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Chi ama, odia

By Adolfo Bioy Casares,Silvina Ocampo

(55)

| Hardcover | 9788806113902

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Book Description

4 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Accostamento di fili conduttori canonici del romanzo giallo. Più divertito esercizio letterario che effettivo rompicapo poliziesco. Giustamente Angelo Morino enfatizza l'analogia flaubertiana col reprobo avvelenatore. E il fantastico calco kafkiano d ...(continue)

    Accostamento di fili conduttori canonici del romanzo giallo. Più divertito esercizio letterario che effettivo rompicapo poliziesco. Giustamente Angelo Morino enfatizza l'analogia flaubertiana col reprobo avvelenatore. E il fantastico calco kafkiano di pagina 21, forse la cosa più sorprendente che ho letto: "Per cambiare discorso pregai i miei cugini di raccontare quanto sapevano di quel veliero incagliato nella sabbia, che avevo visto durante la passeggiata pomeridiana. Esteban rispose: - È il 'Joseph K.'. L'ha portato la marea una notte. Quando ci siamo stabiliti noi c'era un'altra nave sulla costa, ma è sopraggiunta una tormenta e dalla notte al mattino il mare se l'è trascinata via".

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    aleksandr said on Jul 18, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Amori e Morti

    Di questo libro non ricordo assolutamente nulla. Mi pare che mi sia piaciuto, perchè è una sorta di giallo innestato in una struttura non gialla, o quantomeno non da giallo classico. Ma a distanza di tanti anni non ne serbo alcun ricordo.
    Ecco perch ...(continue)

    Di questo libro non ricordo assolutamente nulla. Mi pare che mi sia piaciuto, perchè è una sorta di giallo innestato in una struttura non gialla, o quantomeno non da giallo classico. Ma a distanza di tanti anni non ne serbo alcun ricordo.
    Ecco perchè, al posto della recensione, posterò una storia del ciclo "Amori e Morti"
    .

