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Chéri

Di

3.7
(929)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 169 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: A000084898 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
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  • 5

    Quel prix, mon chéri! Tradotto: a una storia di merda basta la ciliegina dell’amore per diventare tutta di marzapane; e la stessa ciliegina ci mette niente a trasformare una storia al marzapane in una torta di merda, nespà?

    Devi leggere scrittori su scrittori per comprendere perbene quanto ti manca leggere una scrittrice. Degli scrittori, pure bravissimi, riesco a sopportare ogni affondo. Alle scrittrici insopportabilmen ...continua

    Devi leggere scrittori su scrittori per comprendere perbene quanto ti manca leggere una scrittrice. Degli scrittori, pure bravissimi, riesco a sopportare ogni affondo. Alle scrittrici insopportabilmente brave invece basta una carezza per trapassarmi come gli scrittori bravi non riescono a fare neanche scagliandomi contro a uso giavellotto intere montagne incantate.

    Da un po’ che non leggevo una scrittrice; la mente se ne accorge, come un corpo di uomo quando resta troppo a lungo lontano da quello di una donna; perdono smalto, i corpi segregati entro il proprio sesso, perdendo la buona ragione per darselo.

    Guardandomi nella camera mentale da lettore eternamente scapolo, piena fin all’equivoco di biancherie maschili usate e mai bianche come vorrebbe il nome che le dice, ci ho trovato un naso da clown di Monika Drake, un foglio spiegazzato con la grafia di Banana Yoshimoto, una cicca di Oriana Fallaci, un bicchiere da cocktail di Amélie Nothomb, ma niente di veramente intimo, che indicasse l’aver trascorso il corrispettivo metaforico di una notte assieme, una notte passata a trapassarsi come ne ho passo tante altre, altrettanto metaforiche, con gli scrittori. Il ricordo più intenso è il mezzo guanto per la guida sportiva di Annemarie Schwarzenbach che risale a tre se non quattro mesi fa.

    Lo “Chéri” di Colette, che romanzo piacevolmente crudele, nella mia camera mentale ha lasciato un subbuglio e una piccola perla rotolata sott’al letto e è lì che resterà, come se lo meritano i segreti licenziosi e i mostri ingovernabili.

    Cinicamente, ovvero invidiosamente, è la storia di un puttano al suo acme ormonale allevato da una puttana in smobilitazione che si gode le sue sudate rendite, abbastanza sostanziose da averle garantito l’accesso a un piccolo mondo di mezzo dove altre puttane ripulite giocano a sfidare una decenza che, una volta guadagnata, fa rimpiangere a tutte gli sforzi costati il guadagnarsela, mappoi se si è rinunciato a farsi godere a pagamento, se non si fanno più le puttane ma le proprietarie di casa se non di casato, non è mica stato per un’ambizione di promozione sociale: hanno saputo trasformare per tempo la perdita di una debilitazione fisica nella fortuna di una desiderabilità economica, queste donne intelligenti quindi sensuali al cubo che alla fine dei conti lo chiariscono chi siano stati gli sfruttati e chi le sfruttratrici, infine.

    E Colette scrive tutto con la civetteria leggera leggera del sicario espertisismo che ha posto fine a chissà quanti alberi genealogici con la soavità di una donna che ha la massima cura per le sue rose.

    “Dal vizio può nascere una passione autentica?” si domanda il lettore di Chéri (io), che si risponde (leggere è poter socializzare con le proprie personalità multiple senza timore di parcelle aggiunte): “Ma se non nasce da lì!”, e se lo dico io che nella vita non sono riuscito a diventare un vizioso, dovrà pure ammetterlo chi un vizioso lo è stato e che si dice “Ah, se fossi stato un virtuoso, forse…” Forse niente, non è né una questione di vizio né di virtù, è che uno ci nasce col suo far sangue o non ci nasce; e se non ci nasce, tanto meglio, ha la vita davanti per imparare a farlo scorrere, sia il suo sia quello altrui, non per natura, ma per cultura, che è mooolto più sexy della natura, varia com’è. E uno che fa sangue e è vizioso, e quindi in qualche modo cerca di andare in pari col sangue che spilla versandone di suo, secondo me semina molto meno vizio di chi fa sangue e è virtuoso e quindi il suo sangue lo tiene per sé e quello versato dagli altri lo spreca e basta. Un vero virtuoso diventa un vizioso se ci tiene alla virtù più importante, quella degli altri. Un vizioso lo riconosci perché spesso è un virtuoso che ci eccita sapendosi la causa del vizio inappagato che sa di generare.

