Che succede a Clochemerle?

Di

Editore: Garzanti (I Garzanti)

3.8
(9)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 462 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000051122 | Data di pubblicazione: 

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Descrizione del libro
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  • 5

    L'annata memorabile del Beaujolais (edizione E/O)

    Mi sono imbattuta in questo libro per caso, incuriosita dall'autore de «La paura», che tratta di temi del tutto diversi, da quelli di questi divertente libro. Divertente lo è certamente, ma sarebbe ri ...continua

    Mi sono imbattuta in questo libro per caso, incuriosita dall'autore de «La paura», che tratta di temi del tutto diversi, da quelli di questi divertente libro. Divertente lo è certamente, ma sarebbe riduttivo definirlo solo un libro divertente, è una vera satira di costume, uno spaccato di vita rurale e provinciale che ruota introno al paesino francese di Clochmerle, inizi anni venti, nella bella regione vinicola del Beaujolaix. La satira e la contrapposizione tra sacro e profano lo hanno accostato al nostro Guareschi, ma a mio avviso la satira provinciale, di certa vita di provincia e di certi atteggiamenti provinciali per esteso, è molto più presente nel libro di Chevallier. La trama è piuttosto semplice: un sindaco maneggione pensa a come aumentare la sua popolarità nel paese che governa, decide così di far costruire un vespasiano proprio al centro del paese, tra il Municipio, la chiesa, l'emporio e l'albergo. Ben presto l'ameno luogo si divide in due fazioni, i provespasiani e i controvespasiani, capeggiati questi da Giustina Putet, beghina e zittella che vive come un affronto l'uso del vespasiano da parte dei clochemerlini, non schiodandosi però mai dalle finestre ove si sorbisce, da vera martire, le operazioni aduse in quel luogo, non disdegnando poi di alzar su una vera guerriglia urbana per abbattere l'ignominioso orpello, mettendo in mezzo sindaco, prete, notabili e facendo un putiferio mai visto a Clochemerle che culmina con botte da orbi in chiesa, il giorno del sacro patrono. (…) La furia della femminilità negata da Chevallier è personificata in questa donna sulla quale l'autore, ad vero mangiapreti preti di spirito veterorivoluzioanrio, abbatte la sua scure satirica con non nascosto piacere, come su tutte le beghine falsamente morali, o morali non per colpa loro. Molto più indulgente è la sua penna trattando di personaggi normali, che vivono una vita piena, non stretta nelle privazioni sensuali che arrecano tanto danno a chi le subisce e all'intero paese, giacché le beghine pinzochere frustrate metton su una vera guerriglia urbana che varà risonanza in tutta la regione!

    A queste fazioni “politiche” si aggiungono vecchi odii, gelosie paesane e muliebri, trame, anzi «macchiavellismi da campagnoli» vendette, scene boccacesche e da baruffe chiozzotte, che mai scadono nel volgare grazie alla stupenda penna di Chevallier, mirabilmente tradotta, così tra becere lavandaie dalle lingue aguzze, brutte beghine, pinzochere (plauso per il riesumare di questo fiorentinismo caduto in disuso e che riassume una miriade di atteggiamenti mentali muliebri) tra il notabili, prelati, belle ostesse e ubriaconi, tra zuffe, lotte politiche e bene più popolane, si dipana un armamentario di tipologie umane eterne, come le maschere di Goldoni, cosa che rende il libro, oltre che molto gradevole e ben scritto, un vero spaccato di vita provinciale o come forma mentis almeno, che ci fa baluginare nelle mente persone reali che oggigiorno, nel mondo smart e duepuntozero, colto e mentalmente agile e aperto, privo di vecchi, muliebri atteggiamenti paesani, si incontrano tuttavia sovente anche nei luoghi più impensati, tali da farci capire come questo classico, ristampato da E/O in stupenda traduzione e con un titolo molto wertmülleriano a fronte dell'originale “Clochemerle”, sia un testo davvero molto attuale. Una parola la vorrei spendere per la scrittura elegante, brillante, persino aulica che è il valore aggiunto di questo testo e ciò che rende la satira ancor più tagliente. Piccoli brani esemplari a modesto esempio.

    La più accanita accusatrice di Giditta Toumignon si chiamava Giustina Putet, sua vicina immediata, caporalessa delle beghine di Clochemerle, la quale poteva sorvegliare dalla sua finestra la parte posteriore dell'emporio boggiolese. Di tutti gli odii che la commerciante doveva subire, quello della zittellona era il più attento e il più efficace[...] Trincerata nella cittadella della sua inespugnabile vitù, questa Giustina Putet censurava severamente i costumi del paese e specialmente quelli di Giuditta Tourmignon, il cui prestigio e gli allegri scoppi di voce e le risate squillanti erano per lei strazianti e quotidiane offese. La bella negoziante era felice e lo dimostrava, questo era difficile da perdonarsi.

    Le descrizioni dei personaggi principali sono meravigliose, sono troppo pigra per trascriverle, ma fatevi un regalo quest'estate, leggete questo libro, riderete e rifletterete quanto moderno e sempre antico sia il mondo! Cinque stelle convinte al gaudente fustigatore dei benpensanti e degli ipocriti di tutti i tempi e luoghi.

    ha scritto il 

  • 3

    Non un romanzo bensì una sagra

    Una commediola, divertente, al pari di quelle che tante case editrici stanno riscoprendo e ripubblicando andando a spizzicare nell'editoria americana del primo cinquantennio del '900.
    Che però si trat ...continua

    Una commediola, divertente, al pari di quelle che tante case editrici stanno riscoprendo e ripubblicando andando a spizzicare nell'editoria americana del primo cinquantennio del '900.
    Che però si tratta d'Europa, e soprattutto di Francia, si vede dalla totale assenza di perbenismo e falsi pudori, dalla naturalezza con cui sesso e debolezze umane vengono trattate, dalla quantità di buon vino che viene consumata!
    Questo romanzo è il terzo di una trilogia (i precedenti sono "Peccatori di provincia" e "Babilonia") e "Clochemerle" altro non è, in realtà, che il piccolo paese di Vaux-en-Beaujolais, villaggio che pratica tuttora un turismo locale basato essenzialmente sulla fortuna di Chevallier; ha ispirato anche una serie tv, girata nel 1972, nel cui cast si annovera anche Peter Ustinov.

    ha scritto il