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Chesil Beach

By

Publisher: Editorial Anagrama, S.A.

3.7
(3876)

Language:Español | Number of Pages: 184 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , Chi traditional , Chi simplified , French , Catalan

Isbn-10: 843397470X | Isbn-13: 9788433974709 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Jaime Zulaika

Also available as: Hardcover , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
Tienen poco más de veinte años, y se conocieron en una manifestación en contra de las armas nucleares. Florence es una chica de clase media alta, su padre es un exitoso hombre de negocios y su madre una activa profesora universitaria. Edward, en cambio, pertenece a una familia que apenas se sostiene en la zona baja de la clase media; su padre es maestro y su madre, tras un insólito accidente, vive desde hace años en una nebulosa. Florence es violinista, y Edward ha estudiado historia. Y ambos son inocentes, y vírgenes, y se aman. Es un día de julio de 1962, un año antes de que, según Philip Larkin, en Inglaterra se empezara a follar, cuando El amante de Lady Chatterley aún estaba prohibido, no había aparecido el primer LP de los Beatles, y el tsunami de la revolución sexual no había llegado a esas costas. Edward y Florence se han casado y van a pasar su noche de bodas en un hotel junto a Chesil Beach, y lo que sucede esa noche entre estos dos inocentes, en unos años donde hablar sobre problemas sexuales era imposible, es la materia con que McEwan construye su chejoviano, delicadísimo, terrible mapa de una relación, del amor, del sexo, y también de una época, y de sus discursos y sus silencios.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    DON'T LET ME BE MISUNDERSTOOD, cantava qualcuno

    è il silenzio dei fraintendenti, quello attorno a cui mcewan ha costruito questo breve romanzo. e poi senz'altro anche il silenzio degli innocenti, per carità. perché non c'è ombra di malizia nella coppia di neo sposini edward e florence. la questione sta tutta in quello che non hanno il coraggio ...continue

    è il silenzio dei fraintendenti, quello attorno a cui mcewan ha costruito questo breve romanzo. e poi senz'altro anche il silenzio degli innocenti, per carità. perché non c'è ombra di malizia nella coppia di neo sposini edward e florence. la questione sta tutta in quello che non hanno il coraggio di dirsi in un anno di fidanzamento e in una sola, disastrosa, sera dell'estate 1962. nell'albergo affacciato sulla manica e su chesil beach, in cui si accingono a consumare la loro prima notte di nozze. quella sera di luglio il grumo di sentimenti inespressi e appunto fraintendimenti si rapprende in modo definitivo, e tu lettore sai dall'inizio che la storia (e il matrimonio) finiranno a schifo. che potrai solo essere spettatore dell'inevitabile sgretolarsi della facciata. è un po' come quando negli incubi assisti a un incidente prevedibilissimo, che si svolge in modalità moviola ma tu non puoi farci assolutamente nulla. o come quando riguardi quei film in cui muore il tuo protagonista preferito, e anche se sei almeno alla quinta visione speri sempre che stavolta vada a finire diversamente (presente la scena di "the untouchables" in cui fanno fuori sean connery? ecco una piccola lorinbocol irrazionale dentro di me spera, davvero tutte le volte, che malone metta da parte il suo animo buono da irlandese, e invece di cacciare frank nitti da casa gli spari una pallottola in quel sedere rinsecchito, evitando che il bastardo lo uccida di sorpresa pochi minuti dopo, sul pianerottolo).
    certo a chesil beach non muore nessuno, c'è giusto un po' di spargimento di liquidi organici. e ci sono soprattutto pensieri non esplicitati, reciproche insicurezze e background che si attorcigliano, gesti immaginati e non agiti. che tu sei lì e pensi parlatevi-benedetti-figlioli, va bene tutto ma adesso vengo lì io a darvi una sberla e farvi tornare su questo pianeta. perché se è vero che siamo nel 1962 e la libertà sessuale è ancora di là da venire, la mia impressione leggendo è stata che alcune situazioni e alcune dinamiche mcewan le abbia portate comunque un po' troppo in là. dilatate ed esasperate in modo da renderle in parte inverosimili, o almeno per quanto mi riguarda un filo troppo snervanti: a cominciare da quell'iniziale pasto usato per temporeggiare, durante il quale a me stava già passando l'appetito narrativo causa esaurimento di pazienza dei succhi gastrici.
    molto più belle mi sono sembrate le pagine del ricordo, i passaggi in cui si abbozza quell'amore che avrebbe potuto essere e non è stato mai del tutto. la rievocazione dei primi momenti e della "privata mitologia" che ogni nuova relazione scrive a proprio uso e consumo. allo stesso modo è tratteggiata benissimo anche la descrizione di alcuni contesti, come quello familiare di edward, con la madre marjorie persa in un suo universo psicologico parallelo.
    infine, un paio di considerazioni sull'anno di ambientazione. nel 1962 françoise hardy diventa celeberrima con "tous les garçons et les filles", e il testo sembra proprio scritto per questi due fanciulli e per milioni come loro (mcewan ci hai pensato?) solo che per questi due manca il lieto fine. perché arriva sì quel giorno in cui possono dire di avere "quelqu'un qui m'aime", qualcuno che li ama e con cui andare in giro mano nella mano. solo che prima ancora di quella "peur du lendemain", la paura del domani, è già la paura di oggi a rubar loro il presente e a fare del futuro che li aspetta un copione di rimpianti.
    4 stelle meno meno.

