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Chagrin d'école

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Editeur: Editions Gallimard

3.6
(3931)

Language:Français | Number of pages: | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Italian , Spanish , Catalan , Galego , German , English

Isbn-10: 2070396843 | Isbn-13: 9782070396849 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others

Category: Biography , Education & Teaching , Fiction & Literature

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Description du livre
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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    4

    Diario di Scuola è uno di quei libri che ti fa capire come la scuola sia importante per te stesso,una raffica di cultura che spesso e volentieri non è capita dagli studenti. L'esperienza dello scritto ...continuer

    Diario di Scuola è uno di quei libri che ti fa capire come la scuola sia importante per te stesso,una raffica di cultura che spesso e volentieri non è capita dagli studenti. L'esperienza dello scritto è alquanto sorprendente, non ti aspetti che uno degli scrittori più famosi al mondo sia stato un "somaro". Passando per buona parte della sua giovinezza ad essere giudicato e messo all'angolo con il cappello dall'animale più famoso nell'ambito scolastico, lui è cresciuto. Il Somaro dei somari è diventato Professore e Scrittore. E' diventato ciò che odiava e si è dato un compito, quello di aiutare tutti gli studenti a crescere, a capire l'importanza del sapere. Sepere che porta ad essere LIBERI!

    dit le 

  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    4

    "Li-be-ra-te le parole!"

    "Non c'è nulla che vada come previsto, è l'unica cosa che ci insegna il futuro quando diventa passato".
    Una riflessione sul ruolo della scuola e, in particolare, dell'insegnante. Ancor più nei giorni ...continuer

    "Non c'è nulla che vada come previsto, è l'unica cosa che ci insegna il futuro quando diventa passato".
    Una riflessione sul ruolo della scuola e, in particolare, dell'insegnante. Ancor più nei giorni nostri, ruolo tutt'altro che facile, a volte decisivo per il destino di un adolescente.
    "Dio mio, ce ne vuole di energia, per tornare alla realtà dopo aver visto tutto questo! Per la miseria, ma che immagine ci danno dei giovani, solo a partire da quei pochi mantecatti! La rifiuto. Sia chiaro, non nego la realtà di quel reportage, non sottovaluto i pericoli della delinquenza. Come tutti provo orrore per le forme contemporanee della violenza urbana, temo la ferocia del branco, e non ignoro la sofferenza di vivere in alcuni quartieri di periferia, in cui avverto tutto il pericolo rappresentato dal comunitarismo, conosco benissimo, tra le altre cose, la difficoltà di nascervi ragazza e di crescervi donna, misuro i rischi estremi cui sono esposti i ragazzini provenienti da una o due generazioni di disoccupati, quali prede rappresentano per i trafficanti di ogni risma! So tutto questo, non sottovaluto le difficoltà degli insegnanti impegnati con gli studenti più destrutturati di tutto questo disastro sociale, ma mi rifiuto di assimilare a queste immagini di violenza estrema tutti gli adolescenti di tutti i quartieri difficili, e soprattutto, soprattutto odio questa paura del povero che una simile propaganda alimenta a ogni nuova campagna elettorale!"
    Una riflessione, dicevo; stimola il ricordo dello studente che anch'io sono stato, a quale categoria di alunno sono appartenuto? Pensieri che tornano alla mente, una disamina che mi avvince e mi prende, che condivido e che faccio mia. E il mio professore Keating? Chi mi ha indirizzato verso quel che sono? Sì, ho qualche risposta in mente. Molti episodi accarezzano la mente, altri pungono i miei ricordi e la mia tranquillità. Amore, quel che ognuno deve mettere in quel che fa. Che parola magica, eppure è la chiave di volta di ogni successo, almeno mi piace pensarlo. Grazie, Daniel...
    "In questo mondo bisogna essere un po' troppo buoni per esserlo abbastanza." Marivaux

    dit le 

  • 5

    Da somaro a prof (con tutto quel che ne consegue)

    Un grande libro per chi ha sperimentato entrambi i ruoli e, in ogni caso, una seminagione di spunti di riflessione non banale anche su temi apparentemente banali, non per il loro contenuto (in sè seri ...continuer

    Un grande libro per chi ha sperimentato entrambi i ruoli e, in ogni caso, una seminagione di spunti di riflessione non banale anche su temi apparentemente banali, non per il loro contenuto (in sè serissimo) ma perché son triti e ritriti e rimestati in ogni salsa. La sostanza è, per dirla alla Carver, " di cosa parliamo quando parliamo di istruzione" e il modo di trattarla, la sua declinazione, è carne, sangue, dolore, soddisfazione, piacere. Tutto quel che c'è in quella particolare relazione che chiamiamo "educativa".
    Lo stile è quello del miglior Pennac, uno che ha trasceso la condizione apparentemente schiacciante di "somaro" per diventare voce scrivente, penna sottile, ironica, intelligente.

    dit le 

  • 4

    I BRAVI INSEGNANTI...

    ... se uno non ha la fortuna di incontrarli, se li va a cercare... diciamo che ero quasi sicura di quello che avrei trovato in questo libro e non sono rimasta delusa: un insegnante arguto, appassionat ...continuer

    ... se uno non ha la fortuna di incontrarli, se li va a cercare... diciamo che ero quasi sicura di quello che avrei trovato in questo libro e non sono rimasta delusa: un insegnante arguto, appassionato e ironico!