    A me non sono mai piaciute le donne viziose, però le donne virtuose mi sono piaciute persino meno, ossessionate dal sesso come le donne viziose non hanno il tempo di esserlo: chi non sa quel che sta facendo mi ispira più simpatia umana di chi crede di saper benissimo quello che non sta facendo. Io mi sono innamorato le rare volte in cui una donna non mi ha parlato di vizio e di virtù esclusivamente su base sessuale e quindi moralistica e dunque cattolica, quando non mi ha parlato di vizio e di virtù e basta sono andato proprio fuori di testa. Mi innamora chi agisce impeccabilmente, facendo il minor male agli altri e procurando il maggior piacere possibile a me e dandomi la possibilità di fare altrettanto con lei(il piacere maggiore) e con gli altri(il minor male). E per rare volte intendo una volta sola, poi mi sono sposato, per fortuna con la stessa rara volta.

    I virtuosi, ne conosco pochi che considerano l’esserlo una conquista etica e non una comune sfiga secolare, chiamano passione infuocata quella sparuta scintilla di paglia, una contrazione genitale passeggera, che le loro pudibonde e tremebonde maniere non sono riuscite a controllare e annacquare anzitempo. A me allora dispiace per la scintilla, per la vita che l’aspetta.

    I viziosi - uno su mille ce la fa a diventare un vizioso come si deve e non un molliccio fallimento esistenziale come al solito (il rapporto per i virtosi è di uno a cento) - alle fiamme del piacere sessuale manco ci badano più di tanto, è un sottofondo costante, come vivere in una friggitoria e sentire le bollicine che scoppiano dell’olio bollente, quindi mi fido più di loro quando mi parlano di una passione che sovrasta e ridicolizza le altre; una passione d’amore la riconosci anche perché ti fa apparire il sesso una esperienza nuova e non la sega in compagnia delle sera prima, che sia tua o di una tua amica la segheria. Non che nel caso dei viziosi sia da escludere che si tratti di un’altra illusione, ma a me piacciono più le illusioni dei disillusi che quelle degli illusi: i primi le loro illusioni le cambiano perché quelle di prima se le sono bruciate; tra i secondi ci sono casi di persone capaci di portarsi appresso la stessa illusione per tutta una vita, senza nemmeno darle una lavata durante l’uso così prolungato. Dai virtuosi è inscindibile un motivato sospetto di taccagneria.

    Il mio augurio al mio genere umano non è che ogni virtuoso diventi un vizioso: una passione autentica fa piazza pulita del pregresso, pulito o no che fosse di suo, il romanzo di Colette ha il coraggio di raccontare questa ‘ingiusta’ e bellissima verità. Io invito il virtuoso, mon semblable, – mon frère!, di non scivolare mai nella tentazione superiore a tutte le altre: giudicare l’amore di Chéri e di Léa come non vero perché nemmeno lontanamente puro(?) come se lo immagina lui, che prova sempre un certo imbarazzo quando si tratta di mettersi nudi e far giocare amorevolmente e appassionatamente un cazzo e una fica, specie se si tratta di un cazzo e una fica che hanno giocato interi tornei con tanti altri cazzi e tante altre fiche. (Pensiero standard del virtuoso: “Caro il mio vizioso, e dopo aver tanto scopato ora vorresti pure fare l’amore vero e magari con la stessa persona? E A ME?”. E caspita, virtuoso mio, ma non lo sai che l’amore è perdita, specialmente dei sensi nel durante che toccano le stelle toccandosi la carne con la carne senza star a sottilizzare cosa tocca cosa e come?).

    Chi giudica ‘Chérì’ – è odiosa, questa perfetta invenzione di Colette; Chéri è impossibile da non desiderare, o meglio: non ci vuole niente a non desiderarlo, così come non ci vuole niente a non desiderare Léa, ma all’interno dello stile di Colette questo banalissimo resistere a tutt’e due diventa inimmaginabile, quindi a essere irresistibile è la scrittura di Colette – e chi giudica Léa appellandosi a una propria presunta virtù (un vizio che non ce l’ha fatta) è il Vizioso autentico, secondo me, è chi ha rinunciato ai vizi minori (scopare, imbestialire, diventare noiosamente potente) per non privarsi del vizio supremo: ergersi a giudice di chi ai vizi minori non ha rinunciato proprio per evitare di contrarre quello supremo.