    NOTA A PIÈ PAGINA.
    sempre nel 1962 è ambientato anche "in the mood for love", col quale chi scrive ha parimenti ravvisato delle analogie. perché chow e la signora chan sono altri due che si sono giocati la felicità per non aver avuto il coraggio di dirsi le cose come stavano, e di affrontare il giudizio esterno. con la differenza che lì c'era qualcuno molto più sgamato, nella fattispecie i rispettivi coniugi, che mentre loro rimanevano in quella struggente e sensualissima bolla di attrazione sospesa, copulavano liberamente tra loro alla faccia dei legittimi.

    said on 

  • 4

    McEwan sforna uno dei sui migliori romanzi. Una storia fatta di due persone, un'albergo e una spiaggia da qui nasce una storia che ti fa rimanere incollato al libro facendo il tifo per quella coppia che «Erano giovani, freschi di studi, e tutti e due ancora vergini in quella loro prima notte di n ...continue

    McEwan sforna uno dei sui migliori romanzi. Una storia fatta di due persone, un'albergo e una spiaggia da qui nasce una storia che ti fa rimanere incollato al libro facendo il tifo per quella coppia che «Erano giovani, freschi di studi, e tutti e due ancora vergini in quella loro prima notte di nozze, nonché figli di un tempo in cui affrontare a voce problemi sessuali risultava semplicemente impossibile. Anche se facile non lo è mai» .

    said on 

  • 3

    Ma parlare di più?

    Siamo in una camera sul mare a Chesil Beach. In questa camera Florence ed Edward stanno per accingersi a consumare la prima notte di nozze.
    Sono innamorati, ma… tante sono le cose che non si sono detti.

    “Una libertà oscena, gioiosa, nuda, che nella sua fantasia si ergeva come un'imm ...continue

    Siamo in una camera sul mare a Chesil Beach. In questa camera Florence ed Edward stanno per accingersi a consumare la prima notte di nozze.
    Sono innamorati, ma… tante sono le cose che non si sono detti.

    “Una libertà oscena, gioiosa, nuda, che nella sua fantasia si ergeva come un'immensa cattedrale spaziosa, magari in rovina, magari scoperchiata, spalancata verso la volta del cielo, nella quale lui e lei sarebbero ascesi in assenza di peso verso un poderoso abbraccio per perdersi, per annegare in ondate di purissima estasi dimentiche di tutto. Era talmente semplice! Come mai non vi si trovavano già, e invece stavano ancora seduti lì, intrappolati da tutte le cose che non sapevano dire, o che non osavano fare? E in che consisteva l'ostacolo? Nelle rispettive personalità unite al passato, a ignoranza e paura, timidezza, pruderie, mancanza di fiducia in se stessi, esperienza e disinvoltura, più qualche strascico di divieto religioso, l'educazione britannica e l'appartenenza di classe, la Storia insomma. Cosette di poco conto.”

