-cuscinetto tra l’Italia e i popoli barbari della Germania.
    D’altra parte, l’accresciuto potere di Pompeo Magno (che invece, nonostante le mire autocratiche, era sostenuto dagli Ottimati perché proveniente da una gens di gran lunga meno nobile della Iulia, ed era dunque apparentemente inadatto ad avere mire dittatoriali o regali sull’Urbe) rendono Cesare ancora più inquieto.
    Le manovre del Senato, sempre più ansioso di depotenziare Cesare, togliendogli l’esercito e l’imperium e rendendolo così assoggettabile alle accuse di tradimento che intendevano muovergli, costringono il condottiero ad attraversare il Rubicone con le sue fedelissime legioni, e a cominciare una guerra civile, contro Pompeo e gli Ottimati, che si concluderà con la battaglia di Farsalo, per il vero una delle poche in cui ci furono molti caduti romani, avendo Cesare in precedenza evitato scontri sanguinosi, puntando sul suo carisma per accaparrarsi il favore dei soldati avversari, senza combattere.
    Il romanzo si conclude con la fine di Pompeo Magno, fuggito da Farsalo dopo la sconfitta e assassinato da sicari del Faraone d’Egitto Tolomeo, marito e fratello minore della regina Cleopatra.
    La McCullough attinge a piene mani dall’immensa letteratura dell’epoca, tra cui ovviamente anche i celebri commentari che il Divo Giulio scrisse riguardo la guerra gallica e la guerra civile.
    Ne esce un romanzo storico che è quasi più una sorta di biografia romanzata, tanta è l’attenzione che si dedica al personaggio di Giulio Cesare, come del resto arguibile già dal titolo dell’opera.
    Il Cesare presentato dalla McCullough è un personaggio controverso ma sempre affascinante, un uomo amato come un padre dai suoi soldati, considerato un dio da molti, ma che mira soprattutto alla grandezza di Roma (forse prima che alla dignitas che si è conquistato sul campo), che non vuole andare oltre la Costituzione e la Repubblica, ma che si rende conto che lui solo è la persona adatta a governare Roma, per evitare che essa crolli sotto i colpi dell’invidia e dell’inettitudine dei suoi senatori, nonché della crudeltà di certi suoi generali.
    Un libro sempre coinvolgente, a parte pochissime pagine in cui i resoconti dei complotti romani, con i tanti nomi di senatori che compaiono, rendono difficile seguire le vicende.
    Uno stile di scrittura affascinante, che mischia storia e fiction, ma in cui è sempre chiaro ciò che è l’uno e ciò che è l’altro.
    Davvero una lettura inaspettatamente sorprendente, di quelle che si divorano, da cui non ci si riesce a staccare e che, una volta terminate, invogliano a saperne di più, a leggere di più sulla storia di roma, a leggersi o rileggersi i commentari di Cesare, a dare fiducia alle altre opere romane della McCullough.

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    Usbek said on Jul 29, 2014 | Add your feedback

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    Il quinto volume della saga dedicato a Roma. Cesare, la guerra gallica, un crescendo di trionfi, l'ostilità della vecchia Roma senatoria e l'amore del popolo. La ribellione, il passaggio del Rubicone, la guerra civile, Pompeo, Catone Uticense, Cicero ...(continue)

    Il quinto volume della saga dedicato a Roma. Cesare, la guerra gallica, un crescendo di trionfi, l'ostilità della vecchia Roma senatoria e l'amore del popolo. La ribellione, il passaggio del Rubicone, la guerra civile, Pompeo, Catone Uticense, Cicerone...Le gesta, le passioni, le emozioni di un eroe geniale, affascinante, titanico, uno dei pochi uomini che hanno cambiato realmente il corso della Storia.

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    3bisonda said on Nov 6, 2013 | Add your feedback

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    Cesare. Il genio e la passione by Colleen McCullough (?)

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    Reinhard said on Oct 4, 2010 | Add your feedback

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    Più di un romanzo, meno di saggio storico

    Quando si deve scrivere di Roma antica non si sfugge ad una dualità: o saggio, o romanzo. Questo libro è qualcosa di diverso: né l'uno, né l'altro. Lo vedo piuttosto come il racconto detto da uno storico ad un pubblico che poco o nulla sa della Stor ...(continue)

    Quando si deve scrivere di Roma antica non si sfugge ad una dualità: o saggio, o romanzo. Questo libro è qualcosa di diverso: né l'uno, né l'altro. Lo vedo piuttosto come il racconto detto da uno storico ad un pubblico che poco o nulla sa della Storia di Roma. Così la narrazione si inalvea fra due solide sponde (le fonti) e, a seconda dell'attenzione più o meno viva dell'uditorio, il dicitore inserisce parti romanzate piuttosto credibili. Una cosa è certa: Cesare, personaggio centrale dei destini pre-imperiali di Roma, qui c'è tutto. Nel libro, rispetto ai saggi canonici che più o meno velano la verità, emerge con reale crudezza, anche il suo cinismo, le sue crudeltà, la sua indifferenza per i sentimenti. Ricordandoci anche (cosa non facile a farsi) l'essere stato un estintore di civiltà altre, pur di soddisfare la sua smodata ambizione: "Auferre trucidare, rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant"
    Finisce poi come ben si sa.
    Il racconto della congiura non è romanzato, è ampio sì, ma sostanzialmente vero.
    Perché è vero che, alla fin fine, Cesare morì solo come un cane.
    ¿Perché Bruto avrebbe dovuto commuoversi alla stupida, per tutto quello che era stata la vita di Cesare, invocazione [nel senso letterale in-vocare (=chiamare a sé)]: "Tu quoque...", quando Cesare "padre", in vita, non aveva mai degnato di un minimo d'attenzione Bruto figlio?
    A parte il fatto che sono sicuro che Cesare non proruppe proprio in quel grido. Per un atarassico come lui, solo il silenzio poteva accompagnarlo alla morte.
    E Colleen Mccullough è molto brava.

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    Atrideo said on Sep 26, 2010 | Add your feedback

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