Che la festa cominci

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

3.4
(6314)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 331 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806191012 | Isbn-13: 9788806191016 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Nel nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti gli ultimi Cavalieri dell’Apocalisse fanno riunioni sataniste in una pizzeria di Oriolo Romano. Uno scrittore di successo da anni non scrive più una riga. Un palazzinaro si compra dal Comune di Roma un parco pubblico di 170 ettari per farne la sua residenza privata. E organizza la festa esclusiva e imprevista del secolo.
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  • 4

    Un'opera adorabilmente surreale

    Ammaniti ha il dono della parola scorrevole, e sa tenere il lettore incollato alla pagina. Questo romanzo è a tratti tremendamente assurdo nella trama, ma le riflessioni che ne scaturiscono sono danna ...continua

    Ammaniti ha il dono della parola scorrevole, e sa tenere il lettore incollato alla pagina. Questo romanzo è a tratti tremendamente assurdo nella trama, ma le riflessioni che ne scaturiscono sono dannatamente vere, io l'ho adorato, spesso ho riso, spesso mi sono commossa, a volte mi sono sdegnata, io lo consiglio vivamente!

    ha scritto il 

  • 4

    CHE ROMANZO ALLUCINANTE.

    Una festa strabiliante organizzata a Villa Ada, nel cuore di Roma, una setta satanica con il desiderio riscattare il proprio prestigio a livello nazionale e uno scrittore esibizionista; ecco gli eleme ...continua