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  • 4

    Che poesia e quanta saggezza! Pennac dimostra di essere non solo un buon scrittore, ma anche un bravo insegnante e ottimo pedagogista, attento e sensibile verso i suoi studenti.

    dit le 

  • 4

    La mirabile lezione di un somaro che ce l'ha fatta

    In questo Diario di scuola, a metà tra il romanzo autobiografico ed il saggio pedagogico, Pennac rispolvera l'annoso ed apparentemente inesauribile tema dell'istruzione scolastica, ma per farlo decide ...continuer

    In questo Diario di scuola, a metà tra il romanzo autobiografico ed il saggio pedagogico, Pennac rispolvera l'annoso ed apparentemente inesauribile tema dell'istruzione scolastica, ma per farlo decide di adottare la prospettiva del “somaro”, dello studente che sembra a detta di (quasi!) tutti senza speranza e destinato fatalmente al fallimento totale, una categoria che Pennac stesso ebbe modo di rappresentare per diversi anni prima di imboccare (grazie anche alla dedizione di alcuni insegnanti tenaci ed appassionati) la strada di redenzione che poi lo portò a diventare insegnante e scrittore.
    L'esposizione è frammentaria come dal titolo era lecito attendersi, tuttavia la componente riflessiva, che con penna leggera e piacevole sapientemente si dischiude, predomina sulla mera narrazione degli eventi di vita vissuta, usati soprattutto a titolo esemplificativo. Questi episodi, presi tanto dagli anni giovanili in cui l'autore portava dolorosamente l'onta del somaro, quanto dai decenni in cui ha insegnato francese in classi mai povere di casi problematici, danno il La a considerazioni sul mestiere d'insegnante e i limiti strutturali dell'insegnamento, l'uso socio-politico della grammatica, i traumi e le paure che si celano nel linguaggio gergale o l'apparente rifiuto dell'apprendimento formale. Il tutto è poi condito da propizi riferimenti storici, citazioni letterarie pregnanti e osservazioni sociologiche sul contesto dei giovani di oggi, a tratti magari anche provocatorie, ma senz'altro stimolanti e lontane dai soliti cliché.
    Insomma, mi è parso un libro piacevole e il dialogo di Pennac col somaro che fu, ancora nascosto dentro di sé e pronto a riaffiorare al primo segno di cedimento, è più che un semplice escamotage e nel complesso riesce ad offrire un focus abbastanza originale sul mondo della scuola, sicuramente nulla di epocale o risolutivo, ma molto lucido ed informativo. Inoltre chi nella vita si occupa di insegnamento e formazione probabilmente riuscirà anche ad estrarre da questa lettura delle preziose dritte, psicologiche e metodologiche, da tener ben presenti nel rapporto con gli studenti, soprattutto quelli che maggiormente hanno bisogno di essere seguiti ed incoraggiati.

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  • 3

    Interessante ma dopo un po' diventa noioso

    Ho acquistato questo libro in quanto avevo sentito parlare molto di Pennac. In generale ho trovato il libro interessante ma forse un po' troppo noioso: all'inizio è anche bello però è molto lento, for ...continuer

    Ho acquistato questo libro in quanto avevo sentito parlare molto di Pennac. In generale ho trovato il libro interessante ma forse un po' troppo noioso: all'inizio è anche bello però è molto lento, forse un po' troppo lungo per questo genere. In generale però ho apprezzato lo stile di Pennac che nonostante trovassi appunto l'argomento un po' noioso mi ha permesso di resistere fino in fondo, quindi credo che darò a questo autore altre possibilità in futuro magari con qualche libro con una storia un po' più romanzata e meno autobiografico.

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  • 4

    Asini che volano

    "Fa rumore, un pensiero, e il piacere di leggere è un retaggio del bisogno di dire"

    Pennac mi piace anche quando non mi piace. Ho trovato questo libro troppo confusionario e frammentario, alle volte l ...continuer

    "Fa rumore, un pensiero, e il piacere di leggere è un retaggio del bisogno di dire"

    Pennac mi piace anche quando non mi piace. Ho trovato questo libro troppo confusionario e frammentario, alle volte lo stile non mi è sembrato rispecchiare quello del Pennac che ho imparato ad amare, di tanto in tanto si incagliava in paragrafi noiosi e difficili da superare, tuttavia i concetti espressi sono talmente giusti e interessanti (nonostante io sia ormai ben lontana dal mondo della scuola) che non potrò fare a meno di conservare un ricordo meraviglioso di questo saggio.

    dit le 

  • 0

    "è sufficiente un professore - uno solo!- per salvarci da noi stessi e farci dimenticare tutti gli altri. (...) [il prof. Bal] Ci aspettava seduto alla cattedra, ci salutava cordialmente e sin dalle p ...continuer

    "è sufficiente un professore - uno solo!- per salvarci da noi stessi e farci dimenticare tutti gli altri. (...) [il prof. Bal] Ci aspettava seduto alla cattedra, ci salutava cordialmente e sin dalle prime parole noi entravamo nella matematica. Di che cosa era fatta quest'ora che ci catturava tanto? Essenzialmente della materia che il professor Bal insegnava e di cui sembrava pervaso, cosa che faceva di lui un individuo curiosamente acuto, calmo e buono. Strana bontà, nata dalla conoscenza stessa"

    dit le 

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