    Pian piano McEwan ci costringe, con continui flashback, a spiare nei loro pensieri, nelle loro paure, nelle loro voglie, nei loro istinti. Saltiamo nel loro passato, capiamo come nacque l’amore, come avvenne il primo bacio. Che fu visto da Florence come una violazione.

    "Lì, nella sua gengiva, c’era il buco lasciatole dal dente del giudizio, che rappresentava un'idea piuttosto che una semplice parte del corpo, un luogo privato e immaginario più che un buco nella gengiva, e le pareva strano che ci potesse arrivare un'altra lingua oltre che la sua. Era proprio la punta rigida di quel muscolo estraneo e fremente di vita a farle schifo".
    “Le passò per la testa un pensiero assurdo: e se gli avesse vomitato in bocca?”

    Edward ha poca esperienza con le donne in generale, mentre Florence nutre repulsione per il sesso e per il contatto fisico; probabilmente, come si leggerà tra le righe, per l'educazione ricevuta. Quando lui la sfiora lei ha una sensazione di rifiuto, che lui interpreta come desiderio.

    “Mancano a Florence le parole per dire la vergogna e il disgusto che prova ai pensiero pur vago di quanto l’attende sotto le coperte ben tese del letto d’albergo, proprio mentre si sforza di non deludere le aspettative del marito; e mancano a Edward le parole per dire l’ansia di non riuscire a contenere l’impazienza e la paura di non saper interpretare i segnali di un corpo sconosciuto e misterioso quanto un’altra galassia.”
    “Continuarono a guardarsi negli occhi: in questo non li batteva nessuno”

    L’epilogo, immaginabile, ci lascia l’amaro in bocca e ci fa riflettere su quanto sia importante la comunicazione nel rapporto tra due individui e quanto possa essere importante il sesso in un rapporto d’amore. Alla fine i due hanno una vita interiore ricchissima, ma semplicemente… non parlano tra loro.
    E alla fine amore del tutto non deve essere comunque, se è sufficiente una incomprensione per far saltare definitivamente il rapporto.
    McEwan nel libro pone degli interrogativi molto interessanti, fa una descrizione meravigliosa dei personaggi, dei comportamenti, delle intenzioni, dei pensieri. Ma secondo me è estremamente prolisso e dettagliato, come se volesse assolutamente evitare di lasciare al lettore l’uso della fantasia e dell’immaginazione. Un livello di dettaglio tale da darmi la sensazione, già provata in precedenza con suoi libri, di leggere un libro per ragazzi.

    said on 

  • 4

    PERFETTAMENTE CESELLATO

    Letto tutto d'un fiato dopo La ballata di Adam Henry, dopo anni che avevo lasciato il filo del racconto di McEwan (ho amato moltissimo Bambini nel tempo, Il giardino di cemento) dopo Espiazione che non mi era piaciuto, ho ritrovato il McEwan maestro delle parole, degli intrecci, delle analisi, in ...continue

    Letto tutto d'un fiato dopo La ballata di Adam Henry, dopo anni che avevo lasciato il filo del racconto di McEwan (ho amato moltissimo Bambini nel tempo, Il giardino di cemento) dopo Espiazione che non mi era piaciuto, ho ritrovato il McEwan maestro delle parole, degli intrecci, delle analisi, intenso e mai banale, un poco invecchiato nella malinconia che pervade questo libro che si può leggere a molti livelli - la difficoltà di narrarsi nella propria storia sinceramente, le difficoltà dei rapporti umani, i condizionamenti culturali ed emotivi del proprio tempo, la complessità delle narrazioni dove la forza si accompagna a inaspettate fragilità. Il piano di lettura che però mi ha molto colpito è l'ultimo proposto da McEwan, nelle ultime pagine dove parla dei sentieri non intrapresi, delle occasioni non colte, della vita vissuta in un unico modo dove le intersezioni sono state scelte senza consapevolezza e con rimpianto.
    bello, perfettamente cesellato, un maestro

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  • 5

    Un'ora sola ti vorrei

    E’ abile McEwan perché ci porta in una storia che sembra lontanissima nel tempo, quasi vittoriana, per ambientazione e situazioni. E mentre ci diciamo, ma guarda questi in che problemi si perdono, in realtà - pagina dopo pagina - scopriamo che sono vicini, vicinissimi a noi nella psicologia e ne ...continue

