Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Che la festa cominci

By Niccolò Ammaniti

(7211)

| Paperback | 9788806191016

Like Che la festa cominci ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

Nel nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti gli ultimi Cavalieri dell’Apocalisse fanno riunioni sataniste in una pizzeria di Oriolo Romano. Uno scrittore di successo da anni non scrive più una riga. Un palazzinaro si compra dal Comune di Roma un parco pubb Continue

Nel nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti gli ultimi Cavalieri dell’Apocalisse fanno riunioni sataniste in una pizzeria di Oriolo Romano. Uno scrittore di successo da anni non scrive più una riga. Un palazzinaro si compra dal Comune di Roma un parco pubblico di 170 ettari per farne la sua residenza privata. E organizza la festa esclusiva e imprevista del secolo.

1366 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Di décadence e "figure di merda"

    Ricevo in regalo questo romanzo di Niccolò Ammaniti (autore che non toccavo dai tempi di “Ti prendo e ti porto via”, romanzo che, ahimè, non ha lasciato tracce durature nella mia memoria). Dalla quarta di copertina, promette di essere una versione an ...(continue)

    Ricevo in regalo questo romanzo di Niccolò Ammaniti (autore che non toccavo dai tempi di “Ti prendo e ti porto via”, romanzo che, ahimè, non ha lasciato tracce durature nella mia memoria). Dalla quarta di copertina, promette di essere una versione ante litteram de “La grande bellezza” con la sua Roma bene, vacua e viziosa, ma con un’aggiunta di “irresistibile comicità” che lo differenzierebbe dalla pellicola di Sorrentino.
    Fatta eccezione per questa comicità, che davvero non so dove rintracciare, direi che più o meno ci siamo. Il romanzo parte in effetti come una galleria dei vizi, della superficialità, della decadenza della società odierna, con uno sguardo particolare a quell’ambiente amorale e finto-perbene di riccastri e vip che affollano la vita mondana del quartiere Parioli.
    Poi, la svolta, a circa metà libro, quando ti ritrovi sorprendentemente a leggere una versione appena più realista e urbana di Jurassic Park. I dinosauri sono sostituiti da una selva di bestie feroci, ma per il resto c’è tutto: foreste, boschi, buio, notte, capitomboli e fughe, persino recinzioni elettriche che saltano, portandosi via non poche vite umane carbonizzate.
    E quando pensavi che niente più potesse stupirti, ecco l’apparire di un branco di ‘mostri’ venuti dal sottosuolo, che creano scompiglio come neanche in un romanzo di Stephen King.
    Insomma, sembra che il nostro si sia fatto decisamente prendere la mano con questo romanzo, surreale, improbabile ed insipido dalla prima all’ultima pagina. Sarà che c’è troppa carne messa a cuocere, ma l’impressione è che l’intento iniziale crolli di fronte all’incapacità dell’autore di una disamina lucida, approfondita e tagliente di almeno uno dei temi che voleva affrontare. Quella che doveva essere una critica alla nostra civiltà, priva di virtù, di morale, di valori, ma con tanti e troppi vizi, persa in un estetismo assai discutibile, si perde in un circo di personaggi superficiali, i cui nomi irritanti (Chiatti, Ciba, Saporelli sono solo alcuni) sembrano esser stati ispirati ad Ammaniti da un recente giro al supermercato in tempi di offerte prenatalizie.
    Quel che è peggio, tuttavia, è il linguaggio usato dall’autore in tutto il libro: se a tratti mi ricorda molto da vicino la spensierata burinaggine del gergo giovanilesco di Moccia (che Ammaniti pensa bene di mettere in bocca a ultratrentenni, con un effetto a dir poco stonato), in molti altri punti si fa artificioso, costruito, didascalico fino allo sfinimento. I dettagli più insignificanti abbondano, come in questo esempio:
    “Ebbe l’impulso infantile di scannerizzare la lettera e mandarla a quelle carogne di Gianni & soci, invece accese lo stereo e infilò dentro un vecchio cd live di Otis Redding. I woofer delle grandi casse Tannoy cominciarono a smuoversi e i VU meter azzurrini del suo vecchio McIntosh a ondeggiare mentre il cantante della Georgia attaccava Try a Little Tenderness.”
    Insomma, eh.