    Una festa strabiliante organizzata a Villa Ada, nel cuore di Roma, una setta satanica con il desiderio riscattare il proprio prestigio a livello nazionale e uno scrittore esibizionista; ecco gli elementi principali della storia, decisamente ai limiti dell’assurdo, narrata da Ammaniti. In effetti, una critica frequente indirizzata a questo romanzo riguarda proprio la mancanza di realismo delle vicende descritte. Personalmente, devo invece ammettere che il buon vecchio Niccolò – è il primo libro che leggo di questo scrittore – si è guadagnato la mia simpatia e stima. Innanzitutto, scrive bene: la narrazione risulta fluida, scorrevole, in grado di catturare l’attenzione del lettore. Non penso ci sia bisogno di aggiungere altro al riguardo.
    Per quanto riguarda la mancanza di realismo, capisco bene che una tale libertà nella narrazione, tanto da sconfinare nell’assurdo, quasi nel nonsense, possa arrecare un certo fastidio ad alcuni lettori; tuttavia, per me non costituisce assolutamente un problema. Del resto, penso, si tratta di un romanzo, quindi è giusto che l’autore lasci a piede libero la propria inventiva nel campo dell’immaginazione. C’è un’espressione adoperata da Ammaniti nei ringraziamenti finali che mi ha particolarmente colpita: egli cita l’amico Antonio Manzini e il suo “funambolico cazzeggio”, che lo hanno aiutato nella stesura del romanzo. Ecco, credo che l’espressione “funambolico cazzeggio” sia oltremodo appropriata per questo libro. A ogni modo, le situazioni surreali descritte dall’autore, i colpi di scena assurdi, hanno chiaramente intenti comici: mi sono ritrovata a sorridere, e anche a ridere, più volte durante la lettura; più mi inoltravo nella narrazione più avvertivo un crescente senso di complicità con l’autore. L’effetto comico, poi, è stato raggiunto anche attraverso altri elementi: in primis con i personaggi-macchietta un po’ stereotipati, ma anche con un’attenta selezione in ambito lessicale, dato che spesso venivano impiegati termini ricercati e altisonanti per descrivere scene banali, anche volgari. Questo genere di comicità, che personalmente apprezzo molto, mi ha ricordato un altro grande scrittore italiano: Stefano Benni, uno dei miei autori preferiti, per l’appunto.
    Anche l’ambientazione gioca un ruolo importante: nonostante le vicende manchino di realismo, il tutto si svolge in un luogo reale e ben definito, ossia Roma e, in particolare, Villa Ada. Ciò contribuisce a creare un ancora maggiore senso di spaesamento e straniamento: i confini tra realtà e immaginazione si dissolvono l’uno nell’altro. Tra l’altro, Ammaniti ha proprio voluto richiamare l’attenzione su Villa Ada, denunciando e facendo notare lo stato di degrado in cui versava all’epoca in cui è stato scritto il romanzo, ossia il 2009; francamente, non so se sia cambiato qualcosa da allora, ma almeno c’è da apprezzare l’impegno civile mostrato dall’autore.
    In ogni caso, ciò che più ho apprezzato è stata la caratterizzazione dei personaggi: Ammaniti sceglie di rendere protagonisti della sua storia dei personaggi-macchietta, un po’ stereotipati. Eppure riesce comunque a costruirli con una certa originalità; non scade nella banalizzazione, trattandoli con superficialità, bensì sono il risultato di un lavoro ben studiato, mirato a innescare anche un certo tipo di comicità. Ritengo che debba essere abbastanza difficile costruire dei personaggi stereotipati senza banalizzarli, e Ammaniti si è dimostrato davvero un maestro in questo. Un piccolo esempio? Il personaggio di Saverio Moneta, detto Mantos, è il classico uomo di mezz’età debole, frustrato, vessato da famiglia e lavoro, un aggressivo-passivo che si lascia calpestare senza avere il coraggio di ribellarsi del tutto; eppure, per evadere da questa gabbia di Pirandelliana memoria, decide di fondare una setta satanica, dedicando a essa tutte le proprie energie. Assurdo.
    Naturalmente si legge tra le righe, specialmente nella parte della narrazione dedicata alla festa, anche una critica alla società moderna, alla superficialità dilagante, all’atteggiamento egoistico e narcisistico delle persone di spettacolo, alla perdita di valori, etc… Tuttavia, l’autore non usa toni moraleggianti di condanna, bensì racconta tutto con quel sorriso ironico di chi comprende ma non accusa apertamente. Mi ha un po’ ricordato il “Satyricon” di Petronio, in particolare l’episodio della “Cena Thrimalchionis”, soprattutto in riferimento alla figura di Sasà Chiatti: proprio come Trimalchione, liberto arricchito, è solo un parvenue sbucato dal nulla, arricchitosi anche illegalmente; e anche lui organizza una festa esagerata solo per sfoggiare la propria ricchezza e il proprio potere, proprio come Trimalchione aveva organizzato una cena strabiliante, che aveva come unico scopo quello di lasciare sbalorditi i propri ospiti. Emblematica la scena finale in cui compare Chiatti.
    Tirando le somme, è abbastanza evidente che mi sia piaciuto. Di certo non siamo di fronte a un capolavoro, ma è un romanzo abbastanza piacevole e, come ho già scritto sopra, mi ha divertita. Ho apprezzato lo stile di Ammaniti e conto di leggere presto altra sua roba; intanto consiglio questo qua.

    ha scritto il 

  • 5

    Non ce la faceva più a essere gentile. A sorridere come uno scemo. A cercare di essere modesto e accondiscendente. Di solito riusciva a mascherare benissimo il fastidio fisico che provava per il conta ...continua

    Non ce la faceva più a essere gentile. A sorridere come uno scemo. A cercare di essere modesto e accondiscendente. Di solito riusciva a mascherare benissimo il fastidio fisico che provava per il contatto umano indiscriminato. Era un maestro della finzione. Quando era il momento, si lanciava nel fango convinto che gli piacesse. Da quei bagni di folla usciva stravolto ma purificato.

    ha scritto il 

  • 2

    Grottesco

    Mi piace la prima parte dove si racconta la vita di Saverio che si rifugia nella setta per sfuggire alla sua frustrata vita matrimoniale e lavorativa , molto interessante ma nella seconda parte , dove ...continua