    E’ abile McEwan perché ci porta in una storia che sembra lontanissima nel tempo, quasi vittoriana, per ambientazione e situazioni. E mentre ci diciamo, ma guarda questi in che problemi si perdono, in realtà - pagina dopo pagina - scopriamo che sono vicini, vicinissimi a noi nella psicologia e nei comportamenti.
    Quello che parrebbe il centro della storia, quello che dovrebbe attrarre di più l’attenzione, un mondo di rapporti tra giovani, formale e represso, in rapido disgregamento sotto i colpi delle tendenze e pulsioni giovanili che porteranno al ’68, a me è sembrata una cornice, molto ben adattata al quadro, ma pur sempre una cornice.
    Il libro ci parla in realtà di rapporti umani, in maniera profonda e non superficiale, e in particolare di rapporti uomo-donna con tutte la gamma di diverse sensibilità e declinazioni.
    Forse in questa storia il sesso è veramente solo un pretesto, un’occasione che Mc Ewan ha colto per parlarci più in generale dei problemi di coppia, della difficoltà quotidiana a trovare un terreno comune, della comprensione necessaria (che ai due giovani sembra mancare) per far funzionare un rapporto intenso, ma immaturo. E ci parla anche degli atti irreversibili, quelli dopo i quali le cose non sono più come prima, ci parla delle parole che non avresti voluti dire, ma hai detto, ci parla dell’orgoglio, delle convenzioni, di qualsiasi epoca siano e dei rimpianti. Ci parla della diversità dell’immagine che abbiamo di noi stessi, rispetto a come invece veniamo percepiti dagli altri, ci parla delle pulsioni irrazionali e delle aspirazioni razionali, ci parla di donne e di uomini di ogni luogo e tempo.
    _________________________________________________________________

    giudizi in un haiku

    fragili fughe
    di corpi inadatti
    amor perduto

    said on 

  • 3

    "La prima notte di nozze e non trovavano niente da dirsi"

    Edward e Florence e la commedia (o tragedia) degli equivoci, dei fraintendimenti, ciascuno dei due ha in mente una strada, ciascuno ha in mente un obiettivo, peccato che niente nelle loro teste, nei loro cuori e nei loro corpi vada nella stessa direzione.


    Ma dal momento che "l'amore è una ...continue

    Edward e Florence e la commedia (o tragedia) degli equivoci, dei fraintendimenti, ciascuno dei due ha in mente una strada, ciascuno ha in mente un obiettivo, peccato che niente nelle loro teste, nei loro cuori e nei loro corpi vada nella stessa direzione.

    Ma dal momento che "l'amore è una direzione e non uno stato d'animo" (cito Dubus, "Non abitiamo più qui"), il rapporto è chiaramente destinato al fallimento.

    "Si conoscevano pochissimo, e non avrebbero fatto grandi progressi in tal senso data l'imbottitura di premuroso silenzio con cui smussavano le rispettive identità, bendandosi gli occhi e impantanandosi sempre di più. Avevano avuto il terrore di contraddirsi..."

    Edward e Florence, fanno tenerezza qui due... Vorresti quasi entrare nel romanzo e dire loro: "Ma vi volete parlare a cuore aperto, accidenti?" ... Ma dato che ciò non avviene, le reazioni del corpo arrivano prima delle parole, il corpo non mente.

    "Certe volte è imbarazzante scoprire che il corpo non vuole, o non sa mentire a proposito delle emozioni"

    Il romanzo è interessante e sicuramente di pregio (3 stelle abbondanti), ma lo sviluppo e lo stile di McEwan non mi riescono a convincere.
    Sicuramente un mio limite.

    said on 

  • 4

    «Erano giovani, freschi di studi, e tutti e due ancora vergini in quella loro prima notte di nozze, nonché figli di un tempo in cui affrontare a voce problemi sessuali risultava semplicemente impossibile. Anche se facile non lo è mai».


    La storia di Chesil Beach, di Edward e Florence e del ...continue

    «Erano giovani, freschi di studi, e tutti e due ancora vergini in quella loro prima notte di nozze, nonché figli di un tempo in cui affrontare a voce problemi sessuali risultava semplicemente impossibile. Anche se facile non lo è mai».

