Che la festa cominci

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

3.4
(6198)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 331 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806191012 | Isbn-13: 9788806191016 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Nel nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti gli ultimi Cavalieri dell’Apocalisse fanno riunioni sataniste in una pizzeria di Oriolo Romano. Uno scrittore di successo da anni non scrive più una riga. Un palazzinaro si compra dal Comune di Roma un parco pubblico di 170 ettari per farne la sua residenza privata. E organizza la festa esclusiva e imprevista del secolo.
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  • 2

    "Affascinante, colorato e irreale, questo libro ricorda un quadro di Salvador Dalì, in cui tutto ciò che ha una propria forma, la perde facendola diventare difficilmente comprensibile." Per leggere tu ...continua

    "Affascinante, colorato e irreale, questo libro ricorda un quadro di Salvador Dalì, in cui tutto ciò che ha una propria forma, la perde facendola diventare difficilmente comprensibile." Per leggere tutto, ma proprio tutto, ciò che ne penso, cliccate qui http://beawithcoffee.blogspot.it/2016/03/che-la-festa-cominci-niccolo-ammaniti_18.html

    ha scritto il 

  • 5

    una divertentissima parodia, ma non troppo, dei divi nostrani, dei salotti romani e televisivi. scrittori quasi falliti, calciatori cocainomani, veline, ex miss che vogliono fare le attrici, cuochi co ...continua

    una divertentissima parodia, ma non troppo, dei divi nostrani, dei salotti romani e televisivi. scrittori quasi falliti, calciatori cocainomani, veline, ex miss che vogliono fare le attrici, cuochi con poteri psionici e dei "poracci" satanisti che vi resteranno nel cuore, tutti insieme parteciperanno alla festa più trash della storia. Che dire in questo libro c'è di tutto e di più, consigliatissimo!

    ha scritto il 

  • 3

    In una Roma mai così attuale e ritratta con occhio impietoso, Ammaniti mette in scena una riuscitissima pochade che sferza crudelmente il decadente "bel mondo" che ogni giorno affolla gli schermi tele ...continua

    In una Roma mai così attuale e ritratta con occhio impietoso, Ammaniti mette in scena una riuscitissima pochade che sferza crudelmente il decadente "bel mondo" che ogni giorno affolla gli schermi televisivi. Abbandonati i toni melodrammatici di "Come Dio comanda", Ammaniti letteralmente si scatena in una bella commedia noir che farebbe impazzire i fratelli Cohen! Situazioni ricche di eccessi, di iperboli sempre tuttavia credibili. I ritmi sono tesi, la narrazione scorrevolissima, il linguaggio efficace nella sua snella e rapida configurazione. La parte più riuscita del romanzo è la magnifica ridda di personaggi che affollano le pagine del libro: volutamente ritratti con le tinte della parodia, sfilano davanti agli occhi del lettore tutti i facciotti con i quali, ahinoi, abbiamo imparato a familiarizzare attraverso la "cloaca maxima" del tubo catodico. Il Nostro non risparmia nessuno: cambia e storpia i nomi, ma i personaggi restano riconoscibilissimi. Calciatori, industriali, show-girls e show-man, politicanti da fiera... Nessuno si salva dalla berlina costruita a colpi di penna: Ammaniti si erge a moderno Dante e, così come fece il Sommo, colloca nel proprio personalissimo girone infernale tutta l'odiosa "corte dei miracoli" che affolla l'italico panorama radio-televiso-editoriale. Riuscitissima anche la parodia dei satanisti "de noialtri", tristi "wannabe" presi a calci dalla vita, in cerca di un improbabile riscatto. Non manca naturalmente il marchio di fabbrica di Ammaniti, quella nota amara e cinica che permea la sua opera e che porta il lettore ad una profonda riflessione esistenziale, senza che egli se ne renda conto. Il finale "shakespeariano", catartico e pirotecnico, conclude degnamente, senza cadute di tono, questa sollazzevole opera.

    ha scritto il 

  • 1

    Nella terza di copertina si parla di comicità..io,completamente ignorante riguardo ad Ammaniti avendo visto solo un film di un libro,ho provato di tutto tranne che voglia di ridere. Certo,l'intento fo ...continua

    Nella terza di copertina si parla di comicità..io,completamente ignorante riguardo ad Ammaniti avendo visto solo un film di un libro,ho provato di tutto tranne che voglia di ridere. Certo,l'intento forse era di essere ironicamente sarcastico fin all'esagerazione, ma per me è stata una lettura davvero difficile: volgare, a tratti gratuitamente violenta, offensiva, surreale e volutamente esagerata..no,proprio non mi è piaciuto né mi sento di consigliarlo. Per me è quadi un'offesa sbarazzarmi di un libro e veramente pochi hanno subito questa sorte... Questo è pronto per finire come donazione in biblioteca!

    ha scritto il 

  • 4

    Non lo farò mai più...