    Mi piace la prima parte dove si racconta la vita di Saverio che si rifugia nella setta per sfuggire alla sua frustrata vita matrimoniale e lavorativa , molto interessante ma nella seconda parte , dove la festa inizia credo che ci troviamo di fronte a un bel minestrone .
    E' vero che si vuole dare uno specchio di societa' povera , dove il denaro e' l'unico valore mentre le persone sono sempre piu' frustrate e vuote ma appunto per questo che si doveva contenere in una trama piu' realista e non mandare completamente fuori rotta il lettore con una trama surreale .
    Sti Sovietici atleti che si rifugiano nelle catacombe sotteranee , e poi si mettono a rapire le persone della festa , ma cosa vuol dire ??? bha ... ma cosa c'entra con la prima parte del romanzo , due parti che si cozzano , troppo realistica la prima , mentre nella seconda si entra nella fantascienza .
    Ma poi il safari in un parco di una villa ? ma la mia mente non riusciva a immaginare una cosa simile . Se ho finito questo libro e' perche' Ammaniti sa scrivere ma come trama non ci siamo ! Alla fine non sapevo se stavo leggendo un liibro di Ammaniti o stavo rivedendo Titanic !

    ha scritto il 

  • 0

    ordinati

    sai quando vai a una festa di bimbi e all'ingresso
    ti dicono che i bimbi devono cavarsi le scarpe

    va bene, dici
    e loro ti dicono

    "anche gli adulti"
    e tu ti metti una mano davanti la bocca affinché i ...continua

    sai quando vai a una festa di bimbi e all'ingresso
    ti dicono che i bimbi devono cavarsi le scarpe

    va bene, dici
    e loro ti dicono

    "anche gli adulti"
    e tu ti metti una mano davanti la bocca affinché i

    minori non sentano
    e pensi (prima ancora di qualsiasi altra cosa)

    avrò le calze dello stesso colore?
    e poi entrate e a questa festa di bimbi con i genitori

    è pieno di mamme che allattano
    e tu ti dici

    sembra un film di almodovar
    o di fellini

    comunque fai un po' lo snob e ti metti
    in un angolino

    e tiri fuori un volume di de sanctis, così tanto
    per fare qualcosa

    a un certo punto ti stanchi fai un giretto e vedi
    un papà che disegna al bimbo una cosina

    ti avvicini e ti avvedi che ha disegnato un ciuccio
    con proiezioni ortogonali allora gli dici

    "architetto, eh?" (ma tu volevi fare il simpatico)
    e lui "sì, infatti".

    allora torni nell'angolino a leggere de sanctis
    gli architetti non ti sono mai piaciuti, mai

    nemmeno i medici
    nemmeno gli avvocati

    nemmeno i notai
    nemmeno i sindaci

    nemmeno gli assessori
    nemmeno gli insegnanti, tranne quelli delle

    elementari
    gli insegnanti delle elementari ti sono sempre

    piaciuti
    poi la festa finisce

    torni a casa
    e schedi ordinatamente de sanctis

    perché sei un tipo ordinato

    ha scritto il 

  • 3

    Inverosimile e caotico
    Nel mucchio dei mille libri ancora da leggere qualche giorno fa ho tirato fuori Che la festa cominci di Ammaniti, devo essere sincera, per quanto il libro sia del tutto inverosi ...continua

    Inverosimile e caotico
    Nel mucchio dei mille libri ancora da leggere qualche giorno fa ho tirato fuori Che la festa cominci di Ammaniti, devo essere sincera, per quanto il libro sia del tutto inverosimile e ad un certo punto scritto in modo caotico e confusionario, mi ha divertito moltissimo.
    Due storie che viaggiano parallelamente:

    Continua a leggere qui: http://www.liberolibro.it/niccolo-ammaniti-che-la-festa-cominci/

    ha scritto il 

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