    Unica ‘verità’ del romanzo, che mi ha dato da pensare, la si trova a pagina 186, dove un saccente e volgare ex-compagno di scuola del nostro protagonista gli rivela un aspetto indiscutibilmente reale del nostro tempo:
    “[…] – Allora non hai capito. Il tempo delle figure di merda è finito, morto, sepolto. Se n’è andato per sempre con il vecchio millennio. Le figure di merda non esistono più, si sono estinte come le lucciole. Nessuno le fa più, tranne te, nella tua testa. Ma non li vedi a questi? – Indicò la massa che applaudiva Chiatti. – Ci ricopriamo di letame felici come maiali in un porcile. Guarda me, per esempio –. Si alzò in piedi barcollando. Allargò le braccia come a mostrarsi a tutti, ma gli girò la testa e si dovette sedere di nuovo. – Io mi sono specializzato a Lione con il professor Roland Château-Beaubois, ho la cattedra a Urbino, sono un primario. Guarda come sto ridotto. Secondo i vecchi parametri sarei una figura di merda ambulante, un essere infrequentabile, un cafone impaccato di soldi, un tossico, un personaggio spregevole che si fa ricco sulle debolezze di quattro carampane, eppure non è così. Sono amato e rispettato. Vengo invitato pure alla festa della Repubblica al Quirinale e in ogni cazzo di trasmissione medica. […]”

    Invece io qualche lucciola, ogni tanto, la vedo ancora, e soprattutto vedo ancora quelle che Ammaniti chiama “figure di merda”: ne vedo a bizzeffe, ogni giorno, e le so riconoscere. Sono più vive e in salute che mai, anche se rischiano di diventare la normalità, se non l’hanno già fatto. Sarò obsoleta e controcorrente – confido nel fatto che molti di voi lo siano – ma penso che, ecco, bisognerebbe mantenersi vigili, lucidi e onesti, e ricominciare a vederle e denunciarle, ‘ste figure.
    E che forse uno scrittore potrebbe cominciare a sottrarvisi, tanto per dire.

    Is this helpful?

    Joyce7 said on Oct 24, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi ha fatto pensare al film diretto da Sorrentino "La grande bellezza".

    Is this helpful?

    Lu*na said on Oct 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    è stato un vero peccato conoscere ammaniti con questo romanzo. Se è vera la bravura di questo autore che i più decantano, in queste pagine se ne intravede giusto l'ombra. Forte nella fantasia e nella penna, la storia e i personaggi risultano molto in ...(continue)

    è stato un vero peccato conoscere ammaniti con questo romanzo. Se è vera la bravura di questo autore che i più decantano, in queste pagine se ne intravede giusto l'ombra. Forte nella fantasia e nella penna, la storia e i personaggi risultano molto insipidi nel voler dimostrare quasi ostentatamente le debolezze del nostro tempo. Caro niccolò ti daro di certo un'altra occasione ma non posso consigliare questa tua fatica.

    Is this helpful?

    Raffaella said on Sep 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    il peggiore che abbia mai letto.... che peccato!
    linguaggio scadente, semplicistico, poco humor...storia esagerata, intreccio banale.
    bah! speriamo nel prossimo..

    Is this helpful?

    VENTO D'ESTATE said on Sep 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Forse le quattro stelle sono un po' generose. Le piazzo per certi passaggi particolarmente riusciti. Perché Ammaniti sa scrivere, non ci son cacchi, ma nella ricerca di un affresco così "globale" è proprio il totale che un po' si perde. L'impianto co ...(continue)

    Forse le quattro stelle sono un po' generose. Le piazzo per certi passaggi particolarmente riusciti. Perché Ammaniti sa scrivere, non ci son cacchi, ma nella ricerca di un affresco così "globale" è proprio il totale che un po' si perde. L'impianto complessivo sta lì fragilmente, a sostenere le buone intuizioni che sono nel racconto di alcuni personaggi e situazioni, più che nella storia in sé. Come il protagonista Fabrizio Ciba, Ammaniti potrebbe forse scrivere il "grande romanzo dell'Italia contemporanea". Ma non è questo.

    Is this helpful?

    Jeremy said on Aug 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La scrittura è fresca, giovanile e scorrevole. Ma questo era presumibile. Ce lo si aspetta da Ammaniti. Piuttosto, il vero punto di forza di questo libro è un'immagine satirica ma neanche troppo lontana della Roma bene che nell'apoteosi della spettac ...(continue)

    La scrittura è fresca, giovanile e scorrevole. Ma questo era presumibile. Ce lo si aspetta da Ammaniti. Piuttosto, il vero punto di forza di questo libro è un'immagine satirica ma neanche troppo lontana della Roma bene che nell'apoteosi della spettacolarità dei suoi happenings mondani si sfacela nella sua superficialità più grezza.
    Questo romanzo è una "Grande bellezza" apocalittica, ambientata in una Villa Ada affascinante e impossibile.
    E l'intreccio dei personaggi - tutt'altro che banali - che vi ruota attorno fa sì che Ammaniti si meriti almeno quattro stelle. Altro che "Non ho paura"...

    Is this helpful?

    Cles said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (7211)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Paperback 331 Pages
  • ISBN-10: 8806191012
  • ISBN-13: 9788806191016
  • Publisher: Einaudi (Stile libero Big)
  • Publish date: 2009-10-27
  • Also available as: Softcover , eBook
Improve_data of this book