    Leggendo Chéri, insolitamente, pensavo a come la potenza del romanzo si eserciti in modo diverso in base all’età anagrafica e al sesso su chi lo legge. Ogni libro risente di chi lo legge (certezza universale) però questo romanzo sembra essere fatto apposto per brillare e tagliare ora qui ora lì a seconda di chi ci guarda dentro. C’è uno ‘Chéri’ per un uomo di trentadue anni come me, lontanissimo dai fascini tremendi di Chéri, e ce ne è un altro per una donna di cinquanta anni di cui gli ultimi trentacinque circa trascorsi appassionando di sé gli uomini (una donna così non la conosco, chissà se la conoscerò).

    Mi incuriosisce sapere cosa legge in ‘Cherì’ una ragazza di venti anni o più giovane: sarebbe così ingiusta verso Colette da sentirsi più prossima alla mogliettina scannata che non al suo coetaneo irresistibile? Un uomo di passati cinquant’anni che sapesse guardarsi come sa farlo la Léa che non nasconde ai propri occhi le sue occhiaie, il mento che s’affloscia, la grana della pella che s’ingrossa, la stanchezza di un corpo che si gonfia, non so neppure immaginarmelo.

    Vogliamo tutti crederci: gli uomini migliorano con gli anni, solo le donne perdono tonicità e ormai neppure più loro, se tecnologia vuole le donne invecchieranno sempre più come gli uomini: ovvero nello stesso modo di prima, conoscendo il degrado, ma non si potrà più dire nemmeno di loro che invecchiano, e come c’è la pillola che ti tira su il cazzo effetto tronchetto come non gli era mai capitato prima, scommento non manca molto e ne inventeranno una che irriga la fica e ci fa spuntare qualche fiorellino di campo su a qualsiasi età.

    Nessuno sa essere onesto come i personaggi di Colette in “Chéri”, in questo consiste lo scandalo del romanzo.

    Poi secondo me il personaggio più sadico di tutti, il vendicatore perfetto, il genio del male, è Marie-Laurée, la madre di Edmée: dà sua figlia in sposa a un uomo ormai sentimentalmente vizzo e sessualmente viziato: Chéri; a Chéri, vera vittima della sua vendetta rosicona, ha dato una vergine frigida e inesperta, sua figlia appunto; l’ha tolto a Léa e a sua madre, Madame Peloux, forse le uniche donne capaci di amarlo come lui vuole essere amato: incestuosamente. Combinato il matrimonio della perfetta infelicità si dilegua, per poter essere ricordata nella sua forma migliore: quella desiderabile. Marie-Laurée è come dicesse “Che lo abbia io non c’è più possibilità che accada, allora che se lo prenda chi non lo sa prendere; lui, incapace com’è di dare o di iniziare a farlo, non troverà certo un modo per modificare la sorte che gli ho intessuto attorno. Io vivrò felice e contenta se almeno so che gli altri vivranno sessualmente infelici.”

    Leggendo la prima volta ‘Cherì’ a me già veniva voglia di leggerlo ancora tra cinque anni, poi tra dieci, quindici, quando io avrò cinquanta anni, quando ne avrà cinquanta la donna che ho sposato quando eravamo tutt’e due sulla trentina. Quanto sapremo dire del nostro amore che è anche l’amore dei nostri corpi, mio del suo e del mio e suo del suo e del mio? Un amore che non è anche sensuale e sessuale è un amore scorporato, vecchietto, è un contentino per moribondi; è una questione di realismo aspettare di diventare moribondi prima di augurarsene uno così, magari come naturale - culturale al cubo dle cubo! - proseguimento di quello prima.

    Quando il mio corpo – che non è mai stato il corpo di Chéri ma che vanità e vertigini ugualmente stupide e importanti mi ha dato e ha dato – e il corpo della donna che ho sposato – un corpo che nella mia percezione, sottolineo: nella-mia-percezione, eh, non vorrei che tutti si mettessero sulle tracce di lei!, è la fusione dell’animalità seducente di Chéri e della freschezza ingenua di Edmee – saranno del tutto identici al corpo crollato di Léa, scopriremo quanto saremo stati bravi a amarci anche per il resto, se riusciremo a non inorridire davanti allo specchio dietro alla cui apparenza rilanciata ci saremmo potuti nascondere. Io a trenta anni non so se ha senso dire che sono della vecchia scuola siccome ce ne sono di vecchi, oggi, di tutt’altra scuola, comunque: mi preparo per non volere a sessanta anni quello che non sono stato capace né di avere né di dare forse neanche a venti. Bisogna saper fare come non hanno saputo fare Cherì e Léa: bisogna saper addio al momento giusto, che viene sempre un po’ prima dell’ultimo momento utile, alla propria passione per come la si è conosciuta e vissuta fin lì.

