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Che fine ha fatto il futuro?

Dai non luoghi al nontempo

Di

Editore: Eleuthera

3.6
(36)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 120 | Formato: Altri

Isbn-10: 888949073X | Isbn-13: 9788889490730 | Data di pubblicazione: 

Genere: Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Meno bello di Nonluoghi, riesce però ad essere più incisivo, più aggressivo anche (particolarmente nell'ultima parte). Sarà che ho sempre preferito il tempo. Mi ha particolarmente colpito la parte sui disoccupati... e non posso che concordare con le critiche a Fukuyama.

    ha scritto il 

  • 3

    Finire questo libro è stata un'impresa titanica, nonostante superasse di poco le 100 pagine. Interessante lo è, ma la scrittura di Augé non è certo roba da novellini. Di sicuro apre la mente su tanti aspetti della società, ma un po' di immediatezza su certi passaggi non avrebbe guastato.

    ha scritto il 

  • 3

    Il mistero del futuro

    “Il mistero della vita, scrisse una volta Francesco de Sanctis, è che il tutto non comparisce mai come tutto, ma come parte”. Ed è appunto come “parte” che si presenta e si manifesta la vita degli uomini. La vita di ogni uomo: prigioniera del tempo..."
    http://guide.supereva.it/bibliofilia/i ...continua

    “Il mistero della vita, scrisse una volta Francesco de Sanctis, è che il tutto non comparisce mai come tutto, ma come parte”. Ed è appunto come “parte” che si presenta e si manifesta la vita degli uomini. La vita di ogni uomo: prigioniera del tempo..."
    http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2010/12/che-fine-ha-fatto-il-futuro/

    ha scritto il 

  • 4

    Illuminanta, come Marc Augé riesce sempre, almeno nelle mie letture, a fare. La sua visione, libertaria e antidogmatica, della fine della storia, o meglio, del tempo. Bello anche lo sfogo finale, sentito e "ribelle"

    ha scritto il 

  • 4

    Ci salverà un'utopia

    Saggio interessante questo di Augé che, dopo avere esplorato i “non luoghi”, tenta ora di spiegarci come e perché siamo tutti alla prese con una sottile e perniciosa sensazione di perdita del futuro e, a causa di ciò, preda di una sottile angoscia da “perdita di senso”.
    Il saggio, ancorché ...continua

    Saggio interessante questo di Augé che, dopo avere esplorato i “non luoghi”, tenta ora di spiegarci come e perché siamo tutti alla prese con una sottile e perniciosa sensazione di perdita del futuro e, a causa di ciò, preda di una sottile angoscia da “perdita di senso”.
    Il saggio, ancorché breve, è denso di suggestioni e fornisce non poche tracce – vere e proprie “istruzioni per l’uso” della modernità – che ci consentono di meglio organizzarci in una situazione in cui globalizzazione e urbanizzazione (ma non solo) rendono difficile assumere la consapevolezza di una piena coscienza storica.
    E credo che sia proprio in questa valenza “operativa” che vanno individuate le migliori ragioni per affrontare la lettura di un’opera che non si presenta sempre agevole. Ad esempio, il capitolo sulla comunicazione, sulla contraddizione tra spazio planetario e mondo discontinuo, pur non enunciando nulla di nuovo al riguardo, offre dei punti di vista decisamente originali. Così come il discorso sull’opera d’arte e sulla sua capacità di precorrere (interpretandolo?) il presente, induce una riflessione tra produzione artistica e realtà, intesa come presenza dell’artista nel proprio tempo, ad onta di una concezione visionaria e superomistica che talvolta viene ascritta all’artista d’avanguardia. Ma ha poi senso, in tale corto circuito, parlare di avanguardia?
    Lascia perplessi la conclusione, ove viene lanciata, con funzione salvifica, l’utopia dell’educazione. Ora, è certamente vero che si va allargando sempre di più il divario tra coloro che detengono il sapere (sempre meno numerosi) e quelli che “ignorano” (sempre più numerosi e qualitativamente significativi), ma è altrettanto vero che la soluzione a tale problema, ammesso che ve ne sia una, non può che essere individuata nelle condizioni strutturali dei rapporti economici. Sembra francamente ingenua la prospettiva di Augé, quella di una società governata dal solo ideale della ricerca e che, proprio per questo, non può tollerare disuguaglianza e povertà.
    Ma poiché si tratta di una utopia innocua e, soprattutto ben orientata, possiamo ben permetterci di condividerla: non farà male a nessuno e, forse, ci permetterà di raggiungere qualche risultato (parziale) nel contrasto a nuove forme di analfabetismo (inteso in senso ampio) ormai largamente dilaganti.

    ha scritto il 

  • 2

    ATTENZIONE. Non è un libro divulgativo, ma un vero e proprio saggio a livello universitario. Accessibile solo a chi abbia già dimistichezza con concetti quali la cesura di essenza, dove "ogni elemento della totalità è dato in una copresenza, che è essa stessa presenza immediata della sua essenza, ...continua

    ATTENZIONE. Non è un libro divulgativo, ma un vero e proprio saggio a livello universitario. Accessibile solo a chi abbia già dimistichezza con concetti quali la cesura di essenza, dove "ogni elemento della totalità è dato in una copresenza, che è essa stessa presenza immediata della sua essenza, diventata così immediatamente leggibile in sé" (pag. 20). Gli altri si astengano dalla lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Rassicurante insicurezza

    Mi sono spesso chiesto che fine ha fatto il futuro oggi, mi sembrava solo una sensazione personale, di essere sospeso in un eterno presente. E non sapevo come metterci seriamente la tv, la globalizzazione, le religione, internet... Questo saggio, dal punto di vista di un esperto (antropologo) dic ...continua

    Mi sono spesso chiesto che fine ha fatto il futuro oggi, mi sembrava solo una sensazione personale, di essere sospeso in un eterno presente. E non sapevo come metterci seriamente la tv, la globalizzazione, le religione, internet... Questo saggio, dal punto di vista di un esperto (antropologo) dice quello che non è facile esprimere da profani, argomenta, cita. Con chiarezza però. Veramente rassicurante sull'insicurezza del presente.

    ha scritto il