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Changing Places

A Tale of Two Campuses

By

Publisher: Penguin Books Ltd

3.8
(348)

Language:English | Number of Pages: 256 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 0140046569 | Isbn-13: 9780140046564 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , eBook

Category: Fiction & Literature , Humor

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Book Description
When Phillip Swallow and Professor Morris Zapp participate in their universities' Anglo-American exchange scheme, the Fates play a hand, and each academic finds himself enmeshed in the life of his counterpart on the opposite side of the Atlantic. Nobody is immune to the exchange: students, colleagues, even wives are swapped as events spiral out of control. And soon both sun-drenched Euphoric State University and rain-kissed University of Rummidge are a hotbed of intrigue, lawlessness and broken vows...'Not since Lucky Jim has such a funny book about academic life come my way' - "Sunday Times".
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  • 3

    scrivere per far ridere credo sia estremamente difficile. io poi sono uno di quei rompicoglioni che quando gli dicono "ti racconto una barzelletta", diventa subito di cattivo umore e sente il ...continue

    scrivere per far ridere credo sia estremamente difficile. io poi sono uno di quei rompicoglioni che quando gli dicono "ti racconto una barzelletta", diventa subito di cattivo umore e sente il desiderio di allontanarsi in fretta. quindi l'ho letto prevenuto.

    dl invece ci riesce abbastanza a far ridere. in certi tratti fa davvero ridere. il capitolo "la corrispondenza" sopra tutti gli altri. non ho capito se ne e' uscita peggio la coppia inglese o la coppia americana. mi verrebbe da dire la coppia americana, cosi', per partito preso.

    scritto quasi sempre bene, lo si legge quasi sempre volentieri. ma ne ho detestato il finale: mi sono vagamente sentito preso per i fondelli ... ma forse ero io di cattivo umore, come per le barzellette.

    said on 

  • 2

    Non vedevo l'ora di finirlo per potermene liberare. Ma, arrivata alla fine, è arrivata la mazzata! Non è un finale aperto, è un non-finale totalmente inutile e irritante. La trama di per sé non ...continue

    Non vedevo l'ora di finirlo per potermene liberare. Ma, arrivata alla fine, è arrivata la mazzata! Non è un finale aperto, è un non-finale totalmente inutile e irritante. La trama di per sé non sarebbe male, ma è stata scritta in modo molto noioso, che non cattura. I personaggi al di fuori del loro mondo riscoprono il proprio "io" che altrimenti era stato represso dalla routine.

    said on 

  • 1

    Prurito!

    Questo libro mi ha dato un prurito indicibile! E osano paragonare Lodge al maestro Wodehouse? Da pazzi!

    "Scambi" mi è sembrato un inutile sfoggio di se stesso da parte dell'autore, a partire dalle ...continue

    Questo libro mi ha dato un prurito indicibile! E osano paragonare Lodge al maestro Wodehouse? Da pazzi!

    "Scambi" mi è sembrato un inutile sfoggio di se stesso da parte dell'autore, a partire dalle frequenti colte citazioni, continuando con l'utilizzo di più stili narrativi, o con il banalissimo finale... umorismo poco e niente, e spesso grossolano da morire: del tipo che ti aspetteresti da un ragazzino, per intenderci. Della trama, poi, neanche a parlarne... E, in tutta sincerità, non ho nemmeno trovato alcun "messaggio" degno di nota che l'autore volesse trasmettere al lettore (come in molti, leggo, vorrebbero far credere).

    In una sola parola: bocciato!!!

    said on 

  • 4

    Gli anni '70 in salsa anglosassone

    I libri ambientati negli anni ’70, se scritti bene, sono come delle madelaine che mi riportano la memoria di un’epoca che per me è stata di formazione e per il mondo occidentale di rivoluzione ...continue