    Il godimento che ieri non mi sono preso perché non sapevo come si prendesse e che non ho dato perché non sapevo quanto lo si volesse da me non potrà mai essere risarcito; il godimento che domani non ci sarà più da prendere ma solo da rubare e che non ci sarà più da dare ma solo da teatrare non sarà un godimento vero ma un fantasma fuori tempo. Da quando so questo (ma da quant’è che lo so? Mica da tanto, la storia del mio godimento è relativamente recente, perciò ne dico tutte le sciocchezze dell’innamorato, però che bello poter dire anche fin da adesso: “Ho goduto, quindi qualcosa l’ho vissuta di certo”) mi prendo un godimento nell’oggi che mi basta, fin da subito, sia per ieri che per domani.

    Il pensiero di me che che scappo preso di passione per una Léa fa ridere tutti e me per primo, in conclusione; invece il pensiero della donna che ho sposato che scappa con uno Chéri fa piangere solo me, all’inizio; più tardi farà piangere anche lei, ma moooolto più tardi, eppoi sarebbero due pianti differenti.

    ha scritto il 

  • 0

    So intense. You are perfect until you start to love him, and your love is the exact thing that pushes him away because he wants your indifference not your passion. That feeling when you know you are n ...continua

    So intense. You are perfect until you start to love him, and your love is the exact thing that pushes him away because he wants your indifference not your passion. That feeling when you know you are not the best for him but secretly wish he would still want you anyway. How you push him away and secretly wish he'd come back.

    ha scritto il 

  • 4

    Amore ad età diverse

    Una donna matura si innamora di un giovane bellissimo e se ne deve privare perché lui si sposa (matrimonio combinato e di interesse) eppure c'è l'amore da entrambe le parti, un amore paradossale, inas ...continua

    Una donna matura si innamora di un giovane bellissimo e se ne deve privare perché lui si sposa (matrimonio combinato e di interesse) eppure c'è l'amore da entrambe le parti, un amore paradossale, inaspettato, che si rende manifesto ad entrambi solo quando vengono divisi e che si risolve in modo imprevedibile...
    Però c'è il seguito di questo libro e a questo punto sono curiosa di vedere come Colette ha fatto evolvere la storia.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Lea e Cheri. Una donna matura, un ragazzo inesperto. Un rapporto profondo, quasi madre-figlio, che si trasforma in quello di due amanti. Poi lui si deve sposare, si separano. Ma più tempo Lea sta via, ...continua

    Lea e Cheri. Una donna matura, un ragazzo inesperto. Un rapporto profondo, quasi madre-figlio, che si trasforma in quello di due amanti. Poi lui si deve sposare, si separano. Ma più tempo Lea sta via, più Cheri si lascia andare trascurando la giovane moglie. Lea ritorna, la passione si riaccende, ma dura solo una notte, perché entrambi si rendono conto che devono prendere strade diverse, Cheri ha un matrimonio cui dedicarsi e Lea é ormai vecchia per una relazione con lui data la differenza d'età di più di 20 anni. E mentre Cheri se ne va in un freddo mattino, Lea si guarda allo specchio, sperando suo malgrado in un ritorno che non avverrà. Perché loro si amavano, e di quell'amore ch, se capita, capita una sola volta... Romanzo stupendo, il ritratto di una società che, a causa delle sue regole, ha distrutto un amore unico, puro; uno dei miei libri preferiti, forse il mio preferito al pari con un altro, che custodisco gelosamente in libreria come una pietra preziosa.

    ha scritto il 

  • 0

    "Quel povero bambino viziato, adesso gli daranno l'amore, come se ne avesse bisogno!... È troppo cattivo..., è troppo giovane... Con me, non importa se è cattivo. Può farsi le unghie su di me, non las ...continua

    "Quel povero bambino viziato, adesso gli daranno l'amore, come se ne avesse bisogno!... È troppo cattivo..., è troppo giovane... Con me, non importa se è cattivo. Può farsi le unghie su di me, non lasciano il segno. Ma una ragazza... Che lo ama!... Non ama niente, lui. Non è capace."

    ha scritto il 

  • 2

    Incontro donna cinquantenne contro maschio venticinquenne: Léa/Chéri. Uno a zero palla al centro

    la prima reazione è stata quella di spedire a calci nel didietro la manica di debosciati (Chéri Léa and co.) a spaccar pietre in Sardegna a 50 gradi all'ombra, così almeno sospiravano e sudavano per q ...continua

    la prima reazione è stata quella di spedire a calci nel didietro la manica di debosciati (Chéri Léa and co.) a spaccar pietre in Sardegna a 50 gradi all'ombra, così almeno sospiravano e sudavano per qualcosa di più solido.