    Non leggerò più commenti ai libri che voglio leggere!!!
    Conoscevo perfettamente questo libro di Ammaniti, credo che tutti lo conoscano, ma ancora non avevo deciso di leggerlo, ma da sempre avevo senti ...continua

    Non leggerò più commenti ai libri che voglio leggere!!!
    Conoscevo perfettamente questo libro di Ammaniti, credo che tutti lo conoscano, ma ancora non avevo deciso di leggerlo, ma da sempre avevo sentito solo ed esclusivamente commenti positivi "Il libro del secolo" "Il migliore che abbia scritto" "Secondo me Ammaniti si è divertito tantissimo a scrivere questo romanzo" ecc.....
    Si può immaginare quali fossero le mie aspettative....Quando ho aperto il libro tra me e me ho pensato "qui vado sul sicuro!!Ho già letto suoi libri, e mi sono sempre piaciuti, oltretutto non ho letto commenti negativi!!Finalmente una lettura bella e rilassante!!"
    Sono arrivata a pagina 200 chiedendomi "E quindi??"...Non che fosse scritto male, ma non riuscivo a trovare tutti quei bellissimi commenti che avevo letto.
    Poi ammetto che in alcuni punti mi ha un po' infastidito la presenza delle parolacce, non lo so perché, ma non sempre le apprezzo nei romanzi.
    In ogni caso Ammaniti scrive bene, è molto scorrevole e semplice. Però avevo aspettative molto ma molto più alte. Ho apprezzato molto di più "Io non ho paura".
    Sulle ultime pagine si è ripreso, ma comunque non come avrei voluto.
    Lo consiglio, ma non a chi vorrebbe iniziare a leggere qualcosa di questo scrittore.
    BUONE LETTURE!!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Che la festa cominci, Niccolò Ammaniti

    Devo ammettere, con mio grande rammarico, che sono ancora piuttosto digiuna di Ammaniti. A parte il libro oggetto della recensione di oggi, ho letto solamente "I ...continua

    Che la festa cominci, Niccolò Ammaniti

    Devo ammettere, con mio grande rammarico, che sono ancora piuttosto digiuna di Ammaniti. A parte il libro oggetto della recensione di oggi, ho letto solamente "Io non ho paura", oltretutto quando ero ancora al liceo. Le premesse per approfondire la conoscenza, però, ci sono tutte, per cui mi sono ripromessa di recuperare al più presto gli altri suoi romanzi.
    Il libro racconta la storia di due uomini: Fabrizio Ciba - famoso scrittore che da anni non pubblica un libro e vive del prestigio accumulato grazie al suo primo romanzo - e Saverio Moneta - mediocre impiegato/satanista fallito, vittima delle angherie della moglie e del suocero da un lato, e leader delle Belve di Abbadon dall'altro - che, per motivi diversi prenderanno parte a quella che si preannuncia essere la festa del secolo, organizzata da Sasà Chiatti, un ricco quanto losco palazzinaro che ha acquistato il parco pubblico di Villa Ada a Roma per farne la sua residenza e il suo zoo personale.
    Devo ammettere che la piega che prende la storia ad un certo punto mi ha lasciato piuttosto perplessa: si può dire che l'autore dà una brusca sterzata e trasforma il libro in una storia diversa, ma non me la sento di rovinarvi la sorpresa semmai vi venisse voglia di leggerlo!
    In questo romanzo Ammaniti tratteggia in modo quasi caricaturale la società odierna, in cui la voglia di apparire, il cinismo e l'ipocrisia regnano sovrani. Una setta satanica si riunisce in pizzeria a Oriolo Romano e il mondo dello spettacolo è tutto all'insegna di "sesso, droga e silicone".
    C'è una frase del libro che rende perfettamente l'idea dello star system che l'autore vuole far trasparire:
    "Aveva capito che era necessario fare cose straordinarie (non necessariamente intelligenti) per farsi notare."

    Una storia che definirei sopra le righe, se non addirittura bizzarra (nel senso buono del termine), raccontata in uno stile veramente ammirabile, che rende la lettura agile e mai noiosa.
    Consigliato a chi ha voglia di leggere un romanzo ironico, a tratti anche divertente.

    Se vi va passate sulla mia pagina Facebook: www.facebook.com/quandounlibroticambialavita

    ha scritto il 

  • 3

    Il primo romanzo che leggo di Niccolò Ammaniti mi fa entrare in una sorta di pazzia narrativa, dove l’esagerazione e il paradosso vengono alleggeriti da tratti di comicità e attenta ironia. La scrittu ...continua

    Il primo romanzo che leggo di Niccolò Ammaniti mi fa entrare in una sorta di pazzia narrativa, dove l’esagerazione e il paradosso vengono alleggeriti da tratti di comicità e attenta ironia. La scrittura semplice e diretta di Ammaniti e la vivacità degli eventi narrati mi hanno fatto arrivare alla fine della storia in tempi record.