    I libri ambientati negli anni ’70, se scritti bene, sono come delle madelaine che mi riportano la memoria di un’epoca che per me è stata di formazione e per il mondo occidentale di rivoluzione sociale. Così Changing Places non è semplicemente un confronto divertito tra la cultura europea e quella americana, ma è anche il confronto tra le rispettive reazioni ai fermenti sociali che porteranno cambiamenti radicali nei rapporti d’autorità e nei rapporti uomo/donna sia in Europa che negli Stati Uniti. Lodge ci racconta tutto con umorismo e leggerezza, evitando banalità e luoghi comuni e riuscendo a evidenziare gli aspetti fondamentali di ciò che stava accadendo. Incluse le contraddizioni. Come ad esempio il fatto che nonostante la California fosse molto più avanti nella rivoluzione sessuale rispetto all’Europa, l’aborto era legale solo in Inghilterra e in Svizzera. O che l’educazione e la cultura europea, pur nel loro conformismo di fondo, erano molto più rispettose nei confronti dell’identità femminile che non la competitiva cultura americana, dove sembra esserci spazio solo per vincitori e vinti (losers). Lodge sperimenta anche con la forma narrativa, passando dal racconto “alternato”, al romanzo epistolare, a un blog ante-litteram fatto di notizie prese dalla stampa, per finire con la sceneggiatura cinematografica. E questo gli consente anche un piccolo “coup de theatre” finale. La felicità legata ai successi politici, alla vittoria della propria causa, alla res pubblica piuttosto che al proprio privato, è davvero, come osserva Swallow, il sapore di quegli anni. Un sapore piccante, ma molto, molto gustoso. Riservato a noi ragazzi degli anni '70. Che né i nostri padri, né i nostri figli hanno potuto conoscere.

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  • 4

    Il libro come romanzo tradizionale non è granché. La trama è improbabile, i personaggi principali poco definiti, incongruenti (il protagonista Swallow impiega pochi giorni per diventare ...continue

    Il libro come romanzo tradizionale non è granché. La trama è improbabile, i personaggi principali poco definiti, incongruenti (il protagonista Swallow impiega pochi giorni per diventare disinvoltamente ciò che non era mai stato per un decennio), quelli secondari praticamente delle macchiette. Ma il libro è degli anni sessanta, e l'autore è un professore e critico letterario e questo libro è un suo giocattolo: è pieno di "meta"-citazioni (uno dei due protagonisti è un esperto di Jane Austen; si citano spesso le pagine di un fantomatico "Manuale per scrivere romanzi"; le pagine finali sono esplicite nel ricordare al lettore che quello che legge è stato scritto da un autore e non è una storia accaduta, e che i personaggi sono un insieme di parole scritte e non hanno una loro psicologia), si fa uso (e a volte abuso) di molte forme diverse di narrazione. E poi c'è la presa in giro degli ambienti accademici sia inglese che americano, e (non molto) il sense of humour inglese, e le sorprese di un inglese in America e di un americano in Inghilterra, e poi ci sono le rivolte studentesche, gli hippy, la liberazione della donna...

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  • 4

    Come un film di Woody Allen

    E’ un libro che fa sorridere. Non che ti butti per terra facendotela addosso dalle risate (posto che a me le robe tipo “Zelig” o “Vacanze di Natale” anziché farmi ridere mi provocano una ...continue

    E’ un libro che fa sorridere. Non che ti butti per terra facendotela addosso dalle risate (posto che a me le robe tipo “Zelig” o “Vacanze di Natale” anziché farmi ridere mi provocano una sensazione di subitaneo fastidio e irritazione…); ho detto “sor-ri-de-re”.

    Ci sono tutti gli ingredienti giusti: - 1 professore inglese un po’ sfigato, privo di ambizioni, mediocre, fin troppo per bene, annoiato e noioso - 1 moglie pienotta, ottima cuoca, madre premurosa, annoiata e noiosa pure lei - 1 professore americano di successo, presuntuoso e pieno di sé, poco amato da figli e (quasi) ex mogli - 1 (quasi)-ex moglie emancipata attivista per la liberazione della donna - 1 serie di altri personaggi caricaturali - un pizzico di “English humour” - una manciata di situazioni tipiche dell’ambiente accademico - situazioni al limite dell’assurdo q.b. - il tutto condito dallo sfondo delle contestazioni studentesche del 1969

    Mescolare il tutto con delicatezza e servire fresco.

    Ciac, si gira.