    Ritorna, ritorna subito indietro, finché puoi; senza discutere, senza pensare. Se il pensiero stesso è il senso di questo esperimento, è inutile che tu cerchi di abbracciarlo, di comprenderlo, di concepirlo: fatti semplicemente trascinare dal pensiero stesso, senza addurre a scusa interminabili segni, o fratture del vortice, ma semplicemente vivilo, e lasciati andare.
    Qui nella sala principale è tutto a posto: possiamo vederti fluttuare, e non c'è niente in te, o fuori di te, che non vada. Non hai raddoppiato il tuo numero di teste, non ti è spuntato un terzo braccio al di sopra del bacino, e non ci sono mani che stanno tentando di aprirti la bocca per farti soffocare nel liquido. Del resto, se solo ora tu mi ascoltassi, se solo smettessi di piangere e gridare, e ti ficcassi bene nell'orecchio quel tuo microfono, ti direi che puoi rendertene conto da solo, basta che allunghi le mani, che tocchi la tuta che ti avvolge. La bocca poi chiudila, e respira col naso. Fino a che continuerai a gridare ti sembrerà davvero che qualcuno ti stia forzando. In realtà l'unica cosa forzata fino all'estremo qui sono i nostri timpani, che non ne possono più; e la nostra pazienza, che sta per esaurirsi.
    Mi vedi? E' semplice: basta che ruoti la testa, o tutto il corpo se ti va, di novanta gradi, fino a trovarti davanti al vetro. Perchè ti ricordi del vetro, vero? ti ricordi dove sei, e cosa stai facendo, e dove sei immerso, e le cose che stai provando. Te lo ricordi, no? Altrimenti perchè staremmo sprecando il nostro tempo e i soldi di chissà quanti volenterosi contribuenti?
    Guardami: sono quella donna in camice bianco corto, slacciato, con addosso una gonna diritta, che arriva appena sopra le ginocchia, con scarpe basse e nere, che se ne sta seduta su una poltroncina girevole senza particolari qualità (sia la donna che la poltrona). La donna sui trentacinque - mi dispiace dire quaranta - con gli occhiali sobri, e i capelli neri legati in una lunga coda di cavallo priva di attrattive - per quanto neri e lucenti i capelli - la donna che ti sta parlando. Ricordi il mio nome? Se si, sei fortunato, perchè al momento io non lo ricordo più. Credo di averlo seppellito da qualche parte, in un fondo cupo e nero, fatto di terra molle. Potrebbe essere quell'angolino del mio giardino, del giardino in cui giocavo quando ero bambina e portavo i pantaloni corti - anche questi appena sopra il ginocchio - e la maglietta...o era una salopette? Ricordo vagamente delle bretelle che si allacciavano davanti, col fermaglio di ferro che sbatteva così bene con il suo bottone. Ecco, questo mi ricordo, questo è tutto quello che so, ma da quel che vedo non c'è niente nella tua bocca, i monitor sono normali, tutte le luci sono verdi, la tua tuta è a posto, hai semplicemente perso la tua bacchetta, ma puoi raggiungerla, è lì, appena sotto i tuoi piedi: sta galleggiando in maniera scomposta, dondolando avanti e indietro, e mi da l'impressione di un pendolo che oscilla al contrario.
    Allora avanti, allunga una mano e prendila, smetti di scuoterti, di armeggiare, smetti di fare casino, smetti di urlare, smetti di desiderare e semplicemente fai le cose che sei stato programmato a fare, senza scomporti, senza cadere in tentazione, senza far vedere a tutti che tipo di uomo sei, senza costringermi a rivelare perchè quella sera non sono voluta venire a casa tua, a prendere qualcosa, magari un pezzo del tuo…anche se un tempo lo avrei voluto, e ti confesso che si, ripensarci ora mi fa...come dire...come metterla in modo signorile, da scienziata, da dottoressa con lunghi capelli neri? ...mi fa…
    Ovviamente non sei solo nella stanza, come non sei solo lì dentro, come quella sera, quando io avrei voluto...ma ti prego di scusarmi, scusatemi tutti voi: non riesco a togliermi dalla testa le parole. E’ come quelle voci che si sentono se appoggi l’orecchio alla parete, sono quelle cose...quegli effetti collaterali del desiderio, che si fanno strada autonomamente, e comandano loro, io non ci posso fare niente anche se ora tento di spiegare. Il problema è che sto anche cercando di mantenere il contatto, di tenere vivo e sveglio quell'oggetto lì dentro, quel ricercatore che galleggia e urla, e come voi potete capire l'impresa non è del tutto facile. Ricominciamo, forse , da capo; magari mi verrà meglio.
    Ho solo un rimpianto: quando il mio canarino è morto, e tu lo sai perchè, avrei dovuto seppellirlo dove il gatto non sarebbe dovuto arrivare; e invece eccolo, a scavare nella terra calda, a ritirare su tutto e rovinare il mio appena concluso funerale; e allora addio penne, addio scatola, addio fiori, e addio tutto. Ti ho mai detto quanto amassi quell'uccellino? Lo avevo vinto alle giostre, quando li davano ancora come premi, prima che li togliessero insieme ai pesci rossi. Regalare animali come premi non è legale, non è bello, è lesivo delle loro personalità, invece comprarli si, si può fare.
    E allora?
    Si, bravo, galleggia.
    Il momento è passato. Possiamo stare di nuovo bene da oggi in poi. Tutto è tranquillo, le bollicine semplicemente salgono, e prosperano, e frizzano, come in un bicchiere di vino rosso, fresco, spillato dalla sua botte di rovere, tenuta in cantine distanti. Ma è tutto calmo, è tutto tranquillo, è tutto rilassato. Se ci fai caso, nella stanza è sceso il silenzio, e tutto quello che era valido prima, ora non lo è più. Penombra. Luci che si abbassano. Temperatura morbida ed accettabile. Rumori sommessi che si affievoliscono. Di tanto in tanto un unico colpo di tosse.