    Le vicende di personaggi dai caratteri molto diversi tra loro si alternano per gran parte della narrazione per poi congiungersi alla fine, stravolgendo ciò che inizialmente si poteva immaginare. Grazie a questi personaggi Ammaniti ci dimostra che spesso ciò che appare non è ciò che è. Non c’è il bene assoluto e il male assoluto, spesso ciò che si pensa e ciò che si è si nasconde dietro l’immagine che vogliamo dare di noi stessi, o dietro l’immagine che ci viene riconosciuta dalla società e dalle persone che ci circondano.

    In “Che la festa cominci” C’è Saverio Moneta, leader di una sfortunata setta satanica, che cerca una sorta di riscatto da una vita misera, imbevuta di insuccessi e insoddisfazione. Dall’altra parte Fabrizio Ciba, scrittore di successo, egocentrico e incessantemente impegnato a costruire un’immagine vincente di sé stesso. I due parteciperanno, con obiettivi completamente diversi, alla mega festa organizzata, in una mastodontica villa di Roma, dall’immobiliarista cafone e megalomane Sasà Chiatti. Una festa per VIP che imploderà su se stessa per la volontà di strafare e l’imprevedibile presenza di ex atleti sovietici che si auto-inflissero una vita nascosti nelle catacombe romane pur di non sottostare al regime dell’ex URSS.

    Esagerazione, euforia, disperazione, insoddisfazione, volgarità, erotismo, drammaticità, ironia, comicità… nella penna di Ammaniti c’è un po’ di tutto.

    La fine del romanzo ci lascia il ricordo di un’umanità ridicola, piena di sé, falsa e superficiale, all’interno della quale, spesso, proprio chi non ostenta ricchezza e successo, chi è costretto a soffocare le proprie aspirazioni finendo col percorrere una vita di insuccessi, scoprirà valori e qualità che non sapeva neppure di avere.
    [31.10.2010]

    ha scritto il 

  • 1

    Stavolta non ho perso nemmeno tempo, dopo poche pagine l'ho abbandonato.

    A me di questa umanità penosa proprio non interessa, non ho voglia di leggere queste storie squallide. Ma dov'è l'Ammanniti di ...continua

    Stavolta non ho perso nemmeno tempo, dopo poche pagine l'ho abbandonato.

    A me di questa umanità penosa proprio non interessa, non ho voglia di leggere queste storie squallide. Ma dov'è l'Ammanniti di "Ti prendo e ti porto via"?

    ha scritto il 

  • 2

    Satirincon, una festa.

    Vorrebbe imitare lo Stefano Benni dei bei tempi, risultando in una satira di tale deviata potenza che se l'oggetto fosse stato, invece che il berlusconismo romanizzato alla generona la seconda guerra ...continua

    Vorrebbe imitare lo Stefano Benni dei bei tempi, risultando in una satira di tale deviata potenza che se l'oggetto fosse stato, invece che il berlusconismo romanizzato alla generona la seconda guerra mondiale, potremmo reagire trovando Hitler severo ma giusto, e Stalin fondamentalmente un buon diavolo.

    Di fatto i personaggi sono di due soli tipi: o cialtronescamente sfigati o ricchi così deficienti che nel lettore è immediata la conclusione che sicuramente se si sono arricchiti è perchè godono di potentissime immonde complicità.

    Al contrario del lettore o della lettrice, per natura proba intelligente lavoratore studiosa e intrinsecamente morale tanto da non venir mai offerto di laide complicità inconfessabili o fetentissimi compromessi.

    A certi lettori non viene mai in mente che - forse - con loro mafia, politicanti, speculatori e faccendieri non ci provano perché anche la delinquenza applica dei fattori minimi di perspicacia necessari.

    Che è poi l'ovvio scopo del libro. Rassererare il lettore attraverso la fornitura di due modelli entrambi detestabili tali quindi da a) repellere l'invidia e b) esercitare superiorità morale.

    Il problema di costoro è che secoli fa alle feste dell'altissima borghesia invitavano Proust, poi decenni fa Hemingway o Fitzgerald o Dottie P.

    Chiaramente con loro qualche rasoiata sulla tua festa te la ritrovavi su pagina, ma erano bravissimi barbieri e fondamentalmente restituivano molto, se non altro segnalavano le tue cadute di stile migliorandoti.

    Poi gli scrittori incominciarono ad essere via via più malmostosi, generando ripulsa negli ospiti per i frequenti sputtanamenti livorosi, ed hanno smesso di invitarli.

    Le feste sono così peggiorate, ma in compenso gli scrittori hanno perso la capacità d'abbeverarsi alla fonte primigenia dei fatti, risolvendosi a descrivere fotocopie sbiadite tratte da polaroid di trasmissioni televisive.

    Questo ne è il risultato, e se mai qualcuno pensò di ritirare il bando, l'ostracismo e l'esilio dalle feste, libri come questi lo dissuaderanno forse per sempre.

    ***

    «Proust è il mio scrittore preferito. Ma anche Ammaniti». (cit.)

    ha scritto il 

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