Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Che la festa cominci

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

3.4
(5976)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 331 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806191012 | Isbn-13: 9788806191016 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

Ti piace Che la festa cominci?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Nel nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti gli ultimi Cavalieri dell’Apocalisse fanno riunioni sataniste in una pizzeria di Oriolo Romano. Uno scrittore di successo da anni non scrive più una riga. Un palazzinaro si compra dal Comune di Roma un parco pubblico di 170 ettari per farne la sua residenza privata. E organizza la festa esclusiva e imprevista del secolo.
Ordina per
  • 5

    Apocalypse now!

    Ammaniti è' fuori di testa! Avete presente L'ultimo capodanno dell'umanità?! (Se non lo avete letto correte ai riparti) Ecco in confronto non è niente.
    Il ricco e potente Sasha Chiatti organizza la fe ...continua

    Ammaniti è' fuori di testa! Avete presente L'ultimo capodanno dell'umanità?! (Se non lo avete letto correte ai riparti) Ecco in confronto non è niente.
    Il ricco e potente Sasha Chiatti organizza la festa delle feste quella più incredibile con tanto di safari e caccia in quella Villa Ada polmone (più o meno) verde di Roma che ha appena comprato. Alla festa partecipano tutti ma proprio tutti i vip più in vista scrittori, calciatori, prezzemoline e veline, chirurghi e giornalisti e purtroppo anche le Belve di Adabbon improbabile setta satanica e altri ospiti davvero inattesi. Paradossale, surreale, pazzesco, folle ed esagerato si ok è vero ci stanno tutte ma per quanto mi riguarda Ammaniti ogni volta strega , mi conquista, mi travolge ha uno stile che non mi permette distrazioni e se fosse stato possibile avrei cercato si leggerlo tutto in un giorno perchè staccarmene è stato davvero difficile.

    ha scritto il 

  • 3

    Meno coinvolgente di altri titoli di Ammaniti...

    La storia è sicuramente meno coinvolgente dei precedenti che ho letto dell'autore (Ti prendo e ti porto via, Come Dio Comanda), ma lo stile narrativo è sempre uno dei migliori. Ho trovato un po' esage ...continua

    La storia è sicuramente meno coinvolgente dei precedenti che ho letto dell'autore (Ti prendo e ti porto via, Come Dio Comanda), ma lo stile narrativo è sempre uno dei migliori. Ho trovato un po' esagerato il risvolto..."ex olimpico" (chi l'ha letto capisce, chi non l'ha letto capirà senza rovinarsi la trama...) un po' troppo esagerato, che discosta questo romanzo dallo stile realistico e genuino degli altri, che facevano maggiormente presa sul lettore facendolo immedesimare in quasi tutti i personaggi.

    ha scritto il 

  • 2

    Stereotipi

    Personaggi, avvenimenti e ambientazione tutto mi sembra stereotipato, vuoto, privo di spessore. C'è solo comicità grottesca, manca la tragicità che rende eroi i personaggi : alcuni hanno morti terribi ...continua

    Personaggi, avvenimenti e ambientazione tutto mi sembra stereotipato, vuoto, privo di spessore. C'è solo comicità grottesca, manca la tragicità che rende eroi i personaggi : alcuni hanno morti terribili ma la loro fine ci lascia del tutto indifferenti. Questo romanzo ci fa divertire, ma ci lascia neutri, indifferenti, non ci fa schierare contro la decadenza della società romana e italiana, non ci provoca ripulsa. La cifra letteraria è interessante, soprattutto nell'uso dei paragoni, frequenti, divertenti e paradossali (i ricordi tornano a galla, come gnocchi messi a bollire).

    ha scritto il 

  • 1

    Mi piace lo stile di Ammaniti che ho trovato in libri come Io non ho paura e Ti prendo e ti porto via. Ma questo romanzo lo trovo scadente, non mi è piaciuto nulla. Mi ha dato come l'impressione che A ...continua

    Mi piace lo stile di Ammaniti che ho trovato in libri come Io non ho paura e Ti prendo e ti porto via. Ma questo romanzo lo trovo scadente, non mi è piaciuto nulla. Mi ha dato come l'impressione che Ammaniti non avesse nessuna idea e ha tirato fuori questa storia assurda solo perché pressato dall'editore a consegnare qualcosa. Orrendo, uno dei libri più brutti che abbia mai letto.

    ha scritto il 

  • 4

    Un tuffo nella miseria del nostro tempo...