    Mi sono dimenticata di dirti che c'è un altro nella stanza, e del resto neppure io sapevo bene chi era. Eppure ero conscia della sua presenza fin dall'inizio. Sapevo che doveva esserci qualcuno insieme a me, un ragazzo, anzi un giovane uomo. Un ricercatore, di certo giapponese, di certo con gli occhiali, e la camicia. Il nome non è importante, come il mio del resto, e non lo so più. Anzi, non lo so e basta. E neppure la sua presenza , o la sua utilità, o che cosa - in breve- ci stia a fare in questa simulazione. Purtroppo c'è, è lì, non siamo soli amore mio, qualcuno ci spia nei nostri orgasmi, nelle nostre evoluzioni, nei nostri sogni. Ma se è laggiù, silenzioso, nella penombra, riuscirà a sentire qualcosa?
    Intanto tutto è calmo, e continua ad esserlo. Mi sto avvicinando forse ad una nuova fase, e tu sei la porta ed io l'antenna, o viceversa. Tutto questo mi ricorda certe cassette new-age, con la risacca o i suoni del bosco. L'orso che si stiracchia e torna alla tana. Tutto è caldo. E confortevole. Tutto è perfettamente rilassato, lo vedo anche dai tuoi movimenti, segno che finalmente ti sei arreso, ti sei lasciato andare, ti sei calmato.
    Calma è la parola giusta, ora possiamo escludere tutti i suoni che vengono dall'esterno. Filtrare l'aria. Chiudere ermeticamente i pensieri. Restare soli nell'abbraccio.
    Ti vedo rigirarti dentro il liquido. Chissà se ti volterai abbastanza per farmi vedere il tuo viso? Ruoti lento, al rallentatore, sospeso nel liquido ambrato. Sai, una volta ne ho assaggiato un po'. Ha la consistenza del miele, e la stessa vischiosità. Ma di quello più fluido. E il sapore non saprei, perchè semplicemente ti scivola dentro; sai di metterlo in bocca e poi lo hai già bevuto, non ti lascia niente, nessuna sensazione, nessun ricordo. Passa all'interno come se fermasse il tempo. E non c'è nessun ricordo o gusto residuo, o gesto, sentimento, paura o piacere. Immagino di poterne bere in quantità, ripensandoci ora. E nessuno sa dirmi se l'ho fatto, e quanto, e perchè l'ho fatto anche se sul bordo della vasca, e sui nostri manuali, c'è ben scritto che è veleno. Eppure ecco, ora lo sai. Ora lo sanno. E questo immagino sia il motivo perchè ora dico quello che dico. Provo quello che provo. Sento quello che sento.
    Mi trovo davanti al bivio. Credo che nella vita prima o poi tutti ci si trovino davanti. Anzi, penso un'altra cosa: tutti prima o poi se lo trovano davanti almeno una volta al giorno. Perchè chissà quanti bivi abbiamo da superare, e lo facciamo, senza magari accorgercene, perchè non sembrano neppure presenti tanto sono piccoli. Magari scegliamo di passare invece di fermarci. E “chissà cosa sarebbe successo se invece”, capito no? Credo che ricordi un pò il caos. O boh.
    Come vedi non è facile connettere. E percepisco un vago senso di minaccia, ora. Luci rosse intermittenti. Passi in corridoi di ferro. Rimbombano. Risuonano suole. Passi veloci. E immagino grembiuli sempre aperti, perchè sono fatti per non essere chiusi mai. Che svolazzano, quindi. Perchè svolazzare esprimendo sconcerto è il loro compito.
    Ma torniamo a noi.
    Dicevo che siamo ad un bivio. E tutto è calmo. E io ho bevuto il liquido. E tu sei lì dentro. E penso: non ci sono i mostri che hai sognato. Non c'è nessuno che vuole prenderti, ucciderti, aprirti la bocca per infilarci dentro il suo pugno misericordioso. Ma...potrebbe esserci. Questo nessuno. Potrebbe esserci.
    Questa è la ragione. Perchè quella sera quando mi ha invitata ad uscire, ed io, e tu, e tutto quello che è successo, e il modo in cui mi hai trattata, e quello che volevi da me, e quello che volevo io da te,,,tutte queste sono le ragioni. E sono ragioni diverse: il tuo farmi sentire stupida, e il mio bere il liquido. Ma guarda: tutte le cose che non ci aspettiamo di rivedere ora si ricongiungono qui. E penso: devo essere ancora arrabbiata con te, ora che sei qui, e vedi i mostri, e partecipi come me, ma dall'altra parte della barricata? Dovrei essere cattiva con te? Tu sei stato cattivo, e io non sono molto padrona di me stessa in questo momento, proprio no. E vedi non ci sono i mostri, ma potrebbero esserci. Se lo volessi io.
    Se lo volessi io.
    Ricordi il mio canarino? Si chiamava Tweetie. E ricordi il mio gatto? Silvestro. Ricordi cosa è successo al momento del funerale? Nel giardino? laggiù? Nella mia vecchia casa? Non che questo c'entri ora, o forse si....mi perdonerai se ho le idee un pò confuse. Ma capisci....capisci.
    Ricordo il sole.
    Ricordo l'erba.
    Ricordo il verde.
    Ricordo il giorno, il mese e l'ora.
    Ricordo assi di legno, e il rumore.
    Ricordo il rumore dell'acqua.
    Scavare.
    Scatola.
    Terra.
    Nero.
    Nero.
    Sono stata cattiva?

    http://storielacrimevoli.blogspot.it/

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    OSMANSPARE said on Apr 10, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    un giallo di altri tempi

    E' un giallo. Mi è piaciuto ed ho scritto qualche impressione ma non è stata registrata. Cosa ricordo dopo qualche mese?...tutto! E' scritto im maniera "classica". All'inizio il linguaggio può sembrare d'altri tempi...ma poi inizia a scorrere...

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    Vetta said on Dec 1, 2010 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    due coniugi dell'entourage di Borges scrivono un giallo che non è un vero giallo ...perché non appassiona, perché potrebbe essere molto più complicato, perché tutto è fatto apposta per ingannare. affascinate l'albergo "coperto dalla sabbia"

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    Shana شانا پات said on May 14, 2008 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (55)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Hardcover 137 Pages
  • ISBN-10: 8806113909
  • ISBN-13: 9788806113902
  • Publisher: Einaudi
  • Publish date: 1988-01-01
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