    La seconda è stata quella di essere generosa e di non farmi innervosire dagli onnipresenti occhi umidi sino allo sfinimento di Chéri, dalle sue narici ripetutamente dilatate, dai broccati dai merletti dalle perle dagli ori dalle porcellane pure loro onnipresenti in ogni tre righe, e di valutare invece con empatia questo incontro d'amore: donna cinquantenne contro maschio venticinquenne. Poteva essere una partita interessante, invece si è rivelata più brutta e noiosa di quella dell'Italia contro il Costa Rica.

    Uno a zero per Chéri, per chi fosse interessato al risultato.

    ha scritto il 

  • 2

    Ci sono degli scrittori il cui stile mi ricorda L 'abbazia di Northanger oppure la scrittrice sotto pseudonimo in Camera con vista : il fatto che mi riportino a delle caricature dice molto su quanto l ...continua

    Ci sono degli scrittori il cui stile mi ricorda L 'abbazia di Northanger oppure la scrittrice sotto pseudonimo in Camera con vista : il fatto che mi riportino a delle caricature dice molto su quanto li possa apprezzare. Probabilmente piace pensare che questa sia letteratura popolare, Chéri brillerebbe pubblicato a puntate sul Grand Hotel dei tempi che furono, sempre se si segue l'idea che vuole il popolo lasciato nell'ignoranza e nella cieca ammirazione dell'opulenza della ricchezza. Considerato che vorrei vivere in stanze pressoché vuote, con più libri che mobili, possibilmente con pareti bianche e senza tende varie, si può immaginare quanto abbia sofferto le ripetute descrizioni di broccati, tendine rosa, perle, gioielli, letti in ferro battuto finemente cesellati, etc. Non ne potevo più mi si dicesse che gli occhi dei vari protagonisti erano del colore di qualcos'altro e mi son chiesta se anche a me si dilatano così spesso le narici come accade al protagonista, Chéri, la qual cosa me l'ha fatto associare ad un etereo mantice. Aggiungo che sarei anche un po' annoiata da queste donne considerate libere ed emancipate solo perché cangianti amanti ogni tre per due ma in realtà fragili, in ostaggio della loro avvenenza, anzi, dello sfiorire della loro avvenenza, incapaci di non considerare la solitudine una sconfitta ed in grado di avere degli amanti più giovani solo mantenendoli. È un modo di vedere l'emancipazione della donna, come mera emulazione di comportamenti solitamente maschili, che dovrebbe esser morto e sepolto già da quarant'anni. Siamo l'altra metà del cielo, non abbiamo bisogno di emulare proprio nessuno e, come in Una donna tutta sola, se ci si lascia con l'artista bohémien si esce per strada, portandosi la tela tre metri per due che ci ha regalato, andando incontro al nostro futuro sorridendo, anche a quaranta-cinquant'anni, con buona pace delle trini polverose e delle ciprie della Colette.

    ha scritto il 

  • 4

    Libricino delizioso, non troppo lungo e sempre più frizzante man mano che scorrono le pagine ... per poi sbocciare in una conclusione vagamente drammatica, commovente e davvero romantica. La relazion ...continua

    Libricino delizioso, non troppo lungo e sempre più frizzante man mano che scorrono le pagine ... per poi sbocciare in una conclusione vagamente drammatica, commovente e davvero romantica. La relazione fra il giovane Chéri e la più anziana Léa ha il sapore, più che dello scandalo, di una trasgressione giocosa usata come paravento per un sentimento fortissimo, che le convinzioni sociali non permettono di mostrare, e la differenza di età condanna ad una fine repentina. Léa è affascinante, intelligente, ironica e superiore alle sue coetanee avvizzite dagli anni e dalle delusioni della vita. Chéri è un ragazzo bellissimo, capriccioso e viziato, impertinente e pigro. Il matrimonio improvviso di lui porterà alla luce la profondità del sentimento che gli unisce ... Scritta magistralmente, -Chéri- è una storia ad un tempo simpatica e dolcissima, un misto di malinconia e freschezza che trasmette una grande gioia di vivere.

    ha scritto il 

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