    La storia di Chesil Beach, di Edward e Florence e del fallimento del loro matrimonio, contratto in un giorno d’estate del 1962, è già tutta nell’incipit di questo bellissimo romanzo di Ian McEwan. E in poche ma essenziali frasi nelle pagine immediatamente successive:

    «Ciascuno viveva con apprensione la prospettiva, una volta conclusa la cena, di vedere messa alla prova la propria maturità appena acquisita, quel momento in cui si sarebbero coricati sul letto a baldacchino per mostrarsi all’altro senza veli di sorta».

    Per Edward «l’ansia (…) scaturiva dal rischio di un’eccitazione smodata, e di conseguenza di quello che aveva da alcuni sentito definire come “concludere troppo in fretta”».

    Per Florence «il problema (…) era più grave e profondo di un semplice disgusto fisico; l’intero suo essere si ribellava alla prospettiva di qualsivoglia unione carnale; ne sarebbero uscite violate la sua padronanza di sé e la sua stessa intima felicità (…) Sapeva che avrebbe dovuto dirlo molto tempo prima (…) Ma che cosa avrebbe potuto dire, in che termini si sarebbe potuta esprimere quando non era nemmeno in grado di nominare il problema?»

    Alternando abilmente tempo presente della storia (capitoli 1, 3 e 5) e tempo passato (capitoli 2 e 4, in cui si narra di come i protagonisti abbiano vissuto prima del loro incontro e poi nell’anno successivo a questo, fino al giorno del matrimonio), McEwan sviluppa una trama avvincente intorno a un evento che oggi potrebbe apparire banale, ma che tale non doveva essere affatto all’epoca dei fatti narrati. E il perché viene detto in termini ancora una volta precisi ed essenziali poco oltre la metà del libro:

    «Avevano a disposizione sconfinati orizzonti di libertà sessuale; e bastava saperla cogliere (…) Come mai (…) invece stavano ancora seduti lì, intrappolati da tutte le cose che non sapevano dire, o che non osavano fare? E in che consisteva l’ostacolo? Nelle rispettive personalità unite al passato, a ignoranza e paura, timidezza, pruderie, mancanza di fiducia in se stessi, esperienza e disinvoltura, più qualche strascico di divieto religioso, l’educazione britannica e l’appartenenza di classe, la Storia insomma».

    Paura, desiderio, repulsione, vergogna, pena, delusione, amore, rabbia, umiliazione…Questi ed altri sentimenti animano i due protagonisti nello sviluppo della storia. Che ha un finale amaro, come la vita.

    said on 

  • 5

    Fulminante, uno dei migliori lavori di McEwan.
    Scritto come sempre divinamente, incisivo come non mai, un nucleo decisamente pungente, amaro ed accusatorio avvolto in una patina di delicatezza ed eleganza stilistica.
    Poche ore di devastante incomunicabilità fisico-emotiva dei protagon ...continue

    Fulminante, uno dei migliori lavori di McEwan.
    Scritto come sempre divinamente, incisivo come non mai, un nucleo decisamente pungente, amaro ed accusatorio avvolto in una patina di delicatezza ed eleganza stilistica.
    Poche ore di devastante incomunicabilità fisico-emotiva dei protagonisti per rappresentare appieno i condizionamenti di una società schiava di dettami bigotti, capaci di castrare il naturale sviluppo psico-fisico dei singoli, impedendo loro di acquisire piena coscienza della propria identità di adulti.

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  • 4

    "Florence desiderava amare e rimanere se stessa. Ma per farlo, era costretta a negarsi in continuazione. E a quel punto, smetteva di essere se stessa."

    said on 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/11/15/chesil-beach-ian-mcewan/


    “Certe volte è imbarazzante scoprire che il corpo non vuole, o non sa mentire a proposito delle emozioni. Chi è mai riuscito, per ragioni di decoro, a rallentare un cuore che batte forte, o a ricacciare indietro un ross ...continue

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/11/15/chesil-beach-ian-mcewan/