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  • 2

    Multa prolutus vappa

    Confesso la mia pochezza, grossolanità e mancanza di senso dell’umorismo: devo ammettere infatti che il British sense of humour non lo capisco; o piuttosto, credevo sino ad oggi di riuscirne a ...continue

    Confesso la mia pochezza, grossolanità e mancanza di senso dell’umorismo: devo ammettere infatti che il British sense of humour non lo capisco; o piuttosto, credevo sino ad oggi di riuscirne a capire un pochino. Tanto per dire, trovavo divertenti certe caricature di Dickens, mi aveva deliziato il maggiordomo della Pietra di Luna di Wilkie Collins, avevo sempre goduto per le cattiverie di Somerset Maugham, avevo gioito leggendo certe perfidie di Evelyn Waugh, mi avevano sempre sedotto le atmosfere di David Garnett e di Bloomsbury tutta. Avevo perfino sorriso di tutto cuore davanti a certe finezze del vecchio Alexander Pope (Here thou, great Anna!, whom three Realms obey/ dost sometimes Counsel take – and sometimes Tea) come pure leggendo le trovate di Max Beerbohm, per quanto il tempo le abbia rese assai meno fragranti di quando furono scritte. Ma insomma un po’ credevo che l’umorismo inglese lo riuscissi a comprendere e che mi piacesse. Invece mi sbaglio: perché questo romanzetto, che dell’umorismo inglese, a sentire le lodi che riceve, dovrebbe costituire la quintessenza, mi ha fatto davvero schifo. Il tema del professore universitario britannico e di quello americano, anglisti ambedue, che si scambiano i ruoli, mi aveva sedotto, e mi attendevo una specie di valzer lievissimo e frizzante: invece vi ho trovato solo un brodino annacquatissimo e scipito; anzi, anche un po’ andato a male, perché la caricatura di mode e modi degli anni Settanta puzza irrimediabilmente di vecchio, oltre a non saper di nulla. Le vicende insulse di questi due mentecatti, delle loro mogli e del piccolo mondo poco intelligente e punto interessante che li circonda mi hanno lasciato freddo e dopo un po’ di pagine mi hanno anche irrimediabilmente annoiato. Ridateci i baronetti un po’ svampiti, coi baffi ingialliti, la pipa e la giacca da caccia di decrepito tweed sfilacciato. Ridateci le vecchie ladies coi merletti, il birignao e i bellissimi servizi da tè con l’argenteria stile Regency. Ridateci gl’impenetrabili circoli ombrosi, pieni di tappeti orientali, boiseries e gentiluomini uranisti che, tra una rimembranza di Oxford ed una di Sandhurst, buttano là soavissimi e acuminati commenti sul sedere del camerierino nuovo, tanto servizievole e trés soigné. Arridatece Miss Marple. E arridatece li maggiordomi, please. P.S.: ovviamente i due mentecatti professori universitarî di David Lodge in un qualsiasi ateneo germanico o austroungarico del bel tempo antico non li avrebbero assunti neanche a fare i bidelli.

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  • 2

    inutile, anche per un viaggio in treno

    Mi ha annoiata e di sicuro la traduzione non ha aiutato.

    E finalmente ieri sera ho capito perché non mi ha appassionata: l'ho trovato più un gioco accademico di un professore di inglese che il ...continue

    Mi ha annoiata e di sicuro la traduzione non ha aiutato.

    E finalmente ieri sera ho capito perché non mi ha appassionata: l'ho trovato più un gioco accademico di un professore di inglese che il prodotto del desiderio di raccontare una storia.

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  • 2

    Ridatemi Hugo!!!! Due stelline solo per le ultime due pagine. Ma a esser generosa :-) Un divertimento che può funzionare solo in ambito accademico visto che l'autore non fa altro che sminuire e ...continue

    Ridatemi Hugo!!!! Due stelline solo per le ultime due pagine. Ma a esser generosa :-) Un divertimento che può funzionare solo in ambito accademico visto che l'autore non fa altro che sminuire e ridicolizzare la pietanza che lo sfama, salvo non aver alcun interesse a cambiarla. Narcisista, i giovani, la politica e il desiderio di cambiamento vengono tenuti sullo sfondo, meri stratagemmi narrativi per parlare invece di una generazione vecchia, chiusa nel suo privato, autoreferenziale tanto da render plausibile il gioco umiliazione. Quanto meno, nel finale, onestamente lo si suggerisce, che il futuro è da un'altra parte e che è preferibile guardarsi Fragole e sangue o Easy rider per conoscerlo. Discutibile anche in ambito musicale: affermare che l'Inghilterra non proponesse nulla di nuovo rispetto agli Usa, quando in quegli anni la scena inglese spaziava dal glam ai Pink Floyd, mi sembra quanto meno azzardato.

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