    Beh che dire? Passato il primo disorientamento che mi ha provocato la lettura di questo libro che ho trovato avvincente e affascinante, passo ad esprimere le mie impressioni. L'autore ci regala un aff ...continua

    Beh che dire? Passato il primo disorientamento che mi ha provocato la lettura di questo libro che ho trovato avvincente e affascinante, passo ad esprimere le mie impressioni. L'autore ci regala un affresco colorito delle miserie del nostro tempo, situazioni che pur esasperate, dal suo sapido raccontare, si può riconoscere le icone in cui la società in cui viviamo è immersa come una farfalla colorata in una marea di fango maleodorante.
    Ed ecco le sette sataniche, ridicolizzate perchè i loro adepti sono psicopatici o persone con gravi problemi esistenziali, gli scrittori con i loro vizi e le loro manie, i loro complessi di inferiorità, i vip con il gossip scandalistico che comunque serve a dare popolarità e attenzione dal pubblico. Le scene sessuali, invischiate in questo contesto, sono a mio avviso un po' volgari, ma forse volutamente rese tali perchè esprimono il vuoto interiore dei personaggi...
    L'ironia dell'autore non ci risparmia niente e pone il suo sguardo impietoso anche dove noi preferiremmo non vedere e distogliamo il nostro con il tipico disgusto di persone perbeniste e benpensanti. In questa bolgia si introduce la festa che è poi il "clu" del libro, una festa che dovrebbe portare piacere e gioia e invece ci regala situazioni mefistofeliche di sangue e di morte.
    Per le situazioni alquanto drammatiche e per il linguaggio in certi momenti scurrile e privo di tatto consiglio comunque questa lettura solamente agli adulti.
    Per il resto, posso dire che dal momento che io l'ho trovato interessante, è adatto a un'utenza che comunque ha lo stomaco forte e non si turba per nessuna situazione.
    Consigliato, pur con le riserve che ho espresso.
    Saluti.
    Ginseng666

    ha scritto il 

  • 5

    Mai pensare che la fantasia abbia dei limiti, perché poi leggi questo libro e ti devi ricredere! a tratti veramente esilarante, anche se con delle punte di "assurdo", ma in fondo è proprio questo il b ...continua

    Mai pensare che la fantasia abbia dei limiti, perché poi leggi questo libro e ti devi ricredere! a tratti veramente esilarante, anche se con delle punte di "assurdo", ma in fondo è proprio questo il bello. la scrittura e la velocità con cui si svolgono gli eventi ti tengono incollata alle pagine. mi era piaciuto molto "fango", ma come al solito il romanzo vince sulla raccolta di racconti!

    ha scritto il 

  • 3

    Ammaniti si legge sempre d'un fiato, ma questa volta siamo sullo scarso. La trama è sempliciotta ed i personaggi approssimativi e grotteschi. Mi è piaciuto molto nei suoi primi romanzi, mi sembra si s ...continua

    Ammaniti si legge sempre d'un fiato, ma questa volta siamo sullo scarso. La trama è sempliciotta ed i personaggi approssimativi e grotteschi. Mi è piaciuto molto nei suoi primi romanzi, mi sembra si stia un po' banalizzando, starò per un po' senza.

    ha scritto il 

  • 1

    Di décadence e "figure di merda"

    Ricevo in regalo questo romanzo di Niccolò Ammaniti (autore che non toccavo dai tempi di “Ti prendo e ti porto via”, romanzo che, ahimè, non ha lasciato tracce durature nella mia memoria). Dalla quart ...continua

    Ricevo in regalo questo romanzo di Niccolò Ammaniti (autore che non toccavo dai tempi di “Ti prendo e ti porto via”, romanzo che, ahimè, non ha lasciato tracce durature nella mia memoria). Dalla quarta di copertina, promette di essere una versione ante litteram de “La grande bellezza” con la sua Roma bene, vacua e viziosa, ma con un’aggiunta di “irresistibile comicità” che lo differenzierebbe dalla pellicola di Sorrentino.
    Fatta eccezione per questa comicità, che davvero non so dove rintracciare, direi che più o meno ci siamo. Il romanzo parte in effetti come una galleria dei vizi, della superficialità, della decadenza della società odierna, con uno sguardo particolare a quell’ambiente amorale e finto-perbene di riccastri e vip che affollano la vita mondana del quartiere Parioli.
    Poi, la svolta, a circa metà libro, quando ti ritrovi sorprendentemente a leggere una versione appena più realista e urbana di Jurassic Park. I dinosauri sono sostituiti da una selva di bestie feroci, ma per il resto c’è tutto: foreste, boschi, buio, notte, capitomboli e fughe, persino recinzioni elettriche che saltano, portandosi via non poche vite umane carbonizzate.
    E quando pensavi che niente più potesse stupirti, ecco l’apparire di un branco di ‘mostri’ venuti dal sottosuolo, che creano scompiglio come neanche in un romanzo di Stephen King.
    Insomma, sembra che il nostro si sia fatto decisamente prendere la mano con questo romanzo, surreale, improbabile ed insipido dalla prima all’ultima pagina. Sarà che c’è troppa carne messa a cuocere, ma l’impressione è che l’intento iniziale crolli di fronte all’incapacità dell’autore di una disamina lucida, approfondita e tagliente di almeno uno dei temi che voleva affrontare. Quella che doveva essere una critica alla nostra civiltà, priva di virtù, di morale, di valori, ma con tanti e troppi vizi, persa in un estetismo assai discutibile, si perde in un circo di personaggi superficiali, i cui nomi irritanti (Chiatti, Ciba, Saporelli sono solo alcuni) sembrano esser stati ispirati ad Ammaniti da un recente giro al supermercato in tempi di offerte prenatalizie.
    Quel che è peggio, tuttavia, è il linguaggio usato dall’autore in tutto il libro: se a tratti mi ricorda molto da vicino la spensierata burinaggine del gergo giovanilesco di Moccia (che Ammaniti pensa bene di mettere in bocca a ultratrentenni, con un effetto a dir poco stonato), in molti altri punti si fa artificioso, costruito, didascalico fino allo sfinimento. I dettagli più insignificanti abbondano, come in questo esempio:
    “Ebbe l’impulso infantile di scannerizzare la lettera e mandarla a quelle carogne di Gianni & soci, invece accese lo stereo e infilò dentro un vecchio cd live di Otis Redding. I woofer delle grandi casse Tannoy cominciarono a smuoversi e i VU meter azzurrini del suo vecchio McIntosh a ondeggiare mentre il cantante della Georgia attaccava Try a Little Tenderness.”
    Insomma, eh.

    Unica ‘verità’ del romanzo, che mi ha dato da pensare, la si trova a pagina 186, dove un saccente e volgare ex-compagno di scuola del nostro protagonista gli rivela un aspetto indiscutibilmente reale del nostro tempo:
    “[…] – Allora non hai capito. Il tempo delle figure di merda è finito, morto, sepolto. Se n’è andato per sempre con il vecchio millennio. Le figure di merda non esistono più, si sono estinte come le lucciole. Nessuno le fa più, tranne te, nella tua testa. Ma non li vedi a questi? – Indicò la massa che applaudiva Chiatti. – Ci ricopriamo di letame felici come maiali in un porcile. Guarda me, per esempio –. Si alzò in piedi barcollando. Allargò le braccia come a mostrarsi a tutti, ma gli girò la testa e si dovette sedere di nuovo. – Io mi sono specializzato a Lione con il professor Roland Château-Beaubois, ho la cattedra a Urbino, sono un primario. Guarda come sto ridotto. Secondo i vecchi parametri sarei una figura di merda ambulante, un essere infrequentabile, un cafone impaccato di soldi, un tossico, un personaggio spregevole che si fa ricco sulle debolezze di quattro carampane, eppure non è così. Sono amato e rispettato. Vengo invitato pure alla festa della Repubblica al Quirinale e in ogni cazzo di trasmissione medica. […]”

    Invece io qualche lucciola, ogni tanto, la vedo ancora, e soprattutto vedo ancora quelle che Ammaniti chiama “figure di merda”: ne vedo a bizzeffe, ogni giorno, e le so riconoscere. Sono più vive e in salute che mai, anche se rischiano di diventare la normalità, se non l’hanno già fatto. Sarò obsoleta e controcorrente – confido nel fatto che molti di voi lo siano – ma penso che, ecco, bisognerebbe mantenersi vigili, lucidi e onesti, e ricominciare a vederle e denunciarle, ‘ste figure.
    E che forse uno scrittore potrebbe cominciare a sottrarvisi, tanto per dire.

    ha scritto il 

Ordina per