    “Certe volte è imbarazzante scoprire che il corpo non vuole, o non sa mentire a proposito delle emozioni. Chi è mai riuscito, per ragioni di decoro, a rallentare un cuore che batte forte, o a ricacciare indietro un rossore? Il muscolo ribelle di Florence fremeva scomposto: pareva una falena intrappolata sottopelle. Le capitava a volte la stessa cosa alla palpebra. Forse però il tumulto si stava placando: non era sicura. Ricapitolare la situazione in base alla logica l’aiutava, perciò procedette con sistematica ottusità: la mano di lui stava lì perché Edward era suo marito; e lei lo lasciava fare perché era sua moglie. Certe amiche, come Greta, Hermione e soprattutto Lucy, sarebbero state nude tra le lenzuola da ore a quel punto, avrebbero anzi consumato quel matrimonio in chiassosa allegria ben prima delle nozze. Nella loro affettuosa magnanimità, avevano perfino l’impressione che anche per lei fosse andata proprio così. Pur non avendo mai mentito, Florence non aveva nemmeno specificato come stavano veramente le cose. Se pensava alle amiche, riconosceva nella propria esistenza un sapore unico e particolare: la solitudine.”
    (Ian McEwan, “Chesil beach”, ed. Einaudi)

    A un certo punto stavo abbandonando la lettura di “Chesil beach”, ovvero mentre leggevo il secondo dei cinque capitoli nei quali è suddiviso questo romanzo, piuttosto breve, di Ian McEwan, autore già presente in questo blog con altri e superiori libri, quali “Bambini nel tempo”, “Primo amore, ultimi riti” e soprattutto “Espiazione”. Quella parte del testo, infatti, non solo non mi era parsa all’altezza del promettente inizio, ma mi aveva fatto sospettare un proseguimento non tanto appassionante; e invece si è confermata un’eccezione all’interno di un romanzo che, pur non toccando le altezze delle altre opere citate, è comunque divertente ma non solo.
    I protagonisti sono Florence ed Edward, ventiduenni neo-sposi, lei violinista, lui aspirante storico, in luna di miele e in procinto di consumare la loro prima notte di nozze, che per entrambi, poi, dovrebbe costituire la prima esperienza sessuale completa. Il condizionale è d’obbligo, perché il romanzo è proprio incentrato sull’enorme difficoltà, per i due, di superare determinate barriere nelle quali si sono ingabbiati, ciascuno dei due per cause proprie. La storia è ambientata nel 1962, prima che la rivoluzione sessuale (sic!) di quel decennio liberasse (?) da paure, tabù e inibizioni varie (ma qui eviterei di aprire parentesi, specie di carattere personale; e infatti non la chiudo).
    I due si amano, ma al loro amore manca ciò che forse avrebbe dovuto fondare il loro amore prima del matrimonio, e che adesso essi cercano tra mille dubbi, insicurezze e soprattutto silenzi reciproci. Si ritrovano schiacciati tra il desiderio e la paura che la realizzazione di questo desiderio possa rivelarsi un fallimento totale. La libertà teorica di cui dispongono resta paralizzata in una terra nella quale si mescolano gioia per l’aspettativa e un certo disgusto per il contatto fisico, al quale nessuno dei due è abituato. Il tono della narrazione, comunque, non è drammatico, o comunque è costantemente condito dalla vena divertita e divertente dell’autore.
    Oltre al fattore puramente fisico, però, ciò che condanna all’ineluttabile distanza la storia d’amore tra i due, è l’incomunicabilità a un livello più profondo. I due recitano delle parti e non riescono, per vergogna ed egoismo, a comunicare all’altro quali sono i problemi e/o cercare una soluzione; la goffaggine dei loro approcci fisici, quindi, è solo un’inevitabile conseguenza della loro scarsa capacità di sentire l’altro, delle maschere che indossano da tempo, del continuo parlare d’altro, eludendo ciò che, forse, avrebbe potuto salvare la loro storia e, magari, permettere loro anche di avere una più soddisfacente vita sessuale.
    Se dovessi consigliare un romanzo di McEwan, non comincerei da questo, che comunque, tirando le somme, mi è piaciuto. Nel caso doveste leggerlo, non fatevi abbattere dal secondo capitolo (che poi, magari, sarà quello che a voi piacerà di più).